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Difese delle donne, nella quale si contengano le difese loro, dale calumnie dategli per gli scrittori, e insieme le lodi di quelle

by Domenico Bruni

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Title: Difese delle donne, nella quale si contengano le difese loro, dale calumnie dategli per gli scrittori, e insieme le lodi di quelle
Author: Bruni, Domenico (16th century, exact dates unknown)
Date of publication: 1552
Edition transcribed: (Florence: Giunti, 1552)
Source of edition: Smith College Library, Northhampton, Massachusetts, Sophia Smith Collection Book Fund (microfilm)
<http://gdc.galegroup.com.proxy3.library.mcgill.ca/gdc/ncco/MonographsDetailsPage/MonographsDetailsWindow?disableHighlighting=false&displayGroupName=DVI-Monographs&currPage=&dviSelectedPage=1&scanId=&query=&source=&prodId=NCCO&search_within_results=&mode=view&catId=&limiter=&display-query=&displayGroups=&contentModules=&action=e&sortBy=&documentId=GALE%7CALWPSW948943979&windowstate=normal&activityType=&failOverType=&commentary=>
Transcribed by: Dario De Palma, McGill University.
Transcription conventions: Page numbers have been supplied by transcriber.
Status: Completed, not yet proofread, version 0, 2016.

Produced as part of Equality and superiority in Renaissance and Early Modern pro-woman treatises, a project funded by the Social Sciences and Humanities Research Council of Canada.

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OPERA
DI M. DOMENICO
BRUNI DA PISTOIA
Intitolata
DIFESE DELLE DONNE,
Nella quale si contengono le difese loro, dalle calumnie dategli per gli Scrittori,
et insieme le lodi di quelle.
Nuovamente posta in luce.

IN FIRENZE M. D. LII.

 

FOL. 2 R

ALL’ILLUSTRISSIMA
ET ECCELLENTISS.
SIGNORA, LA SIGNORA
Leonora de Medici di Toledo, Dignissima
Duchessa di Firenze, l’humilissimo
Servo Domenico Bruni
Dottor’ Pistolese.

HAVENDO Io frame stesso piu volte pensato Illustriss et Eccellentiss. Signora, in che modo con le debolissime forze mie havessi potuto mostrare almanco in qualche parte la cordialiss. servitù mia, et il sincero affetto che allo illustriss. Et Eccelentiss. Signor’ suo consorte ho sempre portato et porto ; si per la altezza della sua illustriss casa,come per la anchor aterribil’ memoria dello illustriss. Signor Giovanni Suo padre, et mio singularissimo padrone : si anchora per le ottime qualità, et virtù che in sua Eccellentia illustriss. Si ritruovano : et di poi anchora tanto maggiormente per il debito offitio mio, per esserli non solo cordialissimo servitore, ma anchora affettionatissimo vassallo, et devotissimo subdito ; et per non essermisi mai per il passato offerta alcuna degna occasione mediante la quale io habbia a’ me medesimo potuto sodisfare mostre andoli la mia affettionatissima servitù. Al presente adunque occorrendomi havere a man

 

FOL. 2V

dare in luce alcune mie benche debili et incolte fatiche, m’è parso mio debito riconoscer’ quelli che mi sono signori et padroni,et sotto l’ombra de quali io vivendo et morendo,come deditissimo loro mancipio, sono et per natività,et per propria volontà dedicato : et allo illustriss. Et Eccellentiss. Nome di quelli , tanto queste mie presenti incolte vigilie quanto ogni altra, che per l’avvenire mi occorressi dirizzare : et perche la materia in queste mie prime lucubrationi, piu al muliebre che al virile stato s’appartiene ; Pero quella à vostra Eccellentia Illustriss. (come à un corpoet una anima unita condetto Illustriss. Et Eccellentiss. Signor suo consorte ) indirizo, et consagro: et se ene io le onosco non esser’ ornatedi quello stile che (à cosi vaga materia, et alle purgatissime orecchie sue, et di qualunche altro nobilissimo Lettore , alle cui mani pervenir’ potessino ) si converrebbe : Spero non dimeno se da vostra Eccell. Illustriss. Con benigno et grato animo saranno ricevute per arra, et certo testimonio della mia devotissima servitù con quella; et se per sua innatta Benignità et clemenza si degnera tanto della presente (benche inculta) operetta; quanto di me, pigliar quella amorevole protettione che ella è solita pigliare d’ogn’altro suo fidellissimo servitore,la presente operetta havere à essere tale,per lo obietto del suo Illustriss,et Eccellentiss. Neme, che per quello solo da tutti sarà più carezzata et honorata;che non el rozzo stile del debole suo autore meriterebbe : et che se bene amolti che poco amici delle donne si ritruouano , sarebbe parso difficile et faticoso il leggerla o ascoltarla; mi rendo certissimo che sotto l’ombra di quella sarà da ciascheduno con grandissima satisfattione, et

 

FOL. 3 R

letta, et ascoltata : supplendo l’altezza del suo illustrissimo nome a tutti i difetti che in quella si potessino ritrouare . Et humilmente baciandoli le nobilissime , et generosissime mani , la supplico , che queste fatiche ( quali elle si sieno ) et la servitù mia con esse offertali, non disprezzi : che Dio insieme con l’Eccellentissimo consorte , figliuoli , et famiglia,quant’ella stessa desidera, in felicissimo stato la conservi. +

 

FOL. 3 V

PROHEMIO DELLE
DIFESE ET LODI DELLE
Donne, di Messer Domenico Bruni
Dottor’ Pistolese.

+

Conoscendo io , Benignissimi Lettori , che molti Scrittori si hanno preso inuso ogni volta, che loro occorre parlare ò scrivere di Donne , quelle con tutte le forze dell’ingegno loro biasimare , et non solo i communi biasimi et calumnie di quelle referire, ma anchora qualch’una di nuovo aggiungervene si sforzano , quasi che à gloria et somma laude si attribuischino un tale assunto et degno di honorato Trofeo. Et non si accorgono questi tali scrittori, che non solamente sopra di loro il quasi commune biasimo di bugiardi si tirono; Ma anchor oltra questo sono giudicati, ò piu che il dovere di se stessi presumersi , ò vero , di parlare a passione , ò avendetta di alcuna ingiuria ò disdetta dalle donne meritamente riscevuta. Le quali due cose sono state el piu delle volte cagione del maligno scriverè delli scrittori contra le donne . Perche essendo quelli in loro disgratia,ne sapendo come altrimenti prevalersene, si pongano a dirne male,parendo loro per questo a se stessi in effetto, et alli altri in apparenza haver’ pienamente sodisfatto : non considerando che con questo loro maligno scrivere manifestano a ciascuno la loro poca gratia con esse . Ilche

 

FOL. 4 R

non può se non procedere ò da poco ingegno loro, o vero da qualche apparente uitio in quelli dalle sagacissime donne conosciut . Per satisfattione aduqu et honore di si dgno sesso , t per cooscr di far’ cosa grata à molte generose gentil Donne : Né impaurito da tanti obietti pusillanimi , ne dalle auttorità di tanti scrittori,che di donne hanno parlato et scritto ; ma confidandomi nella uera uirtù , et certissima perfettione di si nobil’ sesso , con pronto et deliberato animo , ho preso un’tale assunto in segnoIouio,come in benigno nume,et celeste loro fautore, in uoler mostrar’ à tutto’l mondo , che à torto fin qui le donne sono state dalli scrittori biasimate et vilipese. Per ilche non solo uno cosi debile et basso defensore , ma molti valentissimi,et anchora (se è licito dire ) non solo l’human’ opra et ingegno,ma celeste et diuino,che la difesa loro havessi preso et le loro lodi pienamente scritto harebbono meritato . Chiamato adunque il diuino aiuto senza il quale ogni alto principio è debolissimo ,dando principio alla honoratissima impresa, la presente opera in quattro libri principalmente divideremo . Nel primo de quali, si narreranno tutte le calumnie de gli scrittori et quello che per le diuine et humane leggi alle donne è stato attribuito. Nel secondo escusandole et defendendole da tutti li scrittori sopradetti ; si narrera anchora molti atti uirtuosi di donne,mostrandole in ogni professione in tutto et per tutto pari al sesso uirile . Nel terzo si descriuerranno le defensioni di tutto quello che per le diuine et humane leggi à dimostratione della imperfettione delle donne è ordinato,et il tutto con approvatissime autorità delle leggi. Nel quarto et ultimo si descriuerrà in quali cose le

 

FOL. 4 V

Donne steno piU eccellenti , che li huomini , mostrando espressamente che se vantaggio alcuno è infra l’uno et l’altro sesso si ritruova, nel feminile più presto che nel virile ; Conchiudendo finalmente le donne essere di eguale proportione, virtù, et grado che gl’huomini , di sorte che l’un’sesso da l’altro, ne l’altro da l’uno habbia in verità , ò in effetto alcuna disproportione, ò differentia.

FOL. 5 R

DELLE DIFESE ET LODI
DELLE DONNE, DI M. DOMENICO BRVNI PISTOLESE.
LIBRO PRIMO.
Nel quale si raccolgono le calumnie
date per gli Scrittori alle
Donne.

+

SonoCertissimo Benignissimi Lettori,che narrando io tutte le calumnie per li scrittori attribuite al sesso feminile, et insieme ragunandole , che la maggior parte delle donne ne piglieranno ombra, ò mal concetto, et forse ancora a sdegno contra di me, pensandosi che dove io sempre ho loro mostro di volerle dalle false calumnie difendere , che io in luogo di quelle ne habbia tante ritrovate et accumulate,che e sia stato quasi un volerle molto più disprezzare,di quello che dalli scrittori fin qui sieno disprezzate. Et che questo sia stato, et sia quasi un far’ venire in certa credenza ciascuno, che’è sia la mera verità,quello che di loro, et lo ignorante volgo, et i maligni scrittori hanno parlato , et scritto ; Et che e sia anchora oltra questo un haver mostro a maldicenti la mia piana et aperta, di sorte, che non bisognerà più trop

 

FOL. 6 V

po rivoltar’ carte , ò mutar’ libro,per voler quelle ritrovare , perché qui tutte parate et ordinate le troverranno ; a guisa di quello che andando al suo giardino per corre i fratti, trova il ladro co’l canestro pieno per portarneli, et insieme e fratti , et il canestro si piglia , senza havere altra fatica di corgli, et cosi per ventura diranno le donne,che per havere io voluto pienamente in loro defensione scrivere, che io habbia dato uno ampio campo, alli maldicenti di offenderle : et dove io per queste mie fatiche pensavo haver guadagnata la gratia et servitù di qualch’una di loro,et la universale benevolentia di tutto’l sesso; harò forse per il contrario fatta una espressa inimicitia et mortal’guerra con le donne. Ma certo atteso il mio ottimo,et deliberato fine in gratificarle non penserò giamai, che alcuna di loro si poco discreta si trovi, ne tanto scarsa reconoscitrice de i benefitij riscevuuti , che di tal’merito volesse un si nobil dono et si grato servitio, pagare ; ne manco che mai dovesse essere di tale opinione,che una si degna impresa potesse essere fondata sotto si debil’ fine. Perché all’ultimo le troverranno senza alcun dubbio , che se ben qui narrate et accumulate tutte saranno,che non dimanco si ritroverranno ancora di poi le defensioni di quelle di forte narrate et descritte,che tutte le Donne bisognera che liber amente confessino se non essermi obligate , almanco ch’io sia loro stato un fedelissimo et cordial defensore. Ma se per sorte io non l’havessi tutte referite , ma alcuna trapassata , et alcuna taciuta,mostrano veramente,ò una taciuta diffidentia di me stesso di non haver pensato da quelle tali taciute macchie, ò pretermeesse calumnie haverle potute difendere, ò vero al feminil’ sesso quelle restate sarebbono, senza ha

 

FOL. 6 R

ver mai havuto alcun’ giusto defensore. Onde ne nasceva che ne io harei perfettamente conseguito il mio intento, ne le donne il loro meritevole honore et grado . Et però debbe senza alcun’dubbio, tanto ciascheduna donna , quanto che ogni altro a quelle affettionato sincerissimamente giudicare,che una tal’cumulatione sia stata à buon fine posta et a utilità, et favore delle donne solamente et non ad altro determinato fine alcuno ; Conciosia cosa , che secondo il detto filosofico e contrarij presso à lor’ contrarij molto più risplendino. Ee però piu chiaro paragone delle donne fara stato che l’un ‘ contrario in presentia dell’ altro sia venuto , per tor via ogni sinistra opimone , che alcuno havesse contra le donne, ritovandosi in questa operetta il tutto narrato et difeso. Et così interverrà che tutti quelli che la presente opera leggeranno, che se huomini saranno, et per sorte delle donne poco amici, non si rallegreranno per questo di havere ritrovato in sul principio tale accumulatione, perché ritroverranno anchora di poi subito la triaca,preparata a tale superficiale veleno,et così a l’ultimo resteranno della loro falsa opinione gabbati et delusi. Ma se donne saranno che la presente opera leggeranno, dò loro per consiglio et gratiosamente le prego, che non si debbino per questa tal’ prima, et alli loro orecchi spiacevol’ narrativa turbare , perché ritroverranno nelle loro defensioni introscritte tal dolcezza et satisfattione , che subito si scorderanno delle maligne operationi contra di loro in luce mandate, et gloriandosi della perfettion’ dellor sesso,et della loro perfetta natura, tutte allegre, et gioconde et forse anchora verso di me gratissime resteranno. Conoscndo che io saro loro stato quel fidelissimo defensore,

 

FOL. 6 V

Et cordiale avvocato , che nel mio prohemio ho loro promesso. Venendo adunche al nostro cominciato presuposito. Dico che innumerabili sono le false calumnie,alle donne attribuite; Et primamente è reputata la donna (secondo il commune detto delli scrittori) animale imperfetto; onde ne nacque questa molto aspra opinione del quasi divino Platone , il quale di donne parlando disse ; che molto dubitava se quelle porre si dovessino nel numero della animali bruti et irrational, overo fra li rationali, si come referisce Eusebio nel libro. Xij. De l’evangelica preparatione , et Erasmo anchora nel suo libro chiamato Moria nella prima parte. Secondo sono le donne dalli scrittori communemente reputate per vane : et che il loro stimolo et i loro pensieri , tendino a cose friuoli , et di nessuno momento;ma solamente à delicatezze,morbidezze, lisci,profioni, et altri simili e sercitij di nessuna sustanza. Per ilche molte volte ne son venute in nome di impudiche,et forse la maggior parte delle volte a torto, et contra la verità; si come si legge appresso li antichi Romani, essere intervenuto alla nobilissima Claudia Quintia Romana, la quale a simili esercitij tanto sommamente dava opera, che per quello solo il detestabile nome di impudica sevendico CHECK; Et però in questo proposito di loro parlando il moralissimo Seneca,prudentissimamente disse, che le donne di gran baldanza, sono il più delle volte delle altre assai meno caste. Tertio sono le donne dalli scrittori per leggieri et instabili giudicate, et di poca o nulla fermezza; secondo che per il detto di molti autori si prova, et massime per quello di Virgilio quando dice ; Varium et mutabile semper foemina ; Et similmente il nostro divino

 

FOL. 7 R

Poeta. M. Francesco Petrarcha , quando disse; La donna e cosa mobil per natura; et Seneca quel degno filosofo di donne parlando disse; Che l’animo di ciascuno imperito è mutabile , mà molto piu quello della donna; et in un’altro luogo , il medesimo autore , del medesimo soggetto parlando disse ; Nessuna cosa esser’ per natura più mobile, et vagabonda,che la volunta delle femine. Et Codro anchora egli ne’ suoi sermoni disse; Che la fortuna communemente si dipingeva in forma di femina , per essere anchora ella vaga,varia, et mutabile . Quarto, dicano li scrittori; le donne essere di poco animo et di poco ardire, et per tal’ causa Iacopo Cefone nel suo libro , dove del reggimento delli huomini et delle donne parla, dice; Alle femine non convenirsi il portar’ delle armi, per esser quelle communemente per cosa virile reputate. Quinto, affermano li scrittori, el sesso feminile esser’ di poca segretezza , et di non saper’ tener’ segreta cosa alcuna,anzi per il contrario quelle esser’ preste, facili,proclivi, et sollecite per sua natura al revelarle. Onde per questo Seneca il moralissimo disse ; Commune natura di tutte le donne esser’ di mal saper’ tener le cose tacute e segrete. Sesto, sono notate le donne dalli scrittori , di superbia, d’arrogantia, et dielevatione, parendo loro sempre,che ogni grandezza, ogni pompa, ogni honore,et ogni grado se li convenga, Et quando in ogni minima cosa son’ contrariate , si levano in una superbia , in una ira , et in una collera tanto grande , che una Tigre, un’Leone, ò un’Serpente, quando ben sono serventissimamente adirati non mostrano tanta velenosità , quanta nelle donne si ritruova ; et questo è tanto peculiare al sesso, donnesco quanto allo Armellino la sua natura al’ macchia è

 

FOL. 7 V

propria. Et che questo sta el vero lo provano gli scrittori, per lo essemplo della insuperbia Niobe figliuola di Tantalo , la quale per havere generato di Amphione Re de Tebani Suo marito sette figliuoli maschi, et sette femine, si levò in tanta superba, che anchora con li Dei cominciò à pigliare indegnatione , et biasimare è sacrifitij honorati che si faccevano alla Dea Latona dicendo , che a lei più presto si convenivano, che quattordici figliuoli havea procreato , che alla Dea Latona. Onde che per tanta elevatione di quella li Dei giustamente sdegnati in poco spatio di tempo, contro di lei,del marito , e de figliuoli ne mostrarono crudelissima vendetta : perché i figliuoli tutti di peste morirono, il marito cieco, et lei muta divenne. Settimo, sono anchora notate le donne dalli scrittori di libidine et di lussuria , si come s’ingegnano provare per lo essempio di una Semiramis Regina delli Assirij, et di Babilonia, et anchora per lo essempio di Venere , et di Circe , le quali di impudicissime il nome si vendicorno,et quasi per commune legge osservavano, che ogni cosa che piacesse, fusse honesta ; Onde n’è nata quella mala opinione che sieno libidinose reputate. Delche ne risulta anchora di poi questa altra esorbitante macchia, che alcuni scrittori habbin detto casta essere stata quella donna , la quale mai non sia stata pregata . Et di poi piu anchora dicano,le donne con la vener anda Castità, havere sempre espressa inimicitia tenuta et tenere, et molte et molte altre calumnie anchora contra di loro hanno et narrate et scritte , mossi dalla medesima causa sopradetta , et non dà alcuna altra giusta ragione. Ottavo, sono reputate le donne dalli scrittori, maligne, seditiose, et malvagie, et per questo essere’ca

 

FOL. 8 R

gione molte volte delle partialità, et inimicitie degli huomini, et causare ogni di fra loro guerre, mortalità, diffensioni et risse. Nono ; dicano essere’ piene di cupidità, et avaritia, et per questo molti scrittori hanno detto avarissimo el sesso feminile. Onde Seneca il moralissimo disse; che il fondamento delle donne è l’avaritia. Decimo, son’ notate le donne di fragilità, et anchora di grandissima facilità ad esser corrotte. Onde nacque la sopra allegata sententia di Seneca; che sola quella donna fusse honesta, la quale non fussi mai stata pregata. Et questo solo, per essere questo nobile et degno sesso femine in presuntione, di essere facile ad esser corrotto , si come gli scrittori poco amici di quello hanno sempre referito et scritto. Undecimo, sono stimate le donne invidiose; perché vedendo quelle communemente una vicina, ò una parente, ò qualche altra persona, ò pari, ò superiore a se, ò meglio vestita, ò meglio ornata , si struggono incontinente, et si laceranno, se anchora elleno una pomposa veste, ò una vaga acconciatura pari ò superiore à quella , da lor mariti non ottenessino , ne mai il letto di quei poveri mariti senza continue liti starebbe per fin’ che alle invidiose donne non fussi di dette loro importune domande sodisfatto. Duodecimo, sono reputate vendicative , et di mai voler perdonare una ingiuria riscevuta, se prima di crudelissima vendetta non si sono allor modo contra il loro inimico pasciute , et satie. Decimoterzo, affermano gli scrittori, la donna esser’ detta per commun’ loro sententia,mala herba la qual presto cresce,atteso che più presto le femine, che i maschi sono potenti a generare, et di piu perfetta età, si come per tutti e sacratissimi Iureconsulti si dispone.   Decimoquarto,sono

 

FOL. 9 V

Anchora dette dalli scrittori , le donne piglia il peggio , quasiche come inesperte delle cose mundane, non sappino discernere il vero dal falso , ne il tristo dal buono: et però che sempre elegghino el peggio. Onde è,che faccendo un’huomo alcuna trista elettione di alcuna cosa, hanno preso inuso et quasi in proverbio di dire , tu sei come le donne, piglia el peggio. Decimoquinto, secondo l’oppinione di Giovanni Astense nel suo libro intitolato selva Nuttiale, si attribuiscono al sesso feminile le infrascritte sette proprietà cio è, che sieno Gracchie in su la porta , Diavoli in casa, Capre nell’horto, Sante in chiesa , Puttane nel letto, Angeli nello andare, et Civette in su le finestre. Sono oltra questo molti sapientissimi filosofi, i quali di donne parlando, a quelle innumerabili, et atrocissime calummnie attribuiscano, et infra gli altri essendone domandato uno da Adriano Imperadore,che cosa fusse la donna; rispose, confusione dell’huomo,bestia insatiabile, continua sollecitudine, guerra che mai vien manco, danno quotidiano, cosa de l’huomo, impaccio dello studio, pericolo de l’huomo, incontinente vasello di lussuria , pericolosa et continua battaglia, animal pessimo, schiava et serva de l’huomo. Alcibiade anchor’egli filosofo eccellentissimo,non volse,che senza sua macchia passasse il nobile sesso femineo , et però di donne parlando disse ; Che se possibil fusse , che l’huomo havessi la penetrabil vista del Lupo cervieri , et che potesse intrinsecamente conoscere,come fusse fatta una dona, non me ne sarebbe mai alcuna si bella, che guardandola nn gli paressi bruttissima. Pyttagora similmente quel degno filosofo, occorrendoli parlar di donne disse; Che nella donna sono due sorti di lagrime,una di dolori, et una di inganni. Sono

 

FOL. 9 R

Sono anchora oltra questo le donne di molte operationi, dignità, et gradi dalle considerate leggi civili private, et parimente dalle Divine, et Canoniche, per molti rispetti, che in tali prohibitioni espressi si ritrouvano. Et primamente dalla legge civile, la donna è stata prohibitata da tutti li offitij publici della Città, et similmente da tutti è magistrati, i quali tutti alli soli huomini sono dalla predetta legge riservati. Secondo, non possano le donne per la medesima prohibitione della civil’ legge, dar sententie, ò giudicare, ne in simili esercitij intervenire. Tertio, non possano le prenominate donne dinanzi ad alcun’ publico magistrato comparire à supplicare cosa alcuna per altri. Quarto, sono prohibite le donne per la medesima legge di assumere patrocinio, ò defensione d’alcuno giudicialmente, et come procuratrici d’altri dinanzi à qual si voglia tribunale, òmagistrato . Quinto, sono anchora prohibite le donne essere arbitre infraciascheduna persona, ne possano per via d’arbitrio alcuna lite,ò differentia terminare, prohibendolo in tutto et per tutto la medesima dispositione della civil legge. Sesto, sono prohibite le donne dalla preallegata civil legge,di adottare e figliuoli alieni quantunque alli huomini et viril sesso sia espressamente concesso; et cosi è forza, che le donne volendone sene aquistino naturalmente, et per loro virtù propria et non per legale ordinatione. Settimo, son’ prohibite per il Senatusconsulto Velleiano, per li altri obligarsi, ò far’ sicurtà, ò fideiussione per alcuno, si come espressamente per ordinatione di Velleio Iurisconsulto approbatissimo , si afferma nel luogo dove di tal senatusconsulto espressamente si parla. Ottavo, è prohibito alle donne per la medesima

 

FOL. 10 V

Legge nè testamenti et ultime voluntà , esser admesse per testimonij, il che alli huomini non è denegato , ma espressamente concesso. Nono, è prohibito alle donne dalla considerata civil’legge pigliar’ sopra di loro alcuna tutela , overo cura di alcuno Pupillo, ò Minore, eccetto che delle proprij figliuoli, per li quali la prefata legge spetialmente hà concesso loro tal facoltà, per la innata loro natural dilettione che in quelle si conosce verso i loro figliuoli. Decimo, è loro prohibito accusare publicamente alcuna persona, in causa criminale, eccetto che nelle cause proprie ò de i figliuoli,ò d’altri suoi strettissimi attinenti , si come manifestissimamente si prova in nel titolo, dove delli accusatori publicamente si parla ; et come ancora lo speculatore nel titolo della medesima materia trattante conferma chiaramente. Undecimo, è prohibita la donna usare alcuna attione populare,quantunche universalmente a tutti quelli del masculin sesso , pur che di detto populo sieno, detta populare attione sia concessa ; si come espressamente si prova per auttorità delle leggi, dove delle populari attioni diffusamente si parla. Duodecimo, le donne sono private dalla medesima auttorità della civil’ legge, della filiale potestà, la quale ordinariamente è padri soli hanno verso li loro figliuoli, et non di manco la madre tanto quanto il padre et anchora molto piu, ‘ non solo il peso del matrimonio, ma anchora la gravezza del parto, et la cura del nutrire,et allevare li figliuoli manifestamente patisce, et sopporta. Decimoterzo, alli proprij figliuoli anchora è prohibita la donna, etsesso feminile far’ la pupillare sustitutione; ilche alli huomini per la medesima dispositione della civil legge è generalissimamente concesso. De

 

FOL. 10 R

cimo quarto, è reputata di peggior conditione la donna che l’huomo, in non potere alli proprij figliuoli constituire alcun Tutore, ò Curatore, per il gobverno di loro persona, ò facultà, se non in caso che da lei sia instituito herede, et non di manco al padre ò instituendoli, o non; è concesso di potere alli proprij figliuoli di provedergli di Tutore, ò Curatore indistintamente. Decimoquinto, si ritrova la donna anchora di peggiore conditione che l’huomo. Perche quanto alli honori, gradi,ò dignità,nobiltà, et tutte l’altre prerogative, è figliuoli non seguitano il grado materno, ma paterno, di sorte che se una illustre, è eccellente gentil donna si copulera in matrimonio con uno plebeo, o vero Cittadino senza nobiltà, ò senza grado, è figliuoli che di tal matrimonio nasceranno, non si nomineranno per illustri, ò per nobil, secondo il grado et conditione materna, mà secondo il loro grado paterno, lassando da parte ogni grado materno. Et così la civil legge vien in quello à defraudare li proprij figliuoli della materna nobiltà , et grandezza senza alcuna loro colpa, ò difetto . Decimosesto, è di peggiore conditione la femina che non è il maschio quanto alla consideratione della civil legge, perché in caso dubbio quella presuppone prima esser morta la femina che il maschio, non constando chiaramente della priorità, ò posteriorità: ilche non è di piccola consideratione, atteso che fingendosi prima morta la femina, che il maschio circa la successione delli prefati, si potrebbe in tal caso per la detta presuntione della legge causare grandissimo preiudi cio al nobile et degno sesso feminile. Decimosettimo, ordina la legge civile, disparità infra’l sesso virile et feminile nella successione delle madri verso i figliuoli : Perche

 

FOL. 11 V

Stando maschi fratelli del defunto insieme con la madre ; la madre in quel caso non può conseguire, se non tanto, quanto ciascheduno delli maschi restanti; Ma se per sorte restano femine insieme con la madre alla successione de i figliuoli defunti, all’hora a la madre sola per legal’ dispositione conseguisce la metà di quella heredità fiiale, et tutte le ae igliuole femine nseme, ò poche, ò assai che le sieno , conseguiscano tutto il restante, che si conviene : et cosi si viene a osservare disparità,infra l’uno, et l’altro sesso, non senza grande disfavore del feminile. Decim’ottavo, e prohibito alla donna, per legale dispositione essere essecutrice,de testamenti nelle cause giudiciarie , le quali al solviril’ sesso si appartengono. Decimonono , si trovano anchora le donne prohibite di riscuotere tributi et censi , pertinenti al Fisco, ò Camera del commune, et di qualunche altro principe, ò Republica,riservandoli in tutto alli huomini. Vigesimo, sono prohibite le donne, per la medesima auttorità della civil legge di fare l’ufitio del Banchieri : ilche à ciascheduno del viril sesso in queste nostre parti di Italia è communemente permesso. Vigesimo primo, è prohibito alle donne intervenire a fr’leggi, statuti, o altre simil ordinationi,pariment adeseplo di questo, non possano per la medesima ragione, et auttorità introdurre alcuna consuetudine ; conciosia che quella non solo habbia la medesima forza che la propria legge, ma anchora tale, che la espressa l gge tolga , secondo che per commune sententia di tutti i Iurisconsulti si dispone. Vigesimo secondo, è di peggior conditione la donna che l’huomo, perche dalla legge, è prohibita la donna infra uno anno dopo la morte del suo marito transferirsi al secondo matrimonio ; et non di

 

FOL. 11 R

manco il marito può a suo beneplacito pigliare una nuova moglie,senza alcuna restrittione della legge. Vigesimo terzo, è anchora di peggior conditione in questo la donna che l’huomo , perche è tenuta per legale ordinatione piangere il suo defunto marito: et non di manco il marito non è per la detta civil’ legge obligato a pianger la moglie. Vigesimo quarto, le leggi fanno di peggior’ conditione le donne che gli huomini in questo, cio è, che alle donne negano competersi la ragione di vendetta de padri de i fratelli, et di qualunche altra persona. Ilche alli soli maschi concede,la qual cosa è tal volta alle donne di non piccolo preiuditio;conciosia che se alcuna volta,ò per legge, ò per statuto, ò per particulare conventione si competesse per la morte, ò offensione di alcuno delli prenominati alcuna quantità di denari da pagarsi per lo offendente, in tal caso le donne vengano a essere prive di quello emolumento, et alli solihuomini s’appartiene. Ne manco sono ricerche le donne, quando per alcuna statutaria, ò legale dispositione , si ricercasse al offendente ottenere pace dalli più propinqui parenti dello affeso, di prestare consenso alla pace delli stretti parenti,ma solo alli congiunti maschi di tale offeso, per la prefata ordinatione della legge si appartiene. Vigesimo quinto, anchora nella successione de i feudi , la donna, è di peggiore conditione che l’homo, non volendo la legge,che indistintamente le donne, come gli huomini in quelli succedino riservando la regulare et ordinaria successione alli huomini,et viril sesso loro solamente. Ne è stato à bastanza che dalla legge civile la donna, et sesso femineo fussi posta in peggior’ grado, in tante allegate ordinationi, che anchora oltra questo dalla Canonica et divina legge le

 

FOL. 11 V

donne di molto deteriore conditione che gli huomini , sono state riputate. Et per tal causa sono state private le donne di molti doni ecclestastici, et anchora di molti privilegij, et concessioni, che tanto dalla sacratissima fede apostolica, quanto dalla divina legge sono ordinati. Et primamente, sono prohibite le donne dalla detta Canonica, et divina legge d’intromettersi nelle cose sacre, et quelle maneggiare, è administrare havendo questo alli soli huomini espressamente concesso. Secondario, è denegato alle donne per la medesima legge,la podestà delle chiavio di legare, et di assolvere,concessa per parola dello altissimo al primo nostro pastore, e successivamente alli altri del viril sesso, che quello in questa mundial macchina rappresentano. Et per questa medesima cagione hanno anchora ordinato e sacri Canoni,che la donna, ò religiosa , ò secolare ch’ella sta,non possa ascoltare in confessione alcuna persona, ne fare alcuna altra operatione la potesta delle chiavi la quale alli soli huomini per la divina, et canonica legge, è stata attribuita. Terzo, è prohibito alle donne per la medesima legge , di pigliare ordini sacri , et se pure una monaca si ordinassi à pistola, ò ad alcuna altra ordinatione claustrale , non può per questo pigliare alcuni caratteri sacri,mà tali alli soli huomini sono espressamente concessi. Quarto, è prohibito alle donne per la medesima legge,il predicare,et il dare dottrina publicamente alli populi , si come vediamo ogni dì per i religiosi esercitarsi : quantunche, et di dottrina,et di santità quelle al paragone d’ogni altro religiosissimo fussino. Quinto,è similmente prohibita la donna di ministrare al sacerdote all’altare, quando celebra, essendo questo si come il

 

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Celebrare alli dsoli huomini per la detta legge promesso. Di sorte che stanti le cose predette,tante varie et diverse si ritrovavano le obbiettioni che gli scrittori in preiudicio delle donne hanno ritrovate,che pare che questo tanto degno sesso fussi venuto quasi per tutto il mondo in disprezzo, non solo in bocca de vulgari , mà anchora de i sapientissimi scrittori. Ilche certo à grandissimo torto di quel nobile sesso era stato ordinato , et contra ogni honestà , et giustitia . Et pero liberamente ogni persona può pigliare le armi per loro, et con gagliarde ragioni , et sustantiali fondamenti defenderle : et fare ogni paragone della perfettione, et virtù delle donne . Et massime quando quelle non haveranno giudice sospetto,et tanto piu lo potra fare ciascheduno,quando havera considerate, et lette le ragionevoli defensioni infrascritte,per le quali ritroverranno chiaramente , che quelle indebitamente , et senza alcuna giusta cagione sono state dalli scrittori biasimate , et vilipese. Et anchora conoscendo diranno, che quelli scrittori a passione hanno così parlato,et scritto, et non per la verità. Et così meritamente le donne si ritroverranno reintegrate nel debito , et conveniente loro honore, et grado , et nessuno haverà più causa di tenerle di tale professione, ò qualità,ne di poco stimarle,mà di osservarle, honorarle et reverirle, secondo lo antico Romano instituto ; che da poi la fruttuosa reconciliatione fatta dalla veneranda Vittorina Romana,fra el Senato Romano, et Gneio Martio Coriolano suo unico figliuolo , il quale ritrovandosi sbandito dalla patria,per maggiore sua sicurtà , se ne andò ad habitare infra li Volsci , à quel tempo inimici del populo Romano; et essendo da quei populi la sua fortezza, ani

 

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mosità, et virtu conosciuta, fu grandemente accarezzato,et honorato, talmente che non molto dipoi fu da i medesimi fatto Capitano de i loro eserciti contra i Romani , Onde che detto Gneio Martio pigliando la impresa contra la propria patria , et inviato con lo esercito de Volsci verso la Città di Roma, con quello si accostò per fino à quel luogo,dove anchora hoggi dì e Romani le quattro porte domandano ; per ilche tutto’l Senato,et populo Romano spaurito dalla vigorosità d’un’ così gagliardo esercito, et dalla crudelissima ira et sdegno di quello invittissimo Capitano,et temendo della imminente ruina di quella nobilissima patria,ordinorono unitamente tutti i Romani Senatori per placare la crudeltà del detto Gneio Martio di mandarli duplicati imbasciadori,pensando per quello raffrenare il suo furore, mà non riuscendo loro il disegno, ne potendo per tal via placarlo,mandorono anchora e Pontefici , ne potendo anchora per quello ottenere gratia da quello indurato petto , quasi tutti disperati et persi si gittorono nelle braccia della detta Vittorina madre del prefatto Gneio Marito, lla quale udita la rìiestadi quel dignissimo Senato,et di tutto il populo Romano,molto gratamente come aiuda della salute della propria patria, piu che delli proprij commodi, et che della grandezza et utilità del proprio figliuolo,a guisa di quelli invittissimi animi di quelli antiquissimi Romani Senatori, accettò liberamente la impresa, offerendosi et come imbasciatrice di quella Republica, et come una che dèl sangue di quel Senato era uscita; di volere con ogni sforzo cercare di andare à placare l’ira del suo figliuolo , à beneficio della commune , et dolce patria. Et accompagnata da molte Gentil donne, et

 

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Nobilissime Matrone Romane si rappresentò vicino al luogo, dove era attendato Gneio Martio, mandandogli primamente a fare intendere la sua venuta. Donde che il figliuolo subito che intese tal proposta, con ardentissimo animo, et veloce passo ando incontro alla Madre, et approssimandosi la nobile et degna Vittorina gli fece una oratione di tanta eleganza,et di si grande eloquenza,che all’indurato animo dello invittissimo figliuolo,tutte le interior, viscere fece risentire . Et primamente mosso quello divinissimo spirito, dallo innato obligo del sangue materno,et dalli efficcaci preghi della cara , et diletta madre , subito placò la sua crudelissima ira, et reconciliò il suo fiero et indurato animo contra la patria . Et per tal via la nobile Vittorina liberò la Romana Republica,et lo invittissimo popul’ Romano datanto et si grande imminente flagello. Onde li grati et magnanimi Romani , per riverentia, et ristoro di si degno benefitio riscevuto; secondo fabricar’ uno ornatissimo tempio, in honore et gloria di quella , et del sesso feminile , in quel medesimo luogo , dove ella placò la crudelissima ira del figliuolo. Il qual tempio el Senato fece con grandissimo fausto dedicare alla Fortuna Muliebre, ordinando di commune et universal voluntà del populo Romano,che le donne da quel dì in poi fussino da tutti gli huomini continuamente,et honorate, et reverite. Et che sempre , che gli huomini scontrassino per strada alcuna donna , à quella dovessino far reverentia , et dar loro la strada della miglior parte della via. Ordinando anchora in quel medesimo tempo, che le gentil’ Donne potessinoportare le anella nelle orecchie,a similitudine delle gentil’ Donne Indiane ; Et anchora ordinorono, che potessino porta

 

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re purpura, oro,et ricchi vestimenti , et tutto quello che fusse in loro piacere , et commodo . Ilche prima per la antica legge era prohibito. Et in quel tempo similmente si ordinò per commune legge et statuto,che le femine potessino si come i maschi succedere nelle heredità de parenti loro, ilche si trovava per lo adietro a quelle negato, et prohibito, et così furono servati per publica ordinatione tutti li debiti honori, et gradi alle donne , merce della nobilissima et degna Vittorina.

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FINE DEL PRIMO LIBRO.

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DELLE DIFESE ET
LODI DELLE DONNE
DI M. DOMENICO BRVNI
PISTOLESE.
LIBRO SECONDO.
Nel quale si contengano le difese dalle calumnie
date alle Donne , et si narrano molti
atti gloriosi di quelle .

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HAVENDO Io discrettissimi Lettori, con grandissimo favore delli malevoli, del degno sesso femineo, accumulatamente narrato quanto per tutti gli scrittori così Filosofi come Legisti coutra le Donne s’e potuto ritrovare . Resta al presente secondo la promessa di venire alle particolari defensioni delle Donne per sgravarle, et meritamente da tutto quello, che tanto per i vulgari, et plebei huomini,quanto per valentissimi scrittori, Filosofi, Astronomi,Poeti, Legisti, et Canonisti dottori, et da ogni altra persona che di quel degno sesso mal sentissi ò scrivessi, a quelle si attribuissi. Venendo adunque alla prima nota di imperfettione al sesso feminile attribuita. Dico, che veramente questa è una espressa fallacia , et molto lontana dalla verità. Conciosia che le donne siano come manifestamente si vede, di quella vera perfettione che

 

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Sia possibile ritrovarsi. Perche imperfette si dicano quelle cose secondo il Filosofo , le quali mancano di alcuna loro parte. Ma conciosia adunque che la donna naturalmente non manchi alcuna parte a lei, et al suo sesso conveniente; sarà certissimo argomento che le donne siano tanto ben perfette,quanto gl’huomini: Et che questo sia il vero naturalmente parlando si prova inconvincibilmente per la procreatione de i figliuoli, perche se la donna fussi animale imperfetto, come dicano gli scrittori, certo sarebbe, che quella non potrebbe procreare alcuna cosa perfettione manco ad effetto condurre alcuna perfetta operatione; et questa è sententia et ferma opinione di tutte naturalisti Filosofi,e quali affermano, che di cosa imperfetta non si può generare alcuna cosa perfetta. Conciosia adunque che la donna secondo che a ciascheduno è notissimo, per suona turale instinto procrei tanto i maschi, quanto le femine, et conciosia ch’il maschio secondo l’opinione loro sia perfettissimo: Adunque bisogna anchora di necessità confessare, che el generante del maschi, cio è la Donna sia animale perfettissimo, dapoi che si conosce,che quella per se stessa, produce in essere la cosa perfettissima. Et per questo,è necessario conchiudere la donna per se stessa , et per sua propria natura essere animale perfettissimo, contra la opinione di Platone et delli altri scrittori. Et se noi volessimo inferire che li scrittori , che della imperfettione del la donna hanno parlato , volessino che per essere prima creato l’huomo che la donna,come pare che è detti disopra habbin inteso secondo la opinione di Platone,di Eusebio,et di Erasmo, inferendo che per essere quelle create per alcuni giorni doppo la creatione de l’huomo primo nostro paren

 

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te, che per quella sola posteriore creatione si pensino , et faccino argumento della imperfettione della donna , et anchora dubitino se quella può , ò debbe essere connumerata infra li rationali ò irrationali animanti. Dico,che questo è un’leggiere scndamento , a volere per quello arguire , ò mostrare la imperfettione delle Donne, ò sesso feminile; Ne si accorgano che in questo argumento , dimostrano di non havere ben’ letto il sacro Genesi, perche anchora l’huomo fu creato doppo li altri animali irrationali, onde che per questa ragione anchora l’huomo si potrebbe meritamente dire alli altri animali irrationali inferiore; perche se per ragione di quella priorità, ò posteriorità si potessi giudicar’ maggior’ perfettione, secondo che anchora sente Brunetto Latino nel primo libro della sua operetta intitolata Tesoro di Brunetto ; sarebbe necessario dire, che una formica uno lombrico, et ogni altro vilissimo animale bruto, fussi di maggiore eccellentia che l’huomo, per esser dal sommo nostro Monarcha prima tutti creati che l’huomo. Dico adunque che questa loro,non troppo fondata ragione non milita,et non vale , perche se la priorità della procreatione havessi per se sola à causare potiorità, ò impotiorità, ò vero perfettione maggiore,ò minore, certo sarebbe che essendo creati prima da Dio tutti li animali irrationali, tanto terrestri, quanto volatili, et marittimi che non fu l’homo rationale ; ne seguirebbe di necessita, che tutti li animali irrationali dovessero essere per sua natura di maggior grado,et maggior perfettione che l’huomo. Ma con ciosia che Dio gli creasse tutti sottoposti all’huomo, si come nel sacro Genesi espressamente si prova. Adunque ne seguita che l’argomento prima fatto, della priorità, ò po

 

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sterità non tenga , et non vaglia , et che la anteposita , ò posposita procreatione delle cose , per se sola non causi maggiore, ò minore perfettione nelle cose create. Secondo, se volessimo inferire gli scrittori , che per essere la Donna formata di sustanza de l’huomo , et cavata della costa del masculin’ sesso , che per questa ragione anchora dovesse potere esser’giudicata inferiore, ò suggetta all’huomo,come cosa da lui discesa , et come membro, ò vero sustanza dell’huomo. Dico che anchora questa ragione poco milita; perche quella cosa debbe ragionevolmente essere giudicata di miglior conditione,et perfettione , et anchora di maggior nobiltà , et maggior grado , la quale sarà creata di miglior sustanza , ò che hara havuto origine ò principio da miglior stipite , secondo che affermano tutti inaturali Filosofi. Essendo adunche l’huomo creato di loto,et la donna i carne,et della costa et sustanza di Adamo, ciascheduno può espressamente cognoscere di quantapiu nobil’ sustanza sia la Donna che l’homo, et di quanta piu degna materia, et conseguentemente per questo far’ degna coniettura, et certo giuditio, che la Donna habbia a essere per la ragion’ sopradetta di molto maggior nobiltà et di molto maggior’ perfettione che l’huomo. Et quando non bastino le ragioni sopradette, si potra anchora manifestamente dire, che non solo rispetto alle ragioni sopradette, ma anchora rispetto al luogo della sua creatione , potra meritamente la donna esser’ giudicata piu nobile, et piu perfetta che l’huomo : Perche la donna nel paradiso terrestre,e delle delitie,et l’homo nel campo Damasceno hebbeno la loro primeva creatione. Donde che essendo di gran’ lunga più nobile il Paradiso terrestre che il campo Dama

 

FOL. 16 R

sceno,ne seguita anchora conseguentemente , che rispetto al luogo della sua creatione la donna sia piu eccellente , più nobile, et piu perfetta dell’huomo. Et certo quelli che della imperfettione delle donne hanno parlato,et parlano,si come il nostro Giovan’ Boccaccio nel suo libro intitolato il Corbaccio, et molti altri,et diversi scrittori , che in questa materia hanno parlato,et scritto nessuna mai evidentissima ragioene hanno allegata , ne possano allegare del loro voluntario (piu presto , che ragionevol ) detto della imperfettione delle donne,faccendo a tutti conoscere , che à voluntà,o a passione solamente hanno parlato, si come si puo manifesstissimamente provare per lo esempio del Boccaccio ; Il quale parlando della sua gia diletta , et cara amata,la quale per essere,dallo amore di uno altro delicatissimo giovane presa et legata, non solo essa propria di lui trastullo pigliava ; mà anchora conferendolo con lo altro da lei amato giovane,faceva che anchora quello il medesimo operava,tanto che per tal conto mosso in focosa ira,el suo amore,in uno crudelissimo sdegno convertì . Et però egli tante ignominie,quante di donne fù possibile imaginarsi ò vere,ò false che fussino in grave danno,et dishonore della già sua amata donna, et di tutto il sesso feminile scritte , et annotò. Et il simile legge di Orfeo et di Fileno,de quali uno per il dispiacere della persa Euridice , mai più veder donna in viso non volse, ma anchora di loro, et di loro degno sesso molte,et molte calumnie ritrovò et scrisse; l’altro per la non ottenuta gratia, similmente contro le donne infinite false calumnie ritrovò. Et questo medesimo hanno anchora fatto pe passati tempi la maggior parte delli altri maldicenti scrittori,non si accorgendo, che volendo quelli

 

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L’honore , et grado del nobile sesso feminile macchiare , hanno il loro proprio macchiato, et sopra di loro, si hanno tratto , et traggano il detestabil nome di maligni et bugiardi. Accino adunche in hora i perversi ettrattori,ne più ardischino delle donne parlare, perche se in tutte le parti del mondo vediamo quelle essere di meritevoli lodi premiate , per qual cagione adunche si debbe si inconsideratamente un’ si degno sesso biasimare? Et se a comprobatione della perfettione delle Donne, et sesso muliebre vorremo ragioni, auttorità,et esempli dedurre non nè mancheranno infinitissimi. Perche primieramente tutti i Filosofi naturali dicano , che di ciascheduna sorte di animali in genere suo parlando’, le femine sono molto più disciplinabili in ogni esercitio,che li maschi,et che più facilmente, et più presto comprendano , et imparano tutto quello,che è loro mostro,et insegnato,che non fanno i maschi. Et però espressamente dicano, che se le donne si esercitassino in dottrina,et nelle altre arti liberali , come fanno gli huomini , che certissimo quelle diventerebbono molto più eccecellenti,che gl’huomini : si come si può manifestissimamente conoscere per lo esempio della nobilissima Sempronia Romana, la quale di si pronto et presto ingegno, si legge essere stata,che ogni cosa che una sola volta havessi veduto , subito la faceva nella medesima qualità , et grado,che quella si ritrovava ; et ciascheduna cosa , che quella una sola volta udiva , quantunche grande , ò lunga fussi , l’harebbe subito saputa interamente recitare , cosa assai maravigliosa, come se un mese innanzi l’havessi studiata,et imparata : et in uno medesimo tempo questa nobilissima giovane harebbe ascoltato una cosa, et compresa,et

 

FOL. 17 R

sa, et rispostoli,et non si impediva per questo dallo scrivere, dal leggere,ò da cucire,ne da altro esercitio,che quella facessi. Di sorte che pari a questa , pochi huomini penso si ritroverebbono. Che diremo oltra quella, di Hortensia figliuola di Hortensio, dignissimo oratore Romano,la quale fu di tanta eloquenza, et di tanta eccellenza in l’arte cratoria,che non solo Hortensio suo padre, mà anchora tutti gli altri Oratori superò. Et essendo una volta per il Senato Romano imposto una impositione pecunaria alle donne di quella Città; quella nobilissima giovane dinnanzi alli eccelsi Roman’Senatori , fece una si eccellente oratione in defensione delle nobilissime Donne Romane;che in grandissima parte ottenne da quel Senato quello che lei domandava. Lelia similmente nobilissima Romana, et a Lucio Crasso oratore congiunta, fa di tanta eloquenza , et virtù in orare, che Lucio Crasso più volte affermò, che piu volentieri Lelia,che Nevio,ò Plauto in orare ascoltava,quantunche à quelli tempi, et dignissimi , et ornatissimi Oratori, et dottissimi Poeti fussino da ciascheduno reputati et tenuti. Che diremo di quelle virtuosissime Gentil’donne , che nei governi delle Republiche tali ordinationi composero, che per quelle da tutto’l mondo sono sempre state celebrate, si come d’una Didone , et di una Sybilla Amalthea si legge, delle quali una a’Cartagine per se edificata; et l’altra alli potentissimi Romani le legge ordinorno, et formarono ? Che diremo oltra questo della sapientissima et dottissima Giovanna Inglese, la quale vestità continuamente di panni virili, venendo in Italia,et di poi nella Città di Roma, con tanta esattissima diligenza,opera,et studio,vacò alle lettere,che in breve tempo fù fatta Cardinale , et di poi per

 

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suo grandissimo ingegno , et virtù al supremo Pontificio grado pervenne. Proba anchora Romana moglie del nobilissimo Alfeo proconsule Romano, fu di tanta eccellenza Poetica, che con li versi proprij di Virgilio formò il Testamento vecchio,et nuovo , di sorte che e pareva che di gentile, Christiano quello divinissimo Poeta havesse provato . Che diremo della nobilissima Erinne , la quale similmente fu molto in Poesia celebrata, la quale si scrive havere trecento versi composti, al paragone di quelli d’Homero , et non di manco alla Poesia non dava opera come li altri Poeti davano. Sapho parimente anchora lei fu eccellentissima Poetessa,donde a contemplatione de suoi degni versi , et degno nome , furono li versi Saffici da lei denominati. Corinna Tebana , anchora lei tanto valse in le contentioni giudiciarie,che tratta in guidicio con Pyndaro, quello acutissimamente vinse , et superò , et contra lui ottenne sententia in suo favore. Se anchora di Filosofia parlar vorremo, non mancheranno molti , esempli di nobilissime gentil’ Donne , et infra le altre la nobilissima , et dottissima /lLucretia Greca , la quale fu tanto eccellente nella disciplina Filosofica , che l’ardi scrivere à Teofrasto eccellente Filosofo,et con quello della disciplina Filosofica studiosissimamente contendere . Mantha anchora figliuola di Teresio fu oltra la Filosofia grandissima divinatrice , talmente che lei sola alli movimenti delle fiamme , et alli gridi delli animali prediceva le cose future ; et per piu sicuramente vivere quello divino sprito,se ne ando ad habitare in Gallia cisalpina, la quale hoggi Lombardia si nomina,dove si elesse luoghi paludosi per maggior’ sua sicurtà ; nel qual luogo doppo la morte

 

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Di detta Mantha Cytheone suo figliuolo edificò una nobilissima Città, la quale a perpetuo nome di Mantha sua madre,Mantua la denominò , si come anchora hoggi dì si denoina . Cassandra similmente Romana , quantunche di eccessiva bellezza di corpo, et di castità di mente fussi dotata,non di manco fu anchora ella di tanta eccellente virtù, che prediceva le cose future . Donde si favoleggiava , che la fussi quella , la quale predisse la ruina di Troia , quantunche poca fede sempre alle sue divinationi fussi data . Che diremo oltra questo che essendo le Muse, le Sybille, la Dea della Sapientia,la Giustitia,la fortezza,la Temperanza, la Prudenza,et infinite altre virtù et deità, femine figurate,et formate, fa certo et evidentssimo segno,di ferma perfettione delle donne, et del degno sesso feminile . Et che questo sia’ l vero, si conferma anchora per le nove Muse,le quali sono tutte,et son’figurate nove,perche significano i nove modi , e quali concorrono in comprehendere le scientie, et ciascheduna di quelle ha il suo proprio significato cio è. Clyo, la quale è la principale significa, et si interpreta cognitatione in comprehendere , et imparare tutte le scientie che al mondo si ritrovano. Euterpe,significa adettatione dello imparare , et comprehendere le scientie . Talya, significa capacità in pigliare , et gustarle. Melpomene moderatione in usarle , et fruirle, et meditatione in possederle. Polyminia, significa Memoria in ritenerle,et habituarle in se stesso . Eratho significa inventione ingeniosamente fatta in quella scienza ò profession’ di scienza. Tersicore significa dilettevole distintione de le qualità,et differenzie di detta scientia. Vrania significa celeste dono di detta virtù. Calliope ottima voce,et

 

FOL. 19 V

ottimo modo si interpreta nel pronuntiare ò proferire di tale scientia. Hanno anchora oltra questo le Muse,ciascheduna di loro un’altra proprietà nobilissima cio è, chè ciascuna quasi per Dea dalli antichi scrittori e stata invocata; quasi ad uno effetto,et quale ad uno altro. Enterpesi invoca per li Poeti , a fine di ottenere il dolce canto et suave stil Poetico, come se da uno Dio una gratia orando o pregando si domandasse. Talia, si invoca per li Poeti comici, quando alcuna Comedia volessino comporre; per haver’ quella in suo favore,à compimento della sua già incominciata opera. Melpomene si invoca per li Poeti Tragici,quando alcuna cosa funesta,ò di pianti, ò di morti volessin cantare. Tersicore si invoca generalmente da tutte le sorti di Poeti , quando volessino cantare,ò scrivere alcuna cosa,dove fussi necessario mostrare un’gran fervore, ò una intentissima voluntà in quella materia,che si pongono à descrivere. Erato si invoca solamente per li poeti Egiptiaci nelle suavi,dolci,et piacevoli elegie, et non nelle meste decantationi . Polymnia si invoca generalmente da tutti e Poeti,mà solamente quando volessino scrivere alcuni gloriosi fatti ò degni Trofei riscevuti, per alcuno Principe di guerra, ò vero per altro , pur che con le arme havessi detta gloria,la quale si descrive acquistata. Vrania si invoca per quelli Poeti et scrittori solamente che volessino delle cose celesti scrivere,ò cantare. Lequali nove Muse secondo la sententia di Sydoro, furono figliuole di Giove, et della Dea Mnemofina cio è Memoria. Et alcuni Poeti, otto sole le dicevano, à dimostratione, delle otto Sphere celesti,dalla voce delle quali dicano che discendeva una dolcissima armonia , et di poi à rapresentatione di detta ar-

 

FOL. 19 R

monia, la Nona Musa hanno figurato,et però a tempi nostri nove si descrivano. Le Sybille furono dieci, et anchora elleno tutte femine, à denotare la perfettione di si nobil’ sesso, et sono dette Sybille, quasi mente divina, perche tutte le cose predicevano la proprietà, et virtù, delle quali, et i mirabili effetti loro per brevità pretermetto, bastandomi solo narrare che donne furono. Ne restero anchora di narrare qualmente la divisione di questa nostra mundial macchina è figurata sotto nome di donne, per denotare una grandissima perfettione del femineo sesso ; perche li scrittori in tre parti la dividano : Una delle quali Europa è denominata,da Europia di Agenore figliuola , à sua contemplatione,et memoria. La seconda parte fu chiamata Asia, da Asia moglie di Iapeto et madre del gran Prometheo. Laterza, et ultima fu denominata Africa , ò veramente Lybia,da Lybia figliuola di Epapho ; per le quali cose sipotrebbe molto liberamente dire, mostrarsi maggior perfettione nel femineo , che nel masculino sesso ; perche se le scienze,et le Deita sopradette in forma di donne, piu presto che d’huomini son figurate, fanno evidentissimo segno et certo testimonio che ogni cosa perfetta in segno , et figura di donna,piu presto che di huomo si denomina.Aristotele anchora della perfettione delle Donne parlando, disse; Che la maestra Natura , la quale è ottima indagatrice di tutte le cose create , ha la importante cura dello allevare, et custodire e figliuoli , al piu prudente sesso commessa. Denotando per questo havere voluto inserire quel prudentissimo Filosofo ; che atteso che la cura dello allevare e figliuoli al solo sesso feminile e universalmente concessa; che per questo habbia voluto affermare maggior’perfettione,

 

FOL. 20 V

et piu perfetta natura nel feminil’ sesso , che nel virile ritrovarsi. Socrate anchora piu volte in vita sua affermò non essere vergogna alcuna ad ogni qualunche sapientissimo Filosofo volere imparare da una femina , significando nelle femine poter ragionevolmente perfettione essere , et capacità,non solo di sapere per se stesse,mà anchora da potere insegnare,non solo ad una idiota, et rozza persona, mà anchora à ogni altro qualunche sapientissimo. Ilche è grandissimo segno di sicura perfettione del nobile , et degno sesso muliebre . Il Serenissimo Imperatore Iustiniano anchora egli di Donne parlando nel libro delle sue Autentiche constitutioni, et il Glosatore Accursio nel medesimo luogo del medesimo subietto parlando unitamente dissero , chedalle Donne,è cosa ottima per l’huomo il ricercare consiglio,et che questo è debito offitio delli huomini ricercare il prudentissimo consiglio delle donne loro nelle loro faccende , presupponendo che il consiglio di quelle sia perfettissimo,et pari a quello delli huomini. Et Paride de Puteo,et Iasone confermano el medesimo parere,et dicano, che quel grande, et eccellente Dottore Giovanni Andrea, espressamente affermava se per parere,et consiglio della moglie havere imparato,che à figliuoli proprij si doverrebbe sempre porre uno eccellente nome, anchor che à peso d’oro quel tal nome pagar’ si dovessi : et questo perche quel tale nome e induttivo,et incitativo di imitare le attioni , et virtù di quel tale famosissimo huomo , el nome del quale in lui si rappresenta. Et Iustino disse,che la Sorella del Re di Lacedemonia, hebbe più perfetto vedere , et conoscere , che non hebbe tutto il Senato Lacedemonico, perche havendo quel Populo discacciato il Re loro,et vo-

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lendo per questo il Re di Persia occupar’ la Tirannide di quella Città , il naturale Re di Lacedemonia quantunche cacciato dalli suoi ingrati Populi , noudi manco non potè per la carità che alla patria portava , sopportar’ che è fussero da Tirannide occupati . Et però tacitamente scrisse una lettera a quel Senato , dandoli notitia di tale congiura. Et non havendo altro modo sicuro di mandarla,per timore del Re di Persia , ordinò argutamente di pigliar’ una tavoletta,et sopra di quella scrivere il tutto , et di poi con cera liquefatta coprirla, di sorte che per modo alcuno quelle occulte lettere non apparissino . Et cosi nascosamente mandò la incerata tavola al Senato Lacedemonico, senza havere altra occasione di publicar’ loro quanto in quella si contenesse . Onde presentata che fu detta tavola nel Senato,non fu mai alcun’ di loro, che sapessi discernere , che cosa si fussi quella,ò che volessi significare. Ma la argutissima sorella del detto Re, presentendo tal cosa mandò à dimandare di gratia al Senato,che gli lassassino vedere detta Tavola , et vedendola et considerandola cominciò à levare alquanto di quella cera, et venne a scoprire le nascose lettere,che in quella si ritrovavano, et cosi a poco a poco scoprendola ritrovò el crudel’ trattato , che il Re di Persia macchinava contro à quella Città , et cosi liberò quella dalla preparata Tirannide , ilche tutto un’ Senato non haveva fatto. Chi sarà adunque quello si pertinac’e, che ascoltate le egregie opere delle donne , et considerate le ragioni,et auttorità delli scrittori,che voglia più ardire di affermare , ò credere la donna essere animale imperfetto? Cociosia cosa che in ogni scientia, in ogni virtù, et in ogni professione, si trovino le donne , si come per li

 

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Esempli sopradetti s’è conosciuto, essere di non minore eccellenza che l’huomo. Et se per una altra anchora non addotta ragione vorremo similmente provare la perfettione delle donne, indurremo lo esempio di quelle persone,et di quelli Populi, che naturalmente hanno havuto l’uno et l’altro sesso,si come delli Androgeni Populi si legge,e quali se volessimo dire che per havere l’uno,et l’altro sesso, fusseno stati tutti imperfetti rispetto à quella feminil forma,che in quelli si ritrovava , certo tanto il masculino, quanto il feminino si sarebbe compreso, atteso che in quelli non era alcuna differenza,piu de l’nno,che de l’altro sesso: si come anchora nelle Lepri interviene , come molti affermano. Et cosi sarebbe stato necessario biasimare l’uno et l’altro sesso, contra la commune opinione di tutti gli scrittori. Et parimente saremo forzati anchora,volendo tenere la ragione sopradetta di biasimare ò vero di imperfettione notare il Cecrope , il quale anchora lui hebbe l’uno et l’altro sesso : conciosia cosa adonche che Cecrope, et li predetti Populi Androgeni, della pronuncia di Lobia, donde hanno havuto origine, sieno secondo che referisce Zaccheria Lilio Vicentino Regulare Canonico in una certa sua operetta, per perfetti tenuti,et giudicati,però è necessario conchiudere che tanto l’uno , quanto l’altro sesso sia egualmente perfetto. Et che questo sia el vero , si può provare con uno evidentissimo argomento. Perche s’egli scrittori l’huomo per creatura perfetta affermano , conciosia che quella parola huomo per suo proprio significato,comprenda l’uno,et l’altro sesso, cio è l’huomo, et la donna, et che ambi duoi egualmente si convenga detta proprietà di detta parola ; Adunque l’uno, et l’altro sesso per per-

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fetto approvare conseguentemente doviamo;et questo per necessaria consequenza del significato di quella parola huomo; et cosi per le dette ragioni, et autorità, non negheranno piu la donna essere animale perfettissimo , come l’huomo. Et se volessimo anchora tutti li esempi della perfettissima virtù delle donne descrivere , ritroverremo tante eccellenti parti, et virtù nel perfetto nobil’ sesso feminile, che meritamente da tutto il mondo harebbono le donne à essere,non solo per perfette tenute,et reputate, mà anchora da tutti venerate. Si come per l’esempio del ferocissimo Liocorno si può dimostrare , il quale di quanta ferità et terribiltà ia, penso à tutto il mondo essere notissimo, et non di manco per riverenza del virgine sesso feminile, subito che in alcuno luogo ritrova alcuna vergine donna,quello (quantunche ferocissimo animale ) fà a quella segno di humile reverenza, et dipoi inginocchiandolisi innanzi nel delicato grembo di quella si addormerita, et in tal’modo i cacciatori, alcuna volta di tali ferocissimi animali pigliano,che altrimenti impossibil sarebbe. Di sorte che per queste,et molte altre inconvincibili ragioni, si puòmente far’ capace ciascheduno , che tanto l’uno , quanto l’altro sesso debbe essere per perfettissimo reputato. Quanto alla seconda nota alle donne attribuita, dello essere quelle quasi Mancipio de l’huomo, et a quello sottoposte . Dico che se noi cercheremo diligentissimamente le sacre scritture, et anchora le divine, et humane leggi , ritroverremo manifestamente che le interpretationi delle sacre scritture, fatte in questa materia per i vulgari , non sono secondo il senso Theologico,ne morale,perche principalmente nella Bibbia, et nel Genesi al terzo capitolo , si dice la Donna

 

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essere creata per aiutorio de l’huomo, ilche secondo il giusto, et vero senso denota uno aiutorio come à compagno ò amico, ò benevolo, et non come da mancipio, ò servo de l’huomo. Et che questo sia il vero, lo provano per commune regola i Legisti et Canonisti Dottori dicendo, che sempre che sia s’ha dà fare alcuna interpretatione nelle cose rigorose , et esorbitanti , ò vero in quelle che inducano alcuna gravezza,sempre si debbano quelle fare nella piu benigna parte,che in quella materia si ritrovi. Essendo adunque la interpretatione per me di sopra fatta,piu benigna piu giusta,et piu amorevole , che quella de vulgari , et malvagi scrittori : Adunche quella si debbe attendere,et l’altra come odiosa ributtare: et così ne risulterà,che per quel detto del Genesi , non si proverrà alcuna suggettione della donna verso il masculino sesso. Ma si intenderà quello aiutorio reciproco , et come da compagno , ò amico, ò vero come per naturale instinto,et Divino precetto l’uno huomo a l’altro è tenuto porgere. Donde in questo proposito parlando Erasmo nel suo libro delli proverbij, ha convenientemente in proverbio dedotto, Homo homini Deus, cio è l’uno huomo a l’altro debbe essere Dio , cio è aiutorio,per denotare il grandissimo obligo , che l’uno huomo al’altro haver’ debbe. Et questo perche certo impossibile sarebbe stato , che un’solo huomo, da per se solo potessi à tutte le sue necessità provedere , si come in tutte le nostre humane operationi giornalmente esperimentiamo , ne da per se solo reggersi , ò governarsi, ò cosa alcuna altra che al corso de l’human nostro vivere fusse stata abastanza, a effetto dedurre: et per questo fu meritamente ordinato dal grandissimo nostro primo Motore,che l’uno huomo a

 

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l’altro , et la donna à l’huomo , et l’huomo alla donna, per naturale, et commune legge aiutorio fussi . Ilche tanto maggiormente si prova nella procreatione de figliuoli sopradetta,nella quale fu sempre et sarà necessario il detto aiutorio,perche ne il femineo sesso solo da per se, ne il masculino anchora era in parte alcuna habile alla procreatione sopradetta;della quale ne risulta la fruttuosa, et degna conservatione del genere humano; et però meritatamente la sopradetta mia interpretatione al sacro Genesi sarà molto piu conforme alla verità , che alcuna altra delli scrittori sopradetti. Terzo potremmo anchora interpretare quella parola del sacro Genesi in altro sottilissimo modo in favor delle donne ; Dicendo che Dio,quando quelle parole disse, habbia voluto intendere quello aiutorio , quanto alla fragilità humana,et per questo , che la donna habbia à essere aiutorio a l’huomo in correggiere et rafrenare le sue cupidità,et cosi si levera quella sinistra interpretatione,che la donna sia sottoposta all’huomo,perche inertà volendo, senza alcuna humana passione parlare,se noi vorremo dal principio del mondo tutte le nostre mondane operationi discernere, ritroverremo piu presto li huomini essere stati,et essere sottoposti al voler delle donne,che le donne a quello delli huomini. Et à maggior’ prova della sopra detta conclusione possiamo indurre lo esempio del primo nostro padre Adamo,principio,et origine,d’ogni nostra colpa, tanto in questa, quanto in ogni altra nostra naturale inclinatione, il quale come tutti noi sappiamo, per compiacere alla sua cara compagnia,mangiò contra il Divino precetto,il vietato pomo, delche et se stesso , et tutto l’humano genere per satisfare al volere d’una donna puose in gran-

 

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dissimi affanni,et perigli . Quantnnue alcuni altri tenghino,quello atto essere molto proficuo a tutto l’humano genere. Il gran Davitte Re,anchora egli per satisfare alla eccessiva bellezza di Bersabe commisse , et lo homicidio,et lo adulterio,duoi delli piu esorbitanti eccessi, che a quel tempo sopra la terra si ritrovassino, Salamone figliuolo del detto seguendo in questo le vestigie paterne per amore di Idonea sua amata , et per gratificarsi , et compiacere a quella la si a fede falsifico. Sansone quel fortissimo huomo , anchora egli per compiacere al desiderio di una vilissima meretrice da lui amata,la sua segreta fortezza delli suoi fatali capelli discoperse , per ilche in suo grandissimo biasimo et vergogna, et la forza,et la vita insieme perde. Aristot le per troppo volere compiacere à una femina fu ignominiosamente da quella gabbato,et deluso . Hercole,quello che di tante forze eccessive essere stato dotato si legge,et che si mirabili effetti di sua fortezza alli passati tempi dimostrò ; nondimeno di poi habito muliebre,vilmente vestito la rocca, et il fuso per satisfare alla sua Iole prese. Questa medesima sententia conferma il divino Hieronimo nella Bibbia , nel libro Esdra al nono Capitolo,dove dice, che la femina signoreggia l’huomo,et non l’huomo la femina,et questo procede, per una molto persuasiva ragione, cio è, perche le donne son’quelle che principalmente hanno creato la humana generatione, et quelle che la nutricano,et allevano , et per quello non possano li huomini separarsi dalle Donne. Anzi di piu dice anchora il divino Hieronimo nel detto luogo , che se li huomini haveranno ,oro,argento,o altre cose pretiose, et vederanno una femina , che lasciando da parte tutte quelle

 

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cose pretiose, saranno intenti a quella, et con la bocca aperta,et con delettatione la guarderanno , et a quella piu attenderanno, che à alcuna altra cosa pretiosa;et oltra a questo dice , che similmente quelli abbandoneranno padre , et madre,et la propria regione,per congiungersi alla femina,et successivamente anchora dice,che per la femina quelli dimenticheranno l’anima propria , et per questo dice il divino Hieronimo nel detto luogo. Noi facciamo a tutti à sapere come le femine vi signoreggieranno; et anchora dice,l’huomo toglie il suo coltello,et vanne alla strada per fare gli homicidij,et latrocinij,et quando hà dipoi fatto el latrocinio,et l’inganno,et le rapine porta quelle alla sua amata femina . Et anchora di più dice,che molti per amore de la sua donna son’ fatti privi del senso , et per quelle sono fatti servi,et molti altri oltra questo sono stati accisi , et del vitale corso privi. Et referisce anchora haver veduto Apemen’ figliuola di Baccaris concubina del Re sedere dalla parte destra del Re, et torgli del suo capo l regale corona,et porla à se stessa ; et che anchora con la palma della sinistra mano percoteva il Re , et non di manco, il mirifico guardava quella con la bocca aperta,et se contra di lui fusse stata sdegnata la lusingava,et pregava , fino à tanto,che si li rinconciliava in gratia. Per li quali esempi, et autorità sopradette vediamo manifestamente , che più presto li homini servano alle donne , che per il contrario . Anzi pi sono li huoia quelle sottoposti , e delle prigioni,et non solo li huomini,ma anchora fabulosamente parlando, li Dei spesse volte anchora quelli essere stati al nobile et degno sesso feminile sottopost i, et havere il loro celeste nume piu volte alle donne in preda dato , et

 

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Per servitio di quelle anchora spesse volte delle loro celesti sedie esser’ partiti per satisfare a uno breve desiderio di donne,si come di sotto ad altro proposito per molti esempi dimostrerremo, per li quali possano molto bene li pertina c scrittori contra le donne , per loro stessi manifestamente conoscere,senza che da altri alcuna sententia n’aspettino, quanto ingiustamente habbino scritto le donne essere a l’huomo sottoposte . Quanto alla terza imputatione di vanità, alle donne attribuita , et di essere quelle vane, et lggieri, diremo ertissimamente che tale imputatione sia stata dalli scrittori poco considerata,conciosia che ciascheduna donna nel grado suo , vadi si bene come si faccia ciascheduno huomo à custodire le cose sue, et a ordinare le sue faccende,ò piccole, ò grandi che le si sieno , secondo la qualità di quella tal donna,che le ordina , come che à ciascheduno del masculin sesso interviene, si come diremo per figura, un’ calzolaio,un’sarto,un’fabbro,un’ortolano, o simili altri di vilissimi esercitij, quali a quello solo loro esercitio attendano; non curando di stati, o di pompe,o di grandezze, di honori,di governi di Republiche,ò di altre simili cure,che gli deviino da quella vile et abietta loro intentione, et cosi anchora al incontro interviene alle abiette,et meschine femine,le quali secondo il loro grado , chi à filare , chi à cucire,chi a tessere, et chi alle altre domestiche cure loro attendano insieme co’l governo della casa;et dello allevare e figliuoli, et custodire la famiglia,et cosi à simili altri esercitij, et peculiari. Ma se volessimo andare piu in alto cercando di quelle,che alli stati,alle republiche,alla Filosofia, alla Poesia,alla Musica, alla Aritmetica, alla Geometria,

 

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Alla arte Oratoria, alle Guerre, al mantenere le Città, li Regni,li Populi,al conservarli in pace , con buona giustitia,et ad ogni altro nobile,et degno esercitio hanno dato opera . Ritroverremmo certamente, che quelle a paragone d’ogni altro virile,et virtuosissimo huomo, hanno di loro stesse fatto degno presagio. Et questo medesimo si puo anchora confermare,in tutte quelle operationi, che à ogni degno cavallieri si aspettano, nelle quali le dette Gentil donne si per li narrati esempi , si anchora per quelli che si narreranno si possano, et meritamente à ogni altro del viril sesso aguagliare. Et che questo sia’l vero lo possiamo comprehendere si come s’e detto , per li esempi delle antedette Matrone, le quali manifestissima prova , et certo testimonio possano à tutti fare della sopradetta mia giusta , et vera opinione. Ma per non stare anchora tacito alle sole addotte auttorità,et esempi,et per mostrare,che anchora infinite sono le altre,che in ogni sorte di professione si possano à paragone del viril sesso lodare . Però qui ne esprimerremo alcune altre,che forse anchora , milior testimoniofarano delle qualità, et virtù antedette. Et primieramente diremo di Teodora Imperatrice moglie di Iustiniano Imperadore, la quale per la sua prudenza , si virtuosamente governava le cose dello Imperio , che molte volte ricopriva le ineptie del marito,et ella sola quasi tutte le cose dello Imperio ministrava , si come referisce Biondo ne le sue storie . Che diremo di Gaia Cirilla Romana , moglie di Tarquino Frisco re de Romani? La quale talmente sempre à cose alte attendeva,che per quello, meritò che tutti i Romani Senatori per publico decreto ordinassino , che tutte le donne Romane , le quali andavano alle nozze , la prima

 

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volta, che in casa del suo marito entrassino , che si domandassino nello entrare,come havessin’ nome,et che lasciando indietro il suo primo nome, per ordine del Senato tutte dovessino rispondere Gaia . Quasi che volessino inserire che per denominatione di quella virtuosissima donna , che di quello matrimonio dovesse di poi prole simile a quella nascere, et anchora di dovere essere quel tale atto augurio, et pronostico ottimo,di qualunche cosa, che in quella casa, durante tal matrimonio potessi nascere . Nicostrata parimente madre madre d’Evandro . non à cose vane,ò d oco momento: mà sempre à cose alte,et alle virtù, et alle lettere opera dette,che meritò essere maestra de i Latini , et a quelli le prime latine Lettere insegnò . La Regina Amalasunta anchora ella per fino che visse,governò sempre prudentissimamente i Gotti, et non solo nelle loro oltramontane regioni,ma anchora nel tempo che quelli vennero nella fertilissima nostra Italia. Teodotida , oltra questo Regina de Longobardi fu a tempi sua di tale , et tanta singular’ virtù,et di tal sorte applicò l’animo suo alle cose alte,et grandi, che meritò di stare al governo di Teodora Imperatrice . Rescrivere anchora il Castiglione nel suo cortigiano che Isabella Regina di Spagna , moglie del Re Ferrando, la quale per la sua prudentia , et virtù, oltra lo stato che indote gli dette,anchora gli accrebbe grandissima reputatione,perche di molte opere del Re Ferrando, fu la detta Regina Isabella propria laudata , et di piu lo Stato di Castiglia dalli occupatori di quello ricuperò, et il tutto con buonissima gratia di quei Populi. Et cosi di poi continuamente,quello da potentissimi inimici honoratissimamente difese, di sorte che quasi tutti li altri successori in quel regno doppo

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doppo di lei,hanno sempre havuto à grado di imitare le sue sante vestigie . Et se delle Moderne et a tempi nostri vedute operationi virtuose di Donne; et specialmente di quelle che ogni dì veggiamo, vorrem’ referire , ritrorremo prima , la Illustrissima Duchessa nostra Lionora Medici di Toledo,la quale oltra che di nobiltà di sangue dignissimo aragone a tutte le passate gentil’ donne meritamente far possa ; Non di manco oltra questo tante altre degne parti,in quella Illustrissima,et eccellentissima Signora,regnar’ si veggono,che mai tante unitamente in alcuna altra essere state si legge,le quali tutte detta Illustrissima Signora dalle fascie, et dalli antiquissimi cunabuli di suoi antenati se l’ha sempre portate,et porta, si come per certa,et indubitata esperienza delle sue Illustrissime operationi s’è visto,et vede ogni giorno , per le quali si conosce manifestissimamente,detta Illustrissima Signora sopra avanzare ogn’una delle antiche ò oderne , in tutte le piu pregiate virtudi , d’animo , et operationi di corpo , come e nella grandezza d’animo , nella accortezza della mente, nela sottigliezza dello ingegno,nella considerata elevatione di mente , nel prudente governo, nelle savie deliberationi, nel prudente cosiglio,nelle buone, et preste resolutioni , nella fecondità della Illustrissima , et eccellentissima prole nella buona,et perfetta educatione de figliuoli, et di tutte le sue Matrone,et donzelle,nel modesto habito,vestire, et ornato di quelle,di Magnanimità, di cortesia et gentilezza, di liberalità,di religione, di pietà et misericordia , tanto verso e religiosi,et religiose , quanto anchora universalmente verso e suoi subditi , di dilettarsi di cose virtuose, nobili, et alte , si come di conservationi et augumentatio=

 

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ni di stati, di governi, di Republiche, di guerre, di astutie militari , di marittime navigationi , di influssi celesti , et d’ogni altro discorso, che per naturale instinto humano si possa comprendere , nelle quali virtudi, et operationi, questa illustrissima Signora a nessuna altra de passati secoli , potrà mai essere giudicata inferiore,ma quasi da divina deità instrutta,o vero di tal celeste dono dotata,si come per la longa esperienza delle sue degne demostrationi, si puo manifestissimamente comprehendere. Appresso alla quale potrem’ dir’ che venga la Illustrissima et Eccellentissima Marchesa del Vasto,la quale ornate di nobilissime virtudi appare piu divina che humana , Ne tacero la illustrissima,et Eccellentissima Marchesa di Pescara,che ben’ si puo dir’ vero Splendore di quante Eccellenze in human’ corpo si possin’ descrivere. Ne è da preterire la Illustrissima et Eccellentissima Isabella Colonna, benemerita Principessa di Sermona. Et quella che et luce,et specchio del Mantuano sangue è sempre stata , Donna Iulia Gonzaga Colonna. Una Illustriss.etEccellentiss. Argentina Palavisina Rangona. Et la Illustriss. Et Eccellentiss. Partenopea Sylvia di Somma. Et infinite altre,le quali a tempi nostri,chiarissimo lume della perfettion’ del sesso muliebre,si possano per le splendidissime loro attioni meritamente approvare , et massime nella cura, et governo de lor’ sudditi , havendo sempre quelli con tal prudenza,maturità, consiglio,et vigilanza governati, che forse mai a tempo de loro predecessori tali sudditi populi non furno si diligentemente, et accuratamente governati , quelli talmente con ottimi instituti,et nuovi ordini governando , che non solo ne i loro stati si sono conservati,et mantenuti,ma anchora

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a quelli quiete,et utilità grandissima hanno partorito,et a loro stesse nome riputatione gloria, grandezza, et fama perpetua. Ne resteranno per questo le donne di bassa conditione del loro honore , et grado diminuite , perche alla sola cura familiare delle loro case attendano , non havendo altro maggiore esercitio a loro conveniente . Et se bene anchora delle rusticane parlar volessimo , ritroverremmo quelle,non essere in parte alcuna inferiori , ò differenti dalle qualità de loro mariti ; perche anchora esse à bassi , et rusticani esercitij,come i loro mariti sono intente;et oltra questo attendano anchora alla educatione de figliuoli, alla cura familiare della casa, et alla conservatione delle domestiche facultà , le quali cose sono di gran lunga , di molto maggiore effetto , et di molta maggior’ consideratione , et utilità,che non sono le semplici operationi de gli Artigiani, ò rusticani lor’ mariti . Et per questo chiaramente veggiamo,che ò in stato di grandezza che sia la donna,ò in stato mediocre,ò basso,ò rusticano,che non per questo sono le donne da essere reputate di minor grado,di minor virtù,et di minore perfettione che gli huomini; Nè per questo debbano essere per vane reputate,ò che attendino a cose vane,et di poco momento,perche certo in ogni stato donnesco si può far’ certo,et vergiuditio data la paita de grado , et dello esercitio in uno huomo , et in una donna, che non manco operi una donna in tale esercitio, et in tale stato , che si operi uno huomo ; si come la esperienza delli addotti esempi ne fa manifestissima fede. Et se volessino inserire i malivoli,che per rispetto,che le donne non attendano a mercant e ordinariamente , ne à governi di Republiche, ò a altri simili esercitij,che per questo fusse nata quel

 

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la publica fama contra di loro,che quelle non attendino,se non a cose vane,et di nessuno momento , Dico che indebitamente per questo sarebbono notate. Perche se l’uso antico del vivere in queste nostre parti , non havessi introdotto, che per maggiore honestà del sesso muliebre , le donne non vacassino a simili esercitij,si potrebbe forse per questo dare qualche imputatione alla Donna . Ma atteso el commune uso sopradetto,il quale per ordine , consenso , et voluntà universale,è così introdotto. Però certissimo da loro stessi doverrebbono conoscere che a voluntà, et non a ragione contro alle donne parlano, ò scrivano . Et che questo sia’l vero si mostra per l’esempio delli Egiptiaci Populi,e quali secondo che scrive Herodoto , hanno fra loro il contrario uso, che noi in queste nostre parti habbiamo . Perche le donne fra loro sono quelle,che fanno le mercantie,et tutti li altri esercitij,che noi qui maschi esercitiamo, et li huomini si stanno in casa secondo l’uso delle nostre donne à filare,cucire,tessere,far la cucina , et altre domestiche cure della casa; similmente dove le nostre donne usano portare i pesi in testa , et gli huomini su le spalle , quelli Egiptiaci usano tutto il contrario , perche li huomini in testa , et le donne sopra le spalle e pesi portano,Del che ne risulta una ferma conclusione,che l’uso solo e quello, che in queste cose opera,et non il virile ò feminile sesso ; Et però nessuno , ò maschio,ò femina che si sia doverebbe per questo esser ripreso,ne biasimato , richiedendolo così massime l’uso universale del paese Per ilche manifestamente si conosce, che in questo le donne non hanno meritato ne meritano essere riprese . Et se li scrittori volessino da questo rifuggire, et dire che questa tal nota loro,di attendere à cose vane,pro=

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Cede,perche la maggior parte di loro si vede,che attendano a suoi profumi,politezze di corpo,pomposo vestire, ò simili altre cose vane,et in quelle piu che in altra cosa procurano,in quelle spendano et l’havere et il tempo loro,et spesse volte anchora quello de loro padri,fratelli , et mariti, et che per tali rispetti si hanno vendicato, et vendicano il nome di vane , et di attendere a cose vili et di nessuno momento . A che rispondendo dico principalmente due cose, prima che se ben le donne attendessino ( ilche non è universale ) à lisci,et delicatezze corporali,che in questo procederebbono con giustissima ragione, et causa. Conciosia che la istessa natura propria le ha precisamente a questo inclinate,et per proprio et peculiare loro instinto, hà à quelle le politezze, et delicatezze concesso : ilche certissimo è stato et e anchora al presente causa del politico vivere di tutto il mondo : Perche se la natura , ò l’uso havessi tali politezze alle donne negate, certo sarebbono stati li huomini , et le donne tanto inculti, et inculte,tanto inornati, et inornate,che poco differenti dalle bestie sarebbono stati . Però ne biasimi,ne infamia alcuna giudico essere conveniente attribuirsi per questo alle donne, atteso che in questo il loro naturale instinto hanno proseguito, et con voluntà piacere et contento de l’huomo, alla loro inclinatione, parte satisfatto . Le quali cose tutte gustare di poi per li huomini , et per ottime quelle approvate, non solo le loro donne hanno permesso in questa consuetudine perseverare,mà anchora voluntariamente l’hanno in tale uso preservate. Et anchora ( ilche è piu considerabile ) molti di essi proprij huomini,come emuli d’una si degna operatione , l’hanno imitate discorrendo, che se altrimenti si fusse osservato, o si offer=

 

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vasi, il mondo per cosa roza,et inculta et abietta, sarebbe da essere riputato. Et se bene alcuna donna in lisci,et politezza un’poco piu che l’honestà non comporterebbe scorressi, et che per questo quella tale sia alquanto biasimata; si come si legge di Claudia Quintia sopra detta . Non di manco non e per questo che si possa ò debba si generalmente un’ si nobil sesso biasimare,et tutte le donne per questo di vanità notare : perche se Claudia Quintia per unica in questo, ben si potessi giustamente biasimare , le altre che forse tutto’l contrario sarebbono , direbbono à torto essere in quel generale comprese ; perche quando in tanto numero di donne una Claudia Quintia fusse in tal cosa colpabile , non sarebbe cosa grande,ne fuori dello ordinario,perche se infra i dodici Apostoli, un’ Giuda vi fu colpevole , che infra tanto gran numero di donne Claudia Quintia potessi essere detta ella sola colpevole,non sarebbe gran’ maraviglia, però l’argomento loro in questo non mi par concludente, ne ragionevole. Et tanto piu che a l’incontro volendo noi far paragone delli huomini, che ne l’uno et l’altro estremo di questi dua presuppositi errano , ritroverremo forse maggior’ essere il numero delli huomini, che quello delle donne, perche certissimo è hoggi,che vediamo essere grande il numero di quei giovani,che a pulitezze,a profumi, a pompe, a nuove foggie di vestire,et à simili altri abusi attendano, di sorte che pari , o poco differente sarebbe il numero de l’un’ sesso , et dell’altro ? Et quando bene fussi minore quel degli huomini in questa materia dico non di manco che molto maggiore sarà il biasimo di quello minor’ numero degli huomini , che non sara quello del maggior numero delle donne. Et questo perche come habbiamo detto di sopra, la

 

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pulitezza si è propria,et peculiare delle donne, et per naturale inclinatione a quelle concessa , ilche non è nelli huomini , et però ne risultera a quelli molto maggiore biasimo,et molto maggiore inamia che alle donne . Et che questo sia vero,si puo manifestissimamente provare per le ragioni infra scritte. Et prima perche la Natura maestra di tutte le cose,ha voluto alle donne dar’ tale inclinatione, per molti rispetti e quali non infamia,mà grandezza,et riputatione alle donne hanno partorito. Secondo perche se in questo le donne eccedano,non solo per la loro naturale inclinatione,et in questo incorrono, mà anchora per fatisfattione,et diletto dell’huomo,conoscendo a quelli, in questa parte satisfare . Terzo possiam’ dire in questo, le donne essere grandemente escusate , conciosia che in questo l’incorrano, per decoro,grandezza, et ornamento del sesso , et però meritamente verranno à essere da questa minima loro colpa sgravate . Mà perche da l’altra parte vediamo,per il contrario effetto,quante siano quelle sorti di huomini, che molto piu nel contrario di questo peccano,et tutti inculti, tutti inornati,tutti lordi,mal cinti, mal vestiti, mal puliti,et tutti unti et pieni di sporcitia vanno, il numero de quali ritroverremo passare di gran lunga , il numero delle donne che in politezza eccedano ; et non di manco questo vitio sarà da tutti communemente giudicato piu detestabile,et piu vile,che non sara qnello della politezza , per essere quella manco propria , et manco conveniente a l’huomo, et alla donna,che non è il suo contrario ; et però saranno le donne inquesto degne di escusatione,et difesa dalla macchia sopradetta . Quanto alla quarta imputatione d’instabilità , et mutabilità; Dico, che certissimamente errano quelli scrit=

 

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tori,che di tal’ macchia il nobile sesso femineo notano : con ciosia,che se constantia, ò fermezza alcuna , se ò perseveranza,ò stabilità, in alcun’ sesso humano si ritrova , si può manifestissimamente dire per gli esempi infrascritti,ritrovarsi nelle donne più che ne gl’huomini . Et pigliando il medesimo fondamento,che essi contra le donne hanno preso,quando disopra nel primo libro quelle notano di pertinacia,et di vendetta, et di pigliare una imperessione al primo , la quale è di poi molto difficile à esser’ loro levata. Et anchora ove dissono,che quando pigliano à voler bene, ò male à una persona,che mai si lasciano dissuadere quella loro intestata opinione , ma sempre continuamente in quell’ odio,ò in quello amore , che già hannopreso, le quali cose tutte sono evidentissimo segno, di grandissima stabilità , et fermezza del degno sesso feminile : el quale solo argomento sarebbe abastanza a confonder’ questa loro erronea imputatione ; procedendo massime questa dal fondamento loro stesso: Mà per maggior confusione di quelli, et piu satisfatione del sesso muliebre, dedurremo alcuni altri esempi di mirabile constanza, et fermezza delle donne , le quali senza alcun dubbio saranno di tale efficacia , che à quanti per le antiche , et modernestorie del viril’ sesso si trovano, faranno bonissimo paragone. Et per non andar troppo vagando ne cercando,si come per proverbio si dice. (Pigliare el vento con le reti. ) Qual atto, o quale esperienza ritroverremo noi in huomo alcuno di maggior fermezza , ò di maggior stabilità, che ritroviamo essere stata in una Helena Greca , la quale havendo notitia, che duoi suoi amici , Armonio,et Aristo,havevano occiso Ypericonne crudelissimo Tiranno di Macedonia,per liberare la lor’ patria dal

 

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la Tirannia, Quella nobilissima giovane consapevole del tutto,et per molti inditij di questo presa,et asprissimamente tormentata,et con varij, et crudelissimi tormenti oppressa,mai volse confessare cosa alcuna, et all’ultimo continuando pure quelli asprissimi Giudici in tormentarla,pensando farla confessare non di manco la constantissima Giovane, volendo a quei Giudici, et à tutto il mondo far manifesto, quanto valessi la constantia feminile ; si pigliò la propria lingua con li acutissimi denti,et subito se la tagliò, et sputolla alla presenza di quei severissimi Giudici ; et di tutti è circonstanti, onde fu necessario, che contro à loro voglia, et quasi a loro dispetto,quella constantissima Giovane liberassino,et così se stessa,et i suoi amici Amonio et Aristo liberò dalli asprissimi tormenti di quei severissimi Giudici;et a tutto il mondo confermò, di quanta efficacia fussi la constantia muliebre, et non solo se stessa,mà anchora tutto il sesso feminile di perpetua,et memorabil’ fama di constantia coronò contra la opinione de pertinaci detrattori del nobile femineo sesso. Ne minore fu lo esempio della quasi divina Epicarsi Libertina Romana,la quale essendo anch’ella consapevole d’una congiura contro di Nerone, fù di tanta fermezza,et constanza,che anchor’che stratiata con più aspri tormenti che si possino al mondo imaginare non palesò alcuno de i congiurati,et niente di manco molti nobilissimi avalieri Romani in quella medesima congiura presi , con grandissima facilità publicorono molti congiurati,et alcuno di loro il padre,alcuno il fratello, alcuno altro l’amico, ò il parente,ò il vicino et altri confederati loro, anchora con pochissimi, ò senza alcuni tormenti ; mostrando in loro stessi, quantunque del viril sesso fussino

 

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Una pusillanimità , et una vilissima inconstanza . Il che fù causa della horrenda et aspra morte , di molti nobilissimi Cittadini Romani, et di molti dolorosi pianti,onde che non piu alle donne , ma alli huomini par che facc=essin facessin’ restare la detestabil’ macchia di inconstanza . Ne guari di simile e lo esempio di Leona Ateniese , la quale per la sua grandissima fermezza,et constanza,tanto dalli Atenesi fu apprezata,che in honore suo dirizeorono dinanzi alla porta della rocca d’Athene,una belissima Leonessa, la quale formarono senza lingua, a dimostrare che in quella efficacissimamente regnò la constante virtù della taciturnita. Et questo perche essendo anchora essa consapevole d’una aspra congiura contra i crudeli Tiranni della Città d’Athene, non si spaventò punto per la morte di duoi grandi huomini amici suoi,e quali erano stati crudelissimamente morti, ne anchora impaurita per li atrocissimi tormenti a lei dati,mai volse alcuno de i congiurati scoprire,ma sempre ferma,et constante nella sua taciturnità si conservò. E anchora di grandissima consideratione il constante , et fermo animo della nobilissima Cumma moglie di Synatto,la quale non manco per specchio di constanza et fermezza si puo allegare che di pudicitia, et castità di sotto a altro proposito l’habbiamo dedotta, cociosia che essendo di quella constantissima Giovane, un’nobilissimo , et potentissimo gentil’homo, della sua medesima patria, Signorige detto , ardentissimamente innamorato,et essendo per le sue ricchezze,nobiltà,et potenza,quasi come Signore di quella patria,cercò piu volte per varie , et diverse vie di corromperla,ne preterì in questo alcuna sorte di corruttione,per venire a suoi desiderij,et non di manco sempre quella nobilissima Gio=

 

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vane, ferma et constante nel suo casto proponimento stando et perseverando, ma ne per imbasciare , ne per Insinghe,ne per minacce,ne per premio , ne per fraude , ne per alcuna altra sorte d’insidie quantunque spesso usate, potè el constante,et fermo animo di quella piegare. Tanto che informato Signorige che questo procedeva dal grandissimo amore che quella gentil Donna portava al suo diletto consorte , et pensando egli che togliendoli quello obietto del marito dinanzi,quella facilmente si piegherebbe a suoi desiderij; incontinente fece Synaito suo marito amazzare , et dipoi nuovamente cominciò con diversi modi, à ritententare la castissima Giovane, quale quantunque sciolta et libera fussi dal cogniugale vincolo,non di manco stando tempre piu ferma,et constante, à tutti fece conoscere,quaso la ferma constanza in petto di donna valessi . Di forte che Signorige vedendo la sua ferma deliberatione, penso di non haver’ altra via di conseguire il suo desiderio,che pigliarla per moglie,et cosi si risolve à farla domandare , quantunque il suo grado fusse molto superiore , a quello di Cumma;et faccendone ricercare i suoi piu stretti parenti, quelli con grandissima allegrezza , et prontezza d’animo si offerseno paratissimi,parendo loro una segnalata gratia, che Signorige si degnasse volerli per parenti. Et subito con gran festa se nandorono a trovare la pudicissima Cumma faccendoli intendere questo tale amorevol’ segno di Signorige, et pregandola ad accettarlo ; mà la sagace et prudente Giovane che sapeva,che per questa causa Signorige gli haveva fatto ammazzar’ il marito,quantunque non l’havessi mai publicato ad alcun’ de parenti, non di manco ritenendo questo tal dolore nel cuore, non voleva à tal paren=

 

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tado acconsentire,talmente che maravigliandosi i fratelli, et parenti di lei , et di nuovo confortandonela et pregandola con grandissima instantia à voler’ contentarli , per molte ragioni et cause,che a quella allegavano,ella non di manco mai non si volse del suo fermo proponimento rimuovere. Ilche intendendo Signoreige,sdegnato contro i fratelli,et parenti di Cumma , credendo che è non facessino quel tanto che si erano offerti,era in animo di farli tutti amazzare; La qual’ cosa presentita da loro, di nuovo ritornorono à quella pregandola,che non volessi permettere, che senza alcuna lor’ colpa portassino tal pericolo , et che à sè et alli altri levassi un’ si pericoloso sdegno. Onde la discretissima Giovane disegnando nel cuor’ suo una honoratissima vendetta del marito, et de i fratelli, et parenti una perpetua quiete,acconsenti alla domanda di Signorige . Delche molto contenti,et satisfatti e detti parenti andorono à significare la buona voluntà di Cumma à Signorige;el quale intesa intesa la desiderata nuova,tutto lieto et festoso die principio à celebrar’ le tanto desiderate nozze . Et essendo per antico costume di quella città solito , che innanzi al consumare del matrimonio, nel tempio di Diana si celebrassi certa loro solennità,dove il marito et la moglie, per segno di reciproca benevolenza,beevano certa nuptial’ bevanda à uno medesimo bicchieri; la prudentissima Giovane per conseguire li suoi constantissimi desiderij, che per altra via mai non sperava conseguire ; ordinò ua bevda velenosa ; Et essendo fornite le altre ceronie, et che il tempo del bere era venuto,quella constantissima giovane prese in mano la tazza, et bevendone la metà secondo lo antico costume, l’altra metà al novello sposo Signorige porse, à causa che

 

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Anchora egli offervasi l’usanza bevendo il restante,et come prima hebbe visto il disegno suo esserli riuscito, et che Signorige haveva bevuto el velenoso liquore , tutta allegra si inginocchio a i piedi della imagine della dea Diana, et a quella fece una bellissima oratione,et disse. O Dea, tu che conosci lo intrinseco segreto del cuor’ mio , siami buon temonio , che doppo la morte del mio caro marito Sinatto, difficilmente contenuta mi fia di non mi dar’ da me stessa la morte , et che mai da quel dì in poi , alcun’ altro piacere ho sentito,se non della speranza della vendetta di quella innocente anima di Sinatto. Hora ch’io sono giunta a quel termine,di haver’ satisfatto a tanto mio giusto desiderio , di haver vendicata la morte di quello, io ne vengo allegramente, et tutta gioconda a ritrovare in morte,quella dolce anima, la quale in vita io tanto amai. Et rivoltasi di poi al novello sposo Signorige,disse. Et tu scelerato, et ingiusto che pensasti fare? Quando la morte del mio già caro et diletto marito procurasti? Ch’occider lo facesti? Non ti accorgevi tu,che te stesso primamente in mano della temporal giustitia,et di poi anchora la tua anima in mano de i maligni spiriti donavi? Hora in scambio del letto nuptiale,che per me t’apparecchiavi, apparecchiati el funesto sepolcro; che io hora di te fò sacrificio, a l’ombra del mio caro marito Sinatto. Ilche udito Signorige, subito sbigottito, et perche di già sentiva la virtù dello acuto veleno operare , cercò grandissimi remedij per la salute sua,ma nulla gli valseno, perche quello di già era penetrato per infino al cuore. Onde innanzi che Cumma morisse, hebbe gratia dalli Dei di vedere Signorige cadere in terra morto . Delche allegra et contenta,alzando le mani et gli occhi al ciclo ringratia=

 

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va i superni Dei di tanto favore, et esclamando con altra voce smatto,il quale al mondo solo amò, lo invita con dolcissime parole, a venirli incontro, et à raccogliere la sua contenta anima,che volentieri à trovarlo andava , et così con le braccia aperte , trapassò felicissimamente di questa vita . Sarebbono anchora oltra questo infinite altre donne, che et di constanza,et di stabilità , farebbono con li loro notabili esempi dignissimo paragone al viril’ sesso,l’opere delle quali saria cosa lunga a raccontare, però le lasciaremo da parte,essendo massime la brevità amica di ciascuno; Conchiudendo adunche brevemente dico , le donne essere in questa parte indebitamente calumniate, et da persone sospette, et delle donne, ò per professione,ò per natura poco amici. Al detto de quali,secondo la regola della civile , et Canonica legge, non si debbe prestar’ piena fede;mà si reputano le presuntioni , che da tali persone sospette procedano,di piccolo,ò di nessuno momento, et tanto più quando di cose à loro odiose parlano . Però sarebbe conveniente in questa materia,che gli scrittori una delle due cose infscritte osservassino , qual fussi maggior’ numero in ogni materia di che mal dicendo parlano; ò quello delli huomini, ò ver’ quello delle donne;et considerassino che se del numer’ delli huomini, che di instabilità notar’ si potrebbono parlar’ volessino , sarebbe forse tanto maggior’ che quel delle donne , in questo et in ogni altro vitio , che non verrebbe mai piu lor’voglia di calumniare piu l’un sesso che l’altro. Et se forse rifuggir’ volessino in questo, et dir’ che poco conveniente paressi ad uno scrittore calumniare in parte alcira il viril sesso , per non incorrere nell’errore , che a i giudici di Padova,et a i Podestà di Signigaglia si attribui=

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sce, di dar’ contra se stessi per parer’ savi. Dico che quando havessino ben’ fatta tal consideratione di perscrutare in ogni sorte di calumnia , che alle donne si imputa,se in quello atto maggiore , ò pari fussi il numero delli huomini , che quello delle donne, dico che non per questo, eran degni della imputatione de i giudici di Padua, et de i podestà di Sinigaglia,per due ragioni. Et prima,perche quelli non harebbon’ fatta una tal’ consideratione,per alcun’ biasimo del viril sesso,ò di alcuno di quello,mà per giusta escusatione del sesso muliebre. Ilche era manco errore,che non è stato à torto , et senza alcuna ragione , ò giusta causa biasiarlo; perche secondo checommunemente conchiudano tutti i sacri Theologi, à ciascheduno è permesso per evitare un’maggior male incorrere in un’ minore, et per questa ragione, i difensori delle innocenti donne non si reputeranno à biasimo alcuno per la giustissima defensione di quelle , tal volta in qualche parte incolpar’ gli huomini,non potendo massime altrimenti a quella giusta defensione venire. Secondo anchora,perche quella tal’ consideratione degli scrittori, in pregiuditio del viril’ sesso,non sarebbe voluntaria, ne à quel fine determinata di calumniarli, mà principalmente per difender’ le innocenti donne. Et però sarebbono escusati. Et se alcun’ sottilissimo indagatore, silogismatore, ò logico replicar’ volessi , che non basti questa scusa a i defensori delle donne, di dire che non voluntarij , mà quasi per necessità di quell’atto difensivo,venissino in tal’ errore,mà che per altra via dovevano venire à tali difese,che per quella di dir’male de gli huomini : et che se pure altra via non trovavano,dovevano piu presto lasciar’ quelle star’ delle loro macchie notate,che incorrere in cosi esorbitante errore del dir’male

 

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de gli huomini, et conseguentemente di se stessi; Dico, che hanno da presupporre,questi tali fillogismanti un’ realissimo fondamento, sondato sopra la dispositione della legge civile,la quale dispone che sempre che uno parla, o scrive, et che di quel suo parlar’ , ò scrivere si può la tacita sua mente considerare,che quella si debbe sempre piu attendere , che non le semplici parole vocali,per essere’ la intention’ de l’animo di colui che parla ò scrive,molopiu nobile, et piu considerabile che non è la verbal’ voce . Et per questo la considerata civil’ legge , in tutte le sue importantissime dispositioni hà ordinato,che si attenda, et si osservi piu la tacita apparente voluntà de disponenti,che la viva voce delle parole. Delche ne segue, che ragionevolmente non essendo la mente di coloro,che in defension’ delle donne scrivano, di voler’ in alcuno atto, ò parola offender’ il viril sesso , si come io in queste mie inculte carte piu volte dimostro, però non penso,che alcuno quantunque argutissimo Lettore ò ascoltante,voglia giamai ne à me,ne ad alcuno altro,che defensori del femineo sesso saremo, di alcuna nota calunniarci,conciosia che à tutti apertamente il fin’ nostro manifestiamo: Perche certissimo à ciascheduno debbe parer’ molto maggiore errore,che uno si nobil’ sesso per carestia, di legittimi difensori, restassi con le calunniose indebite macchie che non era,et è etiamdio con qualche leggier’ colpa delli huomini dalle false calumnie difenderle , et liberarle ; et per questo se con diritto occhio , et senza alcuna passione considerar’ vorremo,ritroverremo che non immeritamente,quelli che un’ tale assunto s’hanno preso , et piglieranno, non solamente degni di honesta scusa saranno , mà anchora forse di qualche lode, et cosi resteranno le donne da questa quarta

 

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quarta macchia benissimo purgate, et ottimamente difese. Quanto alla quinta calunnia alle Donne attribuita, dell’essere quelle vili,et di poco animo,certamente se ben’ volessimo a i maligni scrittori conceder’ questo essere la verità, ilche io non concederò giamai, non di manco io non penserei per questo,quel nobile sesso esser’ di alcuna macchia notato ; conciosia che per la Filosofica autorità, et ragione, et massime de i naturalisti , espressissimamente si conceda , che ubi plurimum de potentia,ibi minimum de ingenio,et per il contrario , dove è abundantissimo, et grande ingegno,quivi si ritrovin’ piccole,et debili forze di corpo ;et però havendo la maestra Natura,guida et governo di tutte le cose create,dotate le donne di grandissimo ingegno , che havessi quelle di poi create di minor forze,et di minor animo che gl’huomini,non sarebbe però stata gran cosa, anzi naturale ferma, et vera; ne per questo resterebbono le donne macchiate di alcuna infamia,ne anchora di minore perfettione, ò grado che l’huomo. Conciosia che la virtù,lo ingegno , et la prudenza siano appresso ciascuno di molto maggiore estimatione,et grado,che la fortezza corporale ò lo ardire . Et per questo tutti gli scrittori che della nobiltà de l’animo, et delle fortezze corporali hanno parlato,conchiudano esser’ molto piu cosa honorata , et molto piu fruttuosa,lo ingegno,che la corporal’ forza non è; et questo perche l’uno e dote de l’animo, et l’altro e dote del corpo, et quanto piu e degno l’animo che’l corpo , tanto piu sono anchora pretiose,et piu nobili le prerogative de l’animo,et dello ingegno,che non quelle della fortezza corporale. Et per tal’ causa fanno certissimo inditio gli scrittori,che in ogni strenuissimo Capitano, o Principe di guer

 

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ra piu sia da estimare, et apprezzare la virtù dell’animo et dello ingegno , chè non la fortezza corporale , si come habbiamo anchora conchiuso per ragioni, et auttorità,in una altra nostra operetta intitolata, Del reggimento di un’ Capitano,ò Principe di guerra , che nuovamente sia assunto al grado di Capitano , nel secondo libro nella ottava nostra disputa , dove piu amplamente parliamo , quale delle due qualità sta piu utile,ò piu necessaria ad uno Capitano, ò Principe di guerra; ò lo ingegno ,dove con moltissime ragioni, et autorità si conchiuse, di gran lunga lo ingegno superare la fortezza corporale. Et cosi giustamente potremo conchiudere, questa tal’ nota attribuita alle donne non esser’ da imputarla ad alcuna infamia di quelle. Ma perche anchora alcuno non stessi in qualche dubbio, che la sopradetta quinta calunnia fussi infamia alla Donna , piglieremo anchora assunto di mostrare,che nelle donne sia et fortezza d’animo, et fortezza di corpo,se non superiore,almanco pari à quella de gli huomini. Perche se vorremo discorrere per le antiche,et moderne historie , ritroverremo infinito essere il numero delle nobilissime Gentildonne, le quali et di fortezza d’animo , et di fortezza di corpo,hanno di loro stesse lasciato perpetuo nome, et fama. Et primieramente piglieremo gli esempi di quelle che di fortezza d’animo, hanno fatto di se stesse dignissimo paragone,et di poi verremo à quelle, che di gagliardia , et di fortezza corporale sono state di grandissime lodi degne. Et prima cominceremo dalla famosissima, et nobilissima Lucretia Romana , la quale el principato della Romana pudicitia si hà meritamente per la sua fortezza d’animo vendicato; perche per non potere quel castissimo petto,sop=

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portare che la violata pudicitia restassi lungo tempo senza vendetta,doppo che lo scelerato Sexto Tarquino, forzatamente non la pudicissima anima,mà el debil’ corpo hebbe violato,la mestissima et castissima Lucretia , fatti venire dinanzi a se el marito, padre, e i fratelli, et narratagli la violenza,et inganno usatoli da Sexto,cavando fuora un’coltello,che per tale effetto seco portato havea,con una in comprensibile fortezza d’animo,a se stessa la morte diede, et à suoi cagione di vendetta,et di liberar’ la patria offerse. Et volendola il suo caro marito confortare , gli persuadeva che non per quello restava con macchia alcuna di impudicitia,et che dovessi dare luogo alla giusta ira,et non di manco quello virile animo al marito rispondendo disse , nessuna cosa è salva a una donna d’honore , persa la pudicitia,però per levare via ogni sospitione disse,essere deliberata di eseguire la sua giusta , et casta voluntà ; et rivoltasi di nuovo al marito disse. O Collatino mio caro, tu bene ritroverrai nel tuo castissimo letto le vestigia altrui , et ritroverrai il corpo violato,mà non già macchiato l’animo, et io con la propria mia morte te ne voglio far’ certo testimonio. Mà ben prego te,et tutti voi , di darmi la fede vostra, che voi sarete asprissimi vendicatori di tale ingiuria, contra dello sceleratissimo Sexto; la quale promessa havta, subito quel constantissimo,et invittissimo animo, il suo ardentissimo desiderio eseguì,et contenta à quella invittissima anima col ferro aperse la strada. Che diremo della gentilissima,et potentissima Sophonisba Regina di Numidia, la quale essendo su’l fiore dell’età,et di admirabile bellezza al tempo della guerra tra i Cartaginesi et Romani, essendo fatta prigiona,ne potendo sopportare d’andar’ nel=

 

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Le mani de i inimici Romani, da sé stessa con deliberato,et pronto animo prese il veleno , ne per alcun’ modo patir volse da inimici essere stratiata,o i dipesa . Ne guari dissimile esempio di grandezza d’animo , fu lo esempio della nobile Tessalica Theosena figliuola di Teodorico Principe di Tessaglia , la quale per fuggire la rabbiosa servitù de i possenti inimici, ella prima, et di poi i nipoti, et marito, si gittorno in mare. El simile possiamo dire del virile , et invitto animo della moglie del valentissimo Orgia Greco Conte , la quale essendo fatta prigiona d’un’ Centurion’ Romano,et havendola quello contra sua voglia violata, con gagliardissimo animo,anchora che conoscessi per quello dover’ esser amazzata,taglio la testa a quel Centurione che sforzata l’haveva , et gittolla dinanzi al suo caro , et diletto marito,per mostrarli la sua castità, et innocentia,et anchora lo invittissimo, et fortissimo animo suo . Ne taceremo il notabilissimo esempio del signorile animo della nobilissima Tertia Emilia Romana, moglie del primo Scipione Affricano , la quale sapendo che’l marito con una sua fantesca carnalmente usava , non solamente in vita del marito non gli fece alcun segno di malivolenza, mà ne anchora doppo la morte di quello , anzi non prese altra vendetta se non che quella piu conveniente, che pote maritò, accio che la non havessi piu cagione di peccare con altri, havendo con un’ tanto huomo havuto commertio . Et parimente diremo de gli invittissimi et signorili animi delle donne della Città di Chyo , quando ritrouvandosi assediata quella Città da Filippo di Demetrio, et havendo detto ilippo fatto mandare un bando, che a tutti i servi che della Città di Chyo fuggissino dava la libertà , et le mogli de i

 

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padroni per loro donne , et questo acausa,che incitati da quel premio,havessino ad abbandonare la Città, et venire nel suo esercito. Per la qual cosa nacque tanto giusto adegno nel petto de le nobilissime et virtuosissime gentil’ Donne di quella Città , che andorono tutte insieme à pigliar l’armi et accostarsi alle mura della Città,et si ferocemente combatterono contra l’esercito inimico , che in pochissimo spatio di tempo scacciorono Filippo,con grandissimo suo danno,et vituperio,et con grandissima perdita de i suoi soldati. Queste medesime donne anchora essendo i loro padri, fratelli,mariti in esilio, et pervenuti alla Città di Leuconia, li Heritrei che quivi erano con i suoi confederati,mosson’ guerra à quelli della Città di Chyo,i quali non potendo resistere, fecen’ patto con quelli , per salvar’ la vita , di partirsi in giubbone,et in camicia. Ilche sentendo quelli nobilissimi animi di quelle virtuosissime lor’ donne , et conoscendo una tanta ignominiosa,et vituperosa opera, ne potendo sopportarla, dissono loro una grandissima villania, et scusandosi quegli et dicendo, che poi che erano cosi convenuti non ci conoscevano alcuno rimedio. Talmente che se non fusse stato il prudentissimo consiglio delle lor’ donne, quelli con grandissima infamia,et vergogna in bel giubbone,à guisa di vili servi fuggitivi si sarebbon’ di quivi partiti,mà le prudentissime,et sagacissime donne , derno loro per consiglio,che si spogliassino é giubboni,et tutti gl’altri vestimenti,et pigliassino le armi , et gli scudi , et dicessino che quelli intendevano usare per loro vestimenti ,et giubboni . Et per tal’via recuperorono le sagacissime Donne l’honore,la fama,et la reputatione,non solo a i lor’mariti,padri, et fratelli ; mà anchora à tutta la lor’ patria.

 

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Non sono di minore consideratione i prontissimi animi delle nobilissime donne Persiane, quando havendo Cyro Re di Persia, rotti i Persiani , et ritornandosene quelli verso la loro patria , le stenuissime donne loro se gli feceno incontro,riprendendoli, et svillaneggiandoli in vari modi , et all’ultimo dicendo loro. Forse che voi fuggite verso di noi, per venire à nascondervi ne i medesimi corpi nostri, donde voi siete usciti,alzandosi ciascheduna i panni, quasi che volessin’ dimostrare volerli per assicurarli riscevere . Per la qual cosa arrositi per la vergogna , riconosciuto il loro errore,et vinti dalle vigorose parole di quei sensati petti, ritornorono animosamente indietro à combattere, et tanto vigorosamente contra i nemici combatterno , che in breve spatio di tempo restorono superiori merce delle prudentissime,et animosissime donne loro. Ne dissimili a queste furono le nobilissime donne Spartane , le quali furono di tanta virtù,et virilità d’animo,che molte di loro,la morte de i figliuoli proprij,quando gloriosamente intendevano essere stati morti,lietamente et gratamente ascoltavano; et il medesimo anchora feciono de i padri, mariti, et fratelli; et alcune altre di loro quando seppero alcuna viltà,ò pusillanimità di alcuno loro huomo , con le loro proprie mani lo ammazarono et occisero . Ne taceremo anchora, che queste medesime Spartane eran’ solite armar’ i lor’ figliuoli,fratelli,et mariti,quando andavono alla guerra, et gli acconciavano lo scudo nella man’ sinistra dicendo loro , ò in questo, ò con questo , volendo inferire, che ò morti in quello,ò vivi con quello honoratissimamente alla patria,et alle loro case si ritornassino. Ne lascierò indietro il notabilissimo esempio delle donne Saguntine,le quali

 

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cosi animose furno,che quando Annibale ando per espugnare la Città di Sagunto , tutte quelle nobilissime Matrone preseno le armi animosamente , in difesa della loro amata patria combattendo,et contra i ferocissimi Soldati di Aniballe hebbeno ardire valorosissimamente contrastare . Poco dissimile a questo fu lo invittissimo animo delle donne de Cymbri,le quali venendo in Italia con i lor’ mariti ; et essendo il loro esercito superato da Mario , non potendo elle ottener’ gratia dal detto Mario,di vivere libere in Roma al servitio delle Vergini Vestali : Prima che vedersi stratiare da i nimici,et andar’ serve loro, et i lor’ figliuoli,elessono ammazare i proprij figliuoli prima , et poi se medesime . Ne preteriremo oltra questo lo esempio delle famosissime donne Romane,le quali infinite volte han’fatto segno de i loro invittissimi animi , et massime quando Anniballe , essendo Sylvio et P. Sulpitio consuli mosse l’esercito,che haveva attendato nella campagna di Roma, verso la Città, et venendo per via Latina si accostò per sino alle porte di Roma,tanto che,et i Senatori,et i Consoli,et tutto il populo Romano erano spaventati : Ilche sentendo gli invittissimi animi di quelle gentil Donne Romane, corseno unitamente alle Bertesche sopra le mura, portando sassi,et altre cose da difendere la Città , et animosissimamente si offersono voler’ esser’ le prime à pigliar’ l’armi contra i nimici,et combattere in defensione della patria. Ne dissimile operatione ferono le medesime donne Romane,quando i Franzesi (innanzi che il buon’ Cammillo havessi dimenticata la ingiuria fattali dalla ingrata patria,et che lei co’l suo esercito sovenissi,) entrorono in Roma,et assalirono il Campidoglio, perche non solo le proprie treccie

 

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Si guastavano,per darle a i mariti,et fratelli, per far’ con esse le corde delle lor’ balestre , et archi, mà di piu anchora con la propria persona in ogni occorrentia bellica si interponevano animosamente , di sorte che tutte quelle donne nobilissime à tanti strenuissimi Capitani si potevano et meritamente aguagliare . Il simile si legge haver fatto le donne Aquilane , quando da Massimiano Imperatore era assediata la loro Città dell’Aquila. Et il medesimo le donne Cartaginesi , quando l’Affricano minore assediava la Città di Cartagine . Ne taceremo parimente le donne Pisane,le quali al tempo che la Signoria di Firenze,haveva quella Città assediata, non restavano tutto il giorno personalmente con una virilità d’animo servire alli bastoni, et a i ripari, et à portar’ cose pertinenti alla defensione della lor’ patria,et di fare,ogni altra cosa pertinente alla conservatione della libertà di quella , come se fussino veramente state ferocissimi soldati . Che diremo oltra questo del constante et virile animo della nobile Armonia figliuola di Hyerone Siracusano , la quale vedenla sua patria da i fieri inimici esser’ abbruciata,volse anchora ella insieme con la sua diletta patria i suoi giorni finire, et voluntariamente se stessa nell’acceso fuoco animosamente gittò,et cosi gloriosissimamente insieme con la sua dolce patria la vita finì. Il simile quasi anchora intervenne di una nobilissima gentil’ Donna Massiliense, la quale essendo una antica consuetudine nella Città di Massilia , di conservare infra loro veleno temperato con Cycuta,per pigliarlo ogni volta,che ò da qualche grandissimo dolore oppressi non volessino piu in vita durare,ò vero da qualche gloriosa vittoria honorati,ò quando da qualche grado , ò altezza dalli

 

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Superi premiati volessino in quel grado , ò in quella tale sopravenuta allegrezza morire,per non esser’ più sottoposti al variabil gioco della Fortuna,et non gli dar’ piu oltre faculta di potergliela col suo fallace , et vario corso perturbare. Et per questa consuetudine andando quella nobilissima Massiliese in publico Senato , et mostrando à i Senatori che ella per molte evidentissime ragioni , teneva giusta , et ragionevol’ causa di morire,con constante , et viril’ animo,in presenza di tutti vol untariamente prese il veleno,fatta prima una oratione tanto eloquente,che quasi tutti à lacrimar’ concitò,conoscendo in quella gentil’Donna, cosi pronto et virile animo , che in ogni fortissimo,et valorosissimo cavalieri stato sarebbe à bastanza. Ne pare anchora da tacere il gloriosissimo,et molto esemplare atto della famosissima Cleopatra,la quale essendo dal potente nimico superata,et fatta prigiona,per non havere à essere nel carro Trionfale dal suo nimico vilissimamente,et à sola gloria di quello menata , con fortissimo animo se stessa ammazò, con le velenose Serpi,accioche el suo nimico di lei non trionfassi . Et oltra le sopradette, infinite altre anchora ne ritroverremo,che hanno à i tempi loro fatto espressissimo paragone del loro invittissimo animo, non solo conveniente al nobil’ sesso loro,mà a qual si voglia valorosissimo huomo . Et che questo sia’l vero non dispari all’altre, furono le nobilissime Donne Lacedemoniche,molte delle quali essendo maritate a molti Gentil’huomini di Menia , et essendo i mariti loro andati ad habitare nella Isola di Colchi,et da quei primi,et da tutti li altri molto carezzati, et honorati,et di più fatti de i loro consiglieri , poco tempo doppo volsono i detti Menij occupare la Tirannide di

 

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Quella Isola,et farsela suggetta Onde scoperto il trattato furon’ subito fatti prigioni da gl’Isolani;et essendo ritrovata la fraude,et venuto il tempo di decapitargli,le sagacissime, et animosissime moglie di quelli , le quali eran’ delle prime gentil’ Donne di Lacedemonia, sentendo tal’cosa,andorono dinanzi à Senatori dell’Isola , et domandorongli di gratia,che prima che a i lor’ mariti dessino la morte che gli concedessin d’andarli à visitare, et informarsi de i loro negotij,et confortarli à patientia. Il che essendo loro concesso,le ingegniosissime,et animosissime donne, entrate che furono in carcere,conoscendo,che nessun’altro rimedio alla salute de i loro mariti trovar potevano,che mettendo la lor’ propria vita a pericolo , però esse deliberorono per salvargli la vita, di spogliarsi tutti e vestimenti muliebri, et vestirne i mariti , et lor’ restar’in carcere con le vesti di quelli à patire l’ultimo supplicio ; et cosi quegli vestiti de i vestimenti delle loro ingegnosissime , et animosissime donne,coperti co veli all’usanza del portarew loro, in cambio delle donne che à visitargli erano andate, quasi piangendo à guisa di vili femine uscirono di prigione,lasciando le lor’ virili donne,co i panni maschili in carcere, à pericolo di patire l’acerba morte,a loro meritata,ò vero di trovar misericordia appresso quei crudelissimi barbari,come poi intervenne ; Perche andando il carnefice alla prigione per dar’ loro la morte, et ritrovando che quivi non eran’ que gli che erano stati condennati, mà in scambio di quelli le lor’ mogli ; rivelò la cosa ai Senatori,eqnali gustando quell’ingegniosissimo et generosissimo atto, lo volsono con grandissima liberalità , et clemenza premiare ; et così quelle, et anchora i loro mariti furono da loro assoluti, ( mercè

 

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Della sagacità , et animosità delle sopradette nobilissime Donne). Alla quale operatione,simile anchora in petto virile,non trovo esser accaduta . Onde che doppo tale esempio gli scrittori affermorono nessun’altro al mondo maggior vincolo di benevolentia,ritrovarsi,che di marito, et moglie,ritrovandosi insieme d’accordo,mà per il contrario discordando insieme nessuna altra maggior’ afflittione esser’ al mondo. Ne poca lode par’ che meriti la verginella Polisena figliuola di Priamo Re di Troia , amata dal fortissimo Achille,la quale presa Troia, et morto Acchille , essendo presa,et menata a nimici del Re Priamo suo padre,et di poi condotta sopra la sepoltura d’Achille per voler’ di lei far sacrifitio , et constantissimo animo,non temendo la morte, ne dolendosi punto , mà virilmente presentando la gola alla ferocissima spada , con tanta virilità, et fortezza d’animo morì , che ai circunstanti diede non piccola meraviglia . Havendo per li addotti esepi a pienodichiaato il fortissimo,et virile ani del sesso muliebre; verremo adesso a verificare (come dopra habbiam’ promesso) quelle anchora di forze corporali essere al virile sesso pari,et eguali. Et à prova di questo,primamente narreremo l’esempio della famosissima Iudit, la qual’ secondo che referisce Brunetto Latino, fu Donna di grandissimo coraggio,et secondo l’opinion’ sua più forte et gagliarda che alcun’ altro huomo. Et che ciò sia vero si mostra , perche ella non teme la forza d’Oloferne,anzi mettendosi à rischio di morte per scampare il suo populo,con grandissima arte,forza, et ingegno l’ammazzò, mentre ch’egli dormiva senza alcuna sua offesa portandone l’horribil’ testa al popolo d’Isdraelle;onde ne nacque

 

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di poi vittoria contro de i suoi crudelissimi nimici. Ne dissimile è el chiaro esempio delle invittissime Marpesia , et Lampo Sorelle,et Regine delle Amazone,le quali per le vittorie,che nelle lor’ guerre hebbeno si vendicorno el nome di figliuole di Marte . Habitavano queste invittissime donne nel paese di Scytia luogo molto selvaggio, nel quale à caso capitorono Scolapio , et Sylisio cacciati della lor’ patria,i quali erano duo giovani nobilissimi,et regali,et con esso loro havevano parte de loro populi, equali cominciorono per quel paese à rubbare,et assassinare tutti e convicini,et habitanti, per ilche le dette donne grandemente sdegnate tutti gl’ammazorono , et di poi andorono à combattere con altri lor’ nimici, et quelli scacciarono,et superorono , feceno anchora molte guerre co lor’ convicini, equali tutti vennero à humiliarsi,et à domandar lor’ pace, la quale esse gli concederono Ne mai volsero quelle strenuissime femine piu tor marito , mà mandavano tal volta alcuna di loro à starsi co i vicini, et come erono pregne se ne tornavano alla loro habitatione , et tutti quegli,che di loro nascevano,se maschi erano gli uccidevano ,et se femine le conservavano,et non in filare,o tessere,o cucire, mà in guerre,in armi,in giostre,et insimili altri militari esercitij le nutricavano , tagliandogli la poppa destra subito che nascevano,et incendendola col fuoco, perche di poi in durata regessino con essa gagliardissimamente la lancia, et le sinistre poppe per allattare le fanciulle femine , che di lor’ nascevano,conservavano di sorte, che dette Amazzone vennero in tanta ferocità,et gagliardia,che non solo le vicine Città,mà et Scytia, et parte di Europa occuporono;et di piu anchora una parte dell’Asia,et sempre man=

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tre che visseno le dette,una di loro andava alla guerra, et l’altra restava al reggimento,et governo del loro imperio. Alle quali seguirono Ortia, et Antiope Regine anchora esse delle Amazone , le quali doppo la morte delle sopradette,con la lor’ robustissima gagliardia,et virtù militare superorono molti populi, et ampliorno el loro stato, volendo non di manco sempre queste due famosissime Regine nella lor’ virginità conservarsi . Pantasilea di poi successe nel regno,la quale quantunque formosissima et delicatissima di corpo fussi,non di manco fu di si virile,et gagliardo animo,et di tale esercitata virtù militare,che quasi continuamente andava tntta armata, et cosi armata cavalcava tutto’l giorno si come ogni altro ferocissimo cavaliero . Fu questa costumatissima donna a tutte l’altre Amazone di fortezza di corpo superiore,fu anchora ingeniosissima,et acutissima,et fu la prima che ritrovò l’uso dello Astore;et innamorata della fama di Hettore, quantunque mai veduto non l’havessi,andò in aiuto de gli sfortunati Troiani contra i Greci;dove fece mirabilissime prove, et piu volte in guerra ruppe gli ordini delle schiere de i Greci, mettendoli in fuga,tanto che al fine honoratissimamente combattendo fu morta. Ne taceremo el giustissimo sdegno di Bunduica Regina di Brettagna , contro di Paulino Nerone, la quale havendo notitia, che quello usava una insolita,et ignominiosa crudeltà contro alle Donne,cio è che tutte quelle che in guerrapigliava , le faceva per li capelli appiccare,et tanto cosi stare che erano costrette a morirsi; mossa da ferocissima indignatione contra di quello,venne à far’ giornata seco,et cosi animosamente combatte, che lo roppe,uccidendo la magior’ parte de suoi,et lui prese pri=

 

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gione;et la medesima morte, che egli alle innocentissime donne dava , gli fece con grandissimo suo vituperio sostenere . Ne potremo senza gran carico preterire il gloriosissimo esempio della fortissima Cammilla de Volsci , laquale,infra tutti li altri guerrieri, fu guerriera stenuiissima,et dotata di quattro dignissime qualità:di bellissima forma di gagliardissima,et fortissima,corporatura di destrezza,et leggerezza straordinaria; onde per un’ campo di grano si legge quella haver’ corso, senza piegarne, ò guastarne una minima spiga, et di candidissima intatta virginità, quantunque Regina fussi ; onde fu degna esser’ chiamata honor’,et bellezza d’Italia ; questa con molte sue damigelle,andò contro à Enea in aiuto di Turno,doe in quella guerra virilmente combattendo morì . Molto glorioso esempio anchora sarà quello della honoratissima Thomiris, Regina di Scytia, valentissima , et astutissima guerriera , la quale venendo Cyro Re di Persia à i danni del suo regno, con astutia lo vinse, et superò;perche andandogli ella incontro con le sue genti ritrahendosi à poco a poco,condusse lo esercito inimico in luoghi tanto stretti,et diserti che assediandolo , et assaltandolo gli dette una grandissima rotta,nella quale il meschino Re rimase prigione della detta Regina; la quale per pagarlo , delle crudeltà usate da lui lo fece gittare in un gran’ truogo di sangue vicino al luogo dove fu sconfitto dicendogli, tu che hai havuto sete del sangue cavatene la fete . Ne preteriro lo invittissimo animo,ne la astuta vittoria della castissima Arthemisia Regina di Acaia , la quale morto il marito restò in governo del regno; et perche i Rodiani sono molto vicini al detto Regno,morto il Re , parendo loro che

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un’ tal regno non si convenisse restar’ in mani,di donne,con grandissima armata vennero allo assedio d’Acaia,pensandosi allimproviso pigliarla: ilche vedendo Artemisia subito comandò,che tutti i suoi huomini si armassino,et seneandassino nel porto minore di Acaia , perche duoi porti v’erano,uno maggiore, et l’altro minore , il qual’ veniva coperto dal Palazzo Reale . Et fatto questo , comandò a tutti i Cittadini,che quando vedessino un’ certo segno , che e chiamassino e Rodiani drento alla Città, mostrando volerla dar loro,sicurissimamente,promettendo non fare difesa alcuna,et cosi feceno . Onde e Rodiani entrati dentro alla Città , andorono fino alla piazza credendosi essere vero quello che era stato loro promesso , ma venne loro il pensier’ fallito,perche Artemisia con tutte le sue genti usci del porto.et venne tacitamente nello aperto mare, et trovando che i Rodiani (pensando di pigliar’ la Città) havcano abbandonati e loro navilij , et erano entrati nella Città, prese la abbandonata armata di poi subito gl’assaltò nella Città da ogni banda,di sorte che trovandosi essi in mezo , restorono tutti tagliati à pezzi Et fatto questo la animosissima Regina,armate le medesime Navi de i Rodiani con le sue genti , et con le insegne Rodiane ingrillandate , et impalmate di lauro in segno di vittoria , fece dirizzar’ le vele verso la Città di Rodi , et giunti appresso la Città i Rodiani credendosi che e fussero i lor’ Cittadini , che tornassino con la vittoria alla patria,aperte subito con grandissima allegrezza le porte senza alcuna guardia fare , la sciorono entrar’ tutta quella gente; et cosi dalla sagacissima Artemisia fu presa,et subiugata la Città di Rodi. Onde ella incontinente fece amazzare tutti i primi della Città,

 

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et quelli,de quali alcuna suspitione haver’ si potessi;et fece di poi fare due statue nella piazza della Città una che la vincitrice Artemisia, l’altra, che la Città di Rodi vinta rappresentavano : et cosi gloriosissimamente non solo la propria Città sua difese , mà anchora la aliena con grandissima astutia subiugo . Che diremo della eccellentissima Olympia Regina di Macedonia, madre del grande Allessandro ; la quale havendo fatto amazzar’ Filippo Re di Macedonia suo marito,per cagione del poco cortese divortio che con essa haveva fatto , restò doppo la sua morte Regina. Donde che essendoli mosso poco di poi guerra, et assediata la Città,al fine la detta Olympia restò prigiona ; et venendo gli occisori in carcere per volerla amazzare,quel constante,et fort’animo,conoscendo quelli per tale effetto esser’ quivi venuti , senza alcuna parola , et senza alcuna lagrima acconciatasi primamente i panni , a causa che per il moto non mostrarsi le cose pudiche , s’offeri per se stessa prontamente a gl’occisori,mostrando di desiderare,et cercare quello che tutti e robustissimi petti de gli huomini temano,et fuggano. Ne par’ cosa degna di tacere l’esempio della nobilissima Veronica Pontica , la quale per gli strenuissimi gesti suoi meritò il cognome Perche quella memoranda donna infiamata per la fraudolente morte di duoi suoi figliuoli si armò,et montata in surun’ carro sen’ andò nello esercito contra di colui che per ordine di Mitridate gli havea occisi i figlioli,et seco valorosissimamente combattendo con la lancia gli passò el costato et amazzollo;et di poi co’l carro gli passò sopra più volte,et andossene dove i figliuoli morti giacevano , dando à quelli honoratissima sepultura. Che diremo delle consumatissime nelle guerre donne

 

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donne Tartare,le quali per antico costume di quella regione sempre i ferocissimi Tartari con loro alle guerre menavano,faccendo loro gl’Archi,le Balestre,et le Saette portare,et a tutti le militari fastidij avezzandole,non manco in quelli che gl’huomini si esercitavano . Ne lasceremo indietro l’esempio della fiera Semiramis figliuola del Re Nino,la quale fu bellissima di corpo, et essendo d’anni ventidua dal Re Nivo suo padre fu presa per moglie , et fatta Regina di tutto lo stato , et governollo con grandissima prudentia , et tutto il giorno andava armata et menava seco gran numero di cavalieri,et altri guerrieri a guisa di stenuissimo conduttieri . Questa fu quella che alle altre donne insegnò portare l’armi come faceano tutti i nobilissimi cavalieri,et ella stessa sempre portava la Regale insegna del marito ; et divenne esperimentatissima in guerra , et di grandissima reputatione et fama , et con le sue forze et ingegno passò l’India; che mai fu persona al mondo per fino à quel tempo che la passassi . Il secondo poi che la passò fu il grande Alessandro . Questa acquisto tutta l’Asia,et quella tenne sotto di lei per molto tempo, et ancora oltra questo fece riformare di dentro , et di fuori la antichissima Città di Babillonia,et fecela si forte, che non si trovò mai alcuno che la espugnassi ò superassi . Ne preteriremo il degno esempio d’Isicratea , moglie del nobilissimo Mitridate Re di ponto, la quale amando sommamente el suo marito, deposta la feminile morbidezza,tagliatasi i capelli,et vestita da huomo , coperta sempre d’armi per tutte le guerre el suo marito andava,tanto per mare, quanto per terra lo seguitava, di sorte che d’una delicatissima donna, divenne una gagliardissima et ferocissi=

 

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ma guerriera. Sono anchora oltre le dette molte altre gentil donne,le quali et di fortezza d’animo , et di gagliardia di corpo potrebbono come le sopradette far’ degno paragone à ogni strenuissimo cavalieri, si come si legge della moglie di Asarubale,et di molte altre,le quali tedioso et lungo sarebbe raccontare,però le lascieremo da parte bastandoci assai con gl’esempi delle sopradette haver’ cavuto di dubbio ciascuno che della fortezza,ò d’animo,ò di corpo,delle donne dubitassi. Aggiungendo anchora in petto feminile mai non si esser’ trovata una tal’ pusillanimità, quale in Dyonisio Siracusano esser stata si legge . Perche essendo egli creato Re di Siracusa, in tanta viltà d’animo, et timor’ di morte pervenne ; che da se stesso si rinchiuse in una fortissima Torre come in perpetua carcere,et da una piccola finestra di quella appena si lasciava vedere , nella qual’ Torre si entrava per un ponte levatoio,et era circondata da profondissimi fossi , et altissime mura,et con una scala levatoia entrava nella Camera dove dormiva , dove prima per uno strettissimo ponte entrato tirando detta scala, dentro si rinchiudeva,alzandosi da se stesso il ponte,et ogni altra cosa similmente da se stesso faccendo,che a lui fusse stata necessaria,non si fidando di persona alcuna; et quando voleva dare udienza si affacciava à una finestretta piccola della Rocca ; et dalle sue figliuoline piccole si faceva rader’ la barba,secondo l’uso antico di quel paese, non si fidando che altre persone con ferro gli andassino a torno essendo quelle fanciulle cresciute in età di xiij anni,temendo pure anchora di quelle,cominciò a prohibirgli che con ferro lo radessino,faccendosi da quelle rader’ la barba co i carboni accesi, di sorte che simil’ ò pari viltà d’animo a questa

 

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in petto feminile ritrovarsi non penserò giamai , onde quegli,che di poco animo le donne haranno tassate , potranno meritamente venire nella contraria opinione , attesi gli esempli,et autorità sopradette. Quanto alla festa calumnia alle Donne attribuita , dello esser’ quelle di poca ò nulla segretezza,ne dapere tenere le cose segrete,ma esser’ pronte,et facili à rivelarle, provando questa loro opinione con una semplice favola d’uno Ymeneo , il quale volendo far prova della segretezza della sua moglie , che piu volte di tal’ virtu con esso si era vantata, finse una volta ( quando meglio si sentiva) di haver’ un’ grandissimo travaglio tutta la notte lamentandosi, onde la moglie destandosi sentendolo lamentare , con grandissima instantia,et con molte amorevolezze,et lusinghe lo domandava che cosa si sentissi ; mà il sagace marito per far venire in maggior desiderio la moglie di saper cio che gl’havessi,mostrò di non glielo voler’ dire,anzi lamentandosi continuamente faceva segno ogni hora di haver’ maggior’ travaglio , finalmente quando gli parve bene haver’ messo in testa alla semplice donna il desiderio di intender’ quel che gl’havessi ; io non posso (gli disse) à te negar’ cosa alcuna mà advertisci bene moglie mia cara conoscendo che ogni cosa gli crederebbe, et promettimi di non dir’ cosa alcuna,et tenermi segreto quel ch’io ti dirò,perche è cosa tanto strana,et tanto fuori del consueto quello ch’io mi sento , che io stupisco da me stesso à pensarla , et non vorrei per quanto io ho cara la vita mia,che alcun’ mai sapessi questo mio accidente . Et di poi che la semplice moglie con grandissime promesse , et giuramenti gli hebbe affermato di non revelare cosa alcuna,l’astuto Ymenco gli disse. Sappi come sta notte io ho sen

 

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tito tanto travaglio che per il grandissimo affanno hò fatto dua va dandogliele in mano ; perche à posta la sera se l’era portate al letto ; Ilche vedendo quella semplice donna forte si maravigliava , et di nuovo promette al marito di mai non parlarne,parendogli mill’anni di andar’fuori’ di casa, per conferire una tale inaudita sciagura con la comare,et vicine,et cercando occasione di andar’ fuora per altre faccende,subito corse à casa della comare raccontandogli questa tale sciagura quasi in confessione, et a casa subito sene tornà, per vedere come il marito la facessi pensandosi che stessi come una donna di parto, quando havessi fatti duoi figliuoli maschi ad un’ parto : la buona comare subito sene andò a trovare anch’ella la vicina a se cara, questa tal disgratia rivelandoli , et dove à lei di dua era stato referito di quattro fece mentione: et cosi feceno l’una a l’altra tanto che non passò l’ho di nona,che per tutta la Città questa tale sciagura fu publicata,et accresciuto il numero delle ova à quaranta ; et così quello astuto huomo si accorse della poca segretezza della sua semplice moglie , et mai piu gli volse alcuna cosa conferire; onde ne nacque,che generalmente le donne entrorono in questa sinistra opinione , di non saper’ tanere celate le cose . Ma certissimo è che si come la fama di questa nota imposta alle donne,è proceduta,et procede da una vanissima favola,et fallace manzogna, così anchora vanamente, et falsamente e stata alle constanti donne imposta,perche una cosa ne fussi che non sapessi ritenere in se i segreti del marito,non si doveva per questo dare una generalissima nota a tutto’l sesso ; perche certamente discorrendo tutte le attioni donnesche che per li scrittori narrate, et referite si trovano , delle mille una non si

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Troverrà pari alla sopradetta , mà si bene per il contrario ne troverremo infinite haver’ fatta mirabilissima prova di segretezza. Et primamente oltra le allegate di sopra,ove della constantia delle donne si parla , piglieremo lo esempio d’Epicaris Libertina Romana , la quale essendo consapevole d’una grandissima congiura contra del crudelissimo Nerone,fu di tanta constantia taciturnità,et segretezza, che dato che con asprissimi tormenti fussi attrocissimamente tormentata,non di manco mai non volse alcuno de i complici della congiura rivelare,quantunque molt’ altri nobilissimi cavalieri Romani,di questo medesimo consapevoli, con molto minor’ tormenti assai de i congiurati publicassino . Ne dissimile è a questolo esempio della tenacissima Helena Greca, la quale anchora che con grandissimi tormenti vessata fussi à fine che dovessi la congiura contro il sevissimo Tiranno rivelare, non di manco piu presto la propria lingua,come di sopra ad altro proposito habbian’ narrato con i proprij denti tagliar si volse, et in faccia de i giudici sputarla,che alcuna cosa di detta congiura rivelare. Ne taceremo il memorabile esempio della constantissima Paulina moglie di Seneca Sapientissimo Filosofo , la quale essendo denuntiata la morte per un’ Centurione al marito per parte di Nerone, per esser’ egli consapevole di certa congiura , della quale anchora la detta Paulina era parimente cosapevole , per non havere quella constantissima donna a rivelarla,piu presto alla medesima morte che il suo marito Seneca patì,d’esser’ condennata,che alcuna cosa della congiura volessi revelare. Ne si conviene a questo proposito tacere l’esempio della veneranda Atheniese Leona, et di molte altre che in questo atto di segretezza,hanno li hu=

 

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mini anchora che barbatissimi superati ; ilche è certo segno che à torto le donne sono state di simile macchia notate . Et a comprobatione di questo piglieremo la autorità del medesimo Seneca, che gli scrittori nel primo contra le [???ILLEGIBILE???] donne in questa sesta macchia pigliano, et di piu la autorità del sapientissimo Salamone, li quali ambiduoi quando del revelare i segreti hanno parlato, non si sono piu a l’un sesso che a l’altro applicati; mà generalmente hanno detto, et tanto l’uno quanto l’altro sesso consigliato,che persona alcuna non palesi le cose secrete sue à persona, et questo per una savia ragione che il moral’ Seneca ivi allega,dicendo che se tu per te stesso sei stato si poco patiente in ritenere in te e tua segreti, che non habbia potuto fare di non revelargli, ma gli hai tù stesso confidati alla discretione d’altri strani petti,come vuoi tù poi che una altra persona habbia havere à te piu rispetto, che non hai havuto tù a te stesso ? Et in un’altro luogo disse , se tu non comandi à te stesso di tacere,come comanderai tu questo ad altri ? o come starai sicuro,che i tuoi prieghi a quello fatti ti giovino,se à te stesso non hanno giovato ? Et il sapientissimo Salamone disse , quello che non può constringere il suo spirito nel parlare, è simile alla Città che non ha mura,che à sua posta non puo ritenere i Cittadini,che o vadan’ fuora “ et pero biasimano questi duoi sapientissimi tutte le persone , tanto de l’uno quanto de l’altro sesso , che in petto d’altri e lor ‘ segreti confidano,et pero non habbiamo noi per conto alcuno à sopportare che le donne, piu che gl’huomini restino di simil’macchia notate, et cosi alla sententia di Seneca nel primo libro allegata non sarà necessaria altra risposta, conciosia che di sopra habbiamo con l’autorità del me=

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desimo Seneca , et del sapientissimo Salamone conchiuso, che indistintamente,tanto l’uno quanto l’altro senza alcuna applicatione parlando,sia tenuto, et debba el suo intimo segreto ad altri non confidare .     Quanto alla settima calumnia alle donne attribuita della della troppa elevatione,et superbia. Dico che in questo penso l’errore esser’ commune, et che se rivolgeremo diligentemente le antiche, et moderne historie ritroverremo eguale l’errore nell’uno,et nell’altro sesso,et forse anchora molti piu esempi di eccessiva superbia in huomini,che in donne. Perche se una Niobe ritroviamo haver’ tanto in superbia ecceduto,che habbia havuto ardire contendere con la divina Iunone; troviamo anchora infiniti huomini esser’ stati superbissimi; et infra gli altri il superbissimo Campaneo,il quale e rimasto in comun’ proverbio d’ogu’uno,che quando si vuole alcuno di superbia tassare,si dice, Tu hai piu superbia che Campaneo ; il qual’ superbissimo, et arrogantissimo huomo credendosi per sua elevatissima superbia poter’ contra il voler’ delli dei,et quasi a lor’ forza pigliar’ la Città di Thebe,quella assediando, fu da Giove con meritevole supplitio fulminato,et morto. Milone Crotoniata, confidandosi troppo di se stesso per le sue sopranaturali forze delle braccia,volendo la quasi fessa quercia aprire , et riserrandosi in quella le sue fortissime mani, pensandosi poter’ la forza della annosa quercia superare,resto del suo animo deluso,et gabbato,perche riserrandosi piu ogni hora el tronco, et ritenendogli contra le horribili sue forze continuamente le mani attaccate;tanto quivi fu forzato stare , che mancando a poco à poco restò miseramente pasto alle affamate, et silvestri fiere . Et molto maggior’ superbia si potrà giudicar’

 

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esser’ stata quella de i superbissimi figliuoli della Terra i quali per troppa elevatione hebbono ardire di voler’ i monti l’uno sopra l’altro porre per salire al cielo,et cacciarne gli habitatori di quello;mà gabbati , et delusi con grandissima loro ignominia , da gli Dei sotto quei medesimi monti sommersi; la loro infelice vita insieme con la superbia in un’medesimo tempo finirono . Ne preteriremo anchora di narrare di Theseo, et Pirithoo , i quali quantunche mortali fussino , non di manco per la lor’ superbia ardivano in cose piu alte interporsi,che a mortali huomini si convenissino, et infra le altre confidati si nelle loro gagliarde forze , et in quelle del lor’ amico Hercole,deliberorono di voler’ forzatamente per moglie le figliuole de i sommi Dei, et sapendo che Proserpina figliuola di Giove era allo inferno,hebbeno ardire di voler’ andarvi à rubbarla ; et ne trassono Cerbero che s’interponeva al prosuntuoso loro ardire;mà alla fine della lor’ poco conveniente elevatione,et superbia hebbeno dalli Dei il debito gastigo,perche allo oscuro, et tenebroso inferno rimasto uno di loro, riportò la pena della sua temerità . Infiniti sono anchora gl’altri del viril’ sesso, che di superbia, et arroganza da gli scrittori sono stati notati, et per esempio si potrebbono addurre,si come diffusamente per Valerio Massimo nel capitolo , nel quale parla della superbia et fiducia di se stesso, dove pone tutti li esempi del viril’ sesso, et nessuno del feminile si ritrova : onde che gran maraviglia pare che la detta Niobe si sia ritrovata sola in tutto’l sesso di tal nota macchiata. Ma se vorremo scusarla potremo dire, che questo fussi per la fecondissima procreatione de i figliuoli, la qual’ à quel tempo era in grandissima veneratione,perche alle donne fecon=

 

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de dalli antiqui Romani,et sapientissimi Legislatori , per universale, et commun’ legge sono state date , et hoggi anchora si danno molte prerogative ; di sorte che non è gran meraviglia,se per quello Niobe si fussi levata in superbia . Mà gli sopra allegati del viril’ sesso,che in maggior’superbia scorseno,che non fu quella di Niobe , non si può negare non esser’ degni di maggior biasimo,che la sopradetta Niobe .   Possiamo anchora per una altra naturalissima ragione Filosofica mostrar’ che generalmente nelle donne sia manco superbia , et minore elevatione , che non si ritrova nel viril’ sesso : et questo perche gli huomini (generalmente parlando) sono di maggiore calidità, et di piu sangue che le donne,et per questo sono anchora di maggior’ superbia, et maggior’ ira che le donne;perche il sangue,et la calidità sono virtù nutritive della superbia , et per il contrario la frigidità,et paucità i sangue amorzamento, et diminutione di superbia : et per questo si può conchiudere,che tanto per ragion’ naturale et Filosofica, quanto anchora per esperienza,et per esempi, si trovi maggior’ superbia et maggior’ elevatione nel virile,che nel feminil’ sesso, et conseguentemente che le donne per questo venghino da questa settima macchia salvate,et difese . Quanto alla ottava imputatione di eccessiva Libidine. Dico che non manco in questa,che nelle altre narrate calumnie,le donne sono state et sono inmeritamente notate ; perche se ben’ negar’ non possiamo,che alcune donne come naturalmente interviene sieno state dedite alle lascivie , et che anchora la giusta et ragionevol’ meta in questo habbino trapassato,non di manco et in numero , et in qualità gl’huomini avanzeranno le donne; onde per questo non par’ ragionevole, che le donne

 

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più che gli huomini si habbino meritato di essere di tal vitio notate. Perche la Natura hà tutte le creature tanto del masculino, quanto del feminin’ sesso create generalmente proclivi non solo alla libidine, mà anchora à tutti gli altri sensuali, et mentali appetiti , si come espresissimamente si legge ne sacri Canoni; ne per questo hà dato,o dà la Natura maggior’ inclinatione all’un’ sesso che all’altro,mà parimente,et egualmente tanto al maschio, quanto alla femina; si come si conosce sempre in tutti i naturali ordini,la natura per sua natural’ essentia operare ; et però non si può, ne si debbe giudicare in questo l’uno piu che l’altro difettoso,ne piu facile ò proclive ; ma solo per esempio delle mondane attioni dell’uno,et dell’altro sesso,si potrà facilmente conoscere,chi di lor’ dupi in questo , et ogni altro vitio ecceda. Et se bene in alcuna delle sopradette donne alcune operationi si ritrovassino, che segno d’immoderata lasciavia dimostrassino , non di manco discorrendo le antiche et moderne carte ritroverremo gran numero d’huomini,che di virtù et fama sono stati chiarissimi , et non di meno in questo vitio,molto piu proclivi et facili sono stati , et in quello più immersi,che non sono state alcune delle dette donne. Et cominciando in questa materia a narrare gli esempi de gli huomini, et di quelli massimi che piu che tutti gli altri in fama,et reputatione eccelleno,et che di virtù,di prudenza,di sapere,et di consiglio sono stati dotati, et di quelli che di fortezza d’animo,et di gagliardia di corpo sono stati al mondo a tutti gli altri anteposti; ritroverremo questi tali molto piu in simili appetiti esser’ trascorsi , che non alcuna delle narrate gentil’ Donne; et per questo non meriterebbono le donne in alcun’ modo tale esorbitante mac=

 

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chia . Et per venire à particulari esempi farem’principio dal primo huomo padre nostro Adam,il quale essendo dal sommo Monarca con tutte le virtù, et scientie che in human’ corpo ritrovar si potessino creato; non di manco sottomettendosi al sensuale appetito et volere d’una donna, non solo sè, mà anchora tutta la humana generatione pose in pericolo . Seguì quel grandissimo propheta Davit , che per la rara bellezza di Bersabe , et per l’immoderato Amore che à quella portava,fece non solo l’homicidio, mà anchora l’adulterio,dua piu esorbitanti vitij,et delitti,che si potessino à quei tempi commettere; ilche mai alcuna delle dette donne ardì commettere . Salamone il sapientissimo,quantunque à tempi sua ciascheduno dello human’ genere in sapienza avanzassi,non di manco in questo vitio tanto di tutti fù piu Libidinoso;uanto anchora in sapienza tutti gli altri avanzò. Onde alcuni di lui scrivendo dicano, quello esser’ solito tener’ trecento concubine, et all’ultimo anchora egli per la bellissima Ydumea,da lui piu che tutte l’altre amata,non solo gl’Idoli per piacer’ à quella adorò;mà anchora la sua propria fede falsificò .   Aristotile principe de i Peripatetici Filosofi,si legge per amor’ di donne, coninfiniti altri,che in ogni professione eccellenti furno reputati, haver’ la conveniente meta in questo Libidinoso appetito trapassato .   Venendo anchora a quella sorte di huomini, che di fortezza,et gagliardia di corpo il principato hanno a tempi loro tenuto , diremo che anchora questi molto più che la loro fortezza,et gagliardia non sopportava,si sieno lasciati dal nobil’ sesso feminile suggiurare,et a i sensuali, et Libidinosi affetti molto più che il lor’ grado non richiedeva si sono lasciati scorrere ; Et di questo ne fanno

 

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testimonio Sansone, Hercole, Hettore, Enea, de i quali el primo in grembo duna vile eretrice essersi piu volte addormentato si legge,et da quella gabbato,et delle sue sopra naturali forze privato,et all’ultimo preso,carcerato et per inganno di quella miseramente morto . Il fiero et possente Hercole in luogo delle sue validissime armi, oltra molte altre demostrationi,che si legge havere fatte, la rocca et il fuso in feminile habito, per la bellissima Yole havere preso si afferma . Venendo similmente ad ogni altra forte, et condition’ di huomini, in qualungue stato,grado , o conditione si sieno, gli troverremo senza alcun’ dubio molto piu proclivi , et molto piu inclinati et transcorsi alla petulante Libidine che non si troverranno le donne. Et da l’altra banda ricercando il contrario effetto di castità , et di temperanza ritroverremo infinitissimi esempi di donne, che di huomini pochi sene troveranno,se bene Scipione (dico del grande Affricano) se Hypocrate Filosofo leggiamo essersiritrovati continentissimi , leggendosi che Scipione essendoli nella guerra di Spagna presentata una nobilissima,et bellissima giovane,guadagnata da un suo soldato in, quella guerra, et intendendo egli che l’era moglie di un’ gran’ gentil’huomo spagnuolo non solo quella non violò, ma con grandissimi doni, et honorata compagnia al marito la rimandò . Et Hypocrate Filosofo essendosi una notte una bellissima meretrice a canto a lui posta,et benche tutta quella notte con suavissimi incitamenti lo incitasse à Libidinosi effetti, non di manco non mostrò con quella alcun segno Libidinoso ; di sorte che di questi dua constantissimi petti non è dubbio alcuno che meritamente il viril sesso si puo gloriare. Ma non per questo pari a quello del nobil’

 

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sesso muliebre , perche certamente molti piu belli esempli ritroverremo di castissime, et pudicissime donne,et di molto maggior’ efficacia , et consideratione che non è alcuno de i sopradetti : perche delle donne ritroverremo un numero infinito, che con la propria voluntaria morte hanno dato segno de lor’ castissimi animi,il che nel viril’ sesso di rado ò non mai esser’ accaduto si legge . Et per non privar’ le donne del lor’ debito honore,et grado alcun’ particular’esempio qui sotto ne porremo . Et prima della pudicissima , et castissima Romana Lucretia , la quale meritamente el nome di vera pudicitia si ha vendicato,disopra ad altro proposito allegata .   Secondo diremo del constante,et fermo animo della famosissima Ippia Greca,la quale essendo per grandissima fortuna di mare oppressa , et fatta prigiona di certi corsali, et intendendo lei mentre che ne la menavano,che quelli ragionavano infra loro di torgli la sua virginità,prima che a cio venir’ volessi,voluntariamente si gittò in mare, eleggendo piu presto miseramente la sua vita finire,che in modo alcuno la sua pudicitia violare     Ne dissimile è lesempio della pudicissima Artemisia , la quale morendo el suo dilettissimo consorte,Re di Achaia,quello primamente con celebratissimi honori , et bellissime esequie honorò,et di poi le ceneri del morto corpo,in se stessa conservò,et ogni giorno nel vino bevendone volendo che quelle ossa havessino quella medesima sepultura in morte , che in vita havevano goduta .   Il simile diremo del castissimo petto di Ypermestra figliuola di Danao,Re delli Argivi, la qual’ sola delle cinquanta figliuole di Egisto salvò il suo marito Liceo facendogli certa , et indubitata fede della sua grandissima benevolenza,et castita .   Ne è da preterire

 

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La moglie di Orgia Conte Greco, la quale (come di sopra ad altro proposito habbiamo narrato) essendo prigiona d’un Centurion’ Romano , et havendo quello violentemente corrotta, non hebbe paura per vendetta di tal violenza tagliarli la testa,et se stessa esporre à evidentissima morte.     Ne manco bello sarà lo esempio della castissima Ylia Romana moglie di Tullio nobil’ Romano , al quale essendo un’giorno detto,che gli puzzava il fiato , ond’egli subito maravigliandosi che se ne essendo cost la sua Ylia non ne l’havessi avvertito , se n’andò à casa, et assai con quella si dolse ricercandola qual’ fussi la cagione che puzzandogli il fiato,come quella mattina gli era stato rimproverato, ch’ella non gli havessi mai di questo fatto parola alcuna; al quale la castissima Ylia rispose , Caro mio Tullio io mi pensavo che a tutti gli huomini cosi puzzassi,però mai di questo t’ho parlato,segno certissimo di grandissima castità et reverenza. Sono anchora degne di grandissima lode le prudentissime figliuole della Contessa Lomgobarda Rafinalda nominata, la quale havendo fatto offerire à Catonio Re de Lombardi,che assai gli era piaciuto,quando allo assedio della sua terra venne,che s’egli si contentava pigliarla per moglie gli cederebbe il dominio di quella terra Onde quello accortissimo Re conoscendo, che ella per satiare la sua sfrenata voglia la propria patria in preda de nimici dar’ voleva,accettò il partito,et entrato dentro alla terra con l’esercitio,la prima notte per sua legittima moglie la tenne,mà il secondo giorno la fece schermare,et stratiare, Il terzo la fece asprissimamente tormentare, et a l’ultimo impalare,ponendo lettere sopra la sua testa, le quali dicevano. A tale lussuriosa moglie , che la propria patria ha

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Data in preda , tal’ marito gli si conviene . mà le castissime sagaci figliuole della detta Contessa,non volendo seguitare i vestigij della madre,vedendo tutta la Città sottoposta, et in preda del crudelissimo Re, per salvarsi la lor’ virginità si poseno nel letto fingendo d’esser malate , et si messono sotto le mammelle , t sotto le braccia carne di polli fracidi,tenendol bene strette , accio che riscaldandosi dessino maggior’ fetore,di sorte che per tale astutia ciascuna persona che se gl’accostava sentendo el gran puzzo da quelle saggiva,non manco che se state ammorbate fussero,et cosi quelle due nobilissime et castissime giovani, la pretiosissima virginita loro conservorono. Et per questo di poi , et per altre lor’ degne ottime parti , una di Francia Regina, et l’altra di tutto el mondo Imperatrice divenne. Che debbiamo giudicar’ oltra questo del castissimo petto della nobilissima, et virtuosissima vedova Cumma , dal quasi tiranno Signorige tanto grandemente,et con morte del marito,et con minaccie de parenti infestata?la quale l’atto di sopra al legato tanto glorioso fece per salvar’ el casto letto alle ossa del suo caro marito. Ne taceremo lo esemplo della pudicissima,et constantissima Euadne , la quale subito che fù morto il suo caro consorte , per mostrar’ quanto amor’ in vita gl’haveva portato , mentre che’l cadavere di quello si abbruciava si gittò nel fuoco , et insieme con quello il breve corso di sua honorata vita finì . Ne preteriremo l’esempio d’alcune altre,le quali quantunque la voluntaria morte data non si habbino,non di manco grandissimi segni di castita,et pudicitia hanno publicamente dimostrato ; di sorte che le donne,con le chiare operation’ loro, non solo hanno mostro di castità essere al viril’ sesso pari, mà anchora (se

 

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è lecito dire ) superiori . Et infra le altre la honoratissima Dea Vesta figliuola di Saturno, la quale per servare perpetua castità,et virginità meritò di esser’ Deificata,et nel numero delli Dei esser descritta , et per maggior’ veneration’ di lei nel sacratissimo tempio suo fu ordinato che non servissino se non fanciulle vergini . Ne taceremo lo specchio della Romana pudicitia,Sulpitia moglie di Fulvio Flacco, la qual’ infra tutte le pudicissime donne di Roma ella per la piu pudica fu eletta ; et prima il numero di cento ne elessono ,et di poi di quelle cento dieci,et all’ultimo di quelle dieci fu sola eletta la pudicissima Sulpitia . Che diremo della consuetudine de Populi di Tracia,una parte de i quali, hà per costume che subito che muore uno huomo in quella Città pigliano ò la moglie,ò altra donna che a lui piu cara stata fussi,et quella ben pulita et bene ornata insieme co’l marito, ò parente morto alla sepultura destinano, dove uno delli piu propinqui parenti di lei l’occide,et insieme col defunto parente, o marito la sepelliscono,segno di grandissima castità, et constantia di quella donna,che si voluntariamente alla manifesta morte senza alcuna lagrima si espone. Ne pretermetteremo di far mentione della castissima Penelope moglie dello astutissimo Ulisse,et figliuola d’Ycaro, la quale per la lontananza di venti anni del suo Ulisse, (pensandosi per ogn’uno che ci fussi morto alla guerra Troiana) da molti gentil’huomini et grandissimi personaggi fu di nuovo matrimonio infinite volte ricerca , et sempre la castissima giovane,hora con una scusa, et hora con un’altra,andava le speranze de isolleciti stimolatori prolungando,et a l’ultimo non sapendo piu dove rifuggire, ne potendo piu alli stimoli di coloro che strettissimamente di matrimonio

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monio la ricercavano contradire,domandò termine quanto una sua cominciata tela finissi,et ottenutolo,per haver causa di maggior’ tardanza , la pudicissima giovane il dì tesseva,et la notte el tessuto disfaceva per dar’ tanto più tempo al desiderato ritorno del suo diletto Ulisse , et con tale inganno tanto trattenne i fastidiosi innamorati , che Ulisse con gran’ dispiacer’ di tutti ritornò a casa . Et Virginia figliuola di Virginio Romano,non sofferse ella piu presto essere ammazzata dal proprio padre, che acconsentire alla Libidinosa violenza d’Appio Claudio Decemviro? Che diremo oltra questo della castità, et constantia di infinite donne , le quali ogni dì fastidite , et tormentate da tanti varij et diversi stimoli de gli amanti , et hora con una imbasciata,hora con una lettera,hora con un’ presente, hora con lusinghe,hora con lusinghe,hora con minacci,hora con fraude, et hora con finte promesse , et hora con una cosa , hora con l’altra sono tutto il dì stimolate . Et non di manco la maggior parte di quelle , ferme et constanti si mantengano,si come e duri scogli alla violenza del mare,ne mai dal loro castissimo , et deliberato animo si rimuovano. Et se per il contrario delli huomini in questa parte parlare vorremo , non troverremo noi generalmente parlando ogni esperimento,et sapiente huomo (anchor che da una vilissima feminella,non dico ricerco,o stimolato,mà accennato solamente) subito à un’ femminile appetito tutto inclinarsi , et molte volte far’ un’ grandissimo torto alla pudicissima moglie,et che è peggio per tale , che per fantesca della amorevolissima sua Donna non meriterebbe stare. Onde meritamente tale infamia al virile piu presto, che al feminil’ sesso attril vir’ si dovrebbe . Ne minor laude fa

 

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rà anchora di quelle,che quantunche giovani delicatissime, et nobilissime fussino , et che al secolo come l’altre donne lor’ pari havessino potuto conservarsi, non di manco al divin’ culto applicandosi la propria voluntà hanno superata,et sottopostesi alla obedienza Claustrale per salvar’ la lor’ pretiosa virginità,et per servire allo altissimo,le quali (come ogni uno sà) sono infinite. Taccio di quelle,che per povertà de i padri, ò fratelli loro,spesso à un’zoppo,a un’ vecchio,a un stroppiato, o a un’ vile sono maritate, le quali quantunque nobili sieno di sangue, et in delicature avezze , non di manco tanto patientemente con quegli el patiente animo loro accommodano, che come martiri la loro fatal’ vita in patientia con essi consumano, et ben’ pare un’espresso sacrifitio delle delicatissime giovani,quando à simili persone si maritano,et causa giustissima sarebbe di farle venire in evidente disperatione;et non di manco per osservare la debita reverenza a i padri, fratelli,et mariti,et per conservare il debito honore, et fama alle loro honorate case,et famiglie : si mantengono castissime,patienti,et tacite in quel’ continuo martirio,stando ad obedienza di quel mostro della natura , o di quel puzolente corpo.Segno di una tal reverenza, patienza, et castità , che mai in huomo alcuno esser’ stata si legge. Mà all’incontro delli inconstanti et leggieri animi virili,che le proprie castissime mogli ingannano,sene trovano infiniti, et senza allegarne esempi non credo esser’ alcuno,che non ne sappi le migliaia . Onde senza alcun dubbio molto maggiori saranno li eccessi degli huomini in simile esorbitantia, che quegli delle donne,et però a nessuno di loro, ò a quelli piu che alle donne una simile nota si conveniva. Che diremo

 

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Di quelle castissime donne,che anchora la lunga absentia de i mariti con una castità,et con una temperanza aspettano, che una marmorea pietra appena si constante,et si patiente si conserverebbe , et non di manco gli inconstanti petti de i mariti nelle lunghe absentie loro non solo castità non observano,ma bene spesso per godersi una lordissima femina,la loro absentia piu che il dovere prolungano,poco delle lor’ mogli curandosi .   Ne mancheranno anchora altre autorità, et ragioni oltra le addotte à mostrare, et fare à tutti conoscere,che nelle donne è maggior’ castità,et minore Libidine,che non è nelli huomini;et per comprobatione di questo,possiam’ pigliare una evidentissima ragione de naturalisti Filosofi , i quali espressamente dicano la complession’ della donna esser’ molto piu fredda;che qnella dell’huomo,la qual cosa fà anchora certissimo argomento che sia manco Libidinosa,et piu casta,che l’huomo . Et questo medesimo anchora provano li antichi Romani perlo esemplo della Dea Pudicitia, perche volendo essi quella venerare,gli constituirono un’ notabilissimo tempio , ponendoli una imagine à sua contemplatione , la quale figurorono femina,et non maschio , à denotare che la pudicitia, et et castità nelle donne,et sesso femineo consiste,et non nelli huomini,et viril’ sesso loro . Davano anchora gl’antichi Romani à quelle donne,che d’un solo marito erano state contente,ne altro marito,che il primo havevan’ voluto l’ornamento virginale,coronandole della virginal’ corona,come se vergini fussino state , reputando segno d’intemperanza se il secondo marito havessino preso : le quali leggi, et pudiche osservationi mai per quelli del masculino sesso non furono osservate; segno evidente et manifesto,che ne gli huo

 

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mini,ne pudicitia,ne castità si osservava,mà piu presto come hoggi fra quelli della età nostra , si osservava quello piu valoroso esser’ reputato il quale con piu Donne il matrimonial’ letto violato havessi , ne bastando questo à i nostri moderni anchora nelle publiche piazze , et per le botteghe l’un’ con l’altro de i loro ottenuti trophei si vantano,et di quelli si gloriano,molto piu che se in uno esercito con grandissimo honore, o pericolo di vita,havessino una honorata vittoria acquistata. Di sorte che per questo le meschine donne sempre hora in bocca di questo,et hora in bocca di quello transcorrano et il piu delle volte contra la verità , talmente che alli malevoli, et mal dicenti danno , uno amplo campo di scriver’ contra di loro , e quali per una sola che ne sentino rea col loro scrivere generalmente tutto’l sesso biasimano , et per la inconstantia, et intemperantia d’una sola,tutte le donne vituperano ; non si accorgendo che tante migliaia per quella sola ne sono di tal castità dotate,che doverebbe piu presto el gran’ numero di quelle esser’ da quelli lodato, che el piccolo di quell’altre esser’ biasimato . Quante virgini donne oltra questo a i moderni,et antichi tempi ritroviamo , le quali la degna palma di santimonia, et di virginità s’hanno acquistata ? Quante il crudelissimo martirio per la medesima virginità servare , hanno piu presto eletto che sopportar’,che il loro castissimo petto sia in alcuna parte violato / Pochissime oltra di questo son quelle,che del solo marito non vivin’ contente, et Dio sà quanti huomini si ritrovino che della sola moglie si sodisfaccino, et il sacro matrimonio senza macchia conservino.Et se bene delli huomini alcuni si son trovati,che et in martirio,et in virginità,et in castità sieno stati notabili; non di manco

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Sarà cosi piccolo el numero di quelli, che mai non arrivera à gran pezza a quello delle nobilissime , et virtuosissime donne ; perche certissimamente noi tutto il dì veggiamo , c gl’huomini senza alcun’ rispetto co le altrui donne conservano,et con ogni sorte di stimoli quelle cercan’ corrompere : ilche dalle donne mai non si fece, conciosia che alcuna nonsene trovi,che quantunque da grandissimo stimolo di sensualità vessata , habbia havuto ardire di haver’ alcun’ huomo pregato. Onde non doverebbono piu gli scrittori star’ pertinaci,ne in opinione che le donne sieno di minor’perfettione di castità che gl’huomini ; perche ardirò affermare, che se in alcuna cosa la donna è superiore a l’huomo,che in questo atto di castità sicurissimamente quello di gran lunga avanzi. Però levino hormai al feminil’ sesso questa esorbitante macchia, et in luogo di quella la castità,et la pudicitia gli attribuischino,et per penitentia del loro commesso errore si piglino,il nobile et degno sesso feminile con eccellenti lodi ad esaltare .     Quanto alla nona calumnia alle donne attribuita d’essere maligne, seditiose, malvagie, et aspere. Dico che in questa parte gli scrittori si son’ manifestissimamente discostati da quello che che,et la esperienza,et la ragione ricerca; Perche per la esperienza delle feminili operationi si conosce piu humiltà regnare nel feminile,che nel viril’ sesso,et anchora per tre evidentissime ragioni si può manifestissimamente dire le donne esser’ manco in questa parte reprehensibili, che gli huomini . E t primamente la donna per suo naturale instinto è molto piu benigna,et humana, che l’huomo , et lo dimostra nell’esser’ piu molle et delicata dell’huomo,il quale di sua natura è piu peloso, piu aspro,et piu rigido; et per questo la donna è di neces=

 

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sita che sia piu benigna,et piu humana,che l’huomo,e quali accidenti son’ molto diversi dalla malignità seditione, malvagità et asprezza, et però si potrà meritamente dire , che nelle donne non caschi questa tal’ proprietà, che per gli scrittori si presuppone . Secondo , questo medesimo si può chiaramente provare per una altra ragione de i naturalisti Filosofi, la quale di sopra habbiamo allegata , a mostrar’ minor’ lussuria nella donna , che nell’huomo; però che per certo argomento tengano tutti i naturali Filosofi,che nell’huomo sia molto piu sangue,che non è nella donna ; ilche è causa ordinariamente di maggior’ira , et maggior’ collera,et conseguentemente anchora di maggior’ seditione, et di maggior’ malvagità , tanto che per questa ragione sarà chiaro che nella donna non cade per ragione alcuna tanta malvagità ò seditione,quanta in quella si presuppone. Terzo , si può anchora questo medesimo provare per la gran’ patienza,et humiltà che nella donna, più che nell’huomo si ritrova,si come nel quarto libro della presente operetta con evidentissime ragioni,et autorità si mostra, per ilche si potrà manifestissimamente conchiudere, che à torto le innocentissime donne sono incolpate. Quanto alla decima calunnia dell’esser’ le donne di cupidità, et di avaritia tassate, secondo la opinione del moral’ Seneca. Dico che assai mi pare, che gli scrittori in questo si sieno dalla verità discostati; Perche se la varità è come ciascuno confessa,che per l’estrinseche operationi humane si conoscano le passioni intrinseche de gl’huomini ; giusta sentenza sarà dunche dire,che quelli che noi ritroverremo per le estrinseche operationi loro , haver’ mostro maggior’ segno d’Avaritia quelli medesimi,ò huomini, ò donne che sieno, giudichere=

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mo sicurissimamente esser’ piu avari, et piu cupidi; Conciosia adunche che per le antiche, et moderne storie non si ritrovi fra le donne un’ Mida,un Crasso,un Quinto Cassio, un Lucio Settimio,un Tolomeo Re di Cypri, et infiniti altri,che di avaritia,et cupidità hanno fatto al mondo quelle maggiori dimostrationi che fussin’ possibili, però giudicheremo , questa tal’ nota più al virile che al feminil’ sesso convenirsi; Perche penso,che donna alcuna al mondo i maliuoli detrattori delle donne non troverranno , che eguale all’avarissimo Mida sia stata : onde à lei possa esser’ detto ( come di quello si legge. )   Aurum fitisti aurumbibe . Ne donna alcuna similmente ritroverremo , che habbia alcun’ falso testamento per cupidità di denari approvato,si come à Marco Crasso,et à Quinto Ortensio in Grecia esser’intervenuto si legge. Et parimente non si ritroverrà alcuna donna,che per cupidità d’oro, ò d’argento habbia permessa la morte d’alcuno gentil’ huomo, ò vero a un’ publico homicida per denari perdonato, si come si legge à Quinto Cassio,et Lucio Settimo esser’ intervenuto . Uno de i quali per settantamilia sestertij à Sylio et à Calfurnio, che andavano con i pugnali in mano per ammazzarlo, per la cupidissima rapacità dell’oro perdonò la vita , et l’altro non solo sopportò mà anchora acconsentì , che à un’ Gaio Gracco suo grandissimo amico,et compagno, Opinio Consule publicamente tagliassi la testa,et in punta d’una picca(quasi come in segno di vittoria) per tutta Roma la portassi,per la insatiabil’ sete dell’oro. Ilche mai in femina al mondo nata esser’ occorso si legge . Ne manco si ritroverrà alcuna donna che à Tolomeo Re di Cypri si assimigli,il qual’ vedendosi da i suoi nimici oppresso, ne poter da quegli scam

 

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pare, et havendo una grandissima quantità d’oro, increscendoli più che la propria vita haverlo à perdere,perhe quell’oro non venissi in mano de i nimici, mà con la vita propria si perdessi, ordinò una nave tutta forata, sopra la qual’ se stesso con tutto el suo tesoro in un’medesimo tempo sommerger’ volse, mà trovandosi poi l’avarissimo Re in mare gli venne tanto cordoglio pensando alla perdita del tesoro che non seppe lasciar’venire à effetto el suo primo intento, mà vinto da quella sua tenacissima avaritia, di nuovo deliberò vedere se il suo caro tesoro,et se stesso salvar’potessi mà non riuscendo il disegno , venne egli insieme con quello in poter’ dei severissimi nimici,et cosi el tesoro,et la libertà perdendo vituperosamente per le mani de i nimici morì. Onde si può per li esempi sopradetti apertamente conoscere,che la rapacissima,et pessima avaritia ritrovatrice di tutte le falsità,et ingiustitie del mondo, accieca tanto le debili menti di coloro,che se gli danno in preda,che non perdonano,ne à amici,ne à parenti,ne à compagni, ne à honore,ne à stato,ne ultimamente à se stessi,per satisfare a quell’ingordo appetito dell’oro; Nel qual’ vitio non ritroviamo certissimamente alcuna donna essere stata tanto enormissimamente avviluppata,che per alcun’ tempo sia mai incorsa in simili eccessi,et però meritamente potrem’ dire le donne in questo esser’ indebitamente più che il viril’ sesso incolpate.   Quanto alla undecima calunnia d’esser facili,et pronte all’esser’ corrotte,che alle donne si attribuisce;Respondendo dico , che quelli che cosi hanno parlato , non hanno perfettamente gl’intrinsechi effetti della natura delle donne conosciuto, perche non si sarebbon’ lasciati trascorrer’ così facilmente a dire la donna esser’ per natura facile à

 

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Esser’ corrotta, et persuader’ ad altri la sua intentione , si come per manifestissime ragioni,et autorità si puoò confermare. Et che e sia il vero faccendo principio dal primo nostro parente Adamo,ritroviamo quello dalla dolce persuasione di madonna Eva sua compagna essersi lasciato trascorere in quell’errore,dal quale,et a se stesso,et a tutta l’humana generatione si son causati tanti fastidij, et travagli; quantunche secondo l’opinion’ d’alcuni quella persuasione di Eva sia stata lume, et specchio di tutte le cognitioni del bene,et del male;Donde possiam’ far’ certo giuditio , che naturalmente le donne son’ più facili à persuadere ad altri che ad essere persuase , contra la sinistra opinione sopradetta . Ne solo dell’esempio d’Eva resterò satisfatto, à causa che alcun’ maligno detrattore non replicassi, che quello fussi causato per eterna predestinatione del divino Monarca,et non per propria virtù della donna; Mà dedurrò anchora à maggior’ prova di questo medesimo tutti gli esempi,che di sopra nel secondo capitolo di questo secondo libro habbiam’ narrati ; per e quali questa nostra opinione si conferma senza altrimenti qui di nuovo esprimerli. Potremo anchora pigliare in questo medesimo subietto la interpretatione del Sacro Genesi , quando la donna si narra essere stata creata per aiutorio dell’huomo,interpretando quello aiutorio,quanto alla humana fragilità dell’huomo, ilche anchora sarebbe manifestissimo segnale,la donna esser’ più presto per regger’,et govervar’ l’huomo,et farlo venire , et condescendere a sua desiderij , che per il ontrario esser’ facile ad essere corrotta. Et questo medesimo nel medesimo luogo habbiam’ provato , per l’autorità del divino Hyeronimo,il quale nel sacro Genesi hà espressamen=

 

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te affermato,le donne esser’ molto più habili à fare condescendere gl’huomini nella loro opinione,et voluntà, che per il contrario. Et conseguentemente si potrà anchora per questo dire gl’huomini dover’ esser’ più facili à esser’ dalle donne corrotti,che le donne dalli huomini . Per le quali autorità si puo fare certo giuditio,che le donne di questa undecima macchia siano state,et sieno indebitamente macchiate. Et per non lasciar’ la sententia del moral’ Seneca senza alcuna risposta particulare,dico che per gl’esempi della pudicissima Lucretia, delle castissime Virginia , et Epicaris Libertina Romana, di Leona Atheniese, della dignissima Cumma,et di molte altre sopra allegate ad altro proposito,si può far’ manifesto giuditio se le donne siano facili ad esser’ corrotte,ò no.     Quanto alla duodecima macchia alle donne attribuita,della Invidia che l’una all’altra portano,di nuove foggie di vestire,ò d’altri ornamenti. Dico che se ben’ considereranno gli scrittori qual’ de i duoi fessi in questo piu erri,credo che penseranno molto bene a dar’ la sententia contro alle donne,concio sia che se ben’le donne (come quelle che hanno poche maggiori satisfationi da i mariti,che nel vestire) desiderano facilmente quando una nuova foggia esce fuora di haverne una simile; non sarà questo però peccato in spirito santo.Ma considerando all’incontro l’uso anchora a de i moderni nostri giovani, che quando una bella cappa,un bel saio,un paio di belle calze, una bella beretta veggano,subito anchora essi osservan’questo medesimo di voler’ l’un l’altro imitare,ne loro parebbe esser’ da quanto gl’altri,se non andassino la medesima foggia imitando; mà perche i giovani non hanno andare à domandar’ licentia alle mogli,quando voglian per invidia l’un dell’al=

 

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tro imitarsi,ne aspettar’ che la moglie si contenti,o che gli venga voglia di farglielo , si come alle humanissime donne interviene, però non par’ loro che sia biasimo, o nota alcuna nelle persone loro; ma quando la poco fortuna moglie, una volta domanderà una nuova foggia, o una nuova vesta, pari à quella della sua vicina,ò parente secondo l’uso di quei tempi,parrà all’ingrato marito una cosa fastidiosa,et mandera subito il nome fuora della importunità,et invidia delle donne l’una con l’altra senza pensare se giustamente o ingiustamente le biasimi . Et certamente se l’uso havessi così introdotto , che l’huomo havessi adomandar’ licentia alla donna,quando si volessi far’ un’ nuovo habito, come è l’uso inconrario,son’ di questa ferma opinione,che gli huomini sarebbon’ molto più importuni,et molto più protervi alle donne, che non son’ le donne a gl’huomini. Et però sarebbe conveniente, che così come gl’huomini sono stessi stati cagione di tal’ calunnia verso le donne, che così anchora a essi medesimi fussin’ cagione di levargliela, conoscendo manifestissimamente haver’ errato.A causa che anchora gli scrittori, che contra le donne havessino scritto , havessino à mutar’ sententia,et non piu ne in questo,ne in altro il feminil’sesso biasimare ò calumniare.     Quanto alla decimaterza calumnia,d’esser’ quelle vendicatrici,ne mai voler’ perdonare una ingiuria senza intera vendetta   Dico che lasciando indietro quanto (Teologicamente parlando) dir’ potremmo, questa naturalmente non esser’ imputatione alcuna,conciosia che per la legge di natura a ogn’uno sia lecito esser’ desideroso di questa vendetta, et massime dell’ingiurie à torto ricevute ,et quantunche le donne in questo restassino senza alcuna difesa, non haverebbono però a essere biasimate ,

 

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mà perche se alcuno questo per vitio , ò per errore tenere volessi,non restino le donne senza le debite difese. Dico che naturalmente parlando quest’appetito d’essere vendicativo,è commune tanto à l’uno,quanto all’altro sesso,et non solo quanto a i rationali,come anchora quanto alli irrationali animanti. Et che questo sia il vero dico che se potiorita,o superiorità alcuna in uno de i duoi si ritrova, che nel viril’ sesso più , che nel feminile per essere quello piu sanguigno si ritroverrà,si come per ragion’ Filosofica di sopra ad altra simil’ materia habbiamo conchiuso; et anchora per esser’ l’huomo molto piu rigido,crudele,et severo che la donna da le quali qualità similmente maggior’ vendetta , et maggior pertinacia ne risulta. Possiamo questo medesimo provare per la dispositione della civil’ legge;dove disopra nel primo libro habbiamo detto la civil’ considerata legge haver’ alle donne per giustissima cagione dinegata la ragion’ di vendetta ; non volendo che alcuna donna,quando alcuno de i loro consanguinei offesi fussino,possa domandare cosa alcuna per ragion’di vendetta, mà che solo à quelli del viril’ sesso si aspetti , ilche è evidentissimo, et certo segno, che la vendetta è piu propria all’huomo che alla donna. Et che questo sia il vero lo possiamo anchora provare per l’esempio della castissima,et nobilissima Tertia Emilia moglie del primo Scipione Affricano, la quale sapendo certo, come di sopra ad altro proposito habbiam’ narrato,che il suo marito usava con una sua ancilla, di tale ingiuria altra vendetta far’ non volse,se non che piu convenientemente che poté la maritò, per testimonio della quale anchora si mostra quanto à torto le donne in questo sieno piu che gl’huomini notate.   Quanto alla decimaquarta calumnia, che

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le sieno dette mal’herba perche presto cresca . Dico che in colpar’ le donne in questo è un incolpare la stessa natura , et non loro,conciosia che quella le faccia più presto venire alla lor’ perfettione che l’huomo . Et però ciascheduno può presupporre , che questo tal detto di nominarle malaherba, (perche presto creschino) non è proceduto se non da persone poco considerate, ò vero da quelli che hanno havuto qualche interesse nell’haverne à dotar’ , ò maritar’ alcuna,et che per avaritia,o altro rispetto non harebbon’ mai voluto che quel tempo venissi di maritarle. Et così da questi tali che a volunta et non a ragione hanno parlato e nata questa favola,et vulgare nota alle donne. Et che questo sia il vero che da volgari solamente sia proceduto tal’ biasimo si prova , perche il presto crescere à virtù , et non à vitio si debbe attribuire, atteso che questo depende da maggior’ perfettione,et vigorosità naturale. Et che questo sia il vero,si conosce ne maschi, che ciascheduno à laude gli attribuisce el venir’ presto grandi,et ben’ proportionati et perfetti,et cio perche non accade pensare à maritargli,ne dotargli ; anchora vediamo nelli animali irrationali essere lodato il presto crescere,et cosi anchora nelli arbori nelle piante,et nelle herbe , le quali quanto più presto alla lor’ perfettione pervengano tanto maggiormente lodate ne sono. Onde manifestamente appare che quei tali scrittori à voluntà ò per proprio interesse hanno parlato, et non à ragione.     Quanto alla decimaquinta calumnia à quelle attribuita di pigliar’ il peggio; onde quando alcuno fa una mala elettione hanno dedotto in proverbio dirgli, tu sei come le donne piglia il peggio , attribuendo senza altro considerare alle donne una tal’ macchia,come se al tutto senza giu

 

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ditio fussino,ne sapessino il vero dal falso,ò il bianco dal nero discernere ; nel’ qual veloce giuditio gli scrittori sono stati,et sono dalla verità alieni; perche quando sta in arbitrio loro d’eleggere,ritrovo quelle far’ elettioni perfettissime,mà perche questo rare volte interviene , et massime nelle fanciulle da marito delle nostre provincie,che per tanti rispetti che quelle hanno,ò inverso i padri,ò fratelli,ò parenti, ò vero (il che le piu volte avviene) per la donnesca honestà , mai à elettione di cosa alcuna, che per lor’ si faccia non son’ chiamate ò ricerche. Onde nasce che quando della elettione de i lor’ mariti si tratta, le meschinelle mai non ne sanno cosa alcuna,se non quando il loro gia dato marito arriva in casa per sposarla,ò affidarla,et che ogni cosa sopra di cio è conchiuso, et il piu delle volte i padri,ò fratelli alla utilità propria , et alle lor commodità vanno dietro,et di rado alla utilità della fanciulla Et però molte volte accade che ò per darli minor dota,ò per darli l’amico benevolo,ò partiale,ò quel che di poi à suo modo pensi poter’ governare,a quella povera fanciulla daranno un’vecchio;un zoppo,uno rozzo, uno ignobile , ò altro simile, talmente che alle meschinelle tocca à trovarsi un’ tal’marito à canto,che a un’ horrendo mostro si potrà agguagliare, o vero tal’ volta se pur’ compariscente persona sarà , non di manco o gli puzzera il fiato,ò gl’harà il mal franzese,o altra notabil malattia ; di sorte che al montare le scale gli bisognera l’aiuto de l’arbor’levantino,o vero la spalla del famiglio,ò di qualche altro, che non la elettione,mà l’occasione gli offerirà per soccorso; et quando questi defetti manchino,et che pur’ giovane sano,et compariscente sia,ò sarà giocatore, puttanieri,scempio,inculto,et senza virtù, discretione,ò

 

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gentilezza alcuna; donde che alhora ben piglia il peggio si posson domandare,ma senza colpa ò difetto alcun’loro, mà dalla pessima avaritia de i padri,o fratelli,ò altro loro commodo,perche non l’utile ò commodo delle lor’ figliuole, ò sorelle,mà il proprio haranno cercato ; Di sorte che maggior’ parte delle volte sarebbe meglio per quelle meschine che i padri ò fratelli l’annegassino,che dar’loro una si lunga,et noiosa pena,un’ si enorme affanno , una si perpetua afflittione,una si rabbiosa peste,un’ si intollerabil’ peso,un’ tal’ immenso dolore, un’ si irreparabil’ torto , et una tal’ atrocissima, et disperata morte , quale gli ingrati padri, et fratelli spesse volte alle meschine fanciulle senza troppo pensarvi danno; ilche certo penso esser’ una delle piu noiose pene , et de piu gravi martiri , che al mondo imaginar’ si possino ; Ma quando la benigna, et amica fortuna concede loro quella suprema gratia,la quale ògni dì tante volte quelle mal’ maritate con mille giustissimi , et ragionevoli prieghi domandano,che alla voluntaria elettione del secondo marito pervenghino, fanno ben’ sempre alhora bugiardi tutti quelli,che piglia il peggio le chiamano, perche quelle certo non al piu secco,et debil’ ramo,mà al più verde,più fresco,et più gagliardo per non cader’ a terra de l’albero si attaccheranno,ne le corromperà in tal caso,ò l’avaritia ò il desiderio di nobiltà,di grandezza,d’amicitia,parentela,partialita,o altra causa che a i loro honesti affetti contraria sia,ne manco si troverra in tal caso , ch’elle per non conoscere,o per non haver’ troppa esperienza,o per alcun’ altra non pensata causa singannino; ma si troverranno tutte dotate della sapienza di Salamone , della prudenza di Demostene , della astutia di Ulisse , della esperienza dello

 

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Antichissimo Nestore , della fermezza del severissimo Catone, et del vedere dell’occhiuto Argo. Di sorte che quella seconda elettione sara sempre con tutte quelle degne parti, qualita, et virtù, che al grado di quella si convengano; el simile anchora interverra in ogn’altra elettione , che dalla lor’ propria volunta dependessi , et cosi resteranno le donne dalla sopradetta decimaquinta calumnia salvate, et difese.     Quanto alla decimasesta calumnia delle sette proprieta dello Astense. Dico che egli et tutti gl’altri , che di tali proprieta hanno parlato , dovevano ò doppo cena al fuoco di verno,ò doppo pranzo di state all’obra favolleggiare per fuggir’ el sonno,quando (ragionando di donne) le sette proprieta gl’attribuirono,non di manco accettandone primamente alcuna. Dico che tutte l’altre hanno proprij,et veri segnali d’espressa menzogna; et quantunque a tutte sette in una sola parola si fussi potuto rispondere secondo la opinione del Barbazza nel capitolo, cum ab homine nella vigesima colonna nel titolo de giuditij, dove parlando delle dette sette proprieta,dice quelle esser’ parole vane et senza alcun’ fondamento,et dalla vana, et vulgar’ plebe derivate. Et per questo meritamente quelle da ogni discreta persona saranno da non esser’ credute, ma al tutto vane,et bugiarde. Venendo non di manco alle particolari difese di ciascuna,per non lasciare nelle orecchie altrui alcun’ palese,o nascoso dubbio . Dico quanto alla prima proprieta di garrire,che alle donne attribuiscano, che la sperienza vera maestra di tutte le operationi humane, fa conoscere a ciascuno la verita esser’ incontrario. Perche, o volete fu la porta,ò in qualunche altro luogo,dove si troverranno dieci huomini,et dieci donne , gli huomini soli saranno quelli che

 

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che per incitar’ alcuna di quelle à parlare , la gratia della qual’ piu gli piacerà primi moveranno alcun’ piacevol’ ragionamento , et se bene tutto un’ dì durassi aena in quel mezzo qualche honesta roletta di alcuna di loro si sentirà,et quella anchora con un’ timor’tanto grande,che appena senza arrossire la potrà proferire,essendo per sua natura le donne , et massime alla presentia delli huomini molto alla pudicissima taciturnità inclinate,nella qual’ secondo che dice il sapientissimo Salamone non si può mai ritrovar’ fallacia alcuna . Et se alcuna donna pur’ tal’ volta in cerchio d’huomini parlar’ sentiremo conosceremo certtissimo, che in quel suo parlare sarà una certa modestia,et reverenza,che parrà sempre, che stimi tanto una sua parola,quanto la propria pudicitia. Et molte anchora quantunche al proposito, di che si parla havessino acutissime risposte da dire,non di manco per timor’ della loro donnesca honestà,taceranno piu presto facendosi tenere da i circunstanti per semplici, et rozze tacendo,che parlando argute,et sensate; et di questa sorte di donne non piccolo , mà infinitissimo numero si ritroverrebbono. Mà per il contrario delli huomini ne ritroverremo assai , che in qualunche cerchio,o ragunanza d’huomini,o donne che saranno mai si vederanno satij di parlare, ne quasi mai spatio ad alcun’ altro di dir’ una parola daranno , et per ventura diranno cose cosi lunghe,et rincrescevoli,che à fatica chi presente vi sia possa star’ ad ascoltare senza fastidio , et per il piu delle volte non sanno eglino stessi quello che si dicano: et prima assorderanno quant’orecchie gli saranno vicine,che el lor’ fastidioso ragionare venga meno, et di questa sorte tanto maggior’ il numero degl’huomini,che quel delle donne sa=

 

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rà quanto son’ piu frondosi gl’arberi del dolce mese di Maggio,che dell’aspro mese di Gennaio : onde per questo la esperienza fa a tutti conoscere , che immeritamente le donne sono state , et sono di tal’ macchia notate; et se volessin’ rifuggir’ i detrattori con dir’ che se ben’ tacciano le donne alla presenza delli huomini habbia luogo non di meno el garrire fra loro stesse, et per questo che sia quasi in proverbio ridotto,che dove son’ tre donne pare un’ mercato,et dove cinque una fiera. Dico primamente,quanto à quella parte, che gl’accettano , che la imputatione alle donne data non habbia luogo, et non si verifichi quando in presentia d’huomini saranno,che di già manifestamente appare,che in questo da loro stessi in parte si piglian’ la sententia contro, et quanto alla altra parte dico, che potevano anchora far’ il simile , perche le ragioni disopra allegate militano tanto nel primo, quanto nel secondo capo; perche e non pare verisimile che la donna per la presentia delli huomini muti la sua natura;perche quello,che la natura sua porge à ciascuno,quello la civile legge per fermo,stabile,et immutabile presuppone ; si come il serenissimo Imperatore Iustiniano afferma nelle sue institutioni . Et però non si debbe quello,che la donna per suo naturale instinto opera,attribuire alla presenza, o assenza de gl’huomini, ne dir’ che quella sola causi un’ si nobil’ effetto, ne una tal’ esorbitante mutation’ di natura;et tanto più che è parebbe che se per timor’ della presenza di quelli un’ tale effetto si causassi, che una delle due cose le donne pensassino,o che gl’huomini fussin’ lor’ padroni e superiori , havendo haver timore alla presenza lor’ di parlare,overo che per alcuna ordinatione,o publico decreto fussi deliberato , che le donne in pre=

 

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senza de gl’huomini non potessino liberamente parlare; non essendo adunche , ne l’un’ ne l’altro presupposto vero, ne seguita che l’allegata ragione non milita,et non e buona. Et se bene è vero come à tutti e giovani huomini, et le giovani donne interviene,che quando in qualche ragunata,dove non son’ soliti trovarsi habbino à parlare , che sempre homo, o donna che sia, si rende alquanto vergognosetto,et timido; Ilche e segno di buona,et perfetta virtu, come tutti i naturali Filosofi affermano ; et per questo rispetto sarà possibile, che havendo a parlare una giovane tanto in una congregation’ d’huomini,quanto di donne,dove non sia più solita parlare,che quella o tema,o si ritenga di non parlare,per quel natural’ timore.che in tutti si causa , et non per la presenza de gl’huomini, perche quella sola cagione non può far’ di versificare il naturale instinto da una persona . Et se occorressi anchora che qualche timor’ di più porgessi ad una giovane donna la presenza de gl’huomini, che non sarebbe forse la presenza di altretante donne . Dico che questo medesimo interverrebbe ad un’ giovane solito a parlare in presenza di huomini, et non di donne , perche anchora esso qualche cosa di più temerebbe a parlar’ in luogo che non fussi più solito parlare. Et questa è cosa verissima, che communemente interviene tanto all’huomo,quanto alla donna,et però meritamente si potra dire,che a torto in questa parte le donne sieno state biasimate. Quanto alla proprieta seconda , che sieno Diavoli in casa . Dico che di sopra habbiam’ provato (ad altro proposito parlando ) la donna esser’ molto piu humile piu mansueta , et piu benigna che l huomo;ilche è contrario di quello, che l’Astense nelle donne vuole inserire ; Et però diremo , che con minor’

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ragione questa,che tutte l’altre calumnie sia stata indebitamente al sesso feminile apposta;conciosia che quelle non siano mai state in fama,o voce di Idolare,di homicide,di bestemmiatrici , di ladre ò di far’ altri diabolici effetti che si possin’ per quelli chiamar’ Diavoli ma più presto in quelle contrarij effetti,di devotione, di mansuetudine, di carita,et simili altri si scorgono e quali angelici , et non diabolici si debbon’ domandare. Et se quanto alli effetti sopradetti gli scrittori accettassino la scusa delle donne;ma volessin’ inferire, che tal detto habbia voluto significar’ solamente,le donne solere esser’ vitiose,et bizzare in casa co mariti,fratelli,figliuoli,fantesche , o garzoni , et per questo habbin’ voluto contra di loro tal cosa proporre , perche spesso in casa con qualcun’ gridano, Il qual’ detto se in questo solo sara fondato,come presuppongano apparira manifestamente questa lor’ ragione non essere buona. Perche quella tanto militera contro a uno huomo , quanto contro a una donna,quando l’huomo sara sopra la cura domestica della casa deputato,et vorra instruire la famiglia di casa, farla presta,sollecita,studiosa,et vigilante sempre a i pigri, et maligni , parrà che quel’ tale sia un’ Diavolo in casa;mà questo per certo procedera sempre piu presto da i figliuoli,figliastri,famigli, fantesche , o altri domestici, che da chi al governo di casa sarà deputato. Et però la causa di questa ritrovata calumnia non procede , ne depende dalla mala natura de i padri,o madri, o padroni o padrone, ma da i mal’ costumati familiati,et domestici di casa, i quali per ogni minima ammonitione, ò gastigo,che a quelli anchora che à ragione si faccia , sempre dicano quello, ò quella esser’ un’ Diavolo in casa ; et da questo et non da

 

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Altro depende la ritrovata macchia al nobile sesso femineo et non da altra giusta ragione,ò causa . Quanto alla terza proprietà d’esser’ puttane nel letto;certo dico che questo detto può haver’ un’ significato generale , di sorte che non le offenda ne dia lor’ macchia alcuna;conciosia che ciascheduna donna con il suo marito congiunta , per natural’ debito, et per causa della procreatione de i figliuoli usi quel’ medesimo atto co il suo marito solo ;che una impudica con i suoi petulanti amici;et però se à quella somiglianza hanno parlato ,non e causa giusta alcuna per la quale sopra di cio s’habbia à far’ alcuna altra risposta. Mà se volessino ad altro senso applicarla,al’hora piglieremmo le defensioni fatte di sopra,circa la calumnia continente la libidine,et con quelle medesime ragioni,et autorità sarà loro capace anchora sopra di questo quanto sia vero quello,che l’Astense habbia di cio parlato,et così resteranno le donne col loro debito honore . Circa la quarta proprietà dello essere quelle capre nell’horto;dico che se vogliamo intender’ che questo dependa ,perche andando le donne in un’ giardino , come è usanza sempre colgano alcuni fiori, et herbette, o frutti, et che a questo fine, come burlando con quelle semplicemente gli scrittori l’habbino volute dire Capre nell’horto, alludendo a quel solo,che così come le Capre andando per un’ giardino,hora ad una herba, et hora ad un’ altra mettan’ la bocca,in tal caso si potrebbe la cosa passare senza alcuna imputatiove : atteso , che anco delli huomini è questo costume, sempre che vanno in un’ giardino di corre hora un’ frutto,et hora un’ fiore secondo che l’occasione gli si porge.Ma se havessino voluto in altro tassar’ le donne, et inferire nel senso di quella proprietà,che cosi come il rigido,

 

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et duro morso della ingorda Capra seconda la opinione di molti, è grandemente offensivo ad ogn’herba, così come à ogni fiore,et ogni frutto,di sorte che voglin’ conchiudere che così come la Capra co’l suo rabbioso morso arda, secch, et corrompa cioche tocca co i denti , che parimente la donna con il suo rigido tatto, il medesimo operi, et a guisa di ingorda Capra ogni cosa corrompa. Dico che in questo gli scrittori hanno il loro errore piu manifestamente scoperto, che forse in alcuna altra calumnia che per insino a qui alla donne habbino imposto,perche mi rendo certo,che appresso di ciascuno sarà noto,che una così delicata creatura,come è la donna non potrà giamai un’ così rigido effetto causare,se forse qualche altro vario accidente senza lor’ colpa in quelle incidentemente nato non lo cuasasse,per altro che per la propria natura del lor’ delicatissimo tatto , perche se una donna in un’ giardino corrà un’ fiore,un’herba, o un’frutto sempre quello corrà con una modestia,con una gentilezza, et con una moderanza tale , che non solo non ne sentirà mai lesione alcuna , ma non parrà pur’ mosso . Et certissimo io non saperrei mai pensare per qual’ ragion’ si potessi essere che una tanto mollissima,et delicatissima mano,come quella d’una gentil’donna, possa più offendere un’fiore,un’herbe,o un’frutto,che non fa la veramente rustica, et grave mano d’un’ rozo contadino, o di qualunche altra condition’ di persone;et però alle donne non conviene questa nota. Et tanto piu che si son ritrovate di quelle,che anchora co i piedi calcando un’herba, et sopra di quella caminando,non l’hanno offesa, si come si legge non dico favolosamente delle Ninfe, che anchora à qualcuna diloro questa proprietà è attribuita , mà per approvatissima storia

 

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Della venere anda Cammilla Regina de Volsci,la quale (come di sopra habbiamo referito) oltra l’altre degne parti sue era di tanta leggerezza,et agilità,checorrendo sopra le spighe del verde grano nulla di quelle ammaccava,o guastava. Ne crederrei anchora che fussi impossibile,che si come per sua virtù,et natura la donna con la sua nobil’ presenza rallegra una moltitudine d’huomini, et quelli di mesti,et fastidiosi,giocondi,et piacevoli fa divenire che anchora potessi facilmente intervenir’ questo medesimo alle insensate, et dure piante, et a i teneri fiori,et herbe ; et massime essendo vera la sentenza, et opinione di molti, che le piante,herbe,fiori,et ogni altra cosa creata habbino la loro particular’ cognitione,et che anchora elle si rallegrino,et dolghino,secondo e loro accidenti; perche in tal’ caso facil cosa sarebbe , che per la presenza di quella gentil’ donna,che le visitassi , o che con le sue delicatissime mani le tocchassi,che le si rallegrassino , essendo massime generalmente sempre solite essere visitate , et tocche da qualche aspro,e zotico villano,et cosi resteranno le donne in questa parte meritamente difese . Quanto alla quinta proprietà desser’ dette Civette fu le finestre . Dico che punto maravigliar’ non ci debbiamo, se gli scrittori in questo anchora si sono ingannati, ritrovandosi eglino in molto maggiore error’ che questo quando delle donne hanno parlato; perche se ben’ tal’ volta una giovane donna la qual’ secondo l’uso del viver’ hodierno (stia sempre in casa rinchiusa come in uno strettissimo carcere dove mai laria non che volto d’huomo vegga) come quella,che come tutti noi altri di quattro elementi è creata , si facessi alla finestra per qualche poco di recreatione subito sarebbe chiamata Civetta;ne adver=

 

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tirebbono i detrattori di quel sesso,che quelle continuamente come in dura,et aspra carcere dimorano . Ne considerano anchora, che se huomini fussino quelle , che in simili strettezze si ritrovano delle mille parti una, si contenti, si humil,ne si moderati sarebbono;mà che non solo se per tutto il tempo della lor’ gioventù come le sfortunate fanciulle, mà per un’ sol’ mese nel procinto delle lor’ case confinati fussino,che tutte le maniche de giubboni , et forse anchora i gombiti sarebbon’ consumati , tanto in quel tempo starebbono alle finestre;ne vorrebon’ che huomo , ne donna , ne uccello passassi per quella strada , ne di giorno ne di notte, che non ne volessino saper’ render’ conto; onde non è da maravigliarsi se una donna tal’ volta alla finestra si facessi per sol refrigerio di quell’ aspro,et lungo suo carcere.Et però non doveva l’Astense un’simile atto,il quale ha in se honestissima , et giustissima cagione à mal fine attribuire. Quanto alla sesta,et settima proprietà d’essere quelle Angeli nell’andare, et Sante in chiesa. Dico che quantunche noi potessimo presupporre, che anchora in queste due ultime qualità gli scrittori habbin’voluto il feminil’ sesso tassare;non di manco io per non mostrare (havendo altri in questo ripreso) di voler’ nelle dubbie orationi far’ maligna interpretatione, et massime contra le donne , la protettione delle quali ho io per quanto mi sien’ bastate le forze fin qui presa,et essendomi per l’avenire obligatogli accettarò primamente in buona parte le dette sesta, et settima proprietà alle donne attribuite, et di poi anchora in nome di quelle renderonne alli scrittori doppe gratie . Ma perche forse parrà ad alcuna donna di eccellente ingegno,alle cui mani questa nostra operetta perverrà,che di sopra si sia du=

 

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bitato, che le due ultime proprietà si possino in altro senso pigliare et quasi per ironia da gli scrittori siano state dette,volendo per ventura intendere el contrario et che non si sia loro risposto,onde le donne ne restino con qualche tacita macchia . Però venendo alla accennata interpretatione, Dico che quando le donne Angeli nello andare hanno chiamato, che ogn’un’ può pensare,che non alla proprietà del soave andare angelico, l’andar’ delle donne hanno agguagliato per zelo d’amore che loro portino, mà hanno voluto inferire un’ suntuoso,et superbo caminare, quando con le veste nuttiali et pompose, et con le gonfiate maniche , et veli atorno alle spalle , à guisa di ale d’Angeli ne vanno, et che alle chiese queste tali non per zelo di carità , o d’amore divino,ne per fervor’ vadino,màper sola pompa, et sola ostentatione , et per mostrare le belle veste le ricche gioie,et la bella persona loro. Ne lascierò anchora di dir’ come le madri,le sorelle,et le maestre di lisci, et di attilla ture gli stanno sempre , un’ mese dintorno prima che la novella sposa cavin’ la prima volta di casa, et ogni dì si affaticano à mutarli hor quella, et hor qell’altra acconciatura per veder quale alla sua persona , ò habito piu quadri ; et studiano anchor’ grandemente in pelar le ciglia in imbiancarli i denti, in fargli biondi i capelli;et gli insegnano com’habbino à muovere il passo, come à portar’ la persona,come habbi’ andare con la testa alta, come habbino acconciar’ la bocca quando parlano,o ridano , et molte altre cose,che il Boccaccio mai non le pensò quando el suo Corbaccio scrisse.Onde che non solo poi Angeli nell’andar’ appariscano,mà ancora quando camminano par’ che il carro di Giunone si muova;et questa interpretatione, o che la sia,

 

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o che ella non sia stata di mente dell’Astense, et de gl’altri che di donne hanno parlato, resti in giuditio di coloro che leggeranno : basti solo questo concetto contro di loro , che imputando le donne in sette proprietà , fra le quali cinque ne son’ manifestissimamente calumniose, et due le quali al bene,et al male si possano attribuire,che si può far’argomento che ne in queste due carità alcuna non gli habbiamossi,à volerle in ciò ricompensare,perche se questo havessin’ voluto fare non sarebbe loro mancati modi talmente chiari che à tutto il mondo sarebbe stata manifesta la buona mente loro.Et di piu anchora non solo due ,fra sette, mà anchora per ogni una di quelle,sette volte sette lodi in favor’delle donne harebbeno potuto scrivere , et cumulare , havendo massime in lodarle la esperienza, et la verità per guida;et così dove delle detrattioni biasimo, et carico hanno riportato,di quelle al manco lode,et merito,et perpetua benevolenza di quel degno sesso harebbeno acquistato; et perche e non paia che io mi sia scordato di defenderle dalla interpretatione di sopra fatta per non saperne ritrovar’ modo alcuno. Dico che tal’ lor’ pensamento è erroneo come per la esperienza conosceranno ; perche se bene è vero che le novelle spose la prima volta,che di casa escano vadino con uno certo timore et con una certa modestia,che par’ che appena di caminare si ardischino , per non essere più solite in quell’habito fuora di casa caminare, et fanno à guisa del nuovo ucelletto, il quale la prima volta che fuori del materno nido escie,per volere cominciare à pigliar’ il suo natural’ corso non gli pare à pena saper’ deliberare d’uscir’ fuora, et da una banda la dilettosa voluntà lo stimola,et dall’altra il timor’ lo raffrena, di sorte che non sà

 

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Risolvere el suo dubioso volo per timore della difficultà del ritorno,non essendo anchora à volare assuefatto. Ne essendo dissimile il timore delle novelle spose , quando la prima volta di casa ornate escano , non par’ loro saper’ mutare il passo, per esserli quello atto insolito . Et per tal’ cagione lentamente camminaano ; onde par’ à questi detrattori che ò per elevatione,ò per superbia, ò per grandezza lo faccino contro la verità . Et se à gl’habiti , ò all’acconciature si ristringessino et in ciò le incolpassino. Dico che gl’habiti feminili son’ secondo l’usanze delle Città , perche se in altro habito,che le altre andassino sarebbon’ molto più appuntate et riprese, non osservando quello,che l’altre sue pari osservano . Et anchora potrem’ dire che in tutti questi usi muliebri ci sia intervenuto   et intervenga sempre il conseo de i mariti,padri, o fratelli di quelle che tali habiti usano . Di sorte che quando anchora biasimevol fussi tal’uso, non di manco havendolo così approvato , et forse introdotto alcuno de sopradetti à obbedienza , de quali (in questre nostre parti massime)le donne stanno,doverrebbeno per questo gli scrittori haver’ il muliebre sesso scusato.Et parimente diremo non si poter’ giustamente per la ragione allegata biasimar’ le madri,ò maestre , che simili cose gl’insegnano ; conciosia che cio faccino per instruirle, et bene allevarle in tutte quelle cose,che appartengano allo stato muliebre,et che l’uso del luogo ricerca per solo obbligo del lor’ offitio . Et pigliando anchora in questo esempio dalli animali irrationali , che secondo’l solo instinto naturale si governano,faremo certo giuditio , che le soprascritte ragioni sieno verissime;perche sempre che cominciano a uscire’ de lor’ nidi natij , ò quadrupedi,ò volatili,che sieno tu

 

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ti co’l reggimento, et guida della loro cara madre vanno, et da quella imparando’l modo di reggersi,et governarsi si nutricano per insino a tanto,che et la età,et la esperienza insegni loro da lor’ medesimi governarsi ; si come vediamo ogni giorno intervenire in ogni sorte d’animali, et massime cavalli , e quali non solo dell’opera materna , mà anchora della sollecita instruttion’ de cavalcatori hanno bisogno,senza la quale ne andare, ne altra cosa fare, che all’human vivere fussi utile,saperebbero , et così in questo,le madri,le maestre,et le novelle spose resteranno scusate, et difese . Ne resterò anchora di far’ la seconda interpretatione à satisfattione de i malvagi scrittori contra le donne;i quali quando sante in chiesa l’hanno chiamate,si può creder’ che habbin’ voluto inferire,quanto alle estrinseche dimostrationi,si come per il Boccaccio si mostra nel suo laberito,la qual’ vana,et frivola interpretatione,et al tutto mendace,quantunche io pensi non esser’ dibisogno di molta persuasione à far’ credere il contrario , non di manco mostrerremo per autorità,et essempi esser’ falsa , et che le donne in santimo ma,in devotione , et religione di gran lunga il viril’ sesso avanzano , perche se a gl’huomini risguarderemo,ritroverremo , che buona parte di quelli quando in Chiesa sono dove spesso per altro che per orare vanno,non ad altro attendano che a cianciare,à ragionare , à caminare per chiesa, à biasimare,ò lodare questo et quello, ò a simili altre cose vane, et molti anchora quando il sacratissimo corpo di Christo si leva,appena s’inginocchiano,faccendo espressissimi segni non solo di pochissima devotione, et religione, mà anchora di vanità, et leggierezza ; et non di manco delle povere donne solamente si dice male in questa parte le

 

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Quali certamente con quella devotione con quella purità di mente,con quella cordial’ contritione, con quella vera sincerità,che sia possibile trovarsi sempre immobili stanno, ne mai di ginocchioni si levano mentre che i sacri offitij durano : onde di santità di religione,et devotione meritamente debbano esser’ piu che gl’huomini riputate. Et che cio sia vero si prova co’l testimonio della sacra scrittura, la quale devoto il femineo sesso,et non il virile appella. Et à maggior prova di questo,et per mostrar’ quanto appresso gli Dei sieno accette le orationi delle donne non entrando nelli esempi di tante tantissime christiane,le quali à ogn’uno son note; mà narrando solo brevemente diremo d’una Aspasia et d’una Diotima nobilissime giovani Atheniesi , le quali quantunche pagane fussino,con le loro devotissime orationi,et sacrifitij,di sorte gli Dei placorono , che meritorno da quelli ottenere la prorogatione della peste, che alla lor’ patria era preparata . Emilia anchora vergine Romana, per la sua grandissima devotione , et religione molte spetiali gratie dalli Dei ottenne, secondo Valerio Massimo nel capitulo dove del culto divino parla; et non di manco dove il medesimo Autore mette della disprezzata religione non di alcuna donna,mà di soli huomini fà mentione,onde si può conoscere, che le donne sieno à torto incolpate . Venendo adesso alle calumnie de i Filosofi ; dico che quantunche l’autorità loro molto vaglia , non di manco speriamo trovar’ anchora contra di loro giuste,et ragionevoli difese. Et prima quanto alle dodici proprietà, che da Secondo Filosofo sono state attribuite alle donne ; dico che sono al tutto lontane dal vero,et massime la prima,quando chiama la donna confusion’ dell’huomo, perche certo piu convenientemente

 

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Harebbe parlato se conforto dell’huomo l’havessi detta; Impero che se ben’ consideriamo i commodi,benefitij,et utilità che l’huomo dalla donna riceve, se gl’infiniti servitij,che le donne al viril’ sesso prestano,se i piaceri , et conforti,che gl’huomini da loro cavano,se l’infinite consolationi , et altre satisfationi , che il sesso feminile al viril’ porge ; potremo bene giudicar’ se la donna è confusione, ò conforto dell’huomo,oltre che (come el Castiglione nel suo cortigiano afferma) persona alcuna non può in vita sua ricevere piacere,ò conforto senza la dolce presenza di donna . Et di più anchora , che corte alcuna di Signori non può haver’ in se ornamento,ò splendore alcuno senza la presenza, o conversatione di donne. Soggiungendo anchora che Cortigiano alcuno per aggratiato, piacevole, gentile, virtuoso, o leggiadro che sia non potrà mai far’ opera alcuna degna di cavalleria se non mosso dalla presenza,ò satisfatione di donna Et però non si potrà in alcun’ modo affermare la donna essere confusione dell’huomo : conciosia che ogni sensata persona,che haverà di donna cognitione,confesserà che al mondo non è maggiore contentezza,et satisfatione,che la dolce,et gioconda conversatione di donna. Onde Plauto disse, Nessuno esser’ si affannato,et travagliato,che tornato à casa et carezzato dalla donna;et vedendosela venir’ con tanta amorevolezza , et con tanta affabilità incontro non lasci subito ogni sua amaritudine,et con quella si rallegri et gioisca , d’ogni sua pena,o pensiero scordandosi ; et però la donna non confusione mà conforto dell’huomo meritamente si potrà chiamare contro l’opinione del sopradetto Filosofo . Quanto alla seconda proprieta per il medesimo Filosofo alle Donne attribuita,che le sieno bestie insatiabili; dico che

 

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se in tutte l’altre sopradette calumnie le donne sono state indebitamente offese , che tanto maggiormente in questa: conciosia che tutti sappiamo, quanto le giocondissime donne sieno humane,gentili,et modeste, et poca persuasione penserei che bastassi alle benigne orecchie di ciascun’ discreto ascoltante per torr’ via ogni sinistra opinione,che un’ simile epiteto di bestia insatiabile loro si convenissi; perche veramente bestia insatiabile giudicherei potersi chiamare, qualche ignorante,ò qualche presuntuoso importuno, ò fastidioso,giovane che ne modo, ne regola ne misura nella ingordigia havessi; Ilche non e mai stato costume di donna alcuna, perche sempre in esse piu presto modestia ,cortesia,et gentilezza s’è trovato,et trova,si come in molti luoghi di sopra habbiam’ provato .   Quanto alla terza qualità d’esser’ la donna continua sollecitudine dell’huomo,come di sopra nelle due ultime proprietà dello Astense habbiamo detto, che potendosi questo al bene, et al male applicare non farò alcuna maligna interpretatione, mà piu presto pigliero’l miglior senso; Ma se pur’ alcun’ dicessi che il detto Filosofo habbia voluto inferir’la donna essere continuo stimulo,et continuo fastidio dell’huomo; al’hora potremo dire à questo , quello che poco innanzi habbiam’ narrato,et concluso;le quali autorità,ragioni,et esempi tanto a questa materia quanto alla passata ottimamente servano . Però con allegarli penserò in questo haver’ pienamente satisfatto alla defensione delle donne in questa parte. Quanto alla quarta proprietà del Filosofo d’esser’ la donna guerra continua,et che mai vien’manco ; non e dubbio alcuno,che le ragioni,per le quali di sopra habbiam’ conchiuso, la donna esser’ conforto dell’huomo , in questo me=

 

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desimo luogo replicandole si potra conchiudere la donna non continua guerra, ma continua consolatione dell’huomo dovere esser’ meritamente denominata . Quanto alla quinta proprietà del filosofo dello essere la donna danno quotidiano dell’huomo ; dico che chi così fatte cose ardisce affermare mostra bene haver’ poca cognition’ delle cose , ò se pure è huomo sensato, vinto dall’ira et dall’odio non conosce il vero,et chi è quello che non vegga,che per un’minimo danno,che apporti la donna all’huomo infinite grandissime utilità ogn’hora gl’arreca? Ne senza proposito si potrebbe biasimare chi prima ordinò , che i mariti dovessino haver’ le dote dalle mogli , perche certissimo più conveniente stato sarebbe , che i mariti havessino havuto à dotar’ le mogli ; perche s’à quelli un’ si delicato frutto à godimento si dava,perche anchora di poi bisognava ordinare , che si dessin’ lor’ le dote? Conciosia che se ogni vil’ fantesca incasa nostra tenghiamo non solo gli diamo le spese calzar’ et vestir’ , mà anchora il conveniente salario . Hor che adunche far’ si doveva ad una delicatissima donna;la quale per esperienza vediamo, che non solo la casa et le domestiche cure governa , mà anchora lo stato reputatione, et grado del marito regge;et anchora in molte più cose, et con molto maggior’ attentione al marito serveno,che le vilissime fantesche;et non di manco l’uso universale di queste nostre parti più ricompensa un’ vilissimo,et abietto servitio d’una vil’ fantesca,che quello d’una nobilissima donna; quantunche ogni èminimo servitio di quella molto piu vaglia,che il servitio di mille anni di una vil’fantesca . Onde non può stimarsi poco lodevole el costume di Babillonia, dove si legge le donne tenersi in tanta veneratione che chi ne vuole

 

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ne vuole è dibisogno che alla publica tromba le comperi; secondo le lor’ qualità,dalla qual’ cosa non nasce (come in queste provincie ogn’hora accade, ) che molti per havere dalle lor’ mogli eccessive doti,lasciando da parte le virtù, le mercantie,la militia,et tutti gli altri nobilissimi esercitij,si danno all’otio,alle lascivie,alle delicatezze, a i giuochi,et à simili altri brutti esercitij alla industriosa natura al tutto ribelli, et contrarij ; mà tornando à dire che non danno,mà utile riceva el sesso virile dal feminile , non è egli in commun’ proverbio che l’huomo fà la robba, et la donna la mantiene? Ilche non è minor’ virtù secondo il detto del Satyrico,che acquistarla,la qual’ opinione par’ che anchora confermi il divino Agostino parlando del magno Alessandro,et riprendendolo di quelle parole che disse, quando tutto el mondo hebbe conquistato ; che molto si doleva haverlo conquistato si presto , per non saper’ hormai piu quello,che gli restassi à fare,quasi che ei non sapessi, che la medesima industria,et fatica,et forse maggiore è il mantener’ le cose, che acquistarle. Et questa opinione provano i modernissimi scrittori,per una ferma ragione;dicendo che una vittoria s’acquista in un’ brevissimo spatio di tempo, mà il mantenerla vuol’ di poi lungo spatio di tempo. Et però Lucano convenientemente disse : O faciles dare summa Deos,eadeq eadunque CHECK; tueri, difficiles : Essendo adunche questa parte del mantener’ la robba attribuita alle donne ; non sarà dubbio alcuno, che la donna sarà giudicata continua utilità, et non continuo danno dell’huomo . Et potremmo anchora dire,che le donne non solo a gl’huomini ,mà anchora à tutte le generationi del mondo siano utilissime respetto alla procreatione de i figliuoli , et la necessaria educatione di

 

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quelli ; et oltra questo ritroverremo molte altre importantissime utilità a tutta la generatione humana introdotte dalle donne si come si legge della divina Cerere, la quale appresso delli antichi per Dea fù reputata,per haver’ prima trovato el modo d’arare,et lavorar’ i terreni,et esser’ stata la prima,che sottomesse i patientissimi Buoi all’aratro,insegnando prima a i populi di Sicilia , et poi a quelli di Grecia ; trovò anchora il modo di seminare,et di far’, et cuocere il pane . Minerva la quale Pallade anchora fù nominata,anch’ella reputata Dea dalli antichi , fù la prima inventrice del filare,et tesser’ la lana; benche alcuni à Gaia Cyrilla moglie di Tarquino Prisco si sforzino attribuuirlo; fù anchora ritrovaerice CHECHK el far’ l’olio,et la prima inventrice di far’ i carri,et di fabricare; fù anchora la prima che trovassi il modo di far’ le armi cioe quelle che noi corazze domandiamo:et la prima che mostrassi il modo, et l’ordine di combattere,et d’ordinar’ le schiere in battaglia ; trovò anchora i numeri,et finalmente per il suo gran sapere fù Dea della sapienza chiamata , et da lei si denominò la Citta d’Athene , et à contemplation’ della quale gl’Ateniesi gli drizorno una statua lusca, per denotare, che così come un’ lusco non si può mai appostare, dove quar’di,così anchora il sapiente non si può mai conoscere quello che pensi,et copersono la detta statua tutta di ferro , per dimostrare che il sapiente mediante là sua prudentia , et virtù è sempre coperto, et sicuro dà tutti e pericoli, che gli potessino intervenire , et posengli a Minerva una lancia in mano per dimostrar’ che l’huomo savio ordina da lungi le sue faccende. Et di piu gli poseno uno scudo cristallino in braccio, à denotatione che il savio debbe fare le sue

 

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cose lucide,et chiare , che à tutto’l mondo sieno specchio, et oltre le altre cose posono appresso alla detta statua un’ Vespertilione , la natura del quale è veder’ lume tanto il giorno,quanto la notte,à denotar’che uno huomo savio vede tanto di dì,quanto di notte . Panfilia Greca figliuola di Plateone,fu anch’ella di grandissima utilità al genere humano perche fù la prima che trovò il modo di purgar’ la bambagia,et di pettinarla,et filarla, et farne il cotone, et infinit’ altre ritroverremo che di grandissima utilità à tutto’l mondo sono state;et non danno perpetuo de l’huomo si come per il soprascritto Filosofo si presuppone. À maggior’ prova delle quai cose dedurremo l’aureo detto dello Ecclesiastico al trigesimo sesto capitolo , dove il sapientissimo dice. Vbi non est mulier ingemiscit [a]eger CHECK . Donde si conosce evidentissimamente non solo di quanta utilità, mà anchora di quanta necessità sia la donna alla essentia de l’huomo,et per consequente si conosce che quelli, che hanno detto la donna esser’ perpetuo danno dell’huomo haver’ poco convenientemente parlato. Quanti huomini si leggeranno per particular’ interesse di donne di rozzi , et inesperti, in piccolo spatio di tempo gentili, et discreti esser’ divenuti? Quanti di non virtuosi, virtuosissimi? Quanti di stolti,et insensati,prudenti,et cauti? Quanti di inculti, et inornati delicatissimi, et puliti? Quanti altri per affetto di donne perfettissimi Poeti? Quanti musici ? et quanti in cavalleria et in diverse virtù et scienze son’ venuti eccellenti solo per cagion di donne . Leggesi anchora alcuni altri esser’ di muti, per amor’ di donna loquaci diventati : affermasi anchora da i medici il giovenil’ calore della giovane donna alla servil’ debolezza,et al vecchio paralitico esser’ di grandis=

 

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simo giovamento . Et finalmente l’amor’ di donna potere partorire anchora in un’ corpo debolissimo grandissima abondanza di forze , et se fussi possibile si come alcuni referiscano ritrovarsi uno esercito di perfettissimi innamorati si sentirebbon’ tante eccessive prove, et tali, et tanti mi rabilissimi effetti , che di gran’ lunga avanzerebbon’ tutti gl’antichi fatti,et massime havendo le lor’ donne con essi, dalle quai cose si può conoscere di quanta utilità all’huomo siano state,et sieno le donne,et se danno ò utile apportino . Quanto alla festa proprietà , che Secondo Filosofo attribuisce alla donna d’esser’ cosa de l’huomo; Dico che inverità dir’ si può, che reciprocamente tanto l’huomo sia cosa della donna,quanto la donna dell’huomo, et che questo non ha à esser’ imputatione alcuna,ne all’un’,ne all’altro; conciosia che naturalmente fra loro sia una tal’ reciproca benivolenza , et tal’ cordiale affetto , che meritamente una medesima sustanza,et una medesima natura dir si possono; però di tale imputatione non si debbe in modo alcuno tenere conto. Chiamansi anchora consorti perche una medesima sorte,et una medesima fortuna sortire debbano, et conseguentemente quello che è la donna al marito, debbe essere il marito alla donna , et così in ogni altro atto sempre si troverranno di pari grado, di eguale proportione , et di conforme prerogativa . Quanto alla settima proprietà, che sieno impaccio dello studio dell’huomo. Dico che non posso comprendere come per ragione alcuna si possa concedere;conciosia che la compagnia, secondo che scrivano i Filosofi communemente,et generalmente suol’ causare allegrezza,et conforto , et buona dispositione ne corpi humani, le quali tutte qualità sono molto appropriate allo

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studio : si come la solitudine induce effetti contrarij , cioe malinconia,et mala dispositione , le quali cose son’ di grandissimo nocumento allo studio , et non solo allo studio, mà anchora à tutte le altre operationi dell’huomo . Et però meritamente diremo la presenza della donna esser’ conforto allo studio dell’huomo,et non impaccio,o fastidio alcuno,si come gli scrittori poco amici delle donne hanno voluto inferire .   Quanto alla ottava proprietà d’essere quelle pericolo dell’huomo. Dico che il commun’ proverbio ci mostra tutto’l contrario ; conciosia che si soglia dire, quando un’ padre di qualche suo scaprestato figliuolo scorso in lascivie,o altri giovenil errori si duole : Vuolo tu fermare dagli moglie,quasi che il feminil commertio gli debba esser’un’temperamento, et che la compagnia della donna l’habbia à fare venir’ in consideratione de suoi errori;et correggersene . Donde si può far’ fermo giuditio la donna non esser’ pericolo dell’huomo,mà fermamento,guida,et reggimento di tutte l’humane operationi. Et se volessin’ rifuggire dicendo, che quando la donna pericolo dell’huomo hanno chiamata,che hanno voluto inferire , che molte volte i giovani per amor’ lascivo di donna tutto il loro havere dietro à quelle consumano,et tutti gl’esercitij abbandonano ; onde ne segue la rovina loro Dico che questo depende dalla propria voluntà de gl’huomini, et non dalle donne ; conciosia che da quelle non siano sforzati , ne contro la voglia loro persuasi . Quanto alla nona proprietà per detto Filosofo alle donne attribuita . Dico che assai s’e risposto di sopra, dove della libidine habbiam’ parlato , et però rimettendoci à quello per brevità non replichemo altrimenti . Quanto alla decima proprietà.Dico disopra nella quarta

 

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del medesimo Filosofo ; quando guerra dell’huomo la donna hà chiamata, esser’ à pieno risposto . Quanto alla undecima proprietà del Filosofo d’esser’ le donne animali pessimi. Dico che quando di sopra della perfettione delle donne habbiam’ parlato , che tanto circa questa particularità, quanto sopra tutte le altre simili , sono state leggittimamente le donne difese. Quanto alla duodecima proprietà. Dico che havendo disopra discorso le leggi;che delle donne parlano nessuna n’hò trovata, che con la opinione del detto Filosofo si conformi, et però meritamente sopra questa materia parlando habbiamo conchiuso, che se alcuna superiorità fra l’uno,et l’altro sesso si trova, che per la osservantia che sempre il viril’ sesso ha havuta al feminile , che piu presto l’huomo,o per propria sua voluntà, o per natural’ inclinatione,ò per usanza alla donna si sottopone , et quella osserva,quella obedisce,et reverisce,che la donna l’huomo. Ilche tanto maggiormente esser’ vero troverremo se tutti li esempli di quelle persone,che et di fortezza, et di virtù et di deità gl’altri hanno avanzati considereremo, i quali habbiamo disopra provati al sesso muliebre esser’ stati sottoposti, à quali per brevità mi rapporto . Onde la opinione di Secondo Filosofo sarà, tanto in questa, quano in tutte l’altre sopradette proprietà meritamente annullata .

 

IL FINE DEL SECONDO LIBRO.

 

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DELLE DIFESE ET

LODI DELLE DONNE

DI M. DOMENICO BRUNI

PISTOLESE.

LIBRO TERZO.

Nel quale si contengano le difese dalle privationi , che le Leggi alle Donne hanno ordinate .

 

NON E Stato à bastanza , che diversi Scrittori et Filosofi habbin’ tante varie calumnie ‘ contra le donne ritrovate ; che anchora le considerate Canoniche,et civil’ Leggi hanno le donne delle ordinationi loro indegne giudicate . Ilche molto più harebbe loro à premere , che le innumerabili false calumnie per gli scrittori attribuiteli;atteso che le Leggi,si per la loro approvatissima autorità, come anchora per la loro infinita potenza non si posson’,ne debbon’ non solo riprovare, mà ne anchora affermare esser’ senza grandissima ragione fondate;ne manco e lecito dire,che ò per malignità ò per invidia ò per altra cagione si sia proceduto in esse , come in molt’ altre calumnie che di sopra si son referite ; Però contro di quelle solamente per considerati , et giusti modi,è necessario alle giuste defensioni delle donne venire. Ne diffidin’ per

 

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questo le donne d’haver’ à restar’ manco dalle prohibitioni delle Leggi difese,che si sien’ restate dalle sopradette calunnie,perche molto più facile,et molto più leggieri reputo da i giusti legislatori quelle difendere,che da i protervi, et calumniosi scrittori; conciosia che in verità i Canoni,et le cvili ordinationi,non per alcuna sinistra opinione,mà per vera honestà,et ottimo zelo del sesso muliebre,et del morigerato,et politico vivere humano hanno così ordinato, et per tor’ via ogni sinistra opinione,malo esempio, et fu spitione di corruptela . Et però venendo a gl’individui di quelle cose,che dalla considerata civil’ Legge sono state al sesso feminil’ prohibite . Dico che se ben’ l’ha introdotto, che le donne non possino ottenere alcun’ offitio publico, come nella prima, et seconda prohibitione della civil’ Legge di sopra si descrive, questo non cadere in pregiuditio alcuno delle donne: conciosia che essendo necessario nelle attioni publiche conversar’ fra le moltitudini di varie persone, et in luoghi publici non paressi conveniente al decoro muliebre, et alla donnesca honestà , così liberamente intervenire nel commertio di tanti huomini. Et però la discretissima civil’ Legge,ordinò le dette due prohibitioni . Perche nella continua conversatione di quelle co’l virile sesso , si poteva facilmente in qualche pericolosa corruptela incorrere , si come per l’esempio della nobilissima Denà figliuola di Iacob nella sacra scrittura si legge; la quale per insino a tanto,che in casa de i fratelli stette, illesa,et intatta sempre la sua virginità conservo , mà di poi che fuori di casa cominciò a conversare, dal figliuolo del Re Assorrente fù corrotta; Donde ne nacque che di quivi à poco tempo il Re , et tutta la sua progenie fu morta, et rovinata . Et se alcun’

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Volessi dire, che non per le cause allegate la Legge si sia mossa à far’ simili prohibitioni, mà piu presto per haver’ conosciute le donne inhabil i, ò insufficienti à tali esercitij per debolezza del sesso . Dico per la medesima autorià de Iureconsulti, che tal’ oppositione non è vera ; Perche se la causa delle prohibitioni sopradette dependessi dalli accidenti narrati certamente le donne sarebbon’ sempre generalmente da tali esercitij prohibite;mà conciosia che per i medesimi Iureconsulti si disponga , che le donne quando per hereditaria ragione succedano in un’ Regno in un’ principato,ò in qualch’altra dignità, che in tal caso ,la donna può di ragione non solo tal’ degnità conseguire , mà anchora à suo libero arbitrio quelle governare,et esercitare , et di quelle disporre,si come per Angelo d’Arezzo , et per lo speculatore s’afferma, et il simile per l’eccellentissimo Filippo Decio mio precettore nella legge Foeminae Foemine CHECK nel titolo delle regole di ragione , dove la soprascritta risposta per verissima conferma. Et di più referisce haver’ vista la Eregina giovanna,la cui prudenza,et virtù nel governare fù radissima, sedere nel Regal’ seggio,et haver’ in quello pro nuntiato denissime,et approvatissime sententie,et in spetie contra quelli della Illustrissima casa del balzo. Dalle quali ragioni , et autorità si può far’ certo giuditio , che non per inhabilità ò insufficienza delle donne, ò imperfettione del lor’ sesso sieno state dalla civil’ legge   , de gradi et degnità private, mà solamente per vera honestà,et per maggior’ lor’ grandezza,et decoro . Quanto alla terza et quarta prohibitione della legge civile, di non poter’ le donne per altri comparire dinanzi ad alcun’ maggistrato , ne di pigliare patrocinio ò difesa giudicial’ alcuna . Dico

 

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che se le due prohibitioni sopradette prudentissimamente à grandezza,et decoro delle donne furono ordinate, quanto maggiormente anchora questa terza, et quarta prohibitione ha potuto la medesima legge al medesimo fine ordinare ? Perche certamente il comparir’ dinanzi à magistrati nelle cause d’altri,era et sarebbe hoggi molto più contrarie alla donnesca honestà, che non sarebbeno state , o sarebbeno la prima,et seconda prohibitione sopradette . Et che questo sia il vero si mostra per autorità de i medesimi lureconsulti , i quali concedano alle donne piena facultà di potersi esercitar’ per loro proprie,et nelle cause de i figliuoli,et de i parenti, et in certi altri casi particulari come per lo speculatore nel titolo de procuratori diffusamente si tratta : Ilche è manifestissimo segno , che non per poco giuditio, o perfettion’ loro, ne per altra maligna qualità le donne non son’ prohibite , mà solo per vera honestà,et decoro,perche se per inhabilità,o difetto alcuno l’havessin’ prohibite,tanto nelle cause proprie,de i figliuoli,et de i parenti , quanto nelle altre l’harebbon’ fatto.Et di piu addurremo l’espressa autorità verbale della Legge,che sopra di cio parla, la quale espressamente dice che la causa delle quattro prohibitioni sopradette,non è per alcuna in capacità,ò inhabilità delle donne , mà per una publica honestà solo, la qual’ consideratione fu la potissima per la quale la considerata civil’ Legge le sopradette quattro prohibitioni ordinò, et cosi resteranno le donne in questa parte ottimamente difese. Con un’altra ragione Paulo Iureconsulto nel titolo di giuditij, la medesima autorità sopradetta approva , la quale è questa cioè,che per antica consuetudine s’e osservato , che le donne et i servi (non per mancamento di giuditio pari

 

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alli altri) sien’ privati di questo dalle Leggi; mà al fine detto di sopra,et non ad altro effetto .   Venendo alla quinta prohibitione delle Leggi,dove le donne di non potere esser’ Arbitre prohibiscono,et non di manco dette cause,non per i publici palazzi,mà nelle proprie particulari habitationi si trattano;onde le scuse sopradette non par’ che in questo caso habbin’ luogo,mà da altra più giusta cagione una tal’ prohibitione dependa . A che rispondendo dico che se ben’ sia vero,che le cause arbitrarie per le proprie domestiche case,si possino esercitare, non è che anchora in questo non sia stata honestissima causa di prohibirlo , perche se ben’ gl’arbitri possono in casa lor’ propria procedere,et determinare, non di manco perche secondo l’ordinatione della civil’ legge hanno à procedere a guisa,et similitudine di giuditij ordinarij, et hanno à osservar’ tutti i termini,che ne giuditij ordinarij osservano : però meritamente anchora in questo la considerata civil’ legge hà le donne da questo litigioso atto prohibite .   Et che ciò sia vero si può provare per due ragioni; et prima perche si come ne giuditij habbiam’ provato la Legge à laudabil’ fine haver’ le quattro prime prohibitioni ordinate, così è verisimile, che anchora in questa quinta habbia voluto fare il medesimo,ne altro si può di quella giustamente presupporre; Secondo si prova anchora questo medesimo per l’autorità della medesima legge, la qual’ dispone che le donne possino esser’ arbitratrici infra ciascheduno che volessi in nel loro arbitramento consentire, o in quelle per via d’arbitrato le loro differenze compromettere. Et questo perche li arbitratori non son’ tenuti come gli arbitri à osservare alcuni termini giudiciali,mà liberamente à lor’ arbitrio , et vo

 

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luntà posson’procedere,ne in quella alcuna giudiciaria contentione si ricerca; Però meritamente ha la Legge tali arbitramenti alle donne concesso;Se adunche uno e stato prohibito,et l’altro concesso,e manifestissimo segno, che solo per levare alle donne quei fastifij giudiciarij l’ha prohibite,et non per altro rispetto . Aggiugnesi che tanto al giudicar’ dell’uno quanto de l’altro si ricerca il medesimo ingegno,il medesimo sapere,et la medesima cognitione , et non di manco un’ sì,et l’altro nò, è stato prohibito . Però si prova manifestissimamente , che essendo stato prohibito quello,dove gl’atti giudiciarij intervengono , che non per altro fine l’ha fatto la legge,che per satisfare , et gratificar’ le donne in questo,et per decoro,et grandezza loro come disopra. Quanto alla sesta prohibitione di non poter’ adottare alcun’ figliuolo. Dico che quantunche questa tal’ prohibitione paia in gran pregiuditio delle donne, non di manco à quelli,che posseggano la vera cognitione della profession’ legale, non parrà cosa esorbitante, ne in alcun’ disfavore, o preiuditio delle donne,perche questo non senza grandissima consideratione , è proceduto, et tutto senza alcuno biasimo,ò dishonor’ loro;mà per altre ragioni et cause . Et prima perche le madri non hanno in potestà e figliuoli come hanno e padri;et però pareva,che non havendo elle havere quelli,che adottassino in lor’ potestà, che per questo non occorressi far’ simili adottamenti. Secondo perche anchora i figliuoli legittimi,et naturali seguitono le vestigie,et nobiltà paterne,et non le materne. Però ha giudicato la legge superfluo , che la donna per quel finto modo si possa acquistar’ figliuoli,non havendo quelli à participar’ in alcuna cosa de gli stati materni ; perche è propria natura

 

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della fintion’ della legge,di non si estender’ mai à quelli casi dove la verità,ò capacità naturale non può arrivare,si come espressamente pone Bartolo nella repetitione sopra la legge,dove delle fintioni diffusissimamente parla. Conciosia adunche che di natura di tutte le adottioni sia (come per legal’ dispositione espressamente apparisce, ) che il figliuolo adottato esca della natural’ potestà del suo proprio,et si trasferisca nella potestà del padre adottivo . Ilche non si può far’ mediante l’adottione della donna non participando ella della potesta de i figliuoli , sarà senza alcuna colpa ò difetto delle donne . Et se alcun’ soggiungessi che se ben’ per le ragioni sopradette, le donne restan’ difese dalla prohibitione del non poter’ adottare, che non di meno restano incolpate del non havere anchor’ elle in potestà i figliuoli, come hanno i padri atteso che non par’ che si tenga in quello di loro conto alcuno, dando tutta la potestà de figliuoli a i soli padri . Dico che di sotto nella. Xij. Defensione della disposition’ della civil’ legge habbiamo a bastanza sopra di questa materia parlato. Quanto alla settima prohibitione di non potere le donne per altri prometter’, ne obligarsi; Dico che senza alcun’ dubbio questa prohibitione non grava le donne : conciosia che anchor’ la maggior’ parte de gli huomini harebbono havuto caro di poter’ participarne, onde le donne se lo possano recare à favore : conciosia che nello obligarsi per altri non sia se non danno,et gravezza. Et se alcun’ volessi inferire la legge non si esser’ mossa à ordinar’ tal prohibitione per lo effetto predetto, mà solo per conoscere quelle leggieri,et facili à esser’ persuase , et se per altri si fussin’ potute obligare,si sarebbon’per ogn’uno obligate talmente che in poco tempo di quello che l’havessi

 

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no havuto si sarebbon’ private . Dico che se ben’ qualche colorata ragione par’ che habbi questa loro opinione, non di manco con una efficacissima ragione si torrà via. Et questo perche la civil’ legge ha ordinato , che renuntiando le donne à quel privilegio del Senatusconsulto Velleiano, in favore loro introdotto la obligatione della donna fatta per altri vaglia,et tenga, et similmente quando in tal ‘ obligatione fussi il giuramento secondo la canonica legge, perche tal’ giuramento per la disposition’ di deita legge valida anchora l’obligation’ della donna fatta per altri , non ostante l’ordinatione del prefato Senatusconsulto Velleiano;le quali due ragioni sopradette fanno manifestissimo segno, che non per sola correttione della fragilità delle donne,mà per altri respetti in favor’ loro gl’hà ordinati. Et che cio sia vero , se la civil’ legge havessi voluto alla fragilità soprascritta delle donne solamente provedere , non harebbe di poi concesso, che a quello si potessi per la donna renuntiare; perche altrimenti non sarebbe stato loro benefitio alcuno : conciosia che la medesima facilità sia nella renuntiatione che nella propria obligatione secondo che per tutti i legisti Dottori si prova , onde sarà certissimo,che la legge si e mossa solo à benefitio delle donne,et per honorarle,et non per tassarle di fragilità,ò altra infame qualità alcuna. Et questo conferma a l’autorità di Vulpiano Iureconsulto, nella legge prima di esso titolo del Senatusconsulto Velleiano;dove dice che à esempio dell’altre cose, che per publica honestà sono state ordinate,la donna di quell’atto di obligarsi per altri è stata per la medesima publica honestà prohibita, et così per il detto Vulpiano la manifesta amorevol’ cagione in favor’ delle donne apparisce ; potrebbesi

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Anchora questa medesima openion’ confermare per un’ altra ragione , perche el medesimo Senatusconsulto,che ordina tal’ prohibitione alle donne la chiama privilegio , et così anchora è chiamato per tutti i professori delle leggi : Se adunche detta prohibitione sì denomina privilegio delle donne, per qual’ cagione vorremo noi dire , che si possa o debba ad alcuna loro infamia imputare? Quanto alla ottava prohibitione di non poter’ le donne ne testamenti ,et nelle cause capitali come testimonij intervenire . Dico che se volessino i poco amici delle donne inferire , che questi dua capi fussino alle donne prohibiti, per esser’ un’ di quelli mediante el quale l’heredità si trasferiscono ; et l’altro , che spesso la pretiosa vita del’huomo importa , onde che per esser’ elle come di sopra han’ presupposto di natura facili à esser’ corrotte , che per questo la considerata civil’ legge havessi le donne di dette testificationi prohibite . Dico che non sarà per conto alcuno verisimile,che la legge à tal’ fine habbia voluto simili prohibitioni introdurre, perche se noi ritroviamo,come disopra dove della constantia,et stabilità delle donne habbiam’ parlato,che in quelle molto più constantia et fermezza,che nel viril’ sesso si trova , et ne habbiamo gl’esempli mostro ; come vogliam’ noi adunche poter’ credere,che i sapientissimi Iureconsulti habbin’ voluto à tal fine il testimonio delle donne ne dua capi sopradetti levar’ via : conciosia che per parole espresse de medesimi Iureconsulti siano stati fatti certi del contrario ? et se ben’ fatti certi non ne fussino ne casi dubbi alla piu benigna interpretatione ci doverremo accostare , si come di sopra ad altro proposito habbiamo conchiuso . Resta solo mostrar’ la causa delle due sopradette prohibitioni , la quale

 

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manifestamente si conosce esser’ stata, perche communemente dette due cause per unportar’ assai sempre per chi ci hà interesse per le corti si litigano, et così occorre che quelli, che testimonij à simili atti si son’ trovati, quasi sempre per luoghi giudiciarij per esaminarsi son’ tratti , di sorte che per levar’ come si è detto di sopra tai fastidij alle donne,per publica honestà,anchora questi duoi atti la civil’ legge alle donne hà prohibiti . Potrassi anchor’ dire, che queste due cause sempre sien’ piu atte à causar’ inverso di chi testifica odio inimicitia,et malivolentia,che altro,et dietro si portino tedio,fastidio,et disturbo,et per questo che piu danno,che utile , et honore à tutti porghino , et che per tal’ rispetto la legge l’habbia alle donne vietate . Anchora si debbe presupporre che cio sia stato fatto per tor’ via questo impaccio,et fastidio alle donne le quali spesso da gravidezze,et debolezze di parto,et dalle cure d’allevar’i figliuoli sendo occupate non possano a simili cure fastidiose, et dannose attendere,ne dalle importanti,et necessarie lor faccende rimuoversi ; ne manco pareva conveniente ai pesi, che naturalmente alle donne son’ dati,aggiugnere anchora quest’altri. Aggiungesi che dalla divina,et canonica legge à paragone delli huomini alle dette due testimonianze sono ammesse,et non di manco la legge Canonica molto piu cerca di prohibir’ gl’errori , che la civile . Et però se il fin’ di tali prohibitioni fussi stato per tal’ effetto ella piu,che la civile l’harebbe prohibito. Quanto alla nona prohibitione, di non poter’ le donne esser’ tutrici , ne curatrici di alcuna persona eccetto che de i propij figliuoli. Dico che all’effetto di sopra per tor’ loro noia,et non à altro fine sono state rimosse da simile atto.Et se alcun’ dicesi,che per questo non

 

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non resta, che la donna per tal’ prohibitione non paia tassata dalla civil’ legge per conoscerla naturalmente di poco ingegno virtù,et esperienza , et che per tali cause fussino tali prohibitioni dalla legge ordinate . Dico he se cio fussi gl’ordinatori di tal’ legge da loro stessi si sarebbono condannati : Perche havendo quelli nella medesima prohibitione concessa la facilità alle donne di assumer’ la tutela de i figliuoli è manifstissimo segno,che à tale ufitio le sono habili;et per questo non si può dire che ò per inhabili, ò per defetto di natura,ò per altra malignacausa sieno state prohibite. Il simile anchora potremo dire della decima prohibitione fatta alle donne dalla legge civile, quando a quelle accusar’ alcuna persona publicamente prohibite eccetto, che per causa propria,o de i figliuoli,ò altri consanguinei. Et di piu aggiugneremo che essendo l’accusare alcun’ delinquente eccetto nelle proprie offese cosa vilissima,et abietta, la quale è hoggi dì fuggita , non solo da i litterati , et discreti huomini,mà anchora da i plebei,et vulgari,et alle sole spie riservata, però lo haverle in simile atto prohibite,et private di quello che sarebbe stato loro grandissima infamia à esercitarlo, non par cosa degna di biasimo, mà di grandezza,et decoro . Dalla undecima prohibitione similmente saranno le donne escusate. Quanto alle duodecima,terzadecima,decimaquarta, et decimaquinta privationi,per la medesima legge alle donne fatte,del non haver’ in potestà i figliuoli,di non poter’ fare indistintamente la pupillar’ sostitutione;di non poter’ a i proprij figliuoli constituir’ tutore, ne di participare quei del grado, ò nobiltà materna; Rispondo, che volendo considerar’ le principali cause sulle quali le prohibitioni sopradette son’ fon

 

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date confesseremo non esser’ ordinate ad alcuna infamia , ò preiuditio delle donne ; Et primamente quanto alla filial’ potestà,dico che per esser’ un’huomo cosa individua,et non esser’ per sua natura possibile quello in un’ medesimo tempo essere in piu luoghi,ne conseguentemente sotto due potestà ò dua voleri per non poter’ in un’medesimo tempo à duoi signori satisfare; Però fu per gl’antichi Iureconsulti ordinato,che nel solo padre si havessi a collocar’ la potestà de i figliuoli; et questo per tor’ via molti inconvenienti che ne sarebbon seguiti,oltre che non è da maravigliarsi se la legge havessi disposto alcuna cosa contro le donne : conciosia che tutte le ordinationi,che fino a i presenti tempi oo state fatte in disfavor’ loro, tutte per i foli huomini sieno state stabilite senza alcuna scienza,voluntà, ò consenso delle donne,et senza interventione di alcuna di esse . Et però non è da reputar’ alcuna di quelle esser’ à lor’ biasimo,ò infamia; perche si come se le donne tutte unite facessino fra loro alcun’ ordine in pregiuditio delli huomini,quello non darebbe loro imputatione alcuna,perche senza scienza, ò saputa loro sarebbe fatto , così el medesimo , è da presupporre nelle ordinationi fatte per gl’huomini in disfavore delle donne . Quanto alla decimasesta disproportione , che la legge civile pone infra il feminil’ sesso,et virile; presupponendo , che dove non constassi chi di loro prima, et chi di poi, in un’ fortuito accidente morto fussi , che prima la femina , che il maschio fussi mancata . Dico che quantunche questo non significhi,et non dimostri carico, ò biasimo alcuno della donna , non di manco possiam’ credere essere proceduto , perche ritrovandosi le donne di molto più delicata complessione, che gl’huomini, per esser’ la viril’ natural virtù più robu

 

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sta,et più austera, che quella delle donne , però la considerata civil legge,hà in tal’ caso dubbio presupposto, quello haver’ potuto piu facilmente resistere, che la donna . Quanto alla decimasettima disproportione,che pongano i Iureconsulti,fra il maschio,et la femina, volendo che la successione della madre sia diversa, quando insieme co i maschi succede,da quella che quando insieme con le femine , ordinando che quando della hereditàdi alcun de i figliuoli, o figliuole si tratta,et che restan’ fratelli maschi del defunto in tal’ caso sia eguale l’hereditàaspettante alla madre , con quella che si aspetta a i figliuoli,et fratelli della persona defunta; Ma quando figliuole femine restassino à succedere insieme con la madre al defunto fratello, al’hora la madre sola consegue di quella heredità filiale, tanto sola , quanto tutte l’altre figliuole femine insieme. Et così in questo caso, vengano le sorelle restanti con la madre à esser’ di peggior’ conditione,che i maschi . Alche rispondendo dico , che questo fù ordinato per la conservation’ della agnatione,si come furon’ fatte anchora molte altre ordinationi , anchor che poi questa medesima ragione per la legge,Maximum vitium, in favor’ del nobil’ sesso feinile introdotta per gl’antichissimi Iureconsulti fussi corretta. Quanto alla decimaottava prohibitione per la medesima civil’ legge al nobilissimo sesso fatta;diremo che la si porta seco la risposta, et la giusta difesa,et scusa delle donne,per le medesime ragioni, et autorità,che di sopra habbiamo narrato nelle cose giudiciarie,negate alle donne per publica honestà, et per levarle da quei tediosi esercitij,et non per altra maligna causa . Quanto alla decimanona prohibitione , dove riscuoter’ i tributi,et censi publici alle donne si prohibisce . Dico che

 

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similmente questa prohibitione per se debbe esser’ giudicata in solo favore,et benefitio delle donne,et per tale effetto essere stata dalla considerata civil’ legge introdotta; Perche certamente si conosce tal’ esattione non essere se non odiosa,et di molto fastidio,et non haver’ in se alcuna parte honorata ; et però meritamente di tal’ prohibitione si può il nobil’ sesso feminile piu presto gloriare, che ad alcuna calumia ò biasimo recarsela. Quanto alla Vigesima prohibitione,dove si afferma le donne esser’ prohibite fare il banchieri nelle publiche piazze, si come al viril’ sesso, è concesso. Dico che quantunche potessino ragionevolmente dire,si come in molte altre prohibitioni habbiamo detto, che per publica honestà questo anchora fussi stato ordinato,et per levarle da quel publico,et tumultuoso commertio che simili esercitij richieggano,et ne quali tutto’l di vediamo tali banchieri essere occupati; non di manco possiamo anchora un’altra ragione dedurre , cio è tal’ prohibitione esser’ proceduta,et procedere,perche l’uso del viver’ nostro habbia in queste nostre parti così introdotto; Ma se l’uso havessi per il contrario osservato,si come poteva, et come in qualche parte si osserva, non per questo sarebbe ragionevole giudicare,che gl’huomini fussino di minor’ grado,et perfettione delle donne,ò fussin per questo degni d’alcuna calumnia ò inferiori per questo solo alle donne . Cosi adunche per il contrario non si debbe fare illatione, ò mal’ giuditio alcuno in disfavor’ delle donne,quando ò per legge,ò per sauto,ò per consuetudine fussi alcuna cosa in disfavore delle donne, introdotta. Perche non per questo resterebbon le donne,o manco perfette,ò manco degne,et che questo sia’l vero lo possiamo povare per la antica consue

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tudine delle donne Egittiache et Tracie, come disopra piu volte habbiamo referito;le quali secondo Herodoto per costume di quelle regioni antichissimo,le sole donne alli esercitij,che noi virili domandiamo tanto publici quanto privati,et tanto mercantile,quanto rusticani , et di qualunche altra forte attendano,lasciando gl’huomini,et mariti loro alle loro case per le domestiche cure di filare,cucire, tessere,et altri simili esercitij,e quali in Italia per le nostre donne si esercitano. Ne percio in quelle parti si da alcuna imputatione al sesso virile;ne manco da tal’uso di quelle arti facciamo argomento d’imperfettione,ò d’altra calumniosa interpretatione di quelli huomini . Et però taccino quagli, che per il contrario uso ò rispetti vorranno il nobil’ sesso feminile biasimare,ò riprendere . Quanto alla vigesimaprima prohibitione alle donne ordinata per la sopradetta civil’ legge del non potere intervenire in far leggi statuti, ò altre simili publiche rdiationi;Dico che questo non è proceduto,ne procede perche le donne non sieno habili , per esser di poco ingegno, ò per non conoscer’ quanto gl’huomini ; Perche non solo sariano atte intervenir’ con gl’huomini à far’ leggi,et statuti, mà anchora da per se sole senza alcuno aiuto sarebbono state attissime à farle di tutta perfettione,come di sotto si mostrerrà : et al medesimo fine l’hanno i Iureconsulti prohibite , accio che non habbino a ire per i publici palazzi , e nelle publiche moltitudini di huomini , come sarebbe stato necessario se havessino havuta à intervenire à simili effetti : conciosia che ne legge,ne statuto alcuno si faccida alcuna persona università, ò republica senza il populare,et universal’ consenso di tutti quelli della Città, ò della maggior’ parte : onde havendo i sacratissimi Iure=

 

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consulti donne per publica honestà rimosse da tali ragionanze,non è maraviglia alcuna se anchora in questo, dove quella medesima ragione militava la donna sia stata à tal’fine di cio prohibita . Et che le donne sieno atte non solo à intervenir’ nell’ordinationi publiche,ma da per loro stesse far’ le leggi et darle à i populi si dimostra per l’esempio d’Amalthea la quale , non solo alla propria patria le leggi diede , mà et alli sapientissimi,et potentissimi Romani , et conseguentemente a tutto il mondo , come disopra ad altro proposito habbiam’ narrato.Questa nobilissima giovane fu perfettissima divinatrice,et compose nove libri,equali portò in Roma al superbo Tarquino Re de Romani,domandandoli il condegno premio,di quelli,et quello perverso et superbissimo Re,mostrando di farne poco conto, il prezo di quelli gli negò: Per ilche Amalthea sdegnata subito tre di quelli abbruciò;et di nuovo domandando al medesimo Re Tarquino il prezo de i restanti sei,all’ultimo gli fu dato,et cosi furono detti libri da i Romani conservati , et tenuti in grandissima veneratione,perche contenevano lo advenimento delle cose future,tanto de i Romani,quanto di tutte le altre nationi del mondo; et anchora contenevano il modo del reggersi,et governarsi di sorte che i Romani, sempre che occorrena loro far’ alcuna impresa,a quei libri ricorrevano,et secondo l’ordine di quegli si governavano , dalla sapienza,et virtù de quali veramente ne nacque la grandezza de i Romani,et da quelli anchora si causarono le vittorie loro,et lo accrescimento,et grandezza di quella Città. Possiamo anchora il medesimo provare per l’esempio della Regina Didone,la quale fu di tanto sapere,et conoscere,che edificatasi la magnificentissima Città di Cartagi

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ne,a quella le leggi , et statuti ordinò tali , che per insino che la visse,con grandissima satisfatione di quei populi prudentissimamente governò. Nè sarà dissimile l’esempio della prudentissima consorte di Iustiniano Imperadore,la quale fu di tanto eccellente giuditio,che l’Imperatore sempre usava con quella conferire tutti e sua segreti negotij,et in ogni sua determinatione di voler’ sempre el suo particular’ consiglio, come egli medesimo afferma nel volume delle imperiali constitutioni; Ilche fa manifesto segno,che la considerata legge,non per difetto alcuno, che nelle donne si trovi hà le sopradette prohibitioni alle donne ordinate , mà solo per le cagioni dette disopra. Quanto alla vigesima seconda prohibitione della civil’ legge, che la moglie d’un defunto non possa infra un’anno dal di della morte del marito ad alcuno altro copularsi,ilche per il viril’ sesso non è ordinato; dico che di tale prohibitione, quelli che vorranno il sesso feminile biasimare non haranno cognitione delle leggi civili; conciosia che molto consideratamente quelle habbin fatto tale prohibitione,et senza alcuna infamia,et calumnia del nobil sesso . Et questo perche non militava la medesima ragione,ne la medesima causa nell’huomo che nella donna circa tal prohibitione,cioè perche la donna infra un’anno dal dì della morte del primo marito harebbe poyuto partorire un figliuolo,il quale se quella donna, subito che il marito morto fussi il secondo havessi preso , non si sarebbe potuto sapere,ne conoscere di quale de i duoi mariti fussi’l parto, che di tal’ donna nato fussi, tanto che non solo per rispetto del figliuolo,mà anchora per rispetto della hereditaria successione si sarebbon forse causati molti dubbiosi litigij , et confusioni; Però la considerata civil legge per tor via tut=

 

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ti gl’obbietti fastidiosi,che per tal nuovo coniugio si sarebbon’ potute casare,hà voluto ordinare, che alle sole donne fussi tale prohibitione ordinata . Et anchora di piu la considerata civil legge per tal’ rispetto hà ordinato , quanto alla vigesimaterza ordinatione, che questo tal’anno si domandi l’anno del lutto, ordinando che la moglie sia tenuta à piangere il marito,et non per il contrario che il marito sia tenuto a pianger’ la moglie,come apparisce nella legge liberorum nel paragrafo primo nel titolo,dove della imputatione della infamia si parla: dove si dice,che se ( pogniamo esemp o ) infra quattro mesi dal dì della morte del primo marito la donna partorisce , onde non si potessi piu dubitare della commistione del sangue del primo et secondo marito, al’hora cessa il tempo del lutto della donna , cio è dello stare in vedovilità,et non è tenuta più altrimenti pianger’ il marito,ne differire il secondo matrimonio,conoscendo la legge,che in quella tal donna , che ha in detto tempo legittimamente partorito,non può cadere piu alcuna delle sospitioni sopradette,ne causarsi piu alcnn dubbio . Et però al’hora gli leva,et toglie la prohibitione sopradetta , et rimettela nella medesima libertà, che l’huomo . Perche cessante la causa della prohibitione,debbe anchora giustamente cessar’ essa prohibitione , et per questo apparisce manifestamente,che a buon fine la considerata civil legge, hà tali prohibitioni sopradette ordinate , et così resterà anchora la.xxiij disproportione della legge civile fra l’huomo,et la donna resoluta,et difesa . Quanto alla vigesima quarta disproportione che la civil’legge considera fra l’uno, et l’altro sesso negando al feminile la ragione di vendetta,et la successione di quella alli soli maschi riservando;

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dico che quantunche circa questa prohibitione fussino state a bastanza le defensioni , che di sopra habbiam’ narrate , quando dell’esser le donne vendicative s’e parlato , non di manco voglio à quelle aggiungnere una altra ragione , et dire che la considerata civil legge hà così ordinato, perche la vendetta,oltra che l’e contra la divina legge,non si doverrebbe anchora in alcuna christiana persona concedere,per sua natura,ò femina,ò maschio che fussi , et per questo sarebbe stato molto meglio, che anchora a i maschi fussi dinegata,non di manco perche la legge civile non hà havuto rispetto alle cose dell’anima,mà ad altre civili et ragionevoli considerationi, pero è forza à chi vuol le donne difendere in questa parte rifuggire per altra strada,et dire,che essendo come in verita è cosa certissima la vendetta,atto austero, et rigido,et poco conveniente alla benigna natura, et dolce complessione del degno sesso feminile et della immensa religione,et devotione di quelle; Però meritamente la considerata civil legge l’hà d’un tale velenoo stimolo pvate; et questo per non deviarle dalla loro benigna natura che certo , un grandissimo disturbo di quel nobil sesso sarebbe stato se in simili odiose attioni si fussino interposte. Quanto alla vigesimaquinta,et ultima prohibitione della considerata civil’ legge per la quale in pregiuditio delle donne, si è ordinato,che quelle ne feudi ordinariamente non succedino. Dico che grandemente si sarebbeno quelle persone,che in tal credenza fussin’ venute gabbate; Perche certissimo la legge non a tal fine ha questo loro generalmente vietato , ma à solo fine della conservatione della descendenza, come anchora molte altre ordinationi hà introdotte, come disopra ad altri proposti habbiamo narrato . Et però per

 

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Mantenere la nobiltà de i casati, et non per conoscer le inhabili, hà così ordinato.Et che sia il vero si mostra,perche la medesima civil’ legge ne nuovi feudi , et per i moderni loro padri acquistati, hà anchora alle donne riservata la habilità della successione;mà molto consideratamente,perche se gl’antichi feudi,e quali sempre il grado de i passati di quella nobile stirpe hanno honorato fussino anchora alle femine stati concessi in piccolo spatio di tempo ne sarebbe resultato che quei gradi di nobiltà nelle case aliene si sarebbono trasferiti , et la paterna progenie di quelli privata , et esclusa; mà quando per forte maschi figliuoli,o poco attenenti di quella famiglia non si trovassino, anchora gl’antichi feudi per testamento, o altra legittima volontà con consenso del Principe nelle femine tal volta son soliti concedersi. Ilche par’ anchora esser segno certissimo, che la considerata civil legge non per inhabilità , o difetto alcuno del nobil sesso feminile , mà al sopradetto ragionevol fine habbia così ordinato . Et che sia il vero si prova anchora per quei feudi,ne quali per consuetudine,et antico stilo,soli i primi geniti figliuoli succedano escludendo tutti gl’altri maschi si come le femine, come in molte parti del regno di Napoli si osserva. Dove se volessimo malignamente inferire, quando alli primigeniti la successione di quelli stati solamente si concede escludendone tutti gl’altri,che per questo i secondi tertij,et quarti geniti di minor grado, ò di minor perfettione , che il primo ; certo faremmo piu presto mal giuditio,che buono.Et però non e mai da interpretare alcuna ordinatione à maligno fine,mà piu presto à benigno, et ragionevole. Et così resteranno le donne senza alcuna loro calumnia, o biasimo da tutte le considerationi et di

 

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Sproportioni della civil’ legge meritamente difese . Non è bastato a i maligni scrittori ricercare tutto quello , che et per loro,et per la legge civile è stato per fino à qui contra le donne ordinato,che anchora mediante la divina,et Canonica legge hanno voluto dar nuovo travaglio,et fastidio à questo nobil’ ,et degno sesso. Et se circa cio habbiamo conchiuso le donne non esser’ degne di riprensione alcuna , ne manco esser da presupporsi , che ad alcun’ maligno fine la civil’ legge si sia mossa , a fare simili prohibitioni , molto maggiormente ci bisogna questo medesimo dire , della divina,et canonica legge . Et primamente quanto alla prima prohibitione per la divina legge al feminil’ sesso fatta, del non potere maneggiare cose sacre ; Dico che il grandissimo Monarca come ciascheduno sà havendo à creare uno Pastore,che la propria persona sua in terra in queste cose ecclesiastiche, et divine rappresentassi, che per esser’ egli nato huomo,et non donna,et maschio et non femina, parve conveniente, che anchora un’altro huomo eleggessi a representarlo, et che della medesima spetie , et similitudine fussi : conciosia che per general’ , et ferma regola , de i sapientissimi Legisti , et Filosofi , si disponga che il representante della medesima spetie, et del medesimo stato , che il suo rappresentato esser’ debba. Et così havendo l’universal Pastore la persona d’un maschio instituito à una tal’ et tanta potesta,fu anchora ordinato che l’altre cose tal suo esercitio concernenti si esercitassino per i maschi , et non per le femine,per conservarle nella medesima proportione del primo Pastore : perche il collocarle in tante diverse mani ordniando che hora per maschi , et hora per femine fussino amministrate toglieva loro in qualche parte la vene

 

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ratione,et maiestà. Et però fu ordinato , che tutte le cose sacre,et da quelle dependenti,come confessioni,assolutioni, predicationi,ministrare a i sacerdoti, pigliar’ ordini sacri, et simili altre à queste congiunte , le quali nella seconda , tertia,quarta, et quinta prohibitione della divina legge si comprendano,acci che si come tutti da un sol fonte hanno principio,così anchora da un solo genere fussino rette , et governate, et non perche le donne non fussino anchora elle habili,et idonee à simili cose. Et che questo sia vero si prova per li antichi sacrifitij, equali tutti piùper le donne che per gl’huomini furono celebrati, et amministrati, si come ne leggiamo esempi apressogl’antichi , et spetialmente appresso i Romani molto dediti alla religione, equali volendo far’ un’ tempio per la confermatione, et augumento della religione,quasi sempre a qualche Dea gli dedicavano; et anchora donne a quei sacrifitij per la medesima conformità che di sopra preponevano,come del tempio della Dea Vesta,al quale sole vergini donne eran’ proposte ; et così anchora tutti i sacrifitij et le cose sacre di quello,le sole donne amministravono con espressa prohibitione del Senato, che alcun’ altro non potessi in quelle intervenire. Et questo medesimo ritroviamo del Palladio il quale di Troia da Enea in Italia fù trasportato alla cura del quale continuamente per li antichissimi, et nobilissimi Troiani solamente donne erano preposte,et in molti altri, che per gl’antichi Romani furno ordinati , si come del tempio della Dea Pudicitia,della Dea Concordia,della Dea Fortuna,et di molti altri equali al nobil sesso feminile furno dedicati , et à lor nome fabricati. Ilche fa manifestissimo segno,che le donne quanto alla habilità, et sufficienza erano da quanto

 

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gl’huomini. Ma se poi per i Pontefici furno le donne di tali esercitij private per le prudenti considerationi sopradette, non fu per questo tale ordinatione fatta per alcuna calumnia, o infamia del sesso feminile , et così le donne resteranno dalle dette prohibitioni legittimamente difese.

 

 

IL FINE DEL TERZO LIBRO.

 

 

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Delle DIFESE ET

LODI DELLE DONNE

DI M. DOMENICO BRUNI

PISTOLESE.

LIBRO QUARTO.

Nel qual si tratta in che cose la Donna sia piu

eccellente dell’huomo et della perse=

tione del sesso feminile .

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Conoscendo io nobilissimi Lettori,el bellissimo ingegno,et le eccellenti virtù del nobil sesso feminile , et gustando la constantia, la pudicitia , l’honestà ,la gratia,la prudenza,et le infinite altre parti che nelle donne si trovano, per le quali non solo a gl’huomini come di sopra s’è conchiuso , posson far paragone,mà anchora (se è lecito dire) alli sommi Iddij , però non m’è parso fuor’ di proposito, alle difese dalle calumnie date loro,aggiugnere l’eccellenti parti , nelle quali le donne gl’huomini sopravazano; accio che oguno possa conoscere el feminil sesso , non solo esser’ d’eguale perfettione che’l virile,mà anchora di maggiore .     Però venendo alle loro particolari eccellenze;diremo prima come sono state date alle donne molte prerogative , le quali al viril sesso sono state meritamente dinegate . Et prima è stato dalla

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Legge civile in favore, et benefitio del degno sesso muliebre e ordinato,che quelle di duoi anni prima che alcuno del viril sesso siano di perfettissima età giudicate , et per habili n xij. Anni al sacro matrimonio approvate, che nel maschio in xiiij. È stato ordinato; ilche è manifestissimo segno la donna essere piu presto perfetta che l’huomo. Secondo la medesima legge hà ordinato, à benefitio et favore delle donne, volendo all’uno , et a l’altro sesso, nel tempo della minore età provedere , tanto circa il reggimento delle persone, quanto delle facultà,che alle donne fino all’età di anni. Xij. Et a i maschi fino all’età di. Xiiij duri la tutela . Evidentissimo argomento anchora in questo di maggior perfettione della donna,che dell’huomo , perche levando la detta civil legge el giogo, et la soggettione della potestà , et reggimento di altri prima al sesso feminile che al virile , nessuno dirà mai, questo non essere certo argomento, che la donna dalla detta legge non sia piu presto perfetta che l’huomo tenuta,et reputata.   Terzo per la medesima legge son’ giudicate le donne di maggior’ perfettione,che gl’huomini nel fare testamenti;perche alla donna è prima concesso delle proprie facultà liberamente disporre,che a i maschi,et non di manco di quanta importanza questo sia , et quanto dalle leggi quest’atto di testare sia in grandissima consideratione è notissimo a ogn’uno ; conciosia adunche che per espressa dispositione della legge , alle donne in età di. Xij.anni, et a gl’huomini in età di.xiiij.la faculta di testare sia concessa,è da tener’ per fermo , che la considerata civil legge habbia piu confidato nella perfettione,et ingegno della donna, che dell’huomo .     Quarto la donna è di miglior’ conditione, et grado che l’huomo appresso alla legge civile, in doman

 

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dare venia della età;perche quando tanto l’un sesso,quanto l’altro si conosce habile al governo , et amministratione, tanto di se stesso, quanto delle cose sue,et dinanzi al Principe comparisce narrando le qualità predette, et domandando che nonostante la prohibitione della civil legge,et non obstante la minore età gli sia concesso,et di se stessi, et delle loro facultà liberamente disporre;è stato per la detta legge,per haver’ sempre conosciuto maggior’ ingegno, et maggior’ perfettione nel femineo,che nel viril sesso,percio ordinato , che alle donne nel decimo ottavo , et a i maschi nel vigesimo anno,la detta venia sia concessa.   Quinto per la medesima legge , la donna è di migliore conditione che l’huomo giudicata,perche nascendo a un parto un maschio et una femina,et occorrendo disputare sopra la primogenitura per conto di successioni di feudi, ò altri privilegij; dove la primogenitura havessi luogo; in tal caso la considerata legge in favore della donna ha disposto, che prima che l’huomo esser nata si presupponga . Ilche è segno evidentissimo che la donna per fin da natura porta le conietture di maggior perfettione,che l’huomo .     Sesto dalla legge civile è stato in favor delle donne ordinato , che quelle per qualunche debito che l’havessino , non possino essere personalmente preso, o gravate ; et non di manco l’huomo per ogni minima obligatione, può essere per ordinatione della medesima legge preso,gravato,et carcerato.   Settimo la donna,oltra le cause civili sopradette , anchora nelle criminali,pur che non siano concernenti li enormissimi delitti , anchora hà prerogativa di non poter essere per quelli carcerata,anchora che non hanessi sicurtà di stare à ragione, si come ne gl’huomini ogni giorno interviene . Ottavo dalle civili,

 

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le civili , Canoniche , et Divine leggi sono state concesse molte altre prerogative al sesso feminile , le quali non son mai state al viril sesso concesse , si come narra lo Speculatore nel titolo de i procuratori; per le quali ordinationi le gali non è alcun dubbio,che la donna tanto per natura , quanto per legge,et per ragione, non è in alcuna parte inferiore all’huomo,mà piu presto di alcuna prerogativa,et grado maggior’,che quello. Nono le donne per commune sententia di tutti gli scrittori son giudicate nelle cose subite, et preste , et nelle quali all’Improviso s’habbia à qualche disordine à provedere che di gran lunga d’ottime resolutioni il viril sesso avanzino , et per questa ragione vogliono gli scrittori,che intervenendo un’inopinato caso, ò violente perturbatione,che la donna molto piu presto,et con migliore giuditio faccia provisione,che l’huomo;et però meritamente Tucidide disse,che le donne in tal’ atto fanno ogni dì grandissime esperienze delloro acutissimo ingegno , et perfetto giuditio;et affermava questo procedere , perche quelle hanno gli spiriti molto piu sottili, et molto piu penetrabili,che non hanno gl’huomini,et che per la lor sottigliezza piu presto si rappresentano alla virtù intellettiva la quale và subito à quella della memoria,et dell’intelletto, et così piu presto,et piu facilmente giudica la donna, discerne,et delibera,che l’huomo . Onde conchiuggano, discerne,et delibera,che l’huomo . Onde conchiuggano,che non è si repentino caso,ne si grave pericolo , al quale la donna non sappia pigliare espediente salutifero,et buono. Decimo similmente la donna sopravanza il viril’ sesso, nella carita,la qual è delle maggiori,et piu eccellenti virtù, che in alcuna scritta legge,ò divina,ò humana si compren=

 

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Da,si come espressisimamente si prova per lo infallibile testo Evangelico , dove si dice che quantunche un’huomo, over donna havessi unitamente tutte le virtù,et non havessi carità,che quelle tutte insieme nulla gli giovano,dimonstrando che la privatione di quella sia la privatione del tutto , nella qual virtù la donna è molto piu eccellente che l’huomo,come ce ne da esempio san Girolamo di Paula, et Marcella nobilissime donne Romane , et parimente Francesco Petrarca,dove tratta della vita solitaria,pone che la Regina Melenia fu tanto dalla carita,et zelo divino accesa, che tutto’l suo regno per l’amor di Dio liberamentew donò a i poveri,non si lasciando alcuna facultà . Ne è da preterire el ferventissimo esempio della nobilissima Artefilla,la quale secondo che referisce Seneca,fu donna di grandissima carita,et vedendo un giorno un suo conoscente poverissimo,et infermo,et non havendo ardire palesemente di offerirgli, ò porgergli denari,nascosamente sotto’l capezale del letto à quello puose un pien borsotto di denari,et così l’pera della ferventissima carità eseguì . Leggesi anchora come santa Helisabet figliuola del Re d’Ungheria donò anch’ella quasi tutto il suo hanere a i poveri. Che diremo di santa Caterina, di santa Helena madre di Costantino Imperatore,et d’infinite altre sante donne, le quali oltre a i martirij et nobilissime virtù d’animo et di corpo, furono piene d’ardentissima carita? Et d’altre infinite antiche et moderne, le quali per brevità lascierò da parte. Undecimo sono anchora le donne eccellenti piu che gl’huomini nella devotione , si come per molti esempi si potrebbe far manifestissima fede . Mà perche la sola autorità della sacra scrit=

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tura , la quale non puo fallire è a bastanza chiamand’ella solo el sesso feminile devoto, come habbiamo detto disopra non ci serviremo d’altri esempi. Duodecimo nella religione anchora avanzano le donne il viril sesso, il che è manifestissimo a ogn’uno,si per l’infinito numero delle donne religiose,si anchora per la intera osservanza della religione, nella quale piu che gl’huomini sono eccellenti ; come per esperienza veggiamo delle monache,et de i frati ; conciosia che Angeli quelle , per la lor esemplare vita, et soldati questi (di gran parte di loro parlando) per il lor licentioso vivere meritamente chiamare si possino . Decimoterzo potremo anchor’ dire,che il nobile sesso femineo il viril sesso sopravanzi nella patienza,et humiltà, et che sia’l vero si mostra, perche in ogni loro avversità ricorron’ sempre a Dio , et ben creder si può che con le loro devotissime orationi non solo verso di loro proprie l’ira celeste plachino; mà anchora le colpe de gl’huomini spesso cancellino . Decimo quarto , non resterà per questo , che anchora le donne non sopravanzino di gran lunga il viril sesso , nella Temperanza,et castità,si come per chiarissimi esempi di sopra, dove della Libidine habbiamo per defensione delle donne mostro,et dichiarato apertamente si prova .       Decimo quinto non taceremo anchora , come le donne hanno superato sempre,et superano il viril sesso nel predir le cose future , come si prova per gl’esempi (lasciando da parte gl’Idij,et le Dee) d’infinite donne , si come delle Sibille, di Cassandra,di Mantho di Medea,et d’infinite altre,le quali cosa lunga sarebbe a raccontare . Decimosesto superano anchora le donne di gran lunga il viril sesso nella politez=

 

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za,et delicatezza di corpo,come per ogn’uno si vede manifestissimamente,et per il testo nella legge prima,nel paragrafo Plautius,nel titolo de Auro, et Argento legato, specialmente si prova . Decimo settimo non è da dubitare le donne vincere anchora il viril sesso nella bellezza di corpo, come ne habbiamo infiniti esempi per gli scrittori : mà de gl’huomini appariscano gl’esempi radi , et delle donne troverremo,non solo i piu saggi del viril’sesso essersi innamorati,mà anchora i piu pregiati Iddij immortali;si come della bellissima Calisto figliuola di Licaone si legge, la quale fu ardentissimamente amata da Giove . Leucothona figliuola di Eurinoma,et di Orcano principe di Arthemesia , fu anchella per la sua bellissima forma amata da Apollo, talmente che volendola godere fu costretto pigliar’ la forma d’Eurimona madre della fanciulla . Furono anchora le divine bellezze della formosissima Leda cagione di far mutar Giove in Cigno per goderle . Amò il medesimo Giove caldissimamente la belissima Antiopa figliuola di Hesteo, et sotto forma di Satiro inganno la castissima giovane . Et Cecropis figliuola d’Aglauco Re delli Ateniesi , per le sue grandissime bellezze, sacrificando ella con l’altre vergini atheniesi alla Dea Minerva, non fece ella accendere del suo amore lo Dio Mercurio?il quale havendo corotto la sorella di lei,non però potè dar fine a sua desiderij, perche essendosene accorta Minerva,convertì la sorella in pietra, et Cecropis libero dall’inganno .   La bellissima Coronida figliuola di Coroneo, per la sua immensa bellezza anch’ella fu amata da Apollo,el quale non potendo in alcun modo quella corrompere, ordinò che il Corvo ilquale a quel tem=

 

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po era bianco sopra un’altissimo arbore,osservassi diligentissimamente i passi della amata Coronida,quando ella fuora per suo spasso per solitarij luoghi andava , et a lui ne dessi segno , et per avviso del corvo havendola trovata,satisfece a sua sfrenati desiderij ; Onde mossi ad ira i sommi Dei conta’l maligno Corvo,non potendosi contra Apolline vendicare , lo saettarono , et lo tramutorono di bianco in nero. Ne taceremo la bellissima Astera figliuola di Ceo et di Titano,la quale essendo ardentissimamente da Giove amata , da lui in Coturnice fu convertita, et dalla Aquila fatta rapire , la quale in grembo di Giove la portò, a fine che li sua ingordi appetiti satiar potessi . Nettuno anchora essendo acceso dello amore della bellissima, et accortissima Malantho figliuola di Eucalione, ne possendo haverla a sua desiderij,in Dalfino si convertì, et per tal via iugannando quel castissimo petto, god il suo amore .   Alchmena moglie d’Amphitrione,constrinse con le sue rare bellezze Giove ad amarla,et à mutar’ forma Saturno padre delli Dei anch’egli fu preso dalle bellezze di Phyllira figliuola di Oceano, et per goder del suo amore nascosamente si trasformò in un cavallo .   Ne taceremo le immense bellezze d’Europa figliuola di Agenore,la quale andando a spasso per la riva del mare insieme con molte altre vergini , dove gl’armenti di suo padre pascevano , fu da Giove informa di Toro rapita . Furono similmente senza pari le bellezze di Semele figliuola di Cadmo,la quale dal medesimo Giove fu senza fine amata . Ne si deve per conto alcuno tacere l’eccessiva bellezza della Thessalica Daphne , che fu tale, che il biondo Apollo di sorte accese che havendo piu

 

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volte tentato di corromper quel castissimo petto,ne havendo per alcuna via potuto inehinarla al suo volere , fu forzato venire alla aperta violenza, et seguitandola egli, fu la pudicissima giovane dal padre Peneo mutata in alloro. Singolarissime anchora furono le bellezze d’Io, la quale sendo amata da Giove,fu da Giunone per sdegno convertita in vacca : mà doppo lunghi errori sotto così stana forma dalli Dei nel primo esser tornata meritò d’esser messa nel numero loro . Syringa nimpha figliuola di Ladone fiume,fu similmente di tanta singular bellezza,che dallo Dio Pane meritò d’esser’ amata . Et Antigone figliuola di Laomedonte,fu di tanta bellezza ch’essendo unica almondo ne tempi sua hebbe ardire di voler’ contender con Giunone di bellezza, anchor che degno gastigo di tanta arroganza ne riportassi,conciosia che la fussi mutata in Cicogna . Ne inferiore potremo affermare esser’ stata la bellezza della speciosissima Britomira Ninfa,laquale da Minos re de creti fu ardentissimamente amata;et perche haveva la sua virginita à Diana dedicata,mai per preghi d’alcuno non si volse piegare,mà temendo la potenza del Re , per servare la sua virginita illesa, voluntariamente si gittò in mare . Per ilche sdegnati gli Dei mandorno una crudelissima peste per tutte le Città di Creta,et non si trovando modo alcuno di estinguerla,ricorsono gl’habitatori allo oracolo, et per revelatione intesono , che per fino a tanto,che non ritrovassino il corpo della bellissima , et castissima Britomira,che la peste non resterebbe; onde fatta per i Cretensi diligentissima cerca, quel delicatissimo corpo ritrovorno, et subito cessò la peste , et in quella memoria edificorno

 

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Un tempio alla Dea Diana,el quale dal nome di quella pudicissima vergine Dietina (che così fu poi chiamata ) nominorno . Helena Greca moglie del Re Menelao , et rapita per le sue bellezze da Paride , onde ne nacque la guerra, et rovina di Troia hormai è notissima à ciascuno . Leggiamo anchora che la potentissima Regina Hester figliuola del fratello di Mardocheo,fu di tanta eccessiva bellezza, che anchora che Cattiva fussi, et prigiona de i populi hebrei,non di manco condotta , dinanzi al Re Locommosse di sorte,che et lei,et la patria sua dalla crudel morte, et aspra servitù liberò . Et Medea se ben fu crudele avanzò nondimeno tutte le donne del suo tempo in bellezze ; onde si legge infiniti esser’ andati di lontani paesi per vederla . Potrebbonsi anchora infiniti altri esempi delle bellezze delle donne addurre;ma perche è notissimo à ciascuno, che in questo piu che in ogn’ altra cosa l’eccedano di gran lunga gl’huomini,contentandoci a quanto di sopra non passeremo piu oltre . Aggiugnendo à confermatione delle cose predette l’autorità della infalibil legge alla quale non è licito repugnare nella legge sancimus nel titolo de giuditij nel codice , dove espressamente dice, nessuna cosa creata esser’ di maggior’ bellezza che la donna Et Erasmo di donne parlando,et della feminil bellezza questo medesimo conferma dicendo,che la bellezza della donna anchora contro i severissimi Tiranni la sua potenza esercita,et non solo quello , Mà et Marte , et Mercurio , et tutti gli altri domina . Et accio che meglio si sappia qual sia la vera bellezza di donna,non sara fuor di proposito narrare quante,et quali proprietà alla perfettion sua si convenghino , se bene il com

 

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mun proverbio dice,esser bello quel che piace. Et però diremo che alla vera bellezza di donna si ricercano principalmente venti cinque proprietà secondo gli scrittori ; la prima delle quali scrivano esser il capo piccolo ,et tondo; seconda i capelli lunghi, bianchi, lucidi,et sottili ; Terza la fronte larga et spatiosa; Quarta le ciglia nere basse spiecate,et alquanto lontane lun’dall’altro ; Quinta gl’occhi neri,et allegri, sesta gl’orecchi piccoli,et rubicondi; settima il naso non corto ò lungo mà di giusta misura , et non sia torto ; Ottava le guancie rosse , et delicate ; Nona la bocca ne stretta ne larga mà proportionata; Decima le labbra rosse , et sottili; Undecima i denti bianchi corti , et spessi ; Duodecima il mento moderatamente tondo,et non aguzo ; Decimaterza la gola svelta,et sottile mediocremente ;   Decimaquarta il petto largo, bianco,et pieno ; Decimaquinta le poppe piccole sode , et tonde ; Decimasesta il busto del corpo lungo più presto che corto ; Decimasettima le braccia lunghe proportionatamente . Decim’ottava la mano bianca lunga,et sottile ; Decimanona le dita lunghe sottili,et delicate ; Vigesima le unghie incarnate,et tonde ; Vigesima prima debba esser’ la donna nella cintura sottile ; Vigesimaseconda ne i fianchi grossa ; Vigesimaterza la gamba lunghetta ; Vigesima quarta il piede corto,et ritondetto; Vigesimaquinta,et ultima la carnagion bianca piu presto che bruna, et morbida; le quali tutte qualità, et proprietà convengano alla perfetta bellezza della donna ; et non è dubio che non pur di tal perfettione ne siano state infinite a tempi passati , oltre le allegate di sopra ; mà ne sieno anchora a tempi nostri senza

 

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Numero . Potremmo anchora con ottime ragioni ragioni,et altre degne autorità meritamente dire, che in molte altre cose il feminil sesso il virile sopravanzassi; mà perche sarebbe un voler aggiunger luce al sole,essendo à ogn’uno manifestissimo le donne esser pari à gl’huomini in ogni cosa,ò se vantaggio alcuno vi è, haverlo le donne m’acqueterò : perche anche invero sarebbe un volere oppugnare alla Natura il voler’ dire nell’uno piu che nell’altro sesso superiorità , ò inferiorità ritrovarsi , si come espressamente dichiara Iustiniano Imperatore nella consideratissima sua novella legge , quando grandissimo vitio, et gravissima riprensione di Natura esser’ afferma,voler porre alcuna disparità, ò differenza infra l’uno,et l’altro sesso, essendo tanto l’uno quanto l’altro dalla Natura come perfetto in essere prodotto . Et pero esso Imperatore per quella legge, massimum vitium ; levando via ogni altra erronea consideratione dalla antichissima legge fatta, di nuovo ordina, et dispone , che egualmente tanto il maschio , quanto la femina nella paterna , materna , fraterna heredità , et delli altri stretti parenti defunti succedino; et in oltre à ciascheduno è manifesto , che tanto per l’uno,quanto per l’altro sesso la humana generatione si conserva;ne si trova che per alcuna legge,ò ordine di Natura sia mai stata fra l’uno et l’altro sesso alcuna disparità, ò disproportione . Et se alcuna cosa paressi che fussi stata per e sacratissimi Iureconsulti in favor più dell’uno, che dell’altro sesso ordinata , è stato per le ragioni dette piu volte disopra ; et non perche quelli babbino in verità voluto ò vogliono piu l’uno , che l’altro sesso biasimare,o lodare;o vero l’uno piu che l’altro, piu

 

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perfetto , ò manco perfetto giudicare : Et però falsi et bugiardi reputo giustamente quelli potersi dire , equali infra l’uno,et l’altro sesso voranno disparità , ò disproportione alcuna presuppore . Et così conchiuderemo l’uno,et l’altro sesso di perfettione, di virtù, et di ogn’altra nobile,et degna qualità esser pari .

 

IL FINE DEL’QUARTO ET

Ultimo libro .

 

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ESCUSATIONE

DELL’AUTORE A I

LETTORI.

Conciosia che per natural’ instinto,et per legal disposition sia stato ordinate non convenirsi pascere dell’altrui fatiche; Non mi è parso fuor di proposito ( benignissimi Lettori) avvertirvi, che trovando alcuna cosa in questa nostra operetta posta anche dal domenichi in certa sua opera poco inanzi stampata, voi non pensassi che io,che fo professione delle leggi, contra gl’ordini d’esse leggi , havessi havuto ardire attribuirmi le fatiche altrui . Però vi fò a sapere che la presente operetta piu tempo avanti che quella di Messer Lodovico andassi in luce , stette nelle sue mani per corregersi, et mandarsi alla stampa , mà passando quella occasione non sorti l’effetto altrimenti . Piacque poi al Domenichi mandar’ fuori la sua , la quale io non havendo vista , et incontrandomi ne fece scusa meco,dicendo che se bene haveva vista la mia,che non di manco la intention sua era stata grantempo inanzi di far’ simil compositione , et che non pregiudicherebbe alla mia, concio fussi ch’egli l’havessi ordinata à modo di Dialogo , al quale io risposi ciò non mi dispiacere et esser ben fatto.   Ma leggendo poi detta sua

 

FOL. 96 V

opera,trovai in piu luoghi le medesime cose,che io havevo di già messe nella mia . Onde mi parve conveniente avvertirne i Lettori,accio che e non credessino che io havessi voluto usurparmi indebitamente quello che ad altrui s’appartiene, et bene valete .

FOL. ?? R

 

REGISTRO.

ABCDEFGHIKL.

Tutti sono Quaderni .

 

IN FIRENZE

Appresso i Giunti .

  1. D.   L I I .

 

FOL. ?? V

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