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Il merito delle donne

by Moderata Fonte

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Title: Il merito delle donne
Author: Fonte, Moderata (1555-1592)
Date of publication: 1600
Edition transcribed: (Venice: Domenico Imberti, 1600)
Source of edition: Scaffali Online, Biblioteca dell’Archiginnasio
< http://badigit.comune.bologna.it/books/Moderata_Fonte/scorri.asp >
Transcribed by: Dario De Palma, McGill University.
Transcription conventions: n/a.
Status: Completed, not yet proofread, version 0, 2016.

Produced as part of Equality and superiority in Renaissance and Early Modern pro-woman treatises, a project funded by the Social Sciences and Humanities Research Council of Canada.

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DEL MERITO DELLE DONNE Opera DI MODERATA FONTE – GIORNATA PRIMA

La Nobilissima Città di Venetia, come à tutti è noto, giace mirabilmente situata nell’estrema parte del Mare Adriatico, e si come ha per fondamento esso Mare, così le mura, che la circondano, le fortezze , che la guardano, e le porte, che la serrano, non sono altro, che’l medesmo Mare. Il Mare fra le sue case in più parti, e canali diviso, con l’uso delle picciole barchette, l’è commoda strada, per cui da luogo à luogo in essa si transita. Il Mare l’è via publica, e aperta campagna, per, mezzo del quale vengono, & vanno tutti gli trafichi, e mercanziee, che da varie parti in essa si partono: l’è diligentissimo tributario, e somministratore di quanto fa bisogno per lo notrimento, e sostegno di tanta patria : Perciò che (oltre la infinita copia de’pesci, che di giorno in giorno egli le porge) non producendo ella in sé cosa alcuna, dal continuo concorso dei navili, che con ogni sorte di provision opportuna, per via di esso quivi concorrono, e proveduta abondantissimamente

 

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mamente di tutte le cose necessarie al vivere humano. Questa Città però è differentissima da tutte le alter, e è nuova, e maravigliosa opera della man di Dio; e si per per questo, come per molte rare, e sopranaturali eccellenze in nobilità, e dignità avanza tutte le alter città del Mondo , cosi antiche , come modern, onde drittamente può chiamarsi Metropoli dell’universo. La porupa , e grandezza di questa terra è inestimabile , le sue richezze non hanno fine , la sontuosità delle fabriche , la splendidezza del vestire,la libertà del vivere, e l’affabilità delle persone quanto sia rara, e stimata Venetia, e insieme è amata, e temuta;e è grancosa , come à tutti piaccia l’habitarvi ; che ogni persona, venga di che luogo esser si voglia , come vn tratto gusta la dolcezza del suo vivere, par,che non se ne sappia più partire. Di quà viene , che in lei sono persone de tutti I paesi; e come tutte le membra, e arterie del corpo nostro hanno corrispondenza col cuore , cosi tutte le Città , e parti del mondo hanno corrispondenza con Venetia. Qui corre il denaro più , che in altro luogo, e è Città libera pur come è il mare, e senza leggi dàleggi ad altri : Et quell,che sopra tutto è da notar per meraviglia,benche vi siano tante diversità di sangui , e di costume , evvi però una pace, e equità incredibile : Il che tutto procede dalla accurate providenza , e valor di chi la governa. Qui à gara i più scelti ingegni in tutte le arti, e professioni convengono,tutte le virtù vi regnano,le delitie, e piaceri si gustano, I vitij si estirpano, e vi fioriscono tutti I buoni costume. Negli huomini il valor , senno , e cortesia è notabile ; la bellezza, accortezza,& castità è riguardevole nelle Donne;e in somma questa benedetta Città è favorite da Dio di ogni sorte di beneficio , che si possa desiderare ; perche teme sua divina Maestà & èreigiosissima,e ricognitrice de I doni celesti;e dopò Dio è devotissima,e obedientissima al suo Principe,ilqual(acciò nulla manchi à si felice,e ben ordinate Repub.) in bontà, prudential, e giustitia non ha chi l’agguagli.

IN questa dunque veramente Città divina, residential de tutte le gratie , e eccellenze sopranaturali, fra le più chiare , e reputate famiglie si trouarono , non ha gran tempo , & ancor si trovano alcune nobili : e valorose Donne di età, e stato diferenti, ma di sangue, e costume conformi,gentiliirtose, e di elevato ingegno, lequali, percioche molto si confacevano insieme,

 

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insieme, havendo tra loro contratto una cara , e disereta amicitia,spesie volte si pigliavano il tempo,e l’occasione di trovarsi insieme in una domestica conversatione ; e senza haver rispetto di huomini, che le notassero, ò l’impedissero,tra esse ragionavano di quelle cose, che più loro à gusto venivano ; quando di loro donneschi lavori, e hora di honesti spassi trattando,e talhora alcuna di esse, à cui piaceva lmusica, pigliandosi un liuto in mano . overo al suon d’un ben ordinate arpicordo la soavissima voce accordando , à se , e alle compagne era d’un gratissimo passatempo cagione;altra,che chi di poesia si dilettava, recitando alcun verso nuovo,e leggiadro, trovava nuova,& dilette vol maniera d’intratenirsi alla giudiciosa,e intendente compgnia . Erano al numero di sette, e la prima di esse havea nome Adriana, che era vecchia, e vedova ; la seconda era una sua figliola da marito nominate Virginia ; la terza era una vedova giovene,che si nomava Leonora ; la quarta era detta Lucretia , donna maritata di assai tempo; la quinta Cornelia giovene con giunta à marito; la sesta Corinna giovene dimmessa,e la settima Helena;ma costei,per esser di fresco maritata,havea come interlasciata tal compagnia,&erane col novelio sposo andata à spasso in una vicina villa, nè, doppo la solennità delle nozze, l’havevano le donne ancora potuta vedere. Hor questa nobilissima compagnia , havendo inteso, che Leonora vedova giovene havea hereditato una bellissima casa con un giardino bellissimo, nellaqual era venuta ad habitar di nuovo, deliberarono tutte di andar quanto prima à visitarla , sì per veder lei, che era una diserettissima giovene,e (benche vedova,ricca, e bella fosse) non havea più animo di maritarsi , come per veder la suddetta casa, e godersi un pezzo la vaghezza del sopradetto giardino. Et cosi, essendosi un giorno tutte ridotte da questa gratiosa giovene, dopò le debite accoglienze tra loro fattesi, cosi à lei piacendo,in una lucida , e fresco camera ( percioche di State era ) si ritirarono, e parte : cioè le più attempate, sopra alcuni pergoletti, che rimpetto il canal grande guardavano, conducendosi, à goder il fresco, e à mirar la diversa copia delle volanti gondola,alquanto si stettero;parte con Virginia ad una finestra,che sopra il ditto giardin respondeva,se ne vennero,scherzando insieme,e come fanno le gioveni,gratiose burle,e risa piacevolissime tra loro faccendosi : Quando dopo breve spatio fu veduto arrivar una         gon-

 

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gondola alla riva , e guardaro , e dimandato chi era, si intese, che era Helena la novella sposa, che essendo di poco venuta di villa,si era trasferita subito alla casa di questa gentildonna, havendo inteso , che le compagne vi si erano tutte ragunate, e in particular per amor di Verginia , con laqual inanzi, che si accasasse,haveva havuto ella stretta dimestichezza . Quando intesero le Donne la venuta di questa sposa , fu l’allegrezza compiuta fra loro, perche era giovene di gentilissimi costume,& ascese essa le scale,tutte le furono incontro,e abbracciatala,& basciata ben mille volte, perche era tanto,che non l’havevano veduta;la condussero in camera , e affisesi tutte insieme non si satiavano di mirarla, e Verginia le dimandava , che era stato tanto tempo di lei,e come si stave ella bene. Ma Leonora,che era accortissima giovane, non aspettando , che Helena rispondesse , Come disse, Verginia mia, le dimandate di cosa,che ciascuno da per se giudicar la potrebbe, poiche second la vulgar opinione, essendo sposa novella non può star se non bene; Anzi soggiunse Lucretia , non dite bene, ma il manco male, che si habbia da stare. A questo Helena rispose, non dico fin hora di star ne male, ne bene, perche lo sposo mi fa assai buona compagnia, ma una cosa sola mi dispiace, che egli non vole, che io mi vada fuor di casa, e io per me non desidero altro , che andarmi spesso à nozze, e à feste, ove sono invitata,si per esser quest oil mio tempo, come per honor suo,e’mio,che le persone non credessero,che non fosse vestita da gentildonna, e posta ben in ordine come sono. Piacesse à Dio, disse alhora Cornelia, ch’egli cosi sempre vi trattasse, e non ve ne seguisse peggio ,ma voi non sapete , che’l pan delle nozze si mangia presto . La Signora sposa, disse Lucretia, è ancora in dubbio , e pende con l’animo hor da una parte , hor dall’altra, & ha ragione, perched a novella tutto è bello. Anzi disse Leonora,dite pur che da novella tutto par bello. Quel che par,rispose Lucretia,io giudico che sia tanto quanto quell che è,perche , dirò per essempio , se una vivanda al mio gusto par buona, benche non sia, è come se fusse. Voi mi fate ridere , segue Leonora, e non è dunque maraviglia, se quella fornaia , che per star tutto il dì inanzi il forno si scoppiava di caldo , corse à spogliar nudi I suoi figliuolini,che di fuori al vento giocavano,parendoli che essi patissero il caldo , che ella per altro pativa, benche fusse di mezzo inverno . Di ciò ridendosi Cornelia disse; lodato sia Dio,

 

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Dio, poiche pur possiamo dire delle piacevolezze cosi per rider tra noi e far ciò che più ne aggrada, che qui non è chi ci noti, ò chi ci dia la emenda. Apunto respose Leonora, che se per caso qualche huomo ci sentisse hora à contar queste si fatte burle , quante beffe se ne farebbe egli ? non potressimo vivere. Se noi vogliamo poi dire il vero , disse all’hora Lucretia, noi non stiamo mai bene se non sole, e beata veramente quella Donna, che può vivere senza la compagnia de verun’huomo . Parmi soggiunse Leonora,che io mi viva in riposo,e che io senta una somma felicità nel ritrovarmi senza , considerando quanto sia bella cosa la libertà. E possible disse Helena, che siano essi cosi cattivi: Cosi non fossero,rispose Cornelia,e Dio voglia che troppo presto voi non ne sapiate render ragion ad altri. Chi sà ? disse Verginia,che ella non habbia trovato buona ventura?Potrebbe essere:seguì Lucretia,state pur di buon animo. Con tutto il mal che dite, replicò Helena, io non credo , che Verginia voglia restar di provar anch’ella , che cosa sia haver marito. Quanto à me disse all’hora Verginia , io sò bene, che non lo piglierei , ma mi conviene obedir li miei maggiori. A questo aggiunse Adriana, figliuola mia io sarei bene del tuo parere , ma li tuoi Zij hanno deliberato, che io ti mariti per la gran facultà, che tu hai hereditata , laquale alcuno non ti può usurpare ; io però non sò , che altro farmi di tè ; e poi stà di buon animo, e non ti dubitare che tutti gli huomini non devono esser ad un modo;e forse,chi sà, tu l’haverai miglior delle alter. Oh questo è ben quell conforto di quante si annegano,disse all’hora Leonora, & questa vana speranza, che di raro riesce , è la certa rovina delle povere figliuole . La mia infinita speranza occide altrui, disse Corinna ; ma non inganna già me questa vostra speranza,che più tosto morrei, che sottopormi ad huomo alcuno ; troppo beata vita è quella , che io passo cosi con voi senza temer di barba d’huomo,che possa commandarmi. O felice Corinna, disse all’hora Lucretia,& quale altra donna al mondo è,che vi si possa agguagliare? certo niuna ; non vedova , poiche non può vantarsi di non haver prima pennato un pezzo ; non maritata,poiche stenta tuttavia , non donzella,che aspetti marito , poiche aspetta di penare,& si suol dir per proverbio , che marito è mal’anno non manca mai: felice, e beatissima dunque voi , e chi segue il vostro stile, e molto più, poiche vi ha Dio dato cosi sublime ingegno,

 

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gno,che vi dilettante,e essercitate nelle virtuose attioni, e impiegando I vostri alti pensieri nei cari studij delle lettere,cosi humane,come divine,cominciate una vita celeste,essendo ancora nei travagli, e pericoli di questo mondo,liquali voi rifiutate, rifiutatando il comercio delli fallacissimi huomini , dandovi tutta alle virtù , che vi faranno immortale. E certo che voi, mediante il vostro sublime intelletto dovereste scriver un volume in questa material, persuadendo per charità alle povere figliuole, che non fanno ancora discernere il mal dal bene,quello,che sia il loro meglio , e cosi voi diverreste à doppio gloriosa, e fareste servitio à Dio, e al mondo intieramente. Questa sarebbe bene una buon’opera rispose Corinna, e vi ringratio del ricordo,che me ne date, che sorsi col tempo potrebbe esser, che io lo facessi; fra tanto non è possible , aggiunse Adriana , che voi non ne habbiate al manco fatto qualche fonetto in questo proposito . Mi sono bene affaticata,rispose Corinna,ma non mi è riuscito punto. Deh diteci qualche cosetta di gratia,replicò Adriana,che ci farete un sommo favore: quivi tutte le furono intorno, e tanto ne la pregarono, che al fine per compiacernele spiegò loro con gratiosa modestia il seguente sonetto.

Libero corn el mio petto soggiorna,

         Non servo alcun, nè d’altri son che mia,

Pascomi di modestia, e cortesia,

            Virtù m’essalta , e castità m’adorna.

            Benche nel velo human s’avolga, e stia ;

            Esprezza il mondo, e sua perfidia ria,

            Che le semplici menti inganna, e scorna.

            Bellezza, gioventù, piaceri, e pompe,

            Nulla stimo, se non, ch’à I pensier puri,

            Son trofeo, per mia voglia, e non per sorte.

Cosi ne gli anni Verdi, e ne I mature ,

Poiche fallacia d’huom non m’interrompe,

            Fama, e Gloria n’attendo in vita, e in morte.

Piacque infinitamente alle faggie Donne il bel Sonetto recita to loro dalla generosa donzella sì per l’invention, che a tutte loro era grata , come per la facilità , e dignità dello stile ; e ne la commendarono assai ; e fu tanto l’applauso, che tutte poi ne volsero haver la coppia ; ma sopra tutte piacque à Verginia ; laqual

 

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qual pregò tanto Corinna , che fu contenta di cantarlo in arpicordo ; ilche fu à tutte di grandissima fatisfattione; e dopò questo ve ne cantarono degli altri. In tanto avvedutesi , che’l Sole si era alquanto nascosto dietro alcuni nuvoletti , si accordarono tutte di scendere nel bel giardino, desiderose di goderlo un pezzo ; e cosi presesi per mano,e discese le scale, vi s’avviarono allegramente. Quivi entrate che furono , non si potrebbe esprimere con lingua,quanto parve loro vaghissimo,e delitioso; Percioche li erano per ordine alcuni verdissimi arboscelli con forme varie distinti,altri in piramide, altri in forma di fungo,di melone,e di altra varia forte,con spalliere attorno,e intramezato dirasi, & ben intessuti lauri, castagni, bossi,e meligranati,che una foglia non era più alta dell’altra. Quivi si vedevano aranzi, e cedri soavissimi con fiori, e frutti di cosi grato odore , che non meno rallegravano il cuore, che dilettassero la vista di chi gli odorava ; Lascio di raccontare la bella,e varia quantità de vasi lavorati,con cedri, e fiori delicatissimi div aria forte,e di minute mortelle,e tenerissime herbette,co’quai si formavano I triangoli, gli ovati, I quadrati, e alter maniere di gratioso artificio. V’erano pergolati di gelsomino, labirinti di hedera vivace,e selvette di figurati bossi, che facevano maravigliar qualunque esparto giuridicio. De’ frutti poi non ragiono, percioche di tutte le sorti,second I lor tempi,v’erano in gran copia;& le utili piante fra le dilettevoli poste, con gratioso intervallo, rendevano si bella vista, che non se ne poterono le Donne dar pace. Et cosi caminando di luogo in luogo, pervennero ad una bella Fontana, che era nel mezzo di questo giardino fabricate, con si rara, e diligente maestria,che è impossibile à raccontarlo. Per ciascuna facciata,e da’ canti di questa Fontana era una figura di Donna bellissima in piedi, coi capei intrecciati, dale cui mamelle scaturivano ad arte , come da doppia fonte, abbondantissime acque chiare, fresce, e dolci ; Ciascuna di queste Donne haveva in capo una ghirlanda di lauro , e nella sinistra mano un ramiscello d’oliva, intorno il quale un picciol breve con aperte lettere si avvolgeva, e nella destra portavano diverse imprese ; percio che una di esse vi haveva un’Armellino bianchissimo, che si teneva sopra la spalla, allargandolo dal petto per non bagnarlo, e il moto, che nella sinistra portava,haveva questo verso.

            Prima morte, che macchia,al corpo mio,                                                               

 

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L’altra si arreccava nella dritta mano la Fenice, che unica vive al mondo, e nella manca haveva feritto.

            Sola vivomi ogn’hor, muoio , e rinasco.

La terza portava un Sole, e diceva il moto.

            Solo porgo à me stesso, e ad altri luce.

La quarta sosteneva una Lucerna, nel cui lume vedevasi una picciola farfalla accesa, e distrutta , e il breve esponeva questa sentential.

            Vinta da bella vista, io stessa m’ardo.

La quinta haveva per impresa un Persico con la foglia pur di persico,e un verso che diceva.

            Troppo diverso è da la lingua il core.

Ma la festa portava un Cocodrillo, e il breve diceva cosi.

            Io l’huomo uccido,e poi lo piango morto.

Havevano oltra di ciò queste figure scritto in fronte una lettera per ciascuna , e la prima vi haveva un A. la seconda una T. la terza una S. la quarta un H. la quinta una I. la sesta un’ M. Et il tutto era cosi bene distinto, e cosi divinamente lavorato,che pareva più tosto cosa viva,e natural,che finta, e fatta con artificio;e mirando, e lodando hor questa,hor quella cosa del bel giardino , con molto piacer , e con altretanta maraviglia , disse Adriana à Leonora ; Deh, che paradise è questo Leonora , che havete in questo mondo ? e à chi non piacerebbe lo starve? Parmi soggiunse Cornelia, che per esser questo un paradise, dove si apparecchia da mangier , e dab ere, noi vi havremo da tornar più di tre volte ; & ciò disse , perche in quello le serve di Leonora eran venute di suo ordine con vini delicatissimi , e frutti , e confettioni da rifrescare la compagnia; all’hora rispose Leonora; M’incresce , che non siate venute inanzi, e vi veniste perciò almeno voglia di tornarvi spesso. Non ce lo dite troppo, disse Lucretia,che l luogo è tale,che ci farà avantaggio il venirvi. Havete lasciato di dir il meglio , disse Corina voi non dite, che fra le alter sue gratie , egli vi ha questo , che non vi sono huomini. Et voi non dite un’altra cosa, segue Helena, che la patrona è cosi gentile,e gratiosa, che questo solo basterà a farci venir più spesso. Certo sì,aggiunse Adriana,gratiosa,cara,e bella; non si può dir altramente; è peccato,che voi non vi rimaritate,essendo cosi giovane,e cosi bella. Rimaritarmi eh ? replicò ella; più tosto mi affogherei, che sottopormi più ad huomo alcuno ; io sono uscita

 

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uscita di servitù , e di pene, e vorresti, che io tornassi da per me ad avvilupparmi ? Iddio me ne guardi. Tutte le Donne all’hora dissero, che parlava bene, e che beata lei; e Cornelia basciandola disse . Deh, che siate voi I benedetta sorella mia ; vi conosco hora più savia di quello, che io mi pensava.Horsù,seguì Leonora, lasciamo andar questo ; non vi piace rifrescarvi un poco , fin che’l vin è fresco ? e cosi si posero a mangier frutti , e rider tra loro con farsi invite thedeschi , e di mille favole , senza esser da alcuno vedute,nè udite; cosa, che era a tutte le Donne di più gusto , e fatisfattione di tutte le alter. Et fornito che hebbero , Corina pregò Leonora, che se sapesse la esposition di quelle figure , digratia le la dichiarasse col significato d’I brevi , e imprese , io ve lo dirò volontieri, rispose Leonora ; Sappiate , che questa casa , insieme con questo horto , era di una mia Zia , come sapete , per haverlo inteso ; che ben sò , che per esser ella stata molti anni in Padova( dove ultimamente è mancata ) non l’havete mai alcuna di voi veduta. Ella , essendo favciulla, non voles mai maritarsi , e cosi vivendo con buona facoltà, che l’Avolo mio le lasciò , fece ridur (non guardando a spesa, per il molto diletto, che ne haveva) il giardino a questa bellezza, che voi vedete , e insieme vi fè fabricar questa bella Fontana con queste igure tutte a suo proposito , e second la sua opinione, che haveva contra il sesso virile ; Percioche la prima figura è posta quì per la Castità, dellaquale ella fu tanto amica ; e l’impresa co’l morto da per sè è chiarissima. L’altra è la Solitudine, e l impresa è la Fenice , a dinotar , che ella si compiacque di viver sola; e da per sè vise, morì, e rinacque sola con la fama delle sua buone opera. La terza è la Libertà, e l’impresa è il Sole , il quale libero , e solo illustrando sè stesso , comparte la sua luce a tutto l’universo,dinotando, che ella libera , e sola divenne chiara per molte degne,e honorate qualità,e ha compartito anco I thesori della sua virtù ad ogni gentile spirit, che ne ha havuto conoscenza; ilche sotto la signoria, e imperio del marito,forse non haveria potuto fare. La quarta è la Semplicità,e l impresa è la Farfalla, che si arde nel lume ; significando perciò, che le misere Donne che sono per maritarsi,troppo credono a I falsi vezzi , e alle finte lusigne de gli huomini ; li quail in apparentia sono benigni , e gratiosi di sorte , che elle pensando che sempre habbino ad esser cosi buoni, come prima loro paiono, si lasciano

 

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no avviluppare nella rete , e cascano nel fuoco , che le abbruscia , e consuma fin alla morte . La quinta è la Falsità , e l’impresa è il Persico, il qual ha simiglianza d’un core , e la foglia , che tiene forma di lingua, co’l moto, che dà ad intender pur l’inganno , e falsità de gli huomini , I quail nelle parole dimostrano amor, e fede verso di noi Donne, e poi nel cuore son oil contrario. La sesta è la Crudeltà, e l’impresa del Cocodrillo significa, che cosi l’huomo stratia, e occide quella Donna, che gli si intrica , e poi finge di haverne una bestial compassione. Benissimo, disse Corinna, molto ci havete compiaciuto in dechiarirci si fatti enimmi, e non posso se non esser obligate alla memoria di questa gentildonna, che tanto ne seppe,e mi fu cosi simile nella opinione. O Dio , perche non è ella al mio tempo ? vi so ben dire,aggiunse Leonora,che ella mi allevò del suo parere, e non voleva, che io mi maritassi; ma mio padre volle farlo contra la volontà d iambi noi;e hora, che ha piaciuto a Dio di liberarmi , fate conto , che io sia tale, qual era ella apunto. Cosi ragionando disse Adriana alle alter : Hora,che havemo inteso questo , che desideravamo , che vogliamo noi fare , che’l giorno è cosi lungo , e il Sole è ancora molto alto , e è uscito fuora do modo , che non si può andar per lo giardino? la onde io lauderei , che noi si ritirassimo all’ombra di questi cipressi, e quì si mettessimo, chi a sonar, chi a giuocar , e chi a legger, second,che più a ciascuna parerà . Sarà ben fatto , disse Cornelia ; ma non saria meglio , che noi facessimo qualche giuoco, che fosse commune a tutte? Anzi disse Helena , haveremo più piacere se noi novellamo,ò ragionamo di qualche material,che ci aggradi. Et perche tutte le Donne discordavano di parere tra loro,e chi dicea di ragonar di una cosa,e chi dell’altra. Digratia,disse Corina , eleggiamo tra noi una, che commandi alle alter,e sia ubidita; perche invero la ubidientia cosi in una casa , come in una Città è non pur utile , ma necessaria quanto altra virtù, e così verremo ad esser tutte conformi di volere. Piacque il consiglio di Corinna alle alter Donne,e cosi di commun consenso elessero per loro Regina Adriana, per essere Donna di nobilissimo ingegno ; e benche fusse assai attempata, come quella, che passava,e allegra natura; onde havendola esse eletta, e giuratole obedienza,mentre farebbono in tal compagnia,   ella

 

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ella accettando tal carico cortesemente, disse loro . Per esser io la più vecchia di tutte, ben mi si acconviene tal peso , qual voi mi havete dato, ma nel rimanente vi son ben delle alter in questo collegio, che farieno molto più degne di me ; pure , poiche vi è cosi per vostra cortesia piacciuto , io ve ne ringratio , e accetto gratiosamente il governo , e reggimento impostomi , e vi prometto mantenervi giustitia , e così governarvi come a fedeli suddite si conviene. Et dopò breve spatio,fatte tutte sedere intorno la bella Fontana sopra alcune seggie di bosso a studio fatte , cosi aggiunse . Io mi haveva imaginato , poiche a tutte incresce lo star ociose, e havemo tante hore di giorno, che per passarci el tempo noi novellassimo sopra diverse materie,second che mi fusse venuto in animo ; ma ho mutate pensiero , e piacemi ( poiche tutt’hoggi non fate altro , che lamentarvi de gli huomini , e dirne ) che’l ragionamento nostro sia apunto in questa material ; e perciò dò il carico a Leonora di dire di loro quanto male può dire liberamente; in favor dellaquale voglio, che Cornelia , e Corinna possino ragionare ; Et perche mi par, che Helena, adescata da I vezzi del novella sposo, pieghi alquanto dalla lor parte, le dò licentia, che gli scusi, se le aggrada, e per compagne le assegno Verginia, e Lucretia. Udito le Donne il commandamento della Regina , piacque sommamente loro , che si havesse da trattar d ital soggetto ; e Leonora disse . Altissima Reina ; voi ci havete dato una gran somma da portare, che è da altri homeri, che dai nostril : tuttavia per ubidire , mi dispongo di entrare in questo mare vastissimo, che non ha riva, nè fondo; nè credo già, che queste alter madonne si piglino impresa di defender una causa, nella qual sentono elle di non haver ragione alcuna; Se non vi haveremo ragione, rispose Helena, vi haveremo almanco honestà ; e voi ben sapete , che molte liti si guadagnano non tanto per ragion, che si habbia, quanto per honestà , che è da quella parte. Se tutto il vostro fondamento da mò,disse ridendo Cornelia, consiste solo nella honestà, c’hanno gli huomini, certo che voi già vi potete tenire per vinte, poi che in essi cosi si trova honestà, come il sangue nei morti : Oh , disse Leonora , questo è il minor peccato , che se habbino essi ; ma mi maraviglio della Signora sposa ; che per essersi accompagnata con un huomo solo, vol defenderli tutti, e a prima giunta salta sù l honestà, e pur non so se sia portato honestamente secolo

 

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lo sposo; che mi dubito , che habbia anzi fatto perdere a lei parte di quella , che ella haveva inanzi. Sorrise a questo, e venne rossa Helena, e rispose ; Non si può dir con ragione , che manchi di honestà quella Donna , la qual si aggiunge con huomo per via di matrimonio ; poiche in tale atto di generatione la Necessità è madre natural , e la Licentia è figliuola legittima ; E voi ben sapete, che tutte le cose licite possono anco essere honeste ; e sel effetto del propagare è non pur honesto, ma licito , e necessario , ben si può dir anco che l huomo auttor , e cagione di una honesta opera, cosi unito alla moglie, sia soggetto,honesto; e perciò non lievi parte alcuna a noi Donne della nostra natural honestà . Quanto a questa parte , rispose Cornelia, voi ci havete molto ben risposto , ma troppo cominciate voi a lodar gli huomini;il che è contra le leggi della nostra Regina;e avvertiscovi, che voi perderete la causa, non pur per mancamento di ragione, e di honestà , ma anco per disordine . Con tutto cio , disse Corinna, ella non ha Saputo inferior altro , salvo, che l’huomo nel matrimonio , cioè unito alla moglie , ha qualche bontà in sè , il che non niego , ma senza questo aiuto, si può dir , che sia apunto, come la lampada estinta, che da sè non è buona a nulla , ma appicatovi il lume, fa pur servitio alla casa ; cosi sè l’huomo contiene in sè qualche buon costume, lo ha dale Donna con cui pratica, ò madre , ò sorella , ò balia , ò moglie, che ella si sia ; che a lungo andare è pur forza , che egli prenda qualche buona qualità da lei ; Anzi, oltra el buono essempio , che egli ne cava , tutte le belle , e virtuose attioni l’huomo acquista solamente per amar le Donne ; poiche stimandose indegno della sua gratia, s ingegna con l’arte di renderle grato in qualche maniera: cosi se l’huomo studia, se impara virtù, le và polito, se diviene accorto , e ben creato, e se in somma riesce compito di mille belle, e gratiose doti, di tutto ciò ne son causa le Donne, come avvenne ( per essempio ) a Cimone, e a molti altri. Se ciò fusse vero, disse all’hora Verginia, che gli huomini fussero di tanta imperfettione, come voi dite , perche ci sono essi superiori in ogni conto? A questo rispose Corinna. Questa preminenza si hanno essi arrogate da loro, che se ben dicono, che dovemo star loro soggette , si deve intender soggette in quella maniera , che siamo anco alle disgratie, alle infermità , e altri accidenti di questa vita, cioè , non soggettione di ubidienza, ma di pacien-

 

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pacienza,e non per servirli con timore,ma per sopportarli con carità Christiana , poiche ci sono dati per nostro essercito spiritual ; e questo tolgono essi per contrario senso, e ci vogliono tiranneggiare, usurpandosi arrogantemente la signoria , che vogliono havere sopra di noi ; e la quale anzi dovremmo noi havere sopra di loro ; poiche si vede chiaramente , che l loro proprio è di andarsi a faticar fuor di casa,e travagliarsi per acquistarci le facoltà , come fanno a punto I Fattori , ò Castaldi , acciò noi stiamo in casa a godere,e commandare come patrone : e per ciò sono nati più robust , e più forti di noi, acciò possino sopportar le fatiche in nostro servitio . Dunque per tante fatiche, e sudori, disse Lucretia, che essi spendono per noi: voi cosi male gli remunerate, che vi movete a sprezzarli tanto : e pur sapete , che sono nati inanzi di noi , e havemo bisogno del loro aiuto, come confessate voi stessa. Sono nati inanzi di noi,rispose Corinna, non per dignità loro, ma per dignità nostra: poiche essi nacquero dell’insensata terra, perche noi poi nascessimo della viva carne:e poi,che rileva quell nascer inanzi ? Prima si gettano le fondamenta in terra di niun valore , ò vaghezza, e sopra vi s’ergono poi le sontuose fabriche, con gli adorni palagi: in terra si nutriscono prima vili semente , donde poi s’aprono I soavissimi fiori , e apparono le vaghe rose , e gli odorati narcissi : Et di più si sà , che Adamo primo huomo fu creato nel Mondo ne I campi Damasceni, dove la Donna per maggior sua nobiltà,volseDio crearla nel Paradiso terrestre: e noi siamo loro aiuto,honor, allegrezza, e compagnia : ma essi conoscendo molto bene quanto vagliamo , invidendo al merito nostro , cercano di distruggerci, non altramenti , che si faccia il Corvo , che essendogli nati I figliuoli bianchi , ne ha tanta invidia , veggendosi esso cosi negro , che per gran dispetto gli uccide. Non vi basta haverli toccata di superbia, disse Helena, che ancora lor rimprovelrate l’invidia, e pur sapete, che l’invidia non regna se non nel I inferiori, come volete inferire , che perciò sieno gli huomini ; ma per esser quella , che mette il veleno nella lingua de I maldicenti , se noi diremo mal de gli huomini, saremo noi tenute invidiose, e per conseguente inferiori a loro. Noi non diciamo male, replicò Leonora,per invidia: ma per ragioni di verità: poiche (diremo per essempio) ad un, che robba è forza dir, che sia ladro : se essi ci usurpano le nostre ragioni, non dobbiamo lamenter-

 

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mentarci ; e dir, che ci fanno torto ? percioche, se siamo loro inferiori d’auttorità, ma non di merito , questo è un abuso , che si è messo nel Mondo , che poi a lungo andare si hanno fatto lecito, e ordinario; e tanto è posto in consueto , che vogliono,e par loro, che sia lor di ragione quell,che è di soperchiaria: e noi che fra le alter qualità, e buone parti, siamo tanto di natura humili, pacifiche, e benign, per viver in pace fosserimo tanto aggravio , e sofferiressimo più volontieri , se pur havessero essi un poco di discretion, che volessero almanco,che le cose andassero egualmente, e vi fusse qualche parità, e non ci volessero haver tanto imperio sopra , e con tanta superbia , che vogliono, che siamo loro schiave , e non possiamo far un passo senza domandar loro licentia : nè diciamo una parola , che non vi facciano mille comenti ; Parvi, che questo sia cosi picciolo interesse nostro, che dobbiamo tacere, e lasciarlo passer via cosi sotto silentio ? Disse all’hora Verginia . Lo debbono far essi ; forse per ignorantia,e non per mal,che ci vogliono. Voi parlate bend a semplicetta, e da fanciulla, a ciò rispose Cornelia, anzi l’ignorantia non iscusa il peccato, e la loro ignoranzia è volontario vicio, e sono pur troppo accorti nel male , e vogliono , che anzi noi siamo le ignorant , e le pazze; e che non siamo buone a nulla ; e ben dicono il vero,che facciamo da pazze in questo a sofferire tante loro crudeltà , e non fuggiamo quanto dal fuoco la loro tacita , e continua persecution, e l’odio particolare , c’hanno contra di noi ; Et non crediate, che contra il nostro sesso solo siano tali , che ancora tra loro stessi si ingannano , si rubbano , si distruggono , e si cercano d’abbassar , e di rovinar l’un con l’altro; pensate quanti assassinamenti , usurpation, giutramenti falsi, bestemmie, giuochi, crapula, e tali vitij, che commettono tutto il giorno ; Non vi parlo degli homicidij, sforzi, ladronezzi , e alter dissolute operationi tutte procedenti da gli huomini ; Et se nei maggiori eccessi sono cosi pronto , e facile, pensati quell, che siano ne I minimi; imaginatevi quanta sia la loro ingratitudine, quanta la infedeltà, la falsità, la crudeltà, l’arroganza, la incontinenza, e la dishonestà ; do modo che, se non perdonano a loro medesimi, che si spezzano , e si rovinano, come ho ditto, considerate quello, che sono verso di noi; O ci siano padre , ò fratelli , ò figliuoli , ò mariti , ò amanti , ò altri cognoscenti in ogni grado ci offendono, ci abbassano, e quanto possono s’ingegnano

 

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gnano di confonderci, e annichilarci ; Perche;quanti padre sono, che non provedono mai alle lor figliuole vivendo , e al fin morendo lasciano il tutto, ò la maggior parte delle loro sostanze a mascoli, e le privano della propria heredità, non altramente, che se fossero figliuole di loro vicini, e cosi sono cagione , che le povere giovani cascano in mille errori per necessità , e I fratelli rimangono ricchi di robba , e di altretanta vergogna .. voi non dite , poi aggiunse Leonora, di tanti che sono stati cosi crudely verso le proprie figliuole,che per loro malvagità hanno lor levato , chi l’honor , e chi la vita miserabilmente ? Questo non posso già dir io, disse all’hora Helena , nè lo lascierò far buon prò a voi, che mio padre ha tenuto conto di me,e amandomi da figliuola, ha proveduto, che io sia maritata,e benissimo, a par di molte alter, ma voi non havete padre, e perciò tirate qui alla disperata . Ad agro , rispose Corinna , non la interrompete di gratia, perche uno non fa numero, e poi di ciò non mi maraviglio ; maravigliome solamente , che si come tutti gli animali irrationali in genere s’affaticano p allevar I loro figliuoli, e in spetie il Pelicano si causa co’l becco il proprio sangue del petto per nodrir I suoi parti , mosso solo da paterno amore , cosi anco tutta la spetie de gli huomini, ma con via maggior carità , non faccio co I propri figliuoli il simile,che se vostro padre con voi; Che dovrebbono tutti gli accorti,e amorevoli padre proveder a buon’hora di locar le loro figliuole;e se per disgratia occore loro di mancar prima , che se le trovino haver locate , debbono almanco ordinar in tempo I casi loro, acciò le poverine non restino dopò la lor morte,veggendosi cosi disheredate, a bastemmiar le anime loro ; oltra , che si convengono provedere per quelle vie , che (come ho detto) son biasimevoli, e vituperose ; Altre, cui pure I lor padri , ò per buona sorte lasciano loro la dote, ò morendo ab intestate di ragione succedono in parte nelle facoltà co’ fratelli , sono da quelli tenute in casa per ischiave , e usurpato la lor ragione, e goduto il loro,contra ogni giustitia, senza mai trattar di locale; e cosi convengono sotto il loro imperio invecchiarsi in casa, servendo a I nepoti , e finiscono la lor vita sepolte innanzi , che morte. Ma Lucretia , laqual da suoi fratelli era stata accasata , non potè sopportar , che Cornelia andasse più innanzi , e disse quasi come incolera. Voi v’ingannate, Cornelia,che ci sono anco d I fratelli amorevoli,I quail

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li trattano le sorelle meglio , che da figliuole ; e di ciò ve ne posso far fede io , poiche mio padre morendo non mi lasciò se non poca cosa , e I miei cari fratelli mi hanno pur dato marito con parte de lor beni ; e cosi credo , che ve ne siano de gli altri nel Mondo. Non sapete ben voi, ritolse Cornelia,che Iddio qualche volta mostra d’I miracoli ? Oltra , che I fratelli molte volte accasano le sorelle, non per amorevolezza, ma per far buon nome, e per trovar meglio essi condition d’haver moglie ; ma sono rarissimi quei, chef anno una tal buona opera(ancor,che per util loro) come dovrebbono , si per honor della casa , come per far effetto di carità ; perche se si trovano pur alcuni huomini , che soccorrino alle figliuole altrui, e fanno del ben a molti,che loro non appartengono , quanto maggiormente è obligato l’huomo a giovare a quelle , che sono nate d’un ventre seco ? di quella propria carne, e sangue, che sono essi ancora ? Ma parliamo un poco d’I figliuoli . Oh , che direte voi? Disse all’hora Adriana la Regina . Dirò , replicò Cornelia , che quante misere madri sono , che oltra haver portato nove mesi nel ventre con tanto travaglio I figliuoli, e partoriti poi con tanto affanno, e pericolo, ancora gli allattono , gli nodriscono, e gli allevano da fanciulli con tanto amore, e con altretanto incommode ; e se per mala sciagura rimangono prive del marito , s’industriano esse, sudano, e si suiciscerano per allevarli civilmente, e per haverne poi quella allegrezza , che si può sperare d’una ottima riuscita; e nel fine quando essi son pervenuti in età,che dovrebbono sostentar loro ò in casa , ò dove esse vogliono , all’hora in premio di tante fatiche , e sudori , scordatisi di haver ricevuto il sangue,il latte, e la buona creanza da loro,non pur le abbandonano, e non danno aiuto al loro bisogno , ma quell, che è peggio , se hanno esse robba , le la consumano , e facendo lor patir mille disagi senza voler piùscoltar I loro amorevoli ricordi , le sprezzano villanamente; e vi sono ancora di quelli, che crudelmente le battono . All hora Adriana la Regina quasi con le lagrime su gli occhi : Deh , disse , Cornelia , che se voi havessi havuto il figliuolo , che ha piaciuto al Signore Iddio di darmi , e poi di torlomi , non sò se diceste cosi , come hora affermate ; che egli era un’angelo di bontà , e non si assimigliava punto al padre , il quale mi fu un crudel marito ; ma essendo esso mancatomi, è poco appresso il figliuolo , fui sforzata a rimaritarmipur per

 

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per haver figliuoli , e hebbine costei ( accenn ando Verginia ) e sperando migliorar di compagnia, mi successe il contrario, perche se’l primo marito fu cattivo , l’altro fu pessimo , e poco emmi incresciuto la lor morte in conparatione di quella del mio povero figliuolo . Questo vostro figliuolo , rispose Cornelia , ò che era apunto un’Angelo di bontà , come voi dite , ò che per gran forte s’abbattè d haver in sè più del vostro , che del padre , overo che egli era per divenir peggiore de gli altri huomini; perche voi non sapete, se havesse cangiato co’l tempo natura,ò nò, il che non potevi affermare second quell verso .

La vita il fine , e’l di loda la sera.

Et è più da credere , che dovesse mutarsi di buono in cattivo, perche il Signor Iddio lo vi ha si presto tolto , prima , che voi vi vedessi questa miseria inanzi de gli occhi. Ch’io vi oso affermare , che l’havere un figliuolo cattivo è la maggior infelicità, che possa havere una Donna in questo Mondo; e se si dice per proverbio , che gli è miglior un tristo marito , che un buon figliuolo,che pensate voi,che si debba poi dire di un tristo?e la ragione è questa, che si come , quanto la piaga è più nel vivo,e più tocca indentro; tanto più si sente , e è più nociva, cosi l mal figliuolo essendo pur carne , e sangue della madre più l’afflige , e tormenta, perche più le tocca, che non il padre di lei, ne l marito; e così, essendo che l’amor discende , e non ascende, perciò l’ama essa tanto , che per reo , che egli si sia , non può la tenera madre abbandonar , ne scacciar da se le sue proprie viscera , e per ciò soffre volontieri ogni sua malvagità ; il che non fa del marito, che , se non può viver seco per la sua tristitia , quando ha ben sofferto, e sofferto , facilmente (potendo) si separa da lui : e ciò si vede far ogni giorno da molte savie Donne , che non potendo haver tanta patientia di sopportarli, si dividono da I tristi mariti, per non haver da provar l’inferno inanzi della morte. Il medesimo aviene dei padre : che oltra che, come ho ditto, l amor discende , e non ascende , con più facilità, e con manco dolore possono le figliuole abbandonare I poco loro amorevoli padre , che non si piglian cura di loro , come dovrebbono. Ma I figliuoli,ancor che siano più malvagi , e lor diano più travaglio , tuttavia l’amor materno è d ital possanza , che le dispone a soffrir maggior cose : dove che I figliuoli all’incontro son molto obligati verso le madri loro, e dovrebbono essi non altramente

 

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te trattarle , che le loro persone istesse, in quanto , che possono . All’hora disse Corinna; l’altro giorno a questo proposito mi fu mandata una ottava fatta in persona d una giovane , laqual haveva il padre , il marito , e’l figliuolo in gran pericolo di morte, e haveva auttorità di salvarne uno solo di essi , qual più l’era a grado , ma ella non sapendo a qual risparmiare la vita , poiche tutti tre le erano carissimi , dimanda consiglio , come si deggia intanta dubbiezza risolvere,con questi versi, che io vi dirò.

Lassa , che in mezzo à le nimiche squadre ,

                       Veggio il mio sposo, il genitor, e’l figlio ,

                       E l’un d’essi o’l marito , ò’l marito , ò’l figlio , ò’l padre,

                       Posso ad eletta mia trar di periglio.

                       Deh, sarò miglior sposa? Ò figlia ? ò madre ?

                       Chi porge à l’alto mio dubbio consiglio?

                       Qual am’io più, che più prezzar debbio’io,

                       O’l natal, ò le nozze , ò’l parto mio ?

Stettero tutte le Donne attentissime , mentre Corinna recitò la sopradetta stanza , ascoltandola con molto lor gusto , e satisfattione ; nel fin della quale, dopò le molte lodi , che le furono date, alcune dissero , che la tal Donna dovrebbe più tosto salvar il marito dal soprastante pericolo, per esser una carne istessa con lei , alter erano di parere, che ella risparmiasse la vita al padre , poiche da quello havea ricevuto la vita . Ma Corinna disse ; udite di gratia il parer de chi le ha fatto risposta con quest’altra bellissima stanza, poi dite il parer vostro,e cosi aggiunse.

Salva da le crudel nimiche squadre ,

                       Se sei pietosa madre , il caro figlio ,

                       Che dando vita al sposo, ò al vecchio padre ,

                       La stessa vita tua poni in periglio .

                       E natural amor quell de la madre ,

                       Verso il padre è pieta , l’altro è consiglio ;

                       Quanto pieta , e consiglio avanza Amore ,

                       Tanto il parto , le nozze , e’l genitore .

Non si potrebbe con lingua esprimere quanto satisfece alle Donne questa gratiosa risposta , e se la prima stanza era lor piacciuta, questa mille volte più commendarono ; e perche la Regina , e tutte dicean credete , che ella le havesse ambedue composte, per esser solita sempre di spiegar loro qualche suo nuovo concetto , e poi dire , che era cosa de altri, ella convene giurar loro,

 

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loro, che la risposta era d’un gentilissimo spirit , dalla cui molta virtù ela col suo ingegno era molto lontana , e che Dio volesse , che ella potesse arrivar alla millesima parte del suo valor , e sapienza . Basta , disse le Regina , la invention , e il dubbio è molto al proposito del nostro ragionamento, ma piacemi sommamente la opinion di questo bellissimo giudicio , oltra la felicità dell’ingegno , che egli ha dimostrato nel comporre ; e poiche anco Cornelia ha cosi ben provato l’amor nostro verso I figliuoli maggior sopra tutti gli amori , anche’io per mio giudicio dò la sentential istessa, cioè che la tal Donna salvi il figliuol suo, più tosto , che’l padre , ne’l marito,dal sopradetto pericolo. Dopò questo ella fe cenno a Cornelia , che seguisse il ragionamento ; laqual ricordandosi , che havea da ragionar d I mariti, cosi molto volontieri incominciò . Havendo noi ragionato d’I padre, fratelli , e figliuoli , è ben ragione , che diciamo anco un poco della malvagità d I mariti . A questo quasi tutta la compagnia era d accord in dirne, eccetto Helena , e Verginia . Parmi,disse Helena,che quì non havrete molto , che dire ; Ohime , che dite voi , rispose Leonora ; par ben , che siate su’l proemio dell’oratione . Voi siete apunto , come colui , che di verno appressandosi al fuoco, prima si riscalda, e par,che tutto si conforti , ma poi accostandosegli più presso , e per lungo spatio , ò si cuoce , ò s’intinge , ò l fumogli cavagli occhi. Lasciate dire a Cornelia , soggiunse Corinna , che se ben dirà almanco il vero . Tanto l’havete provato voi , quanto io , disse Verginia ; che ne sapete voi ? chi non sapesse I fatti vostri, e v’udisse cosi parlare, crederebbe, che haveste havuto cento mariti . All’hora Cornelia interrompendo ill or contrasto seguì. Quelle Donne , che vanno poi a marito, ò al marito, ò al marito (per meglio dire) infiniti sono I casi delle loro infelicità . Perche prima vi sono di quelli mariti , che tengono tanto in freno le mogli loro , che a pena vogliono , che l’aria le veggie ; di modo , che quando credono esse, con l haver preso marito, haversi acquistato una certa donnescha libertà dip render qualche ricreatione honesta , si trovano le misere esser più soggette , che mai ; e a guise di bestie , confinate tra le mura , essersi sottoposte , invece d’un caro marito , ad un odioso guardian ; Et certo , che con tal dispregio sono causa questi tali di farne precipitar tante , e tante, che faticano più savie, se essi fossero più benigni, e amorevo-

 

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revoli, che non sono . Ma voi non dite d ital, soggiunse Leonora, che con l’esser cosi geloso, e per ciò far mala compagnia alla moglie, si persuade da sè stesso di poterle far la guarda , e non sà il povero sciocco , che la donna all’hora veggendosi esser in poca stima , e haverle poca fede il marito , si lascia apunto trasportar a far il peggio, che sà,ove all’incontro, quando una moglie si vede esser in buona fede appresso il marito , e che egli la lascia nella sua libertà, ella stessa si pone il giogo al collo , e diventa gelosa di se stessa : perche oltre la Gloria , che ella si vede riceverne, si paga anco di ragione, poiche veggendosi cosi ben trattar dal marito , non li vien voglia,per mille occasion , che le vengano , di rendergli cosi mal cambio ; e s’astien, e patisce più tosto , e vince le tentationi. Et veramente non vi è la miglior guardia dell’honor d’una Donna quanto la sua propria volontà, e disposition . Si che non consiglierei mai alcuno huomo a volersi pigliar egli l’assonto di guarder una moglie con asprezza, e stranie maniere; perche è causa, che l’un, e l’altro vive sempre in tormento , e spesso in fine vien pagato della moneta , che merita . Ben mi dubito, disse a questo Helena , che il mio sposo habbia da esser uno di questi cosi gelosi , e buccini , perche già comincia , e me ne incresce molto ; perch’io per ciò non farci mai di quelle,che pervendicarmene volessi avventurarar l’anima, l’honor , e la vita . Pregate Dio , ritolse Cornelia , che egli non habbia peggior vitio di questo ; pensare di tanti , che hanno le mogli giovani , e belle come Angeli , e con tutto ciò mostrandosi schivi di loro , impazziscono dietro qualche infame donna , che a un bisogno sera anco di molti anni , e colma di molte imperfettioni (come è pur forza, che ve ne sia alcuna fra tante) e fanno essi per ciò patir mille disagi alla moglie,spogliandola delle sue più care cose per darle alle meretrici : oltra che molte volte fanno divenir le Fanti Madonne , e si empiono di bastardi , e vogliono , che le mogli tacciano, e gli allevino; e cosi di patrone di casa , s’avveggiono esser divenute priore dell hospital della pietà. Tale apunto fu l mio primo marito, figliuola mia,disse interponendosi la Regina ; che io essendo giovinetta , e tenuta delle belle di questa città , egli mostrandosi di me svogliato , in capo di due anni s’accese in guise d’una meretrice, laqual era di assai tempo , e poco fana , che non vedeva più quà , ne più là di quanto essa era lunga ; non vi valeva,nè mia bellezza, nè mie carez-

 

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carezze ; non giovava la mia gran patienza alla sua gran ostinatione , che pareva , che havesse in odio casa sua , e mia ; e tutto il tempo , che dovea spender meco , lo consumava egli a casa della scelerata cortigiana . Doveva ella forse fargli qualche malia, soggiunse Lucretia , e perciò non poteva egli far di meno . Eh signora nò, rispose Cornelia , credetemi, che son tutte parole ; che lo fanno essi, perche vogliono ; e che sia il vero, voi trovarete huomini altretanto impazziti nel giuoco,e più , che non son nelle femine, di modo, che si vede , c’hanno essi queste cosi cattive inclination , all equal danno troppo libero freno ; e perciò si pongono a fare cosi fatte pazzie. Voi dite il vero , rispose la Regina , ch’io fui quella sventurata moglie , che dopò haver havuto il primo marito cosi sviato dietro le femine altrui , che più di me non si curava punto , ne presi il second , ilqual era tanto perduto nel giuoco , che non saprei contarvi la mala vita, che io per ciò n’hebbi da lui , fin che piacque pur al Signor di libermene un giorno . Signora sì, segue Cornelia,si perdon tanto in quell maladetto giuoco, che stanno tutto’l dì, e la note nelle compagnie , e lasciano le povere mogli sole a casa ;lequali ove dovrebboo goder intiere tutte le notti co I lor cari mariti nel letto, le convengono spendere in contar le hore (com quelli , chef anno la guarda all’Arsenale ) sopra il focolare, aspettandoli infin a giorno, e poi quando vengono a casa , se per malasorte hanno essi perduto , ne fanno esse la penitentia; perche tutta la rabbia roversciano I tristi sopra le meschine ; oltra, che vendono, e consumano loro il tutto per tali loro perverse e malvagi costume . Ve ne son poi di quelli , che non fanno mai altro , che gridar in casa ; e se non trovano tutte le cose fatte a lor modo le villaneggiano, e battono anco per minima cosa, e vogliono in casa veder il pelo nell’ovo , come se la moglie vi fuste per nulla ; e così a poco a poco s’avvede la misera Donna, che ha tal marito , in vece di esser andata a governor casa sua (ilche è ufficcio della moglie, come è proprio del marito l’acquistar , e negotiare di fuori ) di esser andata ad un Maestro di Scola ; di sorte, che ella ammutita , e fastidita dalla furia , e seccagine dell’insolente marito in luogo di amarlo, & bramarlo , è costretta a pigliarlo a tedio , e a desiderar , che egli vada spesso fuori di casa , e che non stia mai seco ; la onde vi lascio pensare, che content ella si prenda di tale importunità , che dura fin alla morte .   E di

 

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E di questi tali cosi cruciosi , e insopportabili ne sono infiniti ma per diverse cause ; perche altri sono cosi di lor natura malvagi ; altri , che ricevono di fuori via qualche oltraggio, e vengono a casa a sfogarsi , e vendicarsi sopra le misere mogli. A questo , disse Lucretia : io ne conosco apunto una fra l’altre, che si trova haver un marito di cosi rabbiosa natura, che ella non ha mai riposo, se non quando egli và fuori di casa. Siete voi quella forse, replicò Corinna sorridendo ? Cosi non vi fossi io, rispose Lucretia. In somma ogni porta ha il dsuo battitoio , rispose Leonora. Et il mio fu un di quelli tanto avari , che non voleva mangier per non spender un quattrino. Oh, seguì Cornelia, gli avari son messi nel numero d’I buoni , e pur ancor questi sono dig ran travaglio alle povere mogli , poiche per tal loro avaritia le fanno patire del vitto , e vestito , e se elle si dolgono, fanno voce, che sono esse la loro ruina, e che mandano a male la robba , e che non hanno governo ; di modo ; che elle si trovano , senz’haver fatto voto di povertà , esser divenute Monache senza l’habito , rispetto alle molte necessità , che patiscono . Vi è ancora un’altra certa sorte di cattivi , che hanno credito di buoni, perche non hanno li sopradetti notabili vitij, ma hanno quello dell’ignoranza , e del poco giudicio , perche spendono la lor facultà scioccamente senza saper come , e non sono perciò mai patroni d’un soldo per ill or mal governo; e se le mogli, c’hanno per avventura miglior discorso di loro , gli ammoniscono amorevolmente , non vogliono essi ascoltarle , nè ascoltar I lor saggi, e fedeli consegli ; la onde spesse volte avviene, che si riducono in povertà , e esse convengono portar la pena del loro peccato ; e uno di questi tali per mala sorte è toccata ad una mia cara amica,che tutte voi conoscete. Quasi, che io v’intendo , disse Corinna . Io non mi voglio ascondere con voi , segue Cornelia , perche io sono quell istessa , che ha havuto cosi trista ventura , ch’io conosco chiaramente , che molte sono le cose , che li vanno a riverscio per sua cagione , e gli ricordo di continuo per bene , che habbi governo , e che risparmi la robba , e par che sempre egli se l’habbi a male , e non mi vuole ascoltare. Et cosi in modi infiniti siamo noi tormentate da questi carnefici crudely delle nostre vite , e viscera; da questi nemici coperti , che impossibile sarebbe a contarne la millesima parte . Basta , ben , disse Lucretia , che nel fine ogni lor tristo successo avvien       loro

 

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loro per colpa nostra , second , che essi dicono , disprezzando ogni nostra ragione, e avverrimento; con dir, che siamo ritrose, e capricciose , e alter opposition , che cid anno . Et io oso affermare , che se gli huomini fussero buoni , non vi sarebbe alcuna Donna cattiva ; che se ve n’è alcuna , e per cagion del marito , che non sà governarla ; e quello , che ella ha in sè di cattivo , non è suo proprio , ma perche l’è avvenuto di partecipar troppo della natura del padre , al che il savio , e buon marito , se tal si trovasse, dovrebbe provedere sopportandola , e facendole cangiar quell poco di mala disposition in buona con buone parole , e miglior fatti ; che le si domino, e addomesticano gli animali irragionevoli , accarrezzandoli , e dandoli ciò , chef a lor di bisogno , quanto più facilmente si convertirebbe una semplice giovenetta , che havesse ricevuto nella sua concettione qualche ritrosità del padre ? In verità, disse la Regina,se noi volemo pigliare , e domesticar un cagnolino, gli diamo del pane, e un uccelletto, se gli dà del miglio;che se li dessero loro delle mazzate si farebbono sdegnar , e fuggir via. E per ciò vi dico disse Lucretia, che la colpa è tutta del marito , che non ha giudicio, ne discretion , onde non può , ne sà parteciparla con la moglie ; e essendo ambi malvagi , perche si deve riprender lei sola , e non egli ancora ? Anzi bisognaria di ragione ò castigar tutti due, ò niuno, ò l marito solo per le ragion sopradette . Ma lasciamo , disse Cornelia , homai un poco da parte la querimonia , e le ragioni , che havemo contra li mariti , e ragioniamo alquanto della peggior condition , che sia tra gli huomini , laqual è de gli amanti finti, e ingannevoli ; Questa è ben , disse la Regina, una impresa, e una material da coturni, e non da socchi ; rispetto non alla dignità , ma alla dificultà , che mi par impossibile , che voi siate sufficient per narrare una minima particella , non che varcar sicuramente un tanto pelage , che non ha termine da verun lato ; pure entratevene allegramente , che all’uscirne poi non mancarà mai di pregar Amore , che vi presti le sue ali; ò vi bisogneranno le penne incerate di Dedalo per fuggirne via , inanzi che tanti innamorati , de’ quail cominciate a dir male, vi si voltino contra . Più presto , aggiunse Lucretia , le farà di mestiero il mantello di Leombruno per girsene coperta, e invisibile . Rispose Cornelia . Io non dirò mal de gli innamorati , se pur ve n’è alcuno , ma di quelli , che son detti con questo

 

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questo nome , e poi in effetto, son tutti il contrario . Deh, disse alhora Verginia. Cara Cornelia, volete m ò voi,che ancor questi fijno cosi imperfetti , come ci havete provato tutte l’altre conditioni dell’huomo ? Io non potrei già credere , s’io mi vedessi inanzi un giovenetto garbato,mostrandosi riverente, savio, accostumato non guardarmi,non lamentarsi,non chieder cos’alcuna, ma solamente con sospiri ardent , e con accorti gesti darmi ad intendere, che egli mi ama, e serve fidelmente, e che insomma egli è tutto tutto di me sola ; non potrei , dico, credere , che costui fusse mai per ingannarmi , anzi parebbemi apunto di vederli aperto il cuore nel petto ; e faria forza , ch’io vinta da queste humili , e amorevoli dimostrationi , lo riamassi altretanto. Voi , rispose Cornelia , ci havete figurato un’amante apparent, qual dovrebbe esser nell’intrinseco ; ma poverina voi , che par ben , che ne siate inesperta , cisi Dio vi mantenga , come sono ancor io per prova;ma non havete letto, ne udito dire gli infiniti essempi , da I quail io son fatta a spese de altri espertissima in tali maneggi . Credetemi certo , che non se ne trovano di questi tali nel Mondo , ò rarissimi sono frat anti, che siano cosi in effetto , benche lo dimostrassero in apparenza. Et apunto questi sbarbatelli sono più da fuggire d’ogni altro,che si sia,come quelli, che (se ben fingono di esser il contrario) per esser più gioveni, e più focosi , sono anco più leggier , e volubili di cervello , sonno sciocchi , e si tengono più savij, che gli altri : oltra che sono superbi, insolent, e sfacciatissimi,e non sapendo essi a pena quello, che si sia amore, vogliono esser amati,favorite, ubbiditi,e insomma satisfatti d’ogni cosa . Fanno questi le lor cose indiferentamente , e cosi alla scoperta,che ogni un se ne avede ; Se amino qualche poco , non hanno patientia ; se si accorgeno d’esser amati,non hanno discretione; se son favorite, vorriano, che tutto il Mondo lo sapesse; se ingannano una Donna, se ne vantano, se la vituperano, se ne gloriano , e se lor vienfatto di acquistarla, immediatamente poi la lasciano ; Il lor amore è un fuoco di paglia , la lor fede un cerchio di tavern , la lor servitù una caccia di leper, e la lor bella presenza una ruota di Pavone. Quanto di buono è nella lor pratica per noi, è, che per esser essi cosi instabili,e leggier, come ho ditto , non ponno , ne fanno lungo tempo celar questa lor falsità , e perfidia,e come un rame indorato di sopra, che ad ogni poca cosa se gli sfoglia quella lieve coperta,e si fa conoscer,

 

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noscer,che era finto; de modo, che una Donna, c’habbia un poco del vivo, presto s’accorge della lor militia, e non si lascia impaniar cosi facilmente dale insidie loro , ma gli lascia da canto, ò si serve della lor leggierezza solamente pe r passarsi il tempo , e per solazzo, come per un ventaglio di piuma , che non è buono se non da far fresco la State. Oh , rispose all’hora Helena . Voi date adosso a questi putti,seguendo il consiglio di quell Poeta, che ci consiglia a

Coglier I frutti non acerbi , e duri ,

                       Ma che non sian però troppo maturi.

Che direte dunque di quelli , che sono di età perfetta? Non si debbe, almanco creder a tali,quando ci mostrano d’amar fedelmente? A questi , rispose Cornelia, peggio , che alli primi, perche per esser più esperti , non fanno più amar, ma meglio ingannar ; O sorella mia cara,apunto da questi più savij,da questi gatti maimoni, ci bisogna guarder la nostra simplicità, e anzi a questi, che vi fanno il morto inanzi per amor vostro, con occhi pietosi , e con parole lusinghevoli , non gli credete punto . Imaginatevi pure,che essi sono come l’horologio falso, che segna ventidue hore , benche non siano a pena le quatordeci. Questi tali non accettano mai alcuna nel loro ingrate cuore,ma fingendo con cadauna d’esser suo soggetto , e amatla suisceratamente, in un medesimo tempo pongono insidie a quante ne veggiono , tutte tentano , tutte ingannano, a tutte dicono le istesse parole, e tendon le medesime reti ; tutte fanno per loro , pur, che possino haverne alcuna in lor balia . Questi,se hanno da natura,qualche lodevole, e bella parte, ò gratia, ò bellezza, ò virtù, ò simile, sono tanto superbi , e vanagloriosi , che presumeno, e par loro, che tutte le Donne lor siano obligate ; se perciò s’accorgono di esser amati, vogliono subito esser compiacciuti, se vi trovano dificoltà , e resistenza subito si sdegnano , e fingono di voler ritor loro quell cuore, che lor non hanno mai dato . Si lamentano , che non sono amati , perche non ne veggion segno alcuno, come essi vorrebbono; e credetemi certo, che questi tali, che non tendon ad altro fine, che a voler questi segni,sono generation perfida , e della natura de gli Hebrei , e non amino punto , anzi odiano mortaalmente ; il che si vede chiaro, perche qual volta lor vien fatto di acquistar ciò, che bramano, ottenuta la vittoria con ingannar, qualche povera giovene, subito la sprezza-

 

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sprezzano , e abbandonano , e per non haverle obligo alcuno d’amarla, si fanno anco ragione con finger di non creder, che la tale habbia lor concesso alcun favore, vinta da grande amore , che gli porti, ma cosi per capriccio, e per sfrenatezza; e all’hora la misera, che per la soverchia affettione si haverà lasciato trasportar in qualche errore, pensando esserne a doppio amata, subito si avvede di haver colto la serpe insieme co I fiori, e che ha perduto ogni sua industria insieme co’l disleale amante. Però l’accorta Donna assimiglierà questa sorte di traditori alla panther, animal crudelissimo , laqual havendo gran fame , fingesi morta per assicurar gli incauti animaletti , che le vadino sopra , e cosi essi allettati dalla vaghezza della variata pelle , assicurati dalla sua astutia , tanto ardiscono di scherzarli intorno, che ella al fin saltando lor sopra furiosamente gli opprime, e divora tutti, pascendosi delle lor carni con estrema ingordigia . Solamente hanno questo di meglio d’I primi , che per esser di più età , e volendo esser stimati più savij, e più da bene di quell , che sono , procedono alquanto più secretamente , e fanno più avvertenza le cose loro degli altri . Voi con queste vostre ragioni,cara Cornelia , disse Verginia, venite a confunder tutto il regno d’amore , tutte l’historie de passati, e tutta la fede de I moderni , e in somma mettete ogni cosa in scompiglio. Hor non havete voi letto di tanti , e tanti , che sono morti per troppo amore , che hanno portato alle lor Donne?Credete voi, ella rispose , che tutto il ben de gli huomini, e tutto il ben delle Donne , che dicono gli Historici , sia cosa vera ? Dovete sapere , che son huomini quei , che l’hanno scritte , I quail non dicon mai verità se non in fallo; e anco per la invidia , e mal voler loro verso di noi ; pensate pur, che rare volte ne dicon bene, ma laudano ill or sesso in generale, e in particolare per laudar se medesimi. Ma dato che molti , mostrando amar le lor Donne di cuore , si siano miseramente condotti alla morte , credete voi forse , che l’habbino essi fatto per isuiscerata affettione, che lor portassero ? Signora nò; l’hanno fatto per soverchia rabbia di non poter conseguir l’intento loro, e per non haver possuto ottener la desiderata vittoria , e trionfo d’ingannar , e rovinar quelle tal Donne, che essi mostrarono d’amare; e per ciò trovarete rarissimi quelli , e forse niuno , il qual sia cosi morto per la sua Donna , dopò haver conseguito la total sua amorevolezza, se non è forse per esser

 

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esser stato colto in fallo con lei, e però sia stato miseramente uciso, ilche occorre spesse volte: ma questo gli avviene per voler egli adempir I suoi desiderij disordinati , e non per amor , che le porti; che anzi, se l’amasse , si guarderia di mettersi seco in simili pericoli , per non esser causa della sua rovina . Hor lasciamo star questi, disse Verginia,volete voi dunque, che s’amino I vecchi?non ammettendo gli adoloscenti, e meno gli mature?Io non dico cotesto, rispose Cornelia : perche ben sapete, che un’uccello in man d’un putto , e una giovene in man d un vecchio non stette mai bene. I vecchi partecipano dell astutia delli mature , anzi gli eccedono in ciò, e nel resto poi son manchevoli di molte buone parti, poiche hanno passato gli anni dell allegrezza, e insieme è consumata ogni lor venustà, e leggiadria, hanno mangiato il fior della lor farina , e non è avanzato altro in loro , che crusca , ò semola , che si dice . Oltra di ciò sono gelosissimi, e sospettosi per natura, pegri, e inhabili a I pericoli, alle fauche, e lunghe osservationi de gli amanti ; sono fastidiosi , e avari , e non vi dico ciò , perch io voglia , che l amante , ò giovene , ò vecchio, che sia , cerchi di comprar con denari la gratia d una gentildonna , ne che ella desideri , ne cerchi questo da lui , che sarebbe atto da meretrice ; ma lo dico , perche conoscendosi uno avaro della robba (la qual è cosa da stimarsi manco , che altra del Mondo ) è segno , che debba esser cosi avaro , e più, del suo cuore , e della sua fede ; perche uno , che veramente ami , e perciò dà il cuore , e della sua fede ; perche uno , che veramente ami , e perciò dà il cuore , e l’anima, e se stesso , molto più facilmente darà la robba, e ciò che ha, che non è se stesso; Essendo dunque avaro di quello, non che ha in sè, e che non è sè medesimo, che pensate voi, che farà di sè, e del suo cuore, e della sua fede ? Il che è la più cara gioia , e il più pretioso thesoro , che l’amante possa donar all’amata , e che ella possa donar , e ricever dall amante scambievolmente ; e perciò si dice, che l vero amore fa la persona liberale, e magnanima, generosa , e ardita ; la onde essendo I vecchi di natura la più parte contraria si per l età , come per le molti indisposition, che vi concorrono, lascieremogli da parte , essendo loro più a proposito il buon vino , che le belle amorose, & essi più atti a dar consiglio , che a metter in opera. All’hora,disse Verginia ; quail intendete voi , che si debbano chiamar vecchi ? e in fin quanti anni,se fussero very amanti, meriterebbono d’esser amati ? in fin quaranta cinque anni , e ancor fino

 

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no li cinquanta, rispose Cornelia, può amarsi un’huomo di buona, e leal qualità : ma andatelo a trovar voi; Che ne fanciullo , ne giovene , ne vecchio si trova alcun: che ami di vero cuore. Ditemi di gratia , replicò Verginia ; Quelli , che si hanno affaticato con tanto studio , speso tanto tempo , e scritto tante opera in nostra laude, che son tanti, e tanti, non volete voi credere almanco , c’habbino essi amato di cuore il nostro sesso cosi in generale, come in particolare ? Io credo , rispose Cornelia, come de gli altri, che alcun non sia , che l habbia fatto per molto amore, ma la più parte, credetemi, si ha messo a tale impresa più per suo utile , e honor proprio, che per il nostro: perche conoscendosi essi haver pochi meriti per inalzar , & illustrar ill or nome s’hanno servitor dell’opera nostra, vestendo la lor fama delle nostre lodi, e perfettioni ; imitando in ciò colui, che desiderando trovarsi a qualche solennità,e non havendo amicitia co l Signore , nè habito degno da comparervi , si serve di panni , e favor di qualche suo amico, e in compagnia di esso si introduce a mirare la festa. Molti ancora ci lodano pensando forse, che noi siamo simili a quell Corvo , che si lasciò ingannar dalla Volpe , la qual essendo affamata , e veggendo il Corvo portarsene un gran pezzo di calico , cominciò tanto a lodarlo , e pregarlo insieme , che cantasse un poco , perche havea inteso molto della sua virtù , che egli volendo compiacernela aperse la bocca , e il cascio cascò, e la Volpe se’l prese , e fuggì via : così essi credono, che lodandoci , noi si lasciamo così vincere dalla vanagloria , e dall amor di noi stesse, che per ciò ne rimaniamo ingannate, lasciando cadere , e precipitare in lor balia la nostra volontà con l honor , l’anima , e la vita insieme . Ma , che direte poi voi di tanti, c hanno scritto in nostro biasimo ? che per uno, che ci lodi con verità , ve ne son mille , che ci vituperano contra ragione : e però non sia alcuno di questi vani discorsi, che vi persuada a credere, che alcuno ami, come dovrebbe, perfettamente, e senza inganno . Dunque , rispose Verginia , non bisogna amar alcuno, poiche affermate che alcuno non ama di amor perfetto: non è vero cosi? Io non dico , rispose Cornelia, che non ve ne sia alcuno frat anti , si come ho ditto di padre, fratelli , figliuoli, e mariti, ma dico , che son tanto pochi quelli, che amino veramente , che frat anta moltitudine si perdono , e si confondono , e è dificilissimo il saperli conoscer , e trovate , perche son fatti simili

 

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simili a quei bollettini , che si mettono al lotto , dove frat ante migliaia de carte bianche vi saranno a pena otto , ò dieci gratie , lequali per gran sorte sono cavate , e toccano a tali , che hanno più venuta, che senno . Non vi sarebbe dunque qualche segno estravagante, disse Helena, ò qualche qualità particolare , per la qual si potesse venire in cognition di questi pochi boni,che voi concedete nell universal , acciò da questa conoscenza noi potessimo imparare a schivar gl’inganni, e tradimenti di quei tanti falsi uccellatori, e predatori della nostra libertà ? e insieme sapessimo render a quei pochi buoni il premio , e corrispondenza del loro amore ? Signora sì , rispose Cornelia ; ma , come ho ditto, è dificilissimo , perche I very , e finti amici.

                       Dimostran tutti una medesima fede .

Pure se voi provassi per forte alcuno,che vi facesse quella gran servitù , e havesse tutte quelle buone parti , che già ci disse Verginia, ma,che continuasse però lungamente,senza mai chiedervi nulla, che fusse in pregiudicio dell honor, e anima vostra; e che amando voi sapessi certo , che egli non mostrasse di amar altra Donna al Mondo, e che tutti i suoi pensieri fussero inclinati a seguirvi , e favorirvi in tutti quei modi, che gli fusser possibili , questo tale potria esser , e potressi voi creder , che egli vi amasse di cuore. Oltra di ciò è segno , che quello veramente ama , ilquale venendoli occasion di veder all improvise la persona amata, ò udirla nominare , subito si turban el cuore, si muta in faccia, gli trema la voce, e la persona , diventa palido , sospira profondamente , e parla con voce interotta, e piena d affanno . Colui, che di cuore ama, altro non desidera, altro non spera, e altro non chiede , che esser amato , tratta di cose honeste , teme sempre di chi ama, la honora in presentia, la loda in assentia; fa non pur conto di lei ; ma di tutte le cose sue , come di cosa propria . Et se ancor questo , che havrà queste qualità singolari , v’ingannerà poi con finger d’amarvi , e alla fine trovando voi il contrario, ridetevene di gratia, perche poco può danneggiarvi, e egli nulla acquistare. All hora disse la Regina, se tutti quelli, chef anno professione d’innamorate fussero di questa sorte, amando essi veracemente , saria troppo soave cosa l amore , perche contentandosi gli amanti di poco , e le amate contentandosi di dar loro quell poco , saria tra loro una Concordia , e una pace troppo cara; non si sentirebbono tanti la

 

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ti lamenti de gli huomini, che vogliono quello , che non devono havere, ne delle Donne, che danno a pegno quello, che non possono più rihavere. E che cosa, disse Lucretia,intendete voi, che debba esser questo poco , di che gli amanti dovriano contentarsi ? Che la Donna,seguì la Regina, non havesse a male di esser amata con sincerità , e honestà . Uno scrittore , aggiunse Cornelia , ha notato in questo proposito ; che l amore fin a I sospiri è gentil cosa ; quasi che voglia dire , esser lecito a Donna amata sospirar de’ travagli, che veggie parir al suo amante per lei, e che l’amante habbia di ciò a rimaner satisfatto. Il Poeta,disse Corinna, lasciò scritto.

Cert oil fin de’miei pianti ,

                       Che non altronde il cor doglioso chiama ,

                       Vien da begli occhi al fin dolce tremanti ,

                       Ultima speme de’ cortesi amanti .

Hor, seguì la Regina , se ciò fusse, comunque si voglia, l’amor faria se non padre di virtù , maestro di buoni costume ,inventor di allegrezze, e donator di tutte le gratie . Vedesi per essempio , aggiunse Cornelia, che tutti quei pochi, che hanno amato di cuore, hanno insieme operato virtuosamente , e non sono mai stati occasion di scandalo ad alcuno. Il vero amore fa divenir I superbi humili,gli ignorant dotti,I timorosi magnanimi , gli iracondi mansueti , gli sciocchi avveduti , e gli pazzi savij ; in somma egli può cangiar natura nell’huomo , far che’l cattivo divenga buono , e il buono migliore ; però è assimigliato al fuoco; nel quale, si come l’oro affina gli caratti,cosi nella fiamma del vero amore si può ridur l’huomo alla sua perfetta finezza ; Ma perche quelli , che non havendo nissuna di queste perfettioni , c’havemo di sopra dette , si sforzano di parer tali , quail non sono , con troppo pericolo , e danno nostro , e molto ben fanno coprire la lor falsità , e mala intentione con buone apparenze per ingannarci , come ho ditto ; però con tutto , che a lungo andare paresis , che in alcun fosse quella fede , e quell vero amore , che havemo già considerate , io consiglio ciascuna Donna savia , honorata, e virtuosa : che per assicurar la sua honestà , e buona fama , quando le vien qualche occasione di alcuno , che le si ponga a far servitù , quantunque notabile, non debba in modo alcuno tenerne conto , ne crederli, per non li poner amore ; ne accettar sue ambasciate , ne suoi     favori

 

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favori per non li remaner obligate, e sù I principi difendersi, e ripararsi gagliardamente da tali allettationi , che le sera facil cosa ; e cosi faccia con ciascaduno , che si metterà all’impresa di tentarla , dando repulse a tutti egualmente , e non ascoltando niuno , ne da dovero , ne da scherzo , per non far come colui , che fingendo di dormire si addormenta poi da buon senno. Ma sopra tutte le cose , benche in parte gli havesse qualche inclination , non debba a patto alcuno lasciarsi intender , ma celarsi quanto può, per non gli dar una minima speranza , a fine che non diventi arrogante, e molesto, ne osi tentarla di maggior cosa ; perche molte volte la lunga molestia, e le continue preghiere di persona , che s’ami , e se le creda , sono bastanti a mover un cuore, e spetialmente di Donna tenera , semplice , e appassionata : poiche si dice per proverbio , che la goccia continua rompe al fin le durissime pietre . Questo saria ben fatto, rispose a ciò Leonora, se noi lo potessimo fare, ma siamo di tanta semplicità , e di cosi gentile , e delicate natura , che crediamo facilmente , e per esser poi tanto ancor pietose , & amorevoli , non possiamo schivar di non amare , se ben con sincerità , e buona mente, pensando , che ancor gli huomini siano simili a noi, cosi in esser veraci , come puri di animo nell’amarci , e giudicando il cor loro dal nostro, ne segue da questo ogni nostra rovina . Ditemi un poco , cara dolce Corinna , disse Helena , donde nasce questa tanta bontà , e simplicità , che,come è ditto, si ritrova in noi alter Donne più , che ne gli huomini > Io non credo, rispose costei , che proceda da altro rispetto , salvo che dalla nostra natural disposition, e complessione, laqual per esser, come affermano tutti I Savi in questa material , fredda,e flemmatica,ci rende per consequential più quiete , più deboli , più apprensive di natura , facile a credere , e a piegarsi : la onde rappresentandoci qualche bella prospettiva , ancor che finta, qualche perla da vista , subito riceviamo l’imagine, che in se stessa è falsa, per vera , come ha ditto Cornelia: Ma con tutto ciò, ove manca la disposition natural , ci bisogna proveder con l’intelletto , e col torchio della ragione farci lume per conoscer ben queste mascare, e guardarsi da loro , dandoli quell’udienza, e quella fede,che diè la savia pecorella all’ingordo lupo, quando, fingendo egli la voce della madre di lei , l’essortava ad aprirli la porta. Questa ragion mi quadra , disse Helena , che noi siamo di tale natura, dove

 

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ve non domina alcuna ferocità , per non vi haver molto luogo la colera , e il sangue,e però riusciamo più humane,e mansuete, e meno inclinate ad essequire I nostril desideri, che gli huomini, dove all’incontro gli huomini di complession calda,e secca, signoreggiati dalla colera, essendo tutti fiamma, e fuoco, sono anco più inclinati ad errare , e manco si ponno astenere da I loro disordinati appetiti . Quindi nasce il loro sdegno , impeto, e furore nell’ira , quindi l’impacientia immoderate nelle lor voglie intemperate , e ardent,sì nelle carnalità , come in ogni altro loro desiderio , il quale in loro è di tanta forza , che a I sensi sottopongono la ragione, e operand l’huomo perciò, second la inclination de i sensi , e senza alcun ordine di ragione , non è da maravigliarsi , se la più parte di loro poco attende alle virtuose attioni, ma tutto si dà in preda a I diletti, e con cupiscenze vitiose , poiche lo spirto unito alle membra di tale temperament non può causar effetti fuori della sua natura, e proprietà: non è vero cosi? sì, rispose Cornelia, ma per ciò voi non negate, anzi affermate, che le Donne non siano più degne, poiche oltra le cose già dette , si trova, che sono create di miglior natura di loro , e che si governano per ragione , e non per appetito, e perciò restano dal male, e si applicano al bene, il che non fanno essi,che potendo esser buoni,e emendar la lor natura,come, volendo, potriano per la perfettion dell’inteletto , che hanno, per la maggior vivezza de gli spiriti , come è ditto,non vogliono adoprarlo , ne affaticarsi in corregger la lor sensualità, e cosi seguono di male in peggio , di maniera , che per natura , e per volontà sono cattivi , e si sforzano anco di far cattive noi alter . Dunque, disse Helena, la bontà di noi Donne non è per volontà, ma per natura , e essendo di natura noi manco inclinate al male, che gli huomini,astenendosene, il merito non è nostro, ò poco , e non astenendosene il peccato è grave , e quasi volontario per la poca forza , che ci fa la nostra inclination : dove essi , che sono quasi sforzati , come havemo ditto , quando per gran virtù se ne astengono,il merito , e la bontà loro è grande, e notabile. Eccovi qui , ritolse Cornelia , che infin qui voi pur confessate , che noi siamo di miglior conplessione,e natura create de gli huomini,poiche in ciò fondate tutta lavostra ragione, e per consequente più perfette , e degne di loro : ma voi poscia errate a credere , che essi meritino più di noi , ritenendolì dal mal

 

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mal operare per haver maggior tentatione , e più possente di noi : Ilche non concede , perche molte volte si sono trovate delle Donne in gran numero, che patiscono maggior violenza d’isensi , che molti huomini, poiche se ben naturalmente nell’huomo è più inclination , gli è perche di sua natura è più capace , e più disposto alla volontà : ma non resta per ciò , che la Donna parimente in se stessa non sia occupata, e impugnata da tutte queste forze naturali , e potenze dell’anima , e non sia inclinata da tanta volontà di quanta può esser capace nel suo esser, e habilità si come veggiamo per esperientia di due vasi, uno grande, e l’altro piccolo, che essendo ambidue pieni d’acqua,non è dubbio, che il grande ne tien maggior quantità , che il piccolo, tuttavia non resta , che cosi il piccolo,come il grande, non sia pieno , colmo , e occupato in se stesso di quella quantità d’acqua, della quale el maestro nel fece capace : e cosi diremo della Donna , che essendo minor di animo, e di forze dell’huomo per resistere alle tentationi, e però quanto alla sua capacità cosi inclinata tentata , e sforzata dale sensualità quanto l’huomo , e anco più per la sua facilità, e semplicità , per laqual si lascia più facilmente trasportar , e vincer dale passion naturali : Tuttavia ella si Sforza bene per esser buona , e resiste con forte cuore alle sue male inclination, e non solo ha ella da vincer le sue proprie, che le bisognano ancor forze da combattere , e vincere la molestia de gli huomini : Mirate doppia fortezza , che quasi l’è più dificile,per la natural sua clemenza , e benignità, che la inclina a giovar , e compiacer ad altrui più,che a se stessa, in tutte le cose, e in questa per esser contraria alla virtù , al che ella si conosce più obligate, che alla vita propria, ne d’altrui : volendo patire di non essequire la sua volontà, e negando a se stessa ogni suo content , e a chi pensa, che l’ami ; riceve però gran violenza nel cuore , e il merito della sua vittoria è infinito, e non potrebbesi esprimere . Ma dato , e non concesso , che noi havessimo minor inclination di errare , havemo insieme anco , come è ditto , minor virtù , e forza per ritenerci , che non hanno essi huomini, liquali, quando ben havessero più l’appetito inclinator alle volontà,hanno anco più forze , e più giudicio per guardarsi , e astenersi da quelle ; ma noi manco forti ricevendo tal doppia vittoria , ( come il più delle volte accade ) della volontà nostra , e dell’altrui , maggior deve esser anco l’honor, che ne consegui

 

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mo : si come quell capitano posto alla guardia d’una fortezza con buone provisioni , ben c’habbia assai nemici intorno, non consegue molta gloria in difenderla , perche se ha molti , che l’assaliscono, ha insieme infiniti, che la riparano . All’incontro è molto lodato qualunque con poche forze si difende, benched a pochi nemici , havendone non solo attorno , ma ancora in casa, e gli vince, e discaccia;poiche,ò per la qualità dell’assedio, ò per la lunghezza del tempo , non manca di passer pericolo di restar preso alla fine : di modo che è per natura , e per volontà proviamo le Donne esser migliori de gli huomini.Certo , disse Lucretia,che voi Corinna v’ingannate:Dio volesse, che la cosa passasse della maniera, che voi dite, che le Donne fossero cosi costanti , che gli huomini stariano più in cervello : ma anzi perche hanno la pratica , che siamo troppo facile, e pieghevoli perciò si pongono all’impresa di solecitarci , e tanto tentano , tanto importunano , che al fine ne riportano la vittoria d’alcuna: il che non occorrerebbe , se le Donne dessero da Donne, e alla bella prima dessero loro quella repulse , che si conviene : perche,quando veramente una Donna vuole, sà , e può con un cenno solo levarsi d’attorno qualunque amante per importuno, e sfacciato , che sia . V’ingannate ben più voi Lucretia , ritolse Corinna , con dir per ciò contra le Donne , quasi , che elle diano occasion a gli huomini temerari d’insidiarle, che anzi sono essi l’origine , e cominciamento d’ogni male , poiche non è dubbio , che le Donne sono come la pietra focaia , laqual benche in se chiuda il fuoco , non lo scuopre però mai , se alcuno con l’azzalino non la percuote più , e più volte : Se adunque gli huomini co’l moto proprio sono causa efficient, e cagion principale di svegliar in loro i sensi, come ogni dì si vede, e tanto le instigano, e molestano; perche deono elle esser inculpate di ciò chef anno sforzatamente ? e se peccano per accidente, non per natura, ne per volontà determinate, e propria? ma essendo cosi molestate da essi ? poiché in tal caso non sono elle più fredde dell’acqua, ne più dure,che’l ferro,e pur ambi si cangiano . Oltra di ciò, per responder a quello, che dite, che potriano, se volessero, levarsi la lor molestia dale spalle,sappiate, che tutte s’affaticano per farlo,& a molte riesce,a molte nò, ò per lor disgratia, ò per la gran malvagità di quegli huomini, con cui s’abbattono; perciò che ve ne son de tali, che mai vogliono desister dall impre

 

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l’impresa con una vana speranza, che nasce dalla lor gran superbia,e dal tenersi , e reputarsi tanto degni , che le Donne lor debbino, anzi correre dietro , ò gettarsi giù dale finestre per far loro favore; e stimandosi tali par loro impossibile che almeno in capo di qualche tempo elle non depongano la lor durezza con gli effetti , si come essi pensano , che l habbino già deposta co’l cuore, ma che per buon parere cosi fingano,e per farsi tenir buone, e honeste. Ne altramente occorre in ciò a noi Donne,che accade a I contadini nel seminar le biade in diversi campi , poiche,se ben ciascuno farà il suo dovere, e s’affatica per haver buon ricolto , non succeed però a tutti egual frutto , come dovrebbe d’una istessa sementa;poiche a tale riesce la messe abondante,e a tale marcisce, e non fa frutto alcuno : cosi I saggi ammonimenti , ò dissimulationi , ò repulse honeste delle Donne nel cuor di tali huomini , che pur hanno un poco più di discretion , fanno frutto di rimordimento, e di bontà,e gli levano dale lor pazzie, ma con tali non vaglion nulla , anzi in vece di produre buon frutto , bene spesso cangiano il formento in zizania; perche ove non nacque , ne hebbe loco in loro il simulato amore , trovandosi in fine disinganati della loro sciocchezza;s’infiammano di vero odio contra di noi , e quell , che mai non hanno havuto in fatti , per gran dispetto s’ingegnano di far veder in parole , che lor sia successo a lor modo ; e a quante intravien questo ? O lingue maladette , soggiunse la Regina , e di che sorte, io ne conosco tanti. Oime di quante si dice male , che sono innocent. Basta , lasciamli pur dire, disse Corinna , e attendiamo a far ben noi,perche in fine la verità sempre si fa palese. Deh, disse all’hora Helena , non negate di gratia , che ancor noi ben erriamo la nostra parte sì , e contra quell, che havete ditto; che gli huomini cominciano , e sono causa di tutto il male, e ci metton suso , il che in gran parte è contra ragione;Hor, per tenir un poco da essi, in ogni modo siamo qui tra noi, che essi non ci odono,quante Donne di gratia sono degne di vituperio , e di biasimo , che fan vergogna al nostro sesso publicamente , e che sono elle prime a tentar gli huomini, e a vil prezzo vendono la lor honestà, e per ciò distruggon gli huomini , levandogli la robba quanta si hanno, e spesso ponendoli a rischio di morte ? Il che dà tanto loro, che dite, essendo molti di loro buoni, e di honesta vita , si come furono Scipione,Xenoerate, Alessandro,e altri, de quali

 

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fanno mention l’historie . A questo,rispose Cornelia, egli è vero; ma questi tali huomini rare volte fioriscono,come un essempio, che Iddio manda nel Mondo , perche sia imitato da gli altri , ma rari vi s’accostano , e per cio sono nomati nell’historie per cosa strania, mostruosa, e notabile, e son fatte come le Comette prodigiose , che appaiono ogni tanti anni una volta ; ma grandissimo è il numero delle Donne buone , e savie. Quanto poi alle impudiche , che ci sono, il che non niego (cosi non fossero ) torno a dirvi quell , che ho ditto , cioè , che di tanto male l’origine propria , e la vera cagione sono stati essi huomini , I quail prima hanno insidiato, tentato, molestato, e speronato le misere Donne,quando erano da bene,tanto, che hanno indotte le più semplici , e facile a rovinarsi , e a scavezzarsi il collo ; con tutto ciò in tanta lor miseria si trovano haver maggior auttorità, che gli huomini , poiche esse non pagano gli huomini, e le si danno a loro in preda , come gli animali brutti , e essi convengono pagar loro,per triste,vili,e miserabili, che sieno;ilche non seguirebbe,se essi stessero in cervello , e havessero quella modestia , e honestà, che si ritrova nelle Donne ; perche, ditemi di gratia, quando si trovò mai una fanciulla vergine cosi audace , e sfacciata , che tentasse huomo veruno di cose men che honeste? non è dubbio , che quando una vergine divine Donna di poco honore, è solo per cagion dell’huomo,che non ha vergognaa lusignarla, e sollecitarla per molti modi, tanto che, come ho ditto supera la sua semplicità , e a poco a poco levandole il rispetto, e poder feminile , la induce poi da questo principio ò con abbandonarla , come spesso occorre , ò per altri disagi suoi a divenir una publica meretrice; e ridotte poi le misere a questi termini , e conoscendo bene, che gli huomini ne son stati col pevoli con lor malitie, e importunità , per cavar qualche utile del lor gran danno,non amino più alcuno di quell sesso, poiche da principio si sono trovate cosi ingannate da loro , ma pagandoli dell’istessa moneta , si come furono essi ingordi del loro honore, elle divengono ingorde della lor facoltà , e fingendo anch’esse d’amarli , se per mala sorte alcuno lor pone amor sopra, (che pur qualche volt ail peccato li giunge, e par, che talhora più s’intrichino in queste tali , che nelle Donne da bene, perche li sono diventate simili) vi sò dir che stà fresco, che gli cavano insino all’anima , e meritamente. E poi questo solo peccato hanno

 

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no quelle povere Donne , dove che quasi tutti gli huomini ne hanno le migliaia , e essendone essi la cagione, come ho ditto, perche tanto vituperar noi?Non niego,che ciò non sia una infamia solenissima, ma per poche, non si debbon vituperar molte, ne levar loro il credito ; e anco quelle poche non meritano esser sole infamate, e che gli huomini se ne glorino , perch’io non trovo in nissuna legge divina , che siano assolti gli huomini da questa colpa , e condannate le Donne sole ; ne meno nelle humane , che quando la giustitia del Mondo si trova haver molti rei nelle forze per qualche gran delitto,suole ordinariamente investigar del capo, e auttor di essi , e trovatolo bene spesso assolve I complici , e condanna solamente I principali , e auttori de’ misfatti. Vedete dunque, che per leggi humane, e divine debbono cosi gli huomini, come le Donne cattive esser riprese, e castigati , e più per esser causa , e capo principale dell’error di noi Donne , come è ditto . Oltre di ciò quelle poche, che errano ( non parlando di quelle publiche ) lo fanno , come si disse , per troppo lor bontà, e compassione. Deh cara Cornelia, disse all’hora Lucretia , voi volete , che’l vitio sia bontà? questa è ben una cantepola, che volete darci ad intendere : e pur , disse Cornelia, chi gli ode parlare, non gli sente dir altro, che mal di noi ; e la tal fa cosi co’l tale, e quell altra, ò che trista, ò che sfacciata, io non havrei mai creduto, pareva una santa ; queste Donne fan tutte le schive, perche non possono,se potessero sariano tutte triste ad un modo ; e si fatte bestemmie , e villanie , che dicon tutto’l giorno, e non si guardano giù per Avanti a loro,e non accusano loro stessi; e pur non sò , come s’habbino fatto una legge a lor modo, ne chi habbia lor dato questa licentia di peccare più, che a noi , e se la colpa è commune , come non ponno negare , perche non anco la vergogna? perche vogliono,che lor sia d’honore , e a noi di biasimo ? Lasciateli pur fare , disse all hora, Corinna, che mentre hanno creduto dishonorarci con poner questa usanza nel Mondo, hanno fatto il nostro meglio, e ill or peggio , perche ci hanno insegnato a fuggirli , non essendo essi degni di noi. Chi sà , disse Leonora , che non siano state Donne savie , e valorese a tempi anticxhi , c’habbin messa tal diferentia tra noi, e gli huomini ? che havendo un’huomo amorosa pratica con una Donna a lei ne risulta cosi gran biasimo , e a lui più tosto laude,e honore; di maniera tale , che ella sempre cerca d nascon-

 

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nasconderlo quanto può , e egli non vede l’hora d’appalesarlo, quasi da ciò dependa ogni sua Gloria, e felicità; per dar ad intendere con ciò la dignità , e nobilità manifesta di noi Donne , e la indignità espresso de gli huomini; perche essendo tra questi due sessi tanto gran distanza di perfettione , ci è vergogna troppo grande, che noi,che gli avanzamo cosi in ogni conto, ci degnamo di accompagnarci con soggetti manco degni di noi , e specialmente fuori della necessità del matrimonio, il qual perche ci è commandato non possiamo negare, ma con tutto ciò anco in questo perdemo gran parte della nostra riputatione ; Poiche gli antique Romani , e tutti I popoli hanno havuto in gran veneration le vergini, e come cosa sacra le guardavano , e honoravano, il medesimo si fa a tempi nostrio in qualunque parte del Mondo. Tutia vestale,non già per esser paccopiata ad huomo,portò l’acqua al tempio nel crivello ; E Claudia , pur vestale , solo per esser vergine tirò al lito la nave co’l cinto , che tanti mila huomini non haveano possuto ; Poiche la Donna segregate dalla viril conversatione è una creatura quasi divina , e può operar cose maravigliose, conservandosi nella sua natural verginità ; il che non occorre a gli huomni: perche quando l’huomo ha preso moglie,par che all’hora habbia dell’huomo,all’hora sia veramente nel colmo della sua felicità,honor, e grandezza. I Romani al lor tempo non davano carico alcuno ad huomo, che non havesse moglie , non concedevano , che sedesse in public, ne facesse alcuna operation grave , e appartenente alla Republica . Soleva dir Homero, che gli huomini stando senza Donna sono mal vivi. Volete anco conoscer per altra ragione la dignità , e auttorità maggior delle Donne , che de gli huomini , mirate di gratia , che se un huomo si troverà haver moglie savia, pudica, e virtuosa , e egli sia il maggior ignorante , tristo , e scelerato , che viva , non potrà con tutte le sue malvagità pore una minima macchia all’honor della buona moglie , ma se per mala sorte una Donna si lascierà dalle insidie di alcun molesto amator persuadere a perder l’honore, per buono , savio , e honorato , che si sia il marito, subito egli ne riceve dishonor, e vergogna solennissima,quasi che egli da lei, e non ella da lui dipenda; e si come quando il capo duole tutto il corpo langue , cosi la Donna per esser di sua natura migliore , e perciò meritamente capo , e superior all huomo , ricevendo alcuno aggravio , ecco che l’huo-

 

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l’huomo come suo annesso, e dipendente, lo compatisce, e cosi del mal , come del ben della moglie divine partecipe , e possessore. Veramente , disse all’hora Cornelia , che se noi non fussimo tanto benigne,pietose,e humili di natura,riguardando folamente a questo,dovressimo fuggir la lor pratica assolutamente, dalla qual ci nasce se non danno , vergogna , e rovina espresso , e dovressimo conoscendo I nostril meriti , star più sopra di noi, e serbar il nostro decoro, e donnesca auttorità , e non si domesticar tanto con chi non ci merita , e con chi sopra mercato dice poi mal di noi . essendo essi soli colpevoli di ogni nostro male. Voi me ne dite tante , disse Verginia, che io di già incomincio a spaventarmi , e a tor gli huomini in disgratia, e forse fprse, ch’io faro nuovo pensiero . Piano, disse la Regina, figliuola mia già non afferman queste Donne , che frat anti cattivi non ve ne sia alcun di buono. Non , rispose Cornelia, e se non fusse per altro, per essere partecipe della semplicità, e bontà della madre, e perche si dice, che’l padre nel generare ha più parte nel figliuolo , che la madre , di qui nasce , che’l figliuolo riesce più simile ad esso padre , e per consequential cosi malvagio di maniera, che quell d’essi huomini è manco reo, che più partecipa della bontà della madre. In somma , disse Lucretia, voi con tutte queste vostre ragioni non negarete già , che le Donne sono state,e sono cagion di mille Danni nel Mondo, e perciò si chiamano Donne, quasi danno. Anzi, rispose Corinna , si chiamano Donne, quasi dono celeste, e senza il qual non vi è cosa di bello, ne di buono ; ma perched anno di gratia ? Perche? ritolse Lucretia; non si legge , che per una Donna fu destrutta Troia con dieci anni di Guerra continui? che rispondete a questo? Rispondo, replicò Corinna, che questa Donna con tutto il mal, che fece vinta d’amore, e dale lusinghe, e preghi d’un huomo, che la sollecitò , e ando con questo animo a trovarla , che ella non si pensava di lui ; si scopre maggiormente la dignità delle Donne ; Prima, che l huomo andò a trovar la Donna , e non ella lui ; il che oltre che l’è riputatione , la iscolpa in gran parte , e discopre la sua innocenza ingannata da quello ; L’altra , che l’uno per defenderla, che fu l’amante, e l’altro per ricuperarla, che fu l’marito, non riguardò a far tanta rovina , con tante spese , tante morti , e tanta distruttion, per si lungo tempo ; poiche all un , e all’altro pareva troppo gran perdita il privarsi d’una sola Donna

 

*** N.B.

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na, che che ne fusse la cagione , ò amore , ò honor , che ve gli spingesse. Il che non si trova mai esser successo, ne che Donna habbia rubbato, ne sforzato huomo alcuno, ne fatto simil cosa per alcun di essi , ne che anco gli huomini habbiano dimostrato tenir talc onto, ò far tal prova per alcuno di loro medesimi. Disse all’hora Helena; chi fu cagion della nostra perdition,salvo che Eva, che fu prima Donna? Anzi fu Adam, rispose Corinna, poiche ella a buon fine desiderosa d’intender la scienza del ben , e del male si lasciò trasportar a gustar del vietato frutto ; Ma Adam non per ciò mosso , ma per avidità , e per gola , udendo dirle , ch’era saporito , lo mangiò , che fu peggior intentione , e più spiacque;e per ciò si trova, che,non subito , che Eva peccò, Iddio li scacciò del Paradiso , ma dopò che Adam le hebbe disobedito, di modo, che per Eva non si mosse , e per Adam immediate e dette ad ambi il meritato castigo , che fu , e è commune a tutti noi altri . Hor,che mi direte poi della Donna eletta fra l’altre alla nostra ripartitione ? Iddio non ha già creato huomo alcuno semplicemente huomo d ital merito , come ha creato Donna semplicemente Donna . Trovatemi ne gli Annali, e Croniche antiche huomo alcuno per savio , per santo che sia, che arrive alla millesima parte delle rare eccellentie, e divine qualità di nostra Signora , e Regina de I Cieli ? certo non ne trovarete alcuno. Io non sòquasi , che responder a ciò , disse Lucretia . Non credete voi , disse Leonora , che gli huomini non conoschino il nostro merito ? Io conosco ben essi, ma non lo voglion confessor per invidia in parole, ancor che ne I costume non possano far di non scoprir parte di quell,che senton nel cuore, percioche si udede troppo bene, che incontrandosi alcun huomo con Donna , ò per via , ò accadendogli di ragionar seco , subito, da occulta virtù spinto , la riverisce , e inchina humiliandosele , come suo minore. Cosi nelle chiese , nei conviti sempre alle Donne e si danno I più honorati luoghi , e ancor , che la Donna fusse di assai più bassa conditione, sempre l’huomo l’honora , e falle riverentia . Nei casi d’amore , che debbo dir poi ? de chi non fa ??? essi stima ? a chi non tentano accostarsi? Forse,che,per no bile,che sia un’huomo si vergogna di praticar con alcuna rozza contadina , con una plebea,ò con la sua fante propria?conoscendo , che ove manca la fortuna, in lei supplisce la natural preminenza ; il che non occore alla Donna , che oltra che

 

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che mai, ò per gran mostruosità si trovi, che una Donna nobile ami un’huomo vile, poche si trovano anco, che, eccetto il marito , amino I pari suoi , e per ciò nasce la maraviglia , che si fanno le persone, quando si sà, che alcuna Donna erri; come riputando cosa insolita , e fuori del suo ordinario udir tal cosa , ( non parlando delle publiche ) il che de gli huomini non si fa conto, che per esser tanto soliti, e facile a peccare,non si pone più lor mente, come di cosa ordinaria, e consueta ; Anzi è cosi in estremo cresciuta la malvagità de gli huomini , che se si trova alcuno , che pur sia miglior de gli altri , e non vada dietro a queste malitie , gli è da gli altri attribuito a dapocaggine , & è tenuto uno scioccone , di modo, che molti sariano migliori , se non , che per seguir l’uso del più lor,par gran vergogna, se non fanno peggio de gli altri . Cosi la và,disse Cornelia,li buoni , e li savi non ponno più vivere, bisogna che faccino a lor dispetto male, come intravenne già a quei sette filosofi , che havendo per lor gran sapientia previsto , che nella lor Città doveva succeder una grandissima influential , per laqual tutti gli huomini sariano divenuti pazzi , essi senza dir cos’alcuna a gli altri tra lor s’accordrono di usar certi preservative , perche in quell tempo essi soli si mantenissero in cervello, giudicando , che come fussero gli altri tutti impazziti , facil cosa sarebbe loro per esser I savi di governar I pazzi , e perciò farsi signori , e divenir patroni d’ogni cosa per la lor gran sapientia. Il disegno era grande, la speranza infinita,e’l tempo era tardo al desiderio. Hor accade, che essendo pur giunto il termine , che questa disgratia occorse a ciascuno di uscir del senno , eccoti questi, che erano savi, e che sapevano be nil tempo, uscir fuora caminando saviamente tra gli altri, che per lo sopragiunto accidente erano tutti sforzati a ballar , saltar, e far si fatte pazzie;e quivi facendo essi Savi cenno loro, che questi si stessero , non più tosto furono da quei pazzi veduti, che non come essi saltavano , ma con maniere gravi volevano commander loro , che non facessero quell , che essi gran saviezza reputavano ; si voltarono lor contra con tanta furia , stimando quelli esser veramente pazzi , e non loro medesimi , chi con pugni,chi con legni, e con sassi, e con ciò lor veniva in mano , c’hebbero più che di gratia I poveri savi di lasciar la sapientia da canto , e per non elier uccisi mettersi ancor essi a ballar , e a saltar come gli altri , e far da pazzi, se ben non erano. Così

 

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anco fanno questi huomini , che essendo la più parte impazziti dietro mille sciocchezze , si fanno beffe di quei pochi buoni ; la onde co’l cattivo essempio appresso le altre cause, s’hanno tutti posto in usanza di far ogni volta peggio, e non hanno , chi gli riprenda , poiche tutti son macchiati d’una pece . Echi volete voi , che lor dia biasimo di cosa , che si faccino, disse Cornelia? forse noi, che per la nostra humanità non sappiamo aprir bocca ? ò loro medesimi,che sono nel fatto,come dette? Io ho letto,disse Helena , che gli antichi castigavano per legge le Donne , che erravano , severissimamente , lasciando gli huomini impunity. Eccovi detta la ragione , rispose Corinna , non erano già pazzi in questo gli huomini, se erano scelerati , che havendo essi a dar leggi, e essequirle, havessero liberato le Donne, castigando loro stessi. Oltra di ciò posero tal legge contra le Donne, perche conoscevano , che rare volte havrebbono havuto a far giustitia per la continentia loro, essendo si poche quelle, che errano, dove s’havessero volute cosi castigar anco gli huomini , bisognerebbe haverli uccisi tutti , ò la maggiorparte di essi. Deh, disse all’hora Lucretia, ce ne è più da dire di questi poveri huomini? O, rispose Cornelia, chi volesse seguire, non si finiria mai circa i lor falli , e si fariano I volume tanto alti , e stancherebbonsi tutte le lingue , e vi bisognarebbono gli anni di Matusalem , ò di Nestore a contarli; ma questo a noi è cosa impossibile,e ci basta haver accennato una minima particella delle indignità, e vitij loro nefandissimi, che io non sò insomma come alcuna di noi habbia pur occhi , onde mirarli , non che si disponga d’amarli . E questo è apunto quello , che io voleva dir hora , disse Lucretia . Voi pur sete di questa fantasia , rispose Verginia , che non si trovino huomini, che amino di cuore , e che per ciò non meritanoesser amati . Signora sì , e di più ho ditto , e dico , rispose Cornelia, che se ben se ne trovasse alcuno, che di cuore amasse,non essendo suo marito, ò in stato di esservi, deve ogni Donna rifiutar d’amarlo , e schivarlo ad ogni suo potere per non incorrer ne I pericoli , e errori , ne’ quail molte per troppa semplicità , e bontà loro spesse volte incorrono : Cosi ho ditto, e cosi replico, e confermo . Quali son questi pericoli? Disse Verginia. Non ve l’ho ditto ancora . aggiunse Corinna, sono questi . La Donna, che ama di cuore, ò che vince il suo desiderio, ò che si lascia vincer da esso , in tutti I modi patisce pericolo ; se stà salda, e costante

 

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stante per non errare , eccovi che maggior travaglio se gli appresenta quanto la continua battaglia , che soffre in se stessa , e l gran ramarico di non ottener mai ciò , che brama , si come ho già ditto ? non è dubbio , che le faria mille volte più car oil morire, che vivere in simil tormento se anco si lascia vincere, vinta insieme dale lusinghe,e molestie dell’amante, ben potete pensarvi I pericoli, ne quail incorre nell’honor,nella vita, e nell’anima , che più importa . Si che in ogni modo per tutti questi rispetti si devon le Donne schivar d’amar gli huomini, ancor che molte non possino farlo tanto son buone , come ha ditto Cornelia , se ben essi son cattivi . Quanto a questo , disse Verginia , voi parlate bene , che non si dovriano amarli, quando si può farlo,per non haver a passer per l’un pericolo , ò per l’altro , ancor che gli huomini fussero buoni, e ci amassero di buon cuore ; Io non vi contradico in ciò ; ma parlo sù questo , e non voglio lasciarvi di passo , che gli huomini non siano buoni , e che ancor essi non ci amino con tutte le viscera ? Deh, se non ci amassero essi, perche perdono il tempo, e l’opra tanti in far servitù tutto il giorno a diverse Donne , come si vede per esperientia ? Oh disse Corinna, mi fate pur ridere,andate sempre sù certe fanciullezze; questi son passatempi de’ gioveni otiose , che non hanno altro che fare : non ne havemo tanto ragionato di queste lor servitù , non vi ha ditto Cornelia , che ella è una caccia da lepri ; ricordatevi di quell , che disse il Poeta Ferrarese ,

Come segue la Lepre il cacciatore ,

Al monte , al bosco , à la campagna , al lito ,

Ne stima poi che già presa la prede

Esol dietro à chi fugge affretta il piede.

Cosi fan questi giovani , e cetera . Eh , disse all’ hora Leonora , la povera Verginia debbe haver qualcuno di questi giovinelli, che havendo oltra la sua bellezza , inteso della gran dote , che le aspetta , si havrà peravventura posto a farle queste fintioni d’amore , e queste lusinghe per allettar la sua semplicità , e perciò ella, che è ancor fanciulla, facilmente si da à credere , che costui le muoia dietro,e cosi deve pensar , che faccia ogn’uno con l’altrui . Signora nò, disse Verginia alquanto arrossita , che non lo dico per ciò , ma per che mi par cosi , che se non è , almeno dovria esser. Questa dimostration di servitù , e d’amor , repigliò Corinna , veramente non ci fanno , perche ci amino come ha detto

 

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detto Cornelia , ma perche ci desiderano , e in questo caso l’amor in loro è figliuolo , e l desiderio è padre , overo l’amor è l’effetto , e’l desiderio la causa ; e perche si dice , che rimossa la causa si remove l’effetto, da ciò nasce, che l’huomo ci ama tanto . quanto ci desidera , e però mancato, che è in lui il desiderio, che è causa di quell vano amore , o per haverlo conseguito , ò per non lo poter conseguire , viene a mancar insieme l’amor , che è l’effetto di quella causa Dove se all’incontro noi amiamo, l’amor in noi è causa, e padre, e il desiderio è il figliuolo , e effetto di esso ; e si come può esser il padre senza il figliuolo, e la causa senza l’effetto, ma non il figliuolo senza il padre, ne l’effetto senza causa : cosi nell’huomo può star desiderio senza amore , ma non amore senza desiderio ; ma per lo contrario nella Donna è amor senza desiderio , ma non può star desiderio senza amore. Forze disse Verginia,non ci amino gli huomini, per che non lo meritiamo , se ben voi, e Cornelia allegate , che sia il contrario, io non lo credo , se non mi rendete la ragione , e non la provate con gli essempi . E da vedere , rispose Corinna, se per ciò lo fanno essi; Già havemo inanzi provato,che in tutti I conti, in virtù, in dignità , in bontà , e in mille parti siamo lor superiori, e essi inferiori a noi , però io non sò discernere la cagion, perche non ci amino , se non , come dianzi ve dissi per esser la lor natura tanto disamorevole , e ingrata , che poco vi ponno l’influenze celesti, e anco per grande invidia, che hanno al nostro , e si veggiono essi pieni d’errori , da quail in tutto vanno essenti le Donne , e in quell cambio sono ornate di ogni bella virtù ; e che sia vero, per provarlovi : trovasi manifestamente , che nelle Donne in vece de ira vi è mansuetudine , e prudenza , di gola temperanza , di superbia humiltà , di sfrenatezza continentia, di Discordia pace , di odio amore, e in somma ogni sorte di virtù morale , e liberale è , e può esser nelle Donne , più che ne gli huomini. Deh poveri huomini,disse all’hora Cornelia, quanto la errano essi a non far stima di noi , noi governamo lor la casa, la robba, I figliuoli, e la vita,e senza noi vaglion niente, e non fanno far un servitio,che stia bene; cavateli da quell poco di guadagnar , chef anno , d ache son buoni ? come starebbon se noi non gli attendessimo ? e con che amore? Stariano forse governo de servitor, che gli assassinassero la robba, e la vita,

 

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ta, come spesso accade ? noi siamo quelle , aggiunse Leonora , che loro alleggerimo I pensieri, e con torsi il carico della casa non per dominarli , come molti dicono , che facciamo , ma per farli vivere con più quiete , sottentriamo alle fatiche , amministrando il regimento della famiglia. E certo , chi non ha in casa sua qualche cara compagnia di Donna, o moglie, o madre, o sorella, o tal , che fedelmente lo serva , e’l male , che gli occorre , non può vivere con l’anim consolato, e tranquillo. Di modo, che non si può dire con verità ,che le Donne siano di dano al Mondo , anzi di grandissimo utile per lor sapere , virtù, e bontà. Oltra di ciò non manca alle Donne per esser meritamente amate,oltre la corporal bellezza , e leggiadra , fortezza di animo , e di corpo , e in quell , che non vagliano per armeggiare, non è lor mancamento , ma di chi dà loro creanza , poiche si è visto chiaro di quelle , che sono state già tempo alleviate sotto tal disciplina , quanto son riuscite , & esperte ; havendo appresso quell particular, e proprio dono del presto conseglio, co’l quale hanno avanzato gli huomini in mille occasioni , come e fù già Camilla, Pantafilea inventrice della serve; Ippolita, Oritia,e tante bellicose Donne, di cui l’historie de gli istessi huomini non hanno possuto tacere. Delle lettere non accade parlarne , poiche si sà , prima che Carmenta fu inventrice di esse , dal cui nome son chiamati I versi carmi . Di Saffo , che vi potrei dire, che fu annoverata tra I Savi d’Atene? Di Corinna Thebana,che vines Pindaro di eloquentia ? Di tante famose Romane, di Hortensia, di Sulpitia , che dedicò’l Tempio alla castità , di Bella moglie di Lucano, di Calfurnia di Plinio , di Lelia , di Proba, della sorella di Pitagora , della figliuola di Aristippo , delle Sibille, che furono più antiche, e di tante alter,che non si sà il numero ? Se per generosità d’anima,e per fatti illustri deono esser amate quanto fu notabile l’atto di Giudit hebrea , la vendetta di Thomiri contra Ciro , l’animo invitto di Cleopatra , la grandezza di Semiramis, di cui disse il Poeta.

Ch’una treccia raccolta , e l’altra sparsa,

                       Corse à la Babilonica rovina.

       Le guerre,e la virtù di Zenobia,il bel fatto delle Donne d’Aquileia quando nella Guerra, che lorfe Massimino , essendo ridotte in estrema necessità,si tagliarono I capelli, e gli diedero a lor huomini

 

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mini per far corde a gli archi da potersi difendere. l’istesso fecero le Cartaginesi e le Romane in alter occasioni. Le Donne di Sparta,quando i lor huomini andavano alla Guerra,allacciavano lor gli scudi dicendo, ò con essi, ò in essi: cioè che ò vivi vittoriosi, ò morti gloriosamente haveano da ritornare ; e con ciò non a fuggirsi vilmente,ma a vincere,ò morire gli inanimavano.Che dirò delle Donne Romane , che per liberar la lor patria dallo stimolo d’I Francesi, spinte dag ran carità, si spogliarono volontariamente di tutte le lor ricchezze,e ornamenti feminili, e le dierono al public , per il che ne ottennero dal Senato il poter andar in caretta ? Furono gli huomini Romani, che rubbando le Donne Sabine mossero la Guerra, e furono le Donne poi,che gli posero in pace. L’atto della madre di Coriolano in disponerlo à lasciar il mal animo verso la patria, non è men famoso. Altri infiniti essempi di magnanimità , e d’amor verso la patria si son trovati nelle Donne, e si trovan tuttavia, che saria troppo lungo a contarli. Ma se per amar meritano esser amate , che si potrebbe poi dire dell’amore loro verso I parenti ? Non si legge di quella figliuola di Cimone, che essendo il padre in prigione per morirsi di fame,ella sotto spetie di visitarlo lo notrì col proprio latte per lungo tempo ? Che diremo di Erigone, che havendo lungamente cercato il padre, e in fine dal fedel cane avvertita , che presale co’I denti ne I panni la trasse, ove era il corpo di esso morto , ella per gran dolor disperata s’appiccò all’isteso arbore, sotto il qual il padre sepolto giaceva ? Ce vi par delle figliuole di Edippo Rè di Thebe,quanta fù la lor patientia, e pieta in governar , e compatir ill or cieco padre in tanta miseria senza mai volerlo per alcun sinistro accidente abbandonar infin alla morte ? Fù anco assai notabile la carità di Metia, che tante volte si lasciò vedere dall’affamato Erifitone, e poi fuggendo da suoi compratori ritornava spontaneamente ad esso padre, perche egli ne trahesse la commodità del suo vivere. All’incontro quauto furan crudeltà d’un padre mercantar la propria figliuola per sua utilità? Oh,disse all’hora Helena,la necessità lo spines,e non disamor, che le portasse; e in tal caso,ove gli andava la vita,non era gran cosa, che egli si valesse della filial pieta,laqual gli era obligate per ischivarli la morte. Questa pieta in caso di morte non hebbero già molti padre verso le loro figliuole,ritolse Cornelia,perche molti di essi potendo dar un’altra vita alle lor figliuole con accasarle con

 

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con quei , che esse amavano ; le hanno più tosto lasciate morir d’amore. Mi fatte ridere , disse Lucretia ; io vorrei più tosto morir d’amore , che morir da fame, come facea Erifitone , si certo, disse Helena besta segue Cornelia , tutto è morte ; Ma quei padre poi , che per cagion d’amore le hanno senza pieta uccise ? Che vorressi , disse Lucretia , che un padre sopportasse una vergogna in casa?Questo nò rispose Cornelia,ma che con destroy modo vedesse di levarle l’occasion,e la pratica ( il che è maggior prudential , e minor scandalo senza poner a romor tutto il mondo, e far ragionar de’I casi suoi ) e a tutto suo poter distorla, allontanarla, minacciarla , e tentar ogni strada , eccetto quella della morte,ultima delle cose terribili; perche oltra la inhumanità,che usa,non le lieva però la macchia, & anzi vi è di più la quasi certa perdita dell’anima , che più importa , che tutto il rimanente . I Gentili , disse Corinna , non guardavano a ciò, perche Pomio trovando la figliuola ingannata dal suo maestro in errore,spietatamente l’uccise. L’istesso fece Blandemo figliuol di Zeufi; Ne sò se debbo dar lode o biasimo a Virginio , che non cercò inanzi di uccider il Decemviro Claudio,o se medesimo piu tosto,che con le man proprie immolar la innocente fanciulla; Voi in somma volete inserir , disse Lucretia , che l’huomo in tali casi si dovria governar con ragione, e non con passione. sì rispose Corinna, e che serbasse le leggi di natura,cioè far ad altri quell, chevorebbe a se, che fusse fatto. Non serbò già questa pieta che voi tanto nelle Donne lodate, disse Lucretia , verso il padre, quella Tullia,che sofferse di calpestar co i cavalli il corpo del morto padre , dicendo a chi ne la improverava, non esser maggior dolcezza,quant oil vendicarsi de suoi nemici . Certo sì, itolse Corinna, che costei fù un mostro di natura, ne si trova un’altro tale:però ella non uccise il padre per quanto si legge,se ben per isdegno dopo ucciso, si lasciò trasportar a tanta sceleratezza ; ma questo vol dir nulla rispetto alla continua pieta, che in generale hanno tutte verso e padre , e fratelli, e figliuoli, e mariti, & altri parenti. Erigona sorella di Oreste non morì per dolor della sua morte?Che fece Cassandra sorella di Hettore ? che oprò la moglie de Itaserne per salvar il fratello dale man di Dario ? poiche essendoli stato pres oil marito, I figliuoli, e’l fratello da Dario,e con preghi, e pianti havendo ottenuto di poter liberar uno de i prigioni , qual più a lei piaceva;ella lasciò l marito,ne si curò de i figliuoli, ma sol elesse

*** N.B. – FINE DELLA CONFUSIONE RIGUARDO IL NUMERO DELLE PAGINE.***

 

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elesse il fratello ? dicendo,che marito, e figliuoli ne potea haver a sua volontà , ma non più alcun fratello , essendogli già mort oil padre , e la madre inanzi. Lascio di raccontar di molte alter, che saria lungo a dirvi . Ma che diremo all’incontro della crudeltà de’ fratelli verso le sorelle ; taccio del tor loro la robba,che è una cortesia, poiche si trovan tanti, che le hanno miseramente morte . Che vi par di Tolomeo , che uccise la sorella Euridice, che gli era ancor moglie , per torsi una meretrice ? di Cambise , che ancor egli ammazzò la sorella , che si havea tolto per moglie , perche piangeva la morte de un’altro fratello , che egli havea fatto uccider ? Lascio di contar il pietoso caso della sorella de gli Horatij, che piangendo la morte di suo marito, che era uno de gli Curiatij , statoli da I fratelli ucciso, essi ancor ella per isdegno crudelmente amazzarono. Quanto fu crudele l’inganno del Ceraunico Tolomeo verso la sorella Arsinoe? Che finse di sposarla, e le guiro ogni fedeltà , e poi le uccise i figli , e la spogliò del Regno?Si pongono questi pochi essempi di persone famose, e segnalate , perche non scrivono gli Historici gli infiniti casi delle persone di bassa taglia, ma imaginatevi,che ogni dì ne occorrono, e rimangon sepolte, e dimenticate nell’oblivione dal tempo . Hor , che diremo della pieta delle madri verso I figliuoli? Quanto fu dolce cosa a Rutilia illasciar I commode della patria per seguir il figliuolo bandito , dicendo poter meglio soffrir il lungo essilio , che il gran desiderio di lui . Quanto fu grande l’amor di Tomiri verso il figliuolo ne fa fede la gran vendetta, che ella fè poi sopra Ciro . Nè fu poco l’amor di Agrippina verso Nerone , che havendo dall’ Oracolo inteso , che il figliuol suo sarebbe Imperatore, ma che uccideria la madre ; uccida pur , disse , e sia egli Imperatore ; e cosi egli adempì poi la predittione.Ne fu solo in questa crudeltà,perche si legge di Antipatro , che al simile uccise la madre , e altri suoi parenti . Aristobulo figliuolo de Hircan uccise la madre ; cosi Almeon, cosi fece Oreste. Oh, disse all’hora Lucretia; Oreste fece bene, perche era una impudica. Io non dico , che fece male , soggiunse Corinna , ma vi prometto , che ne gli huomini ha più forza la rabbiosa lor natura, e crudeltà , che l zelo dell’honor , perche se cosi fusse si guarderiano prima essi di non far cose dishonorate , e poi castigarebbon gli altri;e che sia vero;Che havevano fatto queste alter misere madri , e pur non si vergognarono lor figli ad

 

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ad ucciderle, come non si vergognano gli altri far de gli altri eccessi ; ma voglion , che la lor sfacciatezza copra I lor difetti ; e la nostra modestia accresca in noi la vergogna. Ma questo è tutto nulla rispetto all’amor sviscerato delle Donne verso I mariti ; come fu di Euadne , che per la morte di Capaneo , si gettò nel fuoco , e finì la sua vita nel rogo proprio , ove ardeva il corpo del marito morto . Chi risparmiò la vita ad Ameto Re di Tessaglia, che oppresso da gravissima infirmità hebbe dall Oracolo,non poter guarir se alcuno non moriva per lui? Forse I fratelli, gli amici, i servitori ? Certo niuno salvo, che la cara, e fida moglie Alceste. Che dirò de Issieratea, che seguì Mitridate nelle gran guerre in habito di maschio , e di servo ? Il simile fè la moglie di Panteo, quella di Cleombroto , e di Lentulo, Pantea, essendole stato morto il marito, che ella havea consigliato a gir alla Guerra; parendole esserne stata ella cagione , per gran dolor miseramente s’uccise . Artemisia , che essendoli morto il marito, tolse le ceneri di quello, e lagrimò tanto, che meschiando le dette reliquie con l’acque delle sue lagrime a poco a poco se le bevè tutte,e insieme finì la sua vita. Enone già abbandonata da Paride per Elena , veggendolo morto , al fine gli morì sopra di dolore. Che vi par di Portia moglie di Bruto, che per la morte del marito , essendole vietato con che uccidersi , inghiottì gli accesi carboni ? Giulia moglie di Pompeio solo in mirar la sua veste piena di sangue , perche dubitò della vita di lui , si alterò tanto , che si sconciò essendo gravid, e morì incontinente.Lascio di contar di Laodomia di Polssena, e alter , che non volsero viver dopò la morte de I mariti loro , e d infinite , che li accompagnarono ne I disagi, ne gli essilij , e fin alla morte lor furono fidelissime, e amantissime , che ben son certa , che tutte voi cosi le sapete , come io con quello essempio , infin delle Donne Indiane, che dopo la morte del marito (poiche ad uso loro havea un marito più moglie ) combattevano insieme qual fusse stata più favorite da lui , e quella , che rimanea vincitrice , lieta si abbruggiava di Lacedemonia , che essendo i lor mariti in prigione, e havendo ottenuto licentia da lor nimici , per andarli a visitare si spogliarono I panni feminili , e ne vestirono I lor huomini , e restando nel lor habito, per il che ne furono uccise, mandando essi fuori del pericolo . E quelle alter , aggiunse Lucretia , che essendo

 

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sendo presa la lor città , e havendo da nemici impetrato di potersene andar salve,con quell, che potessero portar seco, lasciando star ogn’altra cosa, esse con ogni lor sforzo , ne portarono, chi’l marito , chi’l padre , chi’l figliuolo , e chi’l fratello , e nude con essi soli lasciarono la lor patria, con tutte le facoltà in preda de lor nemici. Infiniti altri essempij si potriano addurre dell’amor nostro verso i mariti , ma saria di soverchio contarli a voi , Bisognarebbe contarli a gli huomini , disse Leonora . Eh , aggiunse Corinna, lo fanno ben essi; ma fanno in ciò l’ignorante. Quanti mariti all’incontro hanno trattato, e trattano malamente le mogli ? egli è cosa tanto commune , e ordinaria, che non occore contarne essempij, perche sono quasi tutti ad un modo. Degli amanti non accade, ancor che io vi ragioni, che pur troppo si son trovate di quelle, che hanno patito per amar questi huomini , e infin da loro sono state beffate, tradite , e abbandonate . Ma lasciamo andar questo . Se per virtù di castità meritano le Donne esser amate,è cosa chiara, senza ch’io vi dica altro più di quell,che è ditto circa la lor costanza ;però lascio di contarvi mille essempi di Donne antiche, cosi catholiche, come gentili ; ne starò a ricordar il fatto di Lucretia , di Polissena , di Didone , di Zenobia , e delle fanciulle Tedesche con tanti altri , di che gli Historici fanno mentione . Se per benignità , e mansuetudine meritamo esser amate, si sà, che noi non possiamo, per gran iniuria, che ci venga fatta, tenir odio contra persona alcuna, e che una buona parola ci fa scordar tutte le noie passate ; Di modo , che io non sò, che ragione rimanga a gli huomini , cara Verginia, per non amarci; poiche, per ogni parte meritiamo noi d’esser amate da loro , il che volendo più chiaramente esprimere faria impresa da stile più tosto angelico, che humano , che I nostril meriti sono infiniti , e i beni , che nascon da noi per bear l’altre creature. Guai al Mondo se non vi fussero le Donne, non vi sarebbe alcuna allegrezza, alcun ornament,alcun ristoro di tante miserie, per questo essendo elle si degna, e cara cosa, il Signore le da in maggior numero, che gli huomini , e si dovrebbe , per ciò quando nsce unaigliuola far sestasolenissima, per tutto il parentato , ma per lo contrario, quando si dicead un padre, ella ha fatto una puttina, subito torce il muso,si turba, e si sdegna contra la propria moglie; e quanti,che per ciò lord anno malavita, quasi, che elle sole l’habbin generate, e non essi ancora,e non voglion

 

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glion veder le lor figliuole, il che tutto procede dag ran malignità, che ove dovrebbon rallegrarsi del nascimento d’una fanciulla, la qual si alleva humile, e quieta , e bene spesso gli aiuta a governar la casa, e loro medesimi con diligentia,e con amore; bramano, che gli nascano de maschi, che venuti in età lor dissipino la robba, e stiano sù la mela, sempre in pericolo di esser ammazzati, ò d’ammazzar altri, e andar essi in bando , ò che giuochino, ò sposino qualche trista, ò che per cupidigia di voler essi governar la casa , e distrugger a lor modo la facoltà , gli bramino la morte, e non veggiano l’hora , che escano lor de piedi : Questi sono li fatti , le gioie, le allegrezze , che si cavano di maschi, per lo più, come ogni giorno se ne vede l’esperienza,il che non occorre delle figliuole , che non gli danno altro fastidio , che di darle la dote , con cui comprino I mariti ; che perciò debbono esser lor di ragione obligati , benche la cosa riesca al contrario . Al tempo d’hoggi , disse Leonora, chi diè dar far commander , per ciò si dice , che’l Mondo è di presontuosi . Anzi, disse Helena, si dà la dote al marito , perche pigliando egli moglie viene a torsi una gran spesa alle spalle , che quelli , che hanno poca robba non potriano mantener casa senza il suffragio della dote. Voi non la pigliate per lo verso, ritolse Corinna; poiche anzi la Donna pigliando marito entra in spese in figliuoli, e in fastidij, e ha più bisogno di trovar robba , che di darla ; poiche stando sola senza marito , con la sua dote può viver da Regina second la sua conditione . Ma pigliando marito , e per aventura povero come spesso accade , che altro viene ad acquistar di gratia , salvo , che di compratrice , e patrona diventi,schiava , e perdendo la sua libertà , perda insieme il Dominio della sua robba , e ponga tutto in preda , e in arbitrio di colui , che ella ha comprato , il quale è bastante in otto giorni a farle far di resto d’ogni cosa ? Mirate , che bella ventura d’una Donna è il maritarsi ; perer la robba , perder se stessa , e non aquistar nulla se non li figliuoli , che le danno travaglio , e l’imperio d’un’huomo, che la domini a sua voglia . O quante, disse Leonora, farebbon meglio,inanzi, che tuor marito, comprare un bel porco ogni carnevale,che starebbon grasse tutto l’anno, havendo chi le ungesse, e non chi le pungesse del continuo ; Basta, disse Corinna,se pur non dessero la dote a I mariti , e che essi dotassero le Donne, se potria meglio tolerar la lor compagnia , benche essi siano quelli , che ad ogni

 

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ogni modo vi havrebbono tutti i vantaggi; poiche dando il poco acquistarebbono il molto, acquistando un tal thesoro, qual è la dolce conversation , e amor sincere d’una cara moglie ; che questo solo è dote, che basta , poiche tanto vagliono da più di noi. E che honor ci sarebbe, disse Cornelia, che noi ricevessimo dote da loro? Non ci degneressimo mai d’esser cosi coprate per la nostra grandezza, e poi siamo, come le gemme di tanto valore, che non habbiamo prezzo. Non sò tante cose , disse all’hora Lucretia , ma ho ben sempre udito a dire. Vuoi far far cervello ad un’huomo , dagli moglie , quasi dica pongli un peso , un gravamen , un travaglio , che l’occupi tanto , che gli levi tutti I suoi contenti , e gli impedisca ogni suo bene , e che in somma quando uno ha preso moglie, possa dire , stà con Dio buon tempo. Voi la errate, Lucretia, rispose Corinna non pigliate la cosa a roverscio ; Sapete perche si dice chi vuol dar senno ad un’huomo gli dia moglie , non come dite voi , ma anzi , perche pigliando egli una tal compagnia, savia, discrete , virtuosa , dolce, amorevole convenga mal suo grado volger il suo cervello per inanzi sviato, e mal in affetto alla volta di casa, e ritorni ne I termini della ragione , sì per per il nuovo amore , che di ragione dee mettere nella nuova sposa , e sì anco per il buono essempio della honesta , e buona pratica della sua Donna . Fate conto , disse Leonora di veder una carozza tirata da dui corsieri, l’uno generoso, bello, bene avezzo , e ubbidiente al morso , e che sempre camini per la via dritta ; l’altro bizzarro, restio, terribile, capriccioso , e che sempre esca di strada , e tenda di rovinar ne’ fossati, e di rompersi’l collo, se non fusse il buon,che ne lo distrahe, e ritira al dritto, e buon viaggio ; questo è’l mal, che riceve il marito dalla moglie, che lo ritira dal mal o perare , & areca su la via del far bene. O ciechi, e privy d’ogni buon consiglio, aggiunse Cornelia . Il cielo lor manda le Donne , come un Oracolo , e per lor consolation, e Gloria, che non le meritano , e essi fanno, come se il Gallo , che trovando la gioia nel fango la disprezzò ; poiche non era cosa per lui,e seguì una vil carogna , come cibo suo proprio ; essi huomini non istimano la più eccellente creatura , che viva al Mondo ; e che cosa stimeranno dunque ? ogni altra cosa è inferior a questa , infino essi medesimi , che bisogna che lo confession . Che più , disse Corinna , son di tanto merito le Donne , che infin nell’inferno si tien conto di loro ; perché si leg-

 

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legge di Pitagora , che essendovi sceso trovò molte anime ingrandissime pene di quegli huomini , che vivendo al Mondo , non havean voluto tor moglie ? Menedemo ad un , che gli domandava se’l tor moglie era cosa da savio, rispose ; ti paio io savio ? e rispondendo colui, come? E di che sorte? Adunque , soggiunse egli, io l’ho pigliata . Diceva Diogene, che meritava esser ucciso crudelissimamente qualunque marito havesse ardimento di pur rompere un capello alla sua Donna di testa. Il maggior Catone stimava tanto degno di laude colui, che si portava da buon, e leal marito, quanto colui, che nell’ordine de Senatori era il maggiore ; chi veramente batteva la moglie , quasi havesse posto mano ne I tempi, ò cose sacre empi, e scelerati gli giudicava . Veramente, disse la Regina gli huomini hanno tutti I torti del Mondo a volersi prezzar tanto più di noi , e non riconoscer il nostro gran merito ; e in fine un’huomo senza Donna è pur una mosca senza capo . Io mi son cosi abbatuto a questo proposito di andar in molte case de miei parenti , e amici , che stavano senza Donne , che la lor casa pareva un’hospitale più lorda , più intricate, una cosa quà , l’altra là , che non casa di gentilhuomo, ma più tosto havea mostra d’una bottega di strazzarolo , come si suol dire. O se gli huomini , disse Corinna, ci sentissero un poco a far questi ragionamenti , quanto direbbon mal di noi a mille doppi , poiche nel mal non patiscon d’esser vinti, benche noi non facciamo male a dir il vero . Farebbon forse, disse Lucretia , qualche libro in nostro dispregio in risposta di queste nostre ragioni . Oh, disse Cornelia,farebbon quello,che hanno fatto mille volte , non sono stati a questo tempo a spettar noi nò . Cosa vecchia, aggiunse Leonora,non potiamo dir più di quell c’hanno ditto se ben contra ogni verità . Quanto a questo , rispose Corinna potriano rinovar mille eritonij , e chimere senza alcun fondamento , che non pagherebbe la spesa,ne mi degnerei di leggerle , ma questa lor conosciuta ostinatione , sarebbe lor più di vergogna, che di honore, e non saria da tenirne conto , conoscendo , che’l tutto fanno per grande invidia , che ci hanno , come ho ditto , per la quale non ponno di buon cuore amarci . Deh, disse all’hora Lucretia, se sono questi huomini tali , quail tutt’hoggi havete provato , d ache dunque siamo disposte ad amarli? Qual è la cagion, che ci fa loro donation del cuore , e schiave volontarie fin alla morte ? Alche volendo responder

 

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responder Corinna , la Regina disse . Io m’accorgo , che volete entrar hora in una Discordia da non finir si presta ; e perche veggio , che’l Sole hormai vuol lasciarci per lume all’altro emispero;però parmi, che per questa volta s’habbi assai ragionato , e che non habbiamo a star hora più qui con le nottole all’aria ; Però come vostra Regina v’impongo , che remettiate questa risolutione a dimani, e così ordino, e metto in obligo Corinna di risolvervi questo dubbio , e supplir a tutto quello, che hoggi s’havesse mancato. Et con ciò levatasi in piedi fece come svegliar , e levar le alter , le quail internate nel lor ragionamento apena se haveano accorto della sopravenuta sera , e discorrendo, ove havrebbono per il giorno seguente a ridursi ; come , disse Leonora, ove se ha dato il principio , bisogna ancora al cominciato discorso dar fine ; Anzi , accioche più per tempo possiamo proseguire, vi invite, vi prego, e se posso, vi commando , che veniate tutte dimattina a desinar meco , che haveremo più spatio,e comodità, sì di ragionare,come anco di venir a goder questo mio giardino, ilqual per hoggi havete poco goduto . E tanto seppe loro persuadere,che elle astrette dalla sua gran cortesia, le promisero tutte di tornar il giorno venture . Et con questo andatesi prima , per poco tempo a diportare tra l’ombre, e frescura di quegli arbori , togliendo al fine licentia l’una dall’altra , si dipartirono tutte da Leonora , con disegno second la promessa di tornarvi la sussequente mattina a dar la dovuta conchiusione all’interlasciata proposta.

IL FINE DELLA PRIMA GIORNATA.

 

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DEL MERITO DELLE DONNE

GIORNATA SECONDA.

Era già la fresco , e rubiconda Aurora comparsa alle finestre di Oriente, e essendo tutto il Cielo nel rimanente tra bianco , & azuro di purissimo aere vestito , dava inditio a mortali , che bellissima , e chiara la sussequente giornata esser dovea . Per la qual cosa Adriana con la figliuola destatasi , e cosi l’altre Donne nelle lor case essendo svegliate , e vestitesi allgramente dopò fatte le lor solite oration , montarono in gondola , & alla destinata casa di Leonora,quasi in un tempo medesimo tutte si ritrovarono ; perciò che dovendo elle godere l’amentità della pena veduto giardino , parve lor, che quella la miglior fusse, e la più commoda hora di tutto il resto del giorno . Ricevute dunque da Leonora con quell’amore, & cortesia, che sempre era usata,dissele la Regina ; Che vi par Leonora, come ben vi habbiamo attesa tutte la promessa di hieri, che havendovi ditto di venir a desinar con voi , vi siamo quasi venute a dormire , che poco più per tempo, che venivamo, penso che vi haveremmo ancor trovata in letto . Deh , che se foste venute,risseeonora, ce mi havereste interotto uno strano insogno,che facevo questa matina , cosi in ver l’alba ; che mi pareva (forse , perche hiersera ne ra-

 

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ragionammo ) d’esser alle mani con questi huominacci , & che facesse una gran ruina, e fatto d’arme , tagliandone molti a pezzi , & uccidendoli , di maniera , che gli metteva tutti in fuga , e in tal rumore , che con grande affanno svegliatami, essendo già il giorno chiaro trovai , che tutta questa rimanotta era occorsa tra la mia gattesina, & alcuni valenti soriconi, ò topi, come vogliamo dire , detti quail haveva ella fatto tal macello , che tutta la mia camera era di sangue, e morti ripiena; e cosi il mio insogno è rimasto ispianato . Risero le Donne di si fatta burla; E disse Verginia . Era meglio per impeder questo vostro travaglio , che anzi hierisera fossimo rimaste con voi , che io penso bene , che vi havremmo lasciata dormire cosi poco , che ne voi havereste havuto tempo di passer in sogno cosi fatte maraviglie, e dimostrarvi così ardita , e valorosa contra questi poveri huomini, ne alla vostra gattesina di combater da dovero con I topi . Io credo certo, aggiunse Cornelia , se noi rimanevamo quì questa note, che saremo state iscusate di restarvi hoggi , poiché invece di dormire, havremmo tanto cicalato dietro il nostro proposito, che’l ragionamento, che siamo per far hoggi, havremmo a bastantemente in questa note conchiuso . E di che sorte, seguì Leonora. Hor sapete,disse la Regina, perche siamo venute ad assaltarvi cosi a buon’hora ? perché vogliamo hora , per lo fresco andar un pezzo a spasso , per lo vostro giardino , Oh , si , disse Leonora, che questa è propriamente l’hora di goderlo,poiché’l Sole ancora non ha molta forza ; andiamo , che coglieremo de I fichi, e de’ prugni, e anco l’una comincia a farsi buona. Cosi condottele seco nell’horto, le lasciò gir diportandosi quanto lor piacque, & ella a provedere, che’l desinare fusse per tempo in ordine , diede volta : Il quale apparecchiato di quanto le parve, che convenevole , e a bastanza fusse , richiamata la nobil compagnia, tutte alla lieta mensa s’assisero; e dove con molte risa, e burle havendo a lor diletto mangiato , poco dopò, nel gratioso giardino si ricondussero , e nel luogo solito , ma assai più per tempo assisesi tutte per comandamento della Regina ; così Corinna incominciò .

Hieri Lucretia , voi mi proponeste un dubbio di molta importanza , sopra ilquale non pensate già , che io questa note habbia punto studiato , che io per si fatta nella , non havrei volute perder i miei sonni , tanto più , che è cosa tanto fa-

 

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to facile da dichiarire; che fe’l tempo ci havesse servitor,ò la Regina permesso infin hiersera pienamente havrei satisfatto alla vostra dimanda;la qual è donde nasce che con tutto che gli huomini siano cosi malvagi, come in tanti modi havemo provato, molte Donne ancor che buone e savie non ischivano di amarli tenerissimamente . Al che rispondendo dico,che ciò può da tre cagioni procedure ; prima è da considerare , come amino queste Donne,cioè se di amore sensual, e se da quello si lasciano trasportare a cose illecite ; il che nasce da troppo lor semplicità , e per compiacere a chi amano, che è l solo difetto , che hanno le Donne, non però tutte ; ma che volete fare , poiche solamente Iddio è senza mancamento , & di questa sola tassa , c’hanno alcune già si è tanto ditto,che non occorre più . che dire. Queste tali amano gli huomini ancor che gli conoschino indegni d’esser amati : percioche da prima , che gli hanno conosciuti , essi ( come si è ditto tante volte, ) s’infinsero buoni , e amorevoli verso di loro ; il che se ben poi hanno col tempo scoperto esser il contrario , hanno fatto già l’habito in tal amore , & non hanno,ò non ponno distorsene,perche ben sapete il proverbio: che

                       Piaga per allentar d’arco non sana .

S’anco l’amore è di parentela , ò di honesta amicitia verso questi huomini, e le Donne, ch’egli amino, comprendon molto bene la loro malvagità , ne perciò si rimangono di esser loro benign, e favorevoli;questo è tutto per soprabondante carità, e bontà nostra , con la qual imitamo la divina clemenza , che ama e favorisce tutti noi sue creature ; ancor che mille , e mille volte all’hora tanto l’offendiamo , e poco le siamo corrispondenti in amore . Procede anco l’amor di molte , sia di che qualità esser si voglia , appresso le ragioni predette , spesse volte dale influenze celesti, che ve le inclinano in tale maniera, che molte di loro conoscendo assai bene la indegnità , e ingratitudine di questi huomini , e che gettano il tempio, e l’opra dietro loro sciocamente , si asteneriano volentieri dalla loro perversa pratica,ma la loro inclination, oltra le alter cause, è cagion potentissima , e la maggior di tutte per disponerle prima , e poi per mantenerle nel loro errore. Et se ben si dice con retta opinione , che i Cieli inclinano , ma non isforzano , in questo caso però d’amore pare che non se gli dia certa, e indubitata fede,perché veramente delle cose , che hanno a venir in questo mondo non

 

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non si può far certo giudicio , ne vi è determinate verità , essendo che come ho ditto , la prudenza , e bontà della creatura rationale può schivar molti mali, e conseguir molti beni mal grado della sua disposition . Non potrebbono questi aspetti, e segni celesti, disse Verginia , anco disponer gli huomini per amar noi, come dite che inclinano noi Donne ad amar loro ? Potrebbono , rispose Corinna , se trovassero la material disposta a ricever l’impressione , che ben dovete saper , che non si può far pigliar forma ad alcuna cosa , se prima non è la material disposta. Noi over oil cor nostro è disposto per la bontà del genio a ricever la forma del vero amore , ma gli huomini per natura , e per volontà disamorevoli non ponno ne anco esser molto inclinati a tal disposition ; nè quante stele sono in cielo potriano fare , che essi ci amassero; potriano ben inclinarli, come ho ditto,ma per esser tanto lontani dal vero amore non si moverebbono punto d’animo , ne ponno in essi per ciò operar le celesti costellationi , come voi dite Verginia , che in noi , e ne gli altri corpi inferiori operano mirabilmente . Ne vi dico perciò , che ancor noi che habbiamo il voler libero, siamo sforzate da essi nò, ma che ci inclinano maggiormente , perche siamo soggetti più disposti per natura alla pieta , e all’amore . Cosi vede anco nelle alter amicitie , che una Donna presto se amicherà con un’altra , e mantenirà meglio l’amore , che non fanno gli huomini tra essi . Voi dite il vero disse Lucretia , che questi aspetti hanno una gran forza però conditionata sopra di noi, e spetialmente in casi d’amicitia,che mille volte m’è accaduto di veder in una chiesa , ò sù alcuna festa , ò convinto tal persona cosi Donna come huomo , che peraventura non sarà né bello,né havrà alcuna gratia apparent , ne sò chi che sia , e a prima giunta mi piace tanto , e me le affettiono in guise, che immediate desidero pigliar la sua amicitia , dico parlando honestamente , e all’incontro sarà tale, che mai mi haverà fatto alcun dispiacere, e havrà seco mille belle parti , pure io veggendolo l’abborrirò di maniera, che non lo potrò mirare in faccia. Deve dunque procedure da queste cagioni superiori , e non dale persone questi effetti cosi diversi , ne sapeva io imaginarmi la causa. Così è soggiunse Corinna , quelli che amate hanno con voi convenientia di punti di stele nel nascimento . Suole anco nascer amore tra le persone per la conformità delle complessioni, e di sangui, e per la proportione de i

 

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de i costume second quella sentitia, che ogni cosa ama il suo simile . Signora sì, rispose Cornelia , ma per la malignità de gli huomini , benche vi concorrino tante convenientie , di raro si trovano queste così rare , e inseparabili amicitie tra essi medesimi, e tra essi, e noi, perché infra, che come si è ditto, sono poco amorevoli , e infra, che essendo per lo più di natura superbi , e vani , stanno tanto sù questa sciochezza di voler farsi stimar , e esser riputati da ognuno con usar certi costume schifi , mostrando far per cortesia quell , chef anno per arte , che in vece di honorary gli amici dishonorano l’amicitia , e le sue fante leggi , che non patiscono alcuna affettatione, e in ciò si mstrano non meno sciochi , che disamorevoli , poiché par , che non sappino , che diferentia sia dal praticar con cui si vuole esser tenuto vero amico , al converser , che si fà con li cognoscenti solamente . Non pensano, aggiunse Leonora, che questa santa virtù , è tutta semplice , e schietta , ne sopporta falsità alcuna , ne stà sù punti d’honore , ne vuol parere gran cosa , ne finge , ne simula , ne fià otiose, che non s’adopri per dimostrarsi dov’ella regna verso cui è disposta . Son molti , disse Corinna , perché non amino, che non fanno far queste distintioni di proceder, poiché non essendo very amici essi non fanno né anco trattar gli altri da tali che in vero l’huomo, che sia vero amico d’un’altro, deve proceder seco con ogni libertà, e senza alcun’arte,né rispetto,né altra in chietta , né altro fine non altramente trattandolo, che si faccia il fratello , il padre, o’l figliuolo , cioè con quella maniera, e licenza di viver , di praticar , e di comandarle anco con baldanza second il suo bisogno,dando all’incontro altratanta baldanza all’amico di far con lui il simigliante , non gli mancando in cosa niuna ; e credetemi, che chi non si piglia, e non dà insieme questa libertà non occore , che si chiami amico , ma più tosto cognoscente , overo amico di starnuto. Ma dell’amicitia quando è vera,niuna cosa è migliore. Perciò Scipio Emiliano non prima si partiva ogni mattina di corte , che non si havesse acquistato un familiar , e amico . Il magno Alessandro dispensava gli acquistati thesori in comperar de gli amici , di cui faceva maggior istima, che di tutte le ricchezze del mondo. Diogene Cinico havendo risguardo all’obligo , che ha un’amico verso l’altro, ne suoi bisogni , soleva dir , che ridomandava a gli amici la robba non come cosa loro, ma come loro prestata da lui. Andro-

 

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drochida dimandato come si potesse piacer a gli huomini , rispose , converser con loro soavissimamente , e arrecar loro le cose più utili , e necessarie . A ristotile lasciò scritto, che tali devemo esser verso gli amici , quail che desideriamo che essi siano verso di noi . Disse all’hora Cornelia, gli amici si conoscono credo io più nell avversità, che altramente, second quell verso d’Ovidio.

            Quando sarai felice numerarai molti amici

            Ma ne’ tempi travagliosi : ti ritroverai solo .

Et il Poeta Ferrarese lasciò scritto .

Alcun non può saper da chi sia amato

            Quando felice in sù la ruota siede .

Diceva , aggiunse Corinna , Seneca, che le prosperità dispongono gli amici , ma le adversità certamente gli provano ; e Demetrio , aggiungeva nelle prosperità doverei esser gli amici advocate , ma nelle adversità non son vocati, cioè che da loro spontaneamente,e senza aspettar d’esser richiesti debbon soccorerci ne i bisogni. Molte furono ne’ tempi antichi vere copie d’amici , quail misero la propria vita l’un per l’altro volontariamente, come Pilade, e Oreste;Damone e Pithia,Focione e Nicocle;Achille e Patroclo . Servio Terrentio si finse Decio Bruto per morir in suo cambio,ma non gli riuscì così molti altri furono amici come Scipio e Lelio , Nifo e Eurialo, Hercole e Filottete,Polistrato , e Hipoclide filosofi, nati in un medesmo giorno,disciplinati da uno istesso maestro, e morti in un medesimo tempo . Certo disse la Regina, fra duo very amici non deve esser più de un voler, ed un non voler, e ogni cosa deve esser commune . Si ripigliòCorinna , ma la prima legge dell’amicitia second Cicerone è , che noi dimandiamo a gli amici le cose honeste, e le honeste lor concediamo , ne a più ci oblige l’amicitia ; Ma vi son tali indiscreti, che dandosi indegno nome di amici verso alcuni, par loro che gli siano perciò obligati ad ogni lor richiesta giusta,ò ingiusta , ò sia contra l’honestà , ò contra il prossimo , ò in danno dell’anima , non vi guardano sopra , pur che adempiscano I lor disegni ; e se vien loro giustamente negate l’ingiusto servigio , si lamentano che non son trattati da nemici e pur non sò se essi facessero per altri ciò che dimandano altrui . Altri non riconoscon mai I benefici , e altri non rendono mai le cose prestate, e se gli sono ridomandate subito si sdegnano , e pigliano odio verso chi gli ha mostrato amore , e cosi vengono a perder gli buoni amici

 

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amici per loro sciocchezza . E pur se le persone havessero qual che giudicio , considerarebbono, che si come l’haver un caro e fedel amico è una delle maggior gratie, che si possino ricever in questa vita, così è d’avvertire di non perderlo scioccamente,perché a i bisogni spesse volte è meglio haver un buon amico, che un stretto parente ; Ma havendo da eleggerlo, bisogna avvertir di accostarsi a tale, che ò sia buono , virtuoso , e discreto , ò almeno mostri di esser , e sia tenuto ; si perché conversando con persona da bene , impair buoni costume , e habbia occasione di andar di bene in meglio con tale essempio ; come anco per esser partecipe della buona fama di quello , perche molte volte volendosi haver information d’una persona, si dimanda con chi pratica ella , quail sono I suoi amici . Se sono trovati di buona conscienza , e di honesta vita , così è giudicato essere quell tale , che và in sua compagnia ; e se è’l contrario , si pens ail contrario . Oltra che per la mala nostra inclination, l’haver comercio con vitiosi mette una buona persona in pericolo di perder la sua bontà , e di divenir simile a quello con cui pratica. Voi dite molto bene , disse la Regina , e dovrebbe per ciò ogni padre , e madre di famiglia aprir bene gli occhi ,e non lasciar gli suoi figliuoli così praticare con ogni qualità di persona , ne fidarsi d’ogni sorte di compagnia, perché bene spesso I mali essempi, e cattivi consigli sono causa della pessima riuscita de’fanciulli. Questo è verissimo , replicò Corinna ; ma se poi per buona venuta le amicitie sono buone, ò che gran felicità si trova haver l’huomo,ò che beatitudine immense.Dille all’hora Lucretia,una persona aveduta dovria inanzi esperimentar la persona con cui vuole intrinsecarsi , prima che gli conferisca il minimo de’ suoi secreti : poi cercar d’acquistarlo con mostrarsegli tale amico, qua le desidera , che egli gli sia ; e in ultimo s’affatichi per conservarlo ; come quello che è ricchezze nelli suoi bisogni , conforto ne I suoi travagli , aiuto nelle sue disgratie , salute nelle infirmità , e vita nella sua morte . In somma , disse Corinna , la vera amicitia è cagion d’ogni bene, per l’amicitia si mantiene il mondo, si fanno I matrimony , con cui conserva l’individuo nelle spetie, p l’amicitia, e union de gli elementi ne I nostril corpi si mantien la sanità ; nell’aria I tempi chiari , nel mar la bonaccia , in terra le Città per la pace se costruggono , I Regni si accrescono ; e tutte le creature si consolano . Se l’huomo ha pace co’l prossimo

 

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prossimo camina sicuro , mangia sicuro , e dorme sicuro , e il tutto opera con quiete dell’animo , e riposo della sua vita : per questi rispetti dovrebbe sforzarsi l’huomo per vivere pacificamente, per non s’aggiunger miseria da se stesso alle molte miserie , che apporta da se il mondo , e non voler per ogni cosuccia , e bagatelle inimicarsi con le persone : e sopportare qualche cosetta dissimulando l’imprudentia altrui;commiserando la sciocchezza di chi vive alla cieca,e far ogni suo sforzo per schivar rissa, e scandali, e star in concordia , e pace più che può . Chi vive in pace vive in un certo modo in Dio, essendo che in Paradiso non vi è altro che pace , e carità , e Dio benedetto è la pace , e la carità , e’l Paradiso istesso insieme . Dicono alcuni ritrovarsi alcune cose naturali , che hanno virtù di mantener concordia , e pace , altre che pongono discordia . Oh per questa Discordia , disse Cornelia , ogni cosa và in desolation ; per la disunion de gli huomini , le guerre suscitano – Oime , aggiunse Corinna , le provincie , e le famiglie s’esterminano , gli stati si mutano , e I popoli si consumano : Nell’aria le contrarietà cagionano tuoni , e saette ; le tempest nel mare, e I terramoti nella terra . Oh , disse all’hora Helena , mi fate souvenir di quello dell’anno passato , a proposito di terramoto : lo sentisti voi altre ? Oh Signora sì , risposer le Donne , e quanta paura, ne havemo preso : così ragionando sopra di ciò , Helena seguì . D ache pensate voi , cara Corinna , che si generino questi terramoti ? Dal vento , rispose Corinna , il qual dovendo vagar per aria suo proprio luogo, viene a cacciarsi sotterra non sò come ; e non trovando poi si presto l’uscita ; poiche naturalmente non può star chiuso, pone ogni suo sforzo per uscirvi, e con questa forza viene a scuoter , e crollar così forte la terra . Egli èpur la bella cosa, disse Helena, il saper questi secreti di natura. In aria poi , e nell’acque , come si causano queste discordie ? Dite a questo proposito di gratia . Dal moto vario di pianeti , rispose Corinna , ein particolare dal Sole , e dalla Luna seguono tali mutationi . O seguite un poco , disse Lucretia il ragionamento, che incominciaste circa questi pianeti,e la region dell’aria, e poi non havete finite . Il Sole veramente , disse Leonora , ha una gran forza in questo nostro Globo inferiore . Non accade, che vi conti altro intorno a pianeti ; ma quanto al Sole , aggiunse Corinna , pianeta velocissimo oltra la sua disposition second gli

 

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gli Astrologhi, entrando di mese in mese per ogni segno del Zodiaco, ci apporta hor caldo, hor freddo, hor giorni lunghi, hor brevi second, che più si avicina, ò si allontana dal nostro Emispero , e con gli equinotti , la temperie del tempo , e la mediocrità d’i giorni ; Egli riforma l’anno , tempra il tempo , rinova il mondo , riveste la terra,porge virtù alle herbe, alle pietre, e move l’instinto natural de gli animali alla necessaria generatione , finisce il suo corso giornale in vintiquattro hore, e l’annuale in dodici mesi . La Luna , disse all’hora Cornelia , per esser come ho udito dire, corpo che riceve il lume dal Sole,potrebbesi perciò attribuire ogni sua virtù alla propria virtù del Sole ? Signora nò, rispose Corinna, che se ben ella ha il suo lume dal Sole, è però diferentissima di proprietà , e virtù per la sua eccessiva humidità . La Luna è più vicina a noi di tutti gli altri pianeti , e seguendo il suo corso natural , e ordinario co’l suo crescere , e scemare, pienezza , renovation , e ecclissi , causa infiniti effetti vari, hora da per se, e hora co’l mezzo, ò compagnia d’altri accidenti ; nell’aria, hor mettendovi lampi,tuoni,nebule, caligini, venti,pioggi,e tempeste; hor serenandola, e facendo buon tempo; e così alterando il mare con sue crescentie, e discrescentie,hor em così alterando il mare con sue crescentie, e discrescentie,hor empiendolo nel mezzo, hor nelle rive di esso; cagiona le impetuose procelle , e le fortune pericolose , commovendo co’l suo movimento instabilmente il flusso , e reflusso di quello . Oltra di ciò non hamen auttorità soprala terra, ne I campi, nelle biade, e arbori di quello che s’habbia il Sole,come si è ditto. Di più con la sua molta humidità è molto contraria alla salute de i corpi nostril , e molta forza ha nelle infirmità dell’huomo per alterar , e minuir I mali , che avengono , e per ciò I medici sogliono osservar molto I punti di essa luna,perche quell moto, e mutation, che ella a punto fan el mare, si può dir, che faccia nel corpo humano. Ma come genera ella le nebule,e per consequente le pioggie, disse Helena ? si generano le nebule aggiunse Corinna,e per consequente le pioggie da i vapori terrestri levati in aria da I venti meridionali per cagion di essa luna,la qual si come ho ditto,di natura amando l’humidità, e ricevendo calor soverchio dal sole , si come dell’humidità della terra , e del mare . Cosi la serenità overo è causata da I venti boreali , overo spesse volte anco da essa luna ; perché ritrovando ella in aria le nebule, e per la propinquità del sole havendo bisogno di humidità, si serve di quella,

 

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la, che si trova più appresso , e ricevendola in se viene a serener, e far buon tempo . Fa ell ail suo corso in giorni diecinove, e hore 12. In vero disse la Regina, egli è stato un gran sapere dell’huomo, l’haver havuto cognition in fin delle cose, che ci sono tanto lontane. Se si trovano , disse Lucretia delli animali , che ne hanno intelligenza , che maraviglia , che l’huomo , c’ha intender celeste , ne habbi Saputo tanto ? L’ho udito a dir ancor io , replicò ella , e spetialmente molti uccelli, liquali par che sappino queste mutationi , e lo danno da intender a noi con vari segni . Questo,seguì Corinna,si vede ogni giorno per esperienza delli uccelli domestici , liquali ci vanno per casa , che havendosi a mutar l’aria , sbattono l’ali , volano , e gridano oltre loro costume, come I Galli, le Ocche, e si fatti; ma sopra tutti sono I Corvi, e le Cornachie annontiatori di molte cose future, e di bene, e di male, come disse quell Poeta.

Qual destro Corvo , ò qual manca Cornice ,

                       Canti il mio fato , ò qual Parca l’inaspe .

Deh disse Leonora all’hora, veggio ben Lucretia,che voi uscite di termini,perdonatemi. Havemo da ragionar contra gli huomini , material così a proposito, e che non ha fine; e volete,che si parli di luna, di nebula, di uccelli, e di fate fillastrocche; hor se volete dir di cosa instabile, qual cosa è più de gli huomini? se di discorde il simile ? se di cosa che voli per aria , non vi partite da ragionar di loro cervelli , che son fatti a punto simili a gli uccelli , che vanno attorno , parlando de tali, e quail, e non fanno ove si vadano, che tante astrologie ? a noi non apartengono tali discorsi nò , ne si fatti studi . Io non ho studiato , disse Corinna in alcuna scienza , e molto manco in questa , però è ella dig ran dignità , e vi trova gran gusto , ma non è cosa per tutti , e io poco ne intendo, e manco mi curo d’intender , e quell poco c’hoggi vi ho detto , è stato a caso come dissi , e a proposito del ragionamento , e non per dirvi quello che sò , che voi , e fino I fanciulli fanno , ma veramente questo è un bellissimo studio e degno di elevatissimi ingegni : e molti furono ne I tempi antichi che ne trattarono , ne vi mancano a nostril,che ne ragionino diffusamente . Nominatene alcuno di gratia , disse Lucretia , di quelli che sono al presente, se lo sapete . Sonovi molti, rispose Corinna, e tra gli altri io ne conosco il Signor Gio. Nicolò Doglioni spirit gentilissimo, e che oltra le alter sue singular virtù

 

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virtù , ha per propria dote una bontà, e lealtà incredibile, il che di raro in huomo avviene . E egli capace di molte scienze , ha compost molti libri , e tra l’altre havendosi dilettato di questa, oltra la principal sua professione, ne ha trattato un bellissimo discorso particolare pur intorno a questa material de stagione de’ tempi , e cose simili intitolato , L’Anno , sopra la qual degna operetta un gentil huomo suo grande amico ha compost in sua lode un sonetto qual è posto nello stesso libro, ma forse l’havete veduto ancora voi senza ch’io dichi altro . A questo le Donne tutte dissero di nò , e che ciò era lor cosa nuova , e che havriano havuto sommo piacer di veder tal opera , ò almeno udirne il sonetto . Corinna all’hora riducendoselo a memoria con molta gratia stando l’altre attente così loro , l’espose.

            Qual ricamo di perle in or cosparte

                   O di fior copia in verde campo ameno

                    Alta material in gloriose carte .

            Gran saper , c’huom mortal spiega , e comparte

                   Ogni poter celeste , ogni terreno

                     Termine , stato , moto , sito , e seno ,

                 Tempo , elementi , Ciel , natura , et arte.

            Si con un cenno sol l’alto Architetto

                 A sig ran mole die spirito , e forma

                 Qual tu rassumi in variato aspetto .

               Hor per tant’opra , ei mentre al suo crin forma

               Fregio di stele , e inspira il suo intelletto ,

            Te picciol mondo in se stesso trasforma.

Anzi fu grato alle Donne l’haver inteso il vago sonetto che era lor nuovo ancor che per innanzi fusse venuto in luce . Et la Regina, che ben conosceva il sudetto auttor,a cui fu fatto molto ne lo comendò . e aggiunse , che a suoi meriti erano debite non pur si fatte lodi,ma che se gli fabricassero I volume interi per le più dotte penne , tali erano I degni costume , e le rare qualità di quell’honorato gentilhuomo . Ma è poi chiaro in tal professione, disse Corinna, il Signor Giovan Antonio Magini, che ha fatto l’Efemeride con infinita sua lode . Vi è anco notabile il Signor Lucio Scarana , che ha letto , e legge questa scienza hoggidì con molta sua riputatione , e satisfattione universal . Hò udito , disse Lucretia , nominare il Signor Claudio Cornelio

 

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Frangipani per soggetto singolarissimo in si fatto studio; Signora sì , disse Corinna: Sonovi anco un Annibal Raimondo , e un Gioan Padoanni ambi Veronesi, e ambi stupendi in tale material. E altri molti, de quai non mi ricordo il nome . Oh ben,disse Leonora , mancava per aggiunta , che dopò haver ditto dell’Astrologia contaste anco ad uno ad uno tutti gli Astrologi ; e dopò,che direte?tornarete a dir de gli uccelli, e gli numerarete anco le penne: io stò aspettando vedete. A punto, disse Lucretia . Di gratia Corinna seguite un poco di quelli, che cominciaste, che predicono I tempi , e alter cose , che occorreno . Oh , aggiunse Leonora , che mi fareste bene ; credo che diciate da dovero io . Eh lasciatela, chi di gratia , rispose Lucretia; Gli antichi, disse Corinna pigliavano augurio da molte sorti di uccelli sopra i casi loro , ma noi come buoni catholici non dovemo por mente a si fatte superstition. Quante cose favolose hanno lasciato scritto i Poeti circa questi uccelli, come dell’ Aquila,del Pavone,della Pica, della Rondine,e si fatti . Dicono gli huomini, disse Helena, che noi si assimigliamo alle Piche , perche habbiamo molte ciancie ; e essi , rispose Cornelia a chi denno assimigliarsi ? Al Corvo , che havemo già ditto , rispose Leonora, poiché ove vanno non ci apportano se non tristo augurio.Gratioso Uccello, disse Lucretia , è veramente il Pavone , se non fusse quell suo stridare . Il Pavone , aggiunse Corinna , è commune opinione, che sia il più bello, è l più vano animale volatile, che si trovi , e molto è vago di spiegar la pompa delle occhiute penne , se non che poscia mirandosi haver così sozzi piedi per gran vergogna disfa la sua ruota , e si pone a gridar così forte , perché non si vede così perfetto , come vorrebbe rispetto al rimanente. Il che ci dovria esser un ottimo essempio , che noi dovressimo sforzarsi di essere più perfetti , che sia possible , e non per haver solo una buona parte , presumersi tanto , che ci paia non haver più bisogno di migliorar in cosa alcuna . Questo uccello è di natura maninconica , la sua carne non è molto facile da digerire, ma è però cibo delicate , e dig ran pregio : non si ha fatica di allevar I lor polli, come li altri, che si nutriscono in casa,perciò che ne’ campi tra le biade , ò in qualche siepe nascosta fanno ill or nido,e l uova,e le covano,e poi nati gli allevano alla campagna , e dormono con essi sotto l’ali , al discoperto . De gli altri polli domestici, come Anitre, Ocche, Indie,e si fatti non accade,

 

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cade , ch’io vi conti , che sapete meglio di me , come si allevino nelle vostre ville ; liquali sono saporiti al gusto ; ma di rado nutrimento . Gli piccioni, disse Cornelia, sommamente mi agradano , si perché sono gustevoli molto , come anco , perché nudriscono assai. Parmi, disse Lucretia, molto notabile la qualità del Cigno così simile all’Oca , che dicono , che mor cantando . Canta, disse Corinna , perché prevede, e predice la sua morte, la qual gli è causata da quelle tre penne , che in sua vecchiezza gli passano il cervello . Certo disse,che è raro costume il suo, e degno da esser imitato da noi, che havemo intelletto per farlo con più ragione . Della Fenice, disse Helena , è possible, che sia vero, che così unica viva, e per tale maniera qual si legge,venga a rinovar la vita sua ? Questo può esser , disse Corinna , benché a noi paia gran cosa,ma non credete voi che in questi nostril paesi vi sia tal cosa, che a noi, che la vediamo e trattiamo par nulla, e in alter parti lontane dee parer impossibile, e mostruosa. Certo sì, disse Cornelia, ma di che pensate voi, che ella si pasca? non è Uccello di rapina, come l’Aquila, non vive di grano, perché se ciò fusses aria veduta spesso per le champagne. Credo io, disse Corinna,che si cibi di manna celeste;e di aromatic sudori di quelle felici piante, dell’odorato,e lucido Oriente. L’Aquila,aggiunse Cornelia,ho inteso dire esser di due spetie, cioè di color bigio l’una , e l’altra bianco , ma in fine penso, che ciò sia una favola. Credo, che havete bona opinione , rispose Corinna : l’Aquila è Regina de gli altri uccelli , e è di generosa natura, chiamasi uccel di Giove,e però è ditto Regale,e Sacro, è di vista acutissima, e franca, perciò che solo fra tutti gli altri uccelli può guarder fisso nel Sole, e da ciò è a maestrata per naturali instinto di reconoscer i suoi figliuoli ; perciò che subito nati gli espone alla vista del Sole, e stando essi franchi a mirarlo,gli ha per legitimi,cioè dell’uova sue proprie, ma se mirando essi si abbagliano nel lume,come figli suppositi d’uova d’altri uccelli gli getta, e precipita del nido. Di più con tutto, che sia grande di corpo non è Uccello, che più si levi in alto di esso,perciò che sorvola,e trapassa le nebule. Sono leggerissime,e di tanta forza, che ponno nelle branche levar una pecora di terra , e portarsela per aria a pascersi, ove lor piace. Sono buone a mangiare, disse Helena ? Io non trovo scritto, disse Corinna, che alcun n’habbia mai mangiato,ma potria esser, benché credo, che siano di durissima polpa,

 

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pa, come anci I Nibi, il Corvo,e si fatti . Del Falcone,disse Lucretia , non direte così , poiché se non fusse altro , il Boccaccio ci afferma, che fu mangiato, e fu anco delicatissimo al gusto,e pur anch’egli è uccel di rapina. Egli è’l vero, rispose Corinna , pure io me tenirei sempre più a I predate,che a I predanti,come al Colombo, alla Starna,alla Tortora,al Tordo,alla Quaglia, alla Pernice,che sono ottimi al gusto , di leggier digestion , e di pretioso nutrimento . Credete mò voi , che sia vero, disse all’hora Verginia di quelle Perdici di Paflagonia, che dicono alcuni Historici c’hanno dui cuori per una ? Se si trovano de gli huomini, rispose Leonora , che ne hanno vinticinque per uno, perché non può essere, che in quell paese strano vi siano delle Perdici, che ne habbino due? Come,aggiunse Verginia, vi sono huomini , c’hanno vinticinque cuori ? io per me non lo credo . Anco cinquanta, replicò Leonora , ridendo. Ne conoscete voi alcuno,rispose Verginia; più di cinquecento replicò Leonora . Tutte le Donne all hora si misero a ridere della simplicità di Verginia,alla qual, disse Corinna ; Ben ha ditto Leonora il vero , credeteglilo pure, che ancor io ne conosco molti . Rispose all’hora Verginia,se voi mi haveste ditto,che si trovassero in paesi lontani, come si dice di molti huomini mostruosi , c’hanno la testa nel petto , ò c’hanno il capo di cane , ò un piede solo di estrema grandezza , ò simili , io ve lo potrei credere, ma dicendomi,che voi li conoscete , veggio bene, che voi mi burlate . Deh simplicetta , ritolse Leonora , non ha vinticinque , e più cuori quell tal huomo , che parlando con una Donna , e fingendosene inamorato , le dice haverle dato il suo cuore in pegno , e indi a poco se gli vien caso di ragionar con un’altra , le giurerà similmente, che ella gli tie nil cuore , e se con venticinque e più venire a parlamento, con tutte sarà il medesmo; bisogna pur , che costui , ò s’habbia venticinque e più cuori da darne a tutte uno per una, ò che havendone un solo si menta , e dichi a tutte la bugia , e non habbia dato quell solo a nissuna di esse. Hor torniamo al nostro proposito . Dico ben io,disse all hora Cornelia,che questi huomini si cavano sempre dal dritto camino ; ma rispose Corinna a Verginia , dico che può esser , che frat anta mostruosità di natura , si trovino tali uccelli , come voi dite , poiché vi sono cose maravigliose da considerare. Mi piacciono pur, disse Verginia, quelli uccellini , che cantano così nelle gabbie , come Cardelli ,

 

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Faganelli, Montani, e simili,ma sopra tutti quei Lucignuoli sono molto soavi da udire , e quei Merli , che parlano mi par una gran maraviglia, e io mi piglio pur gran solazzo , disse Leonora , quando mi trovo in villa alla caccia di questi uccellini , ma m’incresce alquanto quell levar sù di letto all’Alba . Oh , disse Helena, vi ricorda Verginia, quando andavamo insieme con vostro Zio uccellando a passerini in quell certo casone di canne, che era in buona posta a mezo il prato , dove stavamo tacite , aspettando le schiere de passanti uccelli , i quail allettati da i richiami, che nelle gabbie rinchiuse fu’l verde suolo a gara cantavano , e da quelli che levati dimostravano volar tirati dalla picciol fune, e dalla bella vista del verde frascato, che d’ampie reti era tutto attorniato da I lati , a piombo vedevamo calarsi , e dar tutti insieme sù I rami , e ecco il servo , che sedendo acconcio sù l’aviso si stave , tirando a se con forza , e impeto la fune attaccata alle reti , e perciò roversciandoli una sopra l’altra vi chiudeva e’l frscato, e gli uccellini tutti insieme , e ivi noi presto saltando suori a gara correvamo ad ucciderli , ne si scopriva il frascato , ne si svolgevano le reti, se prima ad uno,ad uno non rimanevano tutti ò presi , ò morti . Oh che piacer vi havevamo . Certo che me ne ricordo, disse Verginia , e non veggio perciò l’hora, che venga questo Autunno per andar a goder de tali spassi, benché non vi essendo voi non mi sarà molto grato . Quell’uccellar a tordi , come vi piace egli , disse Cornelia ? Io mi sono , rispose Verginia così abbattuta qualche volta di veder questo mio Zio, c’ha ditto Helena , ilqual per esser ancor giovine , si diletta di si fatti intertenimenti , così nelle spinate presso casa tender le baechette co’l vischio, e haver posto la civetta in mezzo il prato, la qual per esser così mostruosa a gli altri uccelli,vedevansi come ma ravigliati accostarseli intorno per riguardarla,e a poco a poco saltando di ramo in ramo inavedutamente cascara ne I rami invischiati,e quivi intricando I piedi,e l’ali,restar preda in mano di noi che eravamo in prima nascosi, così tordi, come altri uccelli; ma questo solazzo non mi gusta così come il primo. Ma disse all’hora Leonora mi piacerebbe,s’io fussi un’huomo andarmene sù un buon cavallo a falcone , e pigliar delle buone starne, ò quaglie , e mi par,che mi faria dig ran satisfattione. Basta,soggiunse Helena in tutti questi nostril spassi non possiamo già far senza gli huomini anzi non ne gusteressimo alcuno di loro.Oh disse allhora Cornelia,da ciò son

 

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son buoni essi , cioè da uccellare , e prendere, anzi questo è ill or proprio mestiero , ma noi non ne sappiamo , ne possiamo farlo, e perciò quando vogliamo essercitarsi in tali cose , ci bisogna imparar da loro , e serviti del loro aiuto come esperti, e pratichissimi, che vi sono . Hor per seguitar,disse Corinna . La Rondinella annonciatrice della Primavera, che per far ella el nido nelle nostre case , fingono I Poeti , che già fusse Donna , e delli smerghi , alcioni , e simili , della civetta , dell’amoroso Colombo , e casta tortorella non accade , che io vi racconti le historie , e proprietà , perché sò che vi sono a mente . Così di certa spetie di uccelli , che si pigliano a schioppo in queste nostre lagune il verno, c’ha vari nomi,e sono in gran quantità , e si pascono di pesci piccolo più che d’altro, come foliche, e altri simili . Se non volete altro , disse Lucretia , hanno anco il sapor come da pesce , se lor non si cavasse con bollirli nell’acqua , e con molte spetiarie, che voi sapete che si usa di poner lor dentro . Almanco , disse Helena , se ne potesse mangier anco di Quaresima per esser così notriti di pesce per star sempre nell’acqua,dandoli nome di pesce anetra, come si dice di pesce cane,e di pesce Colombo . Risero le Donne, e disse Corinna . Hor non vi basta per la Quaresima haver tante alter sorte di pesce , che son forsi più grati al gusto , che li uccelli ? Se ben non sono di tal nutrimento , non havemo noi dale nostre pescarie , buoni varuoli , buoni storioni , anqguille , passare , barboni , cievali , tonni , morone , e alter infinite sorte di prezzo , senza il pesce minute , e senza la molta copia di cochiglie , e il pesce , che vien dall’acque dolci, come carpioni , tutte, temoli, lamprede,gambari , e altra infinita sorte , che non si potria dire in un mese . Certo che noi havemo, disse la Regina , una gran comodità di tanta copia di pesce , che quante volte che non vi son così delle carni nelle beccarie , l’huomo si può accommodar comprando del pesce,il qual mai ne manca , se ben una volta è più caro dell’altra , e spetialmente la povertà ne riceve un gran comodo . Certo disse Cornelia , che il più delle volte io mangio del pesce perché mi sà meglio che la carne , e mi conferisce anco . Voi rispose Cornelia , dovete esser di complession più tosto calida,e secca , perché il pesce a i flematici è molto nocivo , e benché sia dilettevole al gusto, è di leggerissimo nutrimento per la sua gran humidità , essendo che egli mangiato si resolve nel suo proprio elemen-

 

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elemento , che è l’acqua , nella qual è nato , e nutrito . I pesci , disse la Regina, si perseguitano così nel mare, come gli altri animali , e uccelli in aria , e in terra ? Signora sì , rispose Corinna, quali pensate voi che siano in maggior numero : Disse Helena ? Gli animali terrestri,gli uccelli in aria,òi pesci nell’acque? E opinione commune di savi , disse Corinna , che senza comparation sia maggior la quantità d I pesci , che de altri animali . Et questo , disse la Regina, d ache dicono, che proceda ? Io non mi ricordo haverlo letto , rispose Corinna , ma non si può giudicarlo , perché si come affermando che sia più intense l’acqua che la terra , così bisogna credere l’ampiezza del contenuto dall’ampiezza del continente . Oltra che non trattando l’huomo nelle concavità dell’acque,dove sono I nidi de I pesci, hanno essi maggior comodità di moltiplicare , non havendo chi gli disturbi, ò impedisca I luoghi loro,di modo che sono gli habitanti essi soli dell’acque. Questa ultima ragione, rispose Leonora io ve approverò , ma la prima non vi concede , perché se per la maggior ampiezza del loco dovesse esser più ampia la moltitudine de gli habitanti, bisogneria che gli uccelli fussero in più numero de gli altri animali;perciò che qual parte è più ampia dell’aria? Egli è’l vero ritolse Corinna, che l’aria è più ampia dell’altre parti,ma non vi concede, che per ciò gli uccelli siano in maggior quantità de gli altri animali ; perciò che gli uccelli non fanno I lor nidi per aria se ben volano , ma gli hanno in terra , ò sù gli arbori, laqual terra per esser la più angusta parte, e insieme occupata, e habitat da gli huomini, e da quadrupedi; breve spatio ò poco comodità riman a gli uccelli per moltiplicare, come fanno I pesci, de quail se ben in qualche parte vicino a terra vien fatto preda, non è però che non sia infinita la sua quantità ne i mari,e fiumi grossi , dove vanno se non rare volte le navi per transito . Oltra di ciò si prova la sua quantità dalla gran copia d’uova , che si trova nel pesce second la sua stagione. Credete voi,disse Leonora , che nel mare vi si generano pesci minuti ? Io penso de sì, rispose Corinna,ma non invecchiano per rispetto de grandi, perché ben sapete il proverbio ; che’l pesce grande mangia il piccolo. Parmi, disse Helena, una gran maraviglia di quelle Balene,che son così grandi, come si dice, che paiono scogli, sopra i quali scendendo i marinari si son molte volte trovati percicolo di annegarsi. Molto maggior , soggiunse Corinna,mi par quella de

 

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la di un certo pesce detto Remora , ilqual benché picciolo , ma di eccessiva forza, dicono, che si attacca al fondo delle navi , e le ferma , e le pone in estremo pericolo di affondarsi , anzi che molte volte le affonda senza che si postano in alcun modo difendere, e riparare. Anco la gaiandra marina, aggiunse Cornelia,che è grande come un’isola, somerge seco le navi; e aprendo la bocca per il grato odore, tragge a se gli altri pesci,e gli inghiotte. Qual è quel pesce , disse Lucretia , che è piccolo , ma molto velenoso , e pur si mangia ? Deve esser la Scarpenna , rispose Cornelia . Ma che direte voi del Drago marino , ilqual mordendo l’huomo non può guarirsi salvo con la sua propria polpa ? Il pesce Ragno con la spina sola punge, e impiaga crudelmente i pescatori. Lasciamo andar , disse Helena , ma io ho pur in odio quelle anguille,perché ho udito dire,che s’innamorano delle serpi. Questo avien l’estate, rispose Cornelia, ma che importa questo, all’hora non si mangiano , anzi sono delicatissime, e migliori d’acque dolci; ma ho letto di esse,che il Sole talhora indura lor sì la pelle,che non ponno notare;nascono senza padre, ne madre, e da se stesse si allevano.Ma è ben cosa da notare per maraviglia del pesce spada con quanta forza egli tagli le navi quando vi abbatte con quella spada , che la natura gli ha posto in fronte,della quale ha preso il nome,e dal qual fuggono I Tonni, e altri pesci,non altrimenti , che si fuggano le pecorelle dal lupo. Il simile fa il pesce detto Montone,perché è cornuto , ilquale ascondendosi sotto il fondo alle navi , stassi al varco per rair ò d’huomo, od animale , che per caso, ò per giuoco si gettasse nell’onda . Il Folpo è amico dell’huomo , per lo contrario a guisa del Delfino, e piglia il color di quella cosa allaqual s’approssima come Camaleonte . Il Delfino ,disse Cornelia conosce il mal tempo per quel, che si dice. Il Delfino annontiator di tempesta è come ho detto amico dell’huomo, e massime de fanciulli, co i quali si è veduto spesso scherzare per le riviere , e mi ricordo haver letto , che una volta essendo un fanciullo montato sopra la schena a un Delfino , e giuocando accade, che con una delle sue spine inavedutamente si traffisce il costato , della qual ferita se ne morì, e il Delfino per gran dolore non volse mai più tornar nell’acqua,ma stando sopra la terra,cosa contraria alla sua natura in poco spatio si morì dietro. Gran meraviglie son queste di natura , disse Lucretia, ma io ho udito dire

 

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dire d’un pesce detto Sacro, che a guisa d’animal terrestre và ruminando per il mare. Egli è vero, disse Lucretia, per quanto si legge, e essendo questo questo pesce preso a nassa sempre con la coda s’ingegna per uscir fuora, havendo compagni di fuora via della medesma spetie , che l’aiuta ad uscirne. Lo Storione pesce nobilissimo, è molto poi caritativo la sua stirpe, che non gli abbandona mai, e per difenderla mette se stesso in pericolo . Ah, disse all’hora Leonora , e che dovrian poi far gli huomini verso di noi ? che siamo una cosa istessa con loro ? e pur sempre ci opprimono , e ci traffigono a guisa del Riccio con la Biscia , che egli essendo tutto spinoso , e ella di pelle delicata, e ridotta seco in angusto spatio , si lagnava , che era punta da lui ; e egli le rispose, chi non si può star vada con Dio. Ma , disse Cornelia, gli huomini amano fin che sperano cavar qualche utile da noi , nel rimanente non metterebbono un pelo in pericolo per amor nostro , Ma a proposito del Riccio vi è il marino, che và pel mare oprando le spine in vece de piedi , e prevedendo in mar le procelle, s’asconde , e caccia sotto l’arena. Così non fa la Seppia, la qual stà così salda nel mare, che fermatasi in terra non si move mai per gran furor dell’onde . io, disse all’hora Leonora, vi sò dir di queste Pazzarelle,che una volta,che mi trovai in valle con alcuni miei parenti a spasso ( inanzi però ch’io restassi vedova ) e andati a pescare,fra gli altri pesci furon presi alcune d’esse, e abbattutami essere io vestita di bianco, vi sò dir , che rimasi acconcia da loro; parve che misusse gittato un vaso d’inchiostro nella faccia,e giù per tutta la veste. Egli è il vero,disse Cornelia,come si veggion prese subito soffiano , e spargon quel lor negro per lor difesa in faccia de pescatori. Non è minor il solazzo certo , che si piglia nel carcere , anzi per mia opinione è maggior , che l’uccellare,disse all’hora Cornelia,quando massime si fa buona preda, ò sia con reti larghe , quando se tirano le tratte con le barchette, ò con hami a togna, come si dice, ò con la cuogola, ò a nassa , ò in che guisa si voglia. Ma che dite poi di quel embriacar el pesce, il che si fà in fiumicelli per diporto,disse Leonora ? ò questo e’l gran piacer , rispose Cornelia, veder i pesci come addormentati venir sopra l’acque, che gli potete pigliar con le mani ; Ma pigliano, soggiunse Corinna, ò sia in acque dolci, ò false non bisogna, che siano gran secchi, perché il pesce fugge i caldo, e si ritira all in sù, ò nel mare, perciò quando piove ,

 

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e in tempo di sirochi che l’acqua abonda , e và sossopra, all’hora nella sua torbità è buono ricercar la preda , che se ne piglia in grandissima quantità. Ma ragionando così del pescare soviemmi hora del grande ingegno della rana pescatrice,laqual direste che pesca a boccone, come si suol dire, così acconciamente manda fuori , stando ella coperta sotto l’arena, alcune fila naturali , a cui stà appiccato l’esca , che da natura perciò vi è posta per allettar gli incauti pesciolini, I quali correndo a gara a pascervisi rimangon preda della sua sagacità. Questo è ben un gran secreto, disse Cornelia , ma non parlate voi alcuna cosa delle conche marine,e pur ve ne sono di tante sorti. Che volete , ch’io vi dica , ritolse Corinna , s’io volessi dir di tutto non finirei in breve , ma di queste,che voi dite, ve ne è fra l’altre una chiamata pinna , laquale è ben cosa degna da esser intesa , che essendo per natura cieca , e inhabile a procacciarsi il vitto , ha questo così maraviglioso accorgimento , che pigliando amicitia con un gamberetto quello alloggia , e ritien seco nella propria conca per servirsi di quello ne’ suoi bisogni , perché aprendosi ella quando le pare, e allettando I pesciolini con la lingua , che lor mostra fuori, ad entrar in casa sua , come il gambarello gli vede sotto coperta subito ne fa moto al compagno , ilquale improvisamente serrando le porte della sua stanza, e rinchiudendovi la preda, se la portano, e godono essi da buoni compagni . Bella astutia certo,disse la Regina, perciò si vede quanto giovi haver buoni amici ; che come habbiamo già detto in quel , che non possiamo noi, si servino dell’opera loro. Sì, rispose Leonora , ma si fatto aiuto non haveressimo noi già da gli huomini , che vorrebbono in tal caso haver per se tutta la preda , e poi mangiar ancor noi se potessero . Vero è, rispose Corinna , ma a proposito di queste conchiglie, ve ne è un’altra in mare detta nautilo, ò navigante che adopra la sua conca , ò scorza per barchetta , e d’una pelle , che ella ha,larga, e sottile si fa vella, e move le braccia in loco di remi, servendosi della coda per timore. Credo ben io, disse la Regina, che questo sarebbe un gran bel vedere . Deono, disse Lucretia, gli huomini haver imparato a navicar da questo essempio. Oh , disse Leonora pensate pur , che miglior mastro vi volse per si importante dottrina. Certo chi ben considera , disse Cornelia, fu molto temerario il primo , che usò far passaggio di lido , fidandosi di solcar l’instabili onde senza fondamen-

 

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damento , e senza certezza di cosa veruna, e fu anco ingegno maraviglioso quello, che per ciò si pose a fabricar navi , galee, e legni piccioli di tante sorte. Ma, disse Cornelia,di tempo in tempo si sono assottigliati l’intelletti,e s’hanno sempre trovato cose nove da migliorar tali edifici, che non tutti in un tempo, ne per una persona sola sono l’opre maravigliose del Mondo, ridotte a perfettione. Ancora quando è buon tempo, disse Cornelia,che’l mar è in bonaccia , mi par pure, che mi parria buono andar così costeggiando per mare d’intorno le nostre riviere ; ma l’andar così lontano,e poi quando sopraviene qualche gran tempesta, oime che spavento deve esser quello , e che travaglio de quei poveri naviganti. Sì rispose Leonora, ma quante persone s’annegano senz’andar in mare, e io per me non vado mai fuori di casa , che io non oda à dir di qualche una, oh povera giovene ella è affogata dal tale . Credetemi pure , che se ogni Donna vi pensasse bene, più temeria di porsi alle man d’un huomo, che I marinari all’arbitrio del mare,e de I venti : Invero,aggiunse Cornelia , son molto più navi , che Donne , che arrivino à buon porto. Così non fusse disse Corinna . Hor pensate pure , disse Cornelia,che vi è un gran che fare : Che ancor che la nave sia ben composta di buon legname di rovere , cinta di pino , bene spalmata , chiusa, e impeciata, ben fornita di vele,timone , ancore, farti , e altri instromenti opportuni , ancor che sia ben provista di huomini espertissimi da timone , da vele , da boslolo, e si fatti con tutta quella misura , e peso , che se le convien secondo la sua capacità, vi prometto,che molte volte poco le giova; così parte delle Galee,delle Fuste, delle Navi picciole da mercantia, e simili , perché havendo a gir per paesi così remoti , e strani , benché con la carta da navicare, e la tramontana si sappia vedere quali passi siino da schivare,e quali da seguire, e s’habbia pratica di mar, di venti , e di scogli , tuttavia per la gran forza de venti , e per lungo contrasto di fortuna sono sforzate ad urtare nelle spiaggie,e sdruscire nelli scogli coperti , e spesse volte affondarsi. Mi par impossibile disse la Regina , che quelli, che pur giongono a salvamento de lor viaggi in parti lontani possano,essendo usi in un’aria, viver così discosti, oltre le altre incomodità,che patiscano . Pensate pur , rispose Corinna , che quelli, che si pongono a far viaggio , bisogna , che siano d’una natura molto robusta, e che non si perdan per poco; ma quanto alla mutatione dell’aria

 

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l’aria non patiscono tanto,perché la vanno a cambiando a poco a poco; che se si potesse in un subito volar,come gli uccelli da loco a loco , non è dubbio , che pochi vi durerebbono . E poi vi sono de I luoghi, c’hanno forse miglior aria dove vanno,che onde si partono ; con tutto ciò vedete bene,che molti si amalano. Se non vi fussero tanti pericoli nel far questi viaggi , sarebbe,disse Leonora , un gran piacer l’andar a veder così le maraviglie del mondo , come in quei mari lontani, dove dicono che nascono le perle ; e il mar Britanico, il qual secondo le stagion tallor divien sì gelato,che vi si può caminar sopra, e pigliar con mano I pesci , che di sopra vi si trovano agghiacciati in gran copia. La grandezza de I mari credo io, disse Cornelia, che venga dallo sboccamento di tanti fiumi,che vi concorrono in esso. Questo non può esser , disse Corinna , perché essendo vero,come è , che li fiumi tutti vengono dal mare , e ritengono sempre in se la medesima acqua,e essendo il mare sempre colmo ò più ò manco secondo il suo calar,e crescer,che fà dal moto della Luna,come si è detto , non può star che’l mar dai fiumi, ma I fiumi ben dal mare dipendano,e poi ritornano in esso,ne per ciò esso cresce , perché in un medesimo tempo tanto dà egli alli fonti, quanto riceve da I fiumi. Dunque disse Lucretia,l’acque,che scorrono d’I fiumi , vengono anch’esse dal mare? Sono pur dolci esse, e il mar è falso.Oh Signora sì, disse Cornelia, perché passando l’acqua per le viscere della terra viene a purificarsi , e addolcirsi, e piglia altro sapore, come fusse passata per lanbico,e perciò è molto diversa la qualità delle fonti. Ancor io ho udito dire gran cose delle virtù di esse fonti,disse la Regina,e trà l’altre d’una detta Lincesto,che chi ne beve embriaca apunto come’l vino. Così dicono gli Historici,seguì Corinna,un’altra in Cipro ha questa prietà , che secondo alcuni auttori,se vi si pone entro una lucerna estinta,subito s’accende;e un’altra,che mettendovi un legno, s’indura,e impetrisce. Quelle poi,disse Verginia,che disse quel Poeta, che chi beve dell’una mor ridendo,e chi dell’altra scampa. E quella, che è detta del Sole di tal virtù , che la notte sempre bolle , e il giorno si raffredda . Vi è quella detta Cirico, ò fonte di Cupido, che chi ne beve ha virtù di scacciar amore da I petti nostri , si come dicono alcuni . Vi sono alcune altre,disse Cornelia,che si chiamano l’acque de’bagni , lequai sono così salutifere per l’infirmità varie

 

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varie de gli huomini . Oh ve ne fusse almeno alcuna, disse Leonora, che gli guarisse da dovero di molte infirmità oculte , che essi hanno , delle quali non fanno stima , e sono perniciose , e incurabili. E quali sono , disse Helena ? Quella , rispose Leonora, della infedeltà, della fraude,dell’ingratitudine,e simili. Egli è’l male,rispose Cornelia, che essi le hanno, e ne fanno sentire a noi il danno . Oh disse all’hora Corinna , l’acqua di cui vi parlo benc’habbia detto, che è buona a guarir gli huomini,ho voluto inferir l’un sesso, e l’altro,e parlo d’I mali, che avvengono a I corpi , che queste indispositioni dell’animo , c’hanno gli huomini non le guarirebbe quant’acqua contien l’Oceano. Io mi dava ben maraviglia,seguì Helena, che non intraste con qualche novella di mezo il vostro ragionamento,hor seguite,se volete. Piano a non corrocciarsi , disse ridendo Corinna , e pur vi bisogna haver pacienza di quel,che si è detto,e che si è per dire . Hor queste acque de bagni, ch’io vi ragiono, sono de varia forte,e in vari lochi sortiscono, perché ve ne sono di fredissime,e di tepide, di calde , e di bollenti : lequali mi ricordo haver vedute in queste montagne qui presso Padova, e dicono, che quelle, che riescono così serventi è per cagion del solfo , che in gran quantità vi regna . Così ve ne sono anco in diverse altre bande, e sono ottime da dovero per infinite malatie , si come ogni giorno se ne vede l’esperienza . Ma le fonti di tal qualità non si convertono in fiumi, che si veggia, che se ben tutti I fiumi hanno fonte , ancor che gli scrittori pongono in dubbio il Nilo,tutte le fonti però non hanno fiume , ma per vie sotterranee si conducono al mare . E vero, disse Leonora,di questo fiume Nilo, che fa correndo così gran strepito , che per molte miglia intorno assorda I vicini a modo , che non vi ponno habitare ? Signora sì , rispose Cornelia, così si legge . E quel fiume detto Pattolo, eredete voi, disse Lucretia, quel che si dice, che habbia l’arene d’oro ? potria esser , rispose Corinna, ma io per me giamai nol vidi . Oh voi sete una di quelle, disse Helena, che non credete mai nulla . Basta, non creder a gli huomini, disse Leonora. Si può ancor loro credere alcuna cosa, rispose Corinna; ma niuna di quelle, che ci dicono a noi . Hor lasciamoli un pò stare per vostra se . Vi è un altro fiume anco, detto Hebro in Traccia, Tago in Ibernia,Gange in India,e Pado in Italia, c’ha fama d’haver così l arene d’oro. Disse all’hora Lucretia, il fiume Tigre, perché si chiama così ? vi nascono

 

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nascono forse le Tigri ? Non , rispose Corinna , ma per l’estrema sua velocità ; e egli , e l’Evfrate si dice nascer dal Paradiso terrestre. Fra tutti I fiumi,disse all’hora Cornelia, qual credete voi, che sia ‘l maggiore? V’è il Gange, rispose Corinna, immenso fra tutti gli altri fiumi , ilqual ha fama d’esser venti miglia di larghezza, e la sua profondità non ha fine, corre per l India,e Arabia felice . Vi è poi dall’altro lato la Tanai , fiume freddissimo , e l Danubio , e il Renno,che correno per la Germania, e altre parti settentrionali , molto celebrati da scrittori . Il Petrarca, disse la Regina , caccolse quasi tutti i fiumi notabili in pochi versi quando disse.

                       Non T’hesin, Pò, Varo, Arno, Adige, e Tebro.

Con quel che segue . Ma lasciando il ragionar de i più lontani . Havemo la Piave assai grosso , e rapidissimo fiume , ilqual passando, e traversando per molte campagne, ultimamente mescola le sue acque dolci nel mare Adriatico. Vi è appresso il nobilissimo fiume Pò , il quale è chiamato regale fra regali . Questo correndo con suoi sette rami innonda secondando tutti i nostri paesi circonvicini ; passa per la nobilissima città di Ferrara , e discorrendo per diversi luoghi in fin mette capo nelle nostre lagune. Nominò molto honoratamente questo fiume una gentildonna in un un sonetto, che fece in laude d’una Ferrarese,dette la Signora Laura Peverara, nata però in Mantoa , ma che stava in casa di sua Altezza . Deh ,disse all’hora Leonora, sapete voi cara la mia cara Corinna questo sonetto,che voi dite ? diteloci di gratia . Io non sò ella rispose . Ma Verginia, e l’altre tanto ne la pregarono , che ella riducendoselo a memoria , tutte le altre ascoltando, così disse.

Splendea nel regal Pò chiarezza tanta ,

                Ch’ogn’altro fiume à le sue egregie sponde

                Cedea di ricche palme , e di seconde ,

                E grate olive , onde si pregia , e vanta .

            Ma poi c’hor presta ombra più lieta , e santa

                Anco il bel lauro à le sue lucid’onde ,

                Può si’l valor de l’honorata fronde,

                Che infino il mar l’alte sue lodi canta .

            Se fù virtù , se fù bellezza rara

               Nè l’arbor già , che al gran T hoscano piacque,

               Tutto in quest’è via più famosa , e chiara .

 

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Poiché, se quella in picciol borgo nacque ,

                 Questa Mantoa creò , nutre hor Ferrara ,

                Degno ornamento à le sue nobil’acque.

Molto si satisfecero le Donne del recitato sonetto dalla discreta Corinna , e se ben non parve loro di molta eleganza, tuttavia lo gustarono molto per esser cosa a lor nuova , e a proposito del loro ragionamento . Hor, seguì Corinna , questo istesso fiume passa ancor per altre città d’Italia,come Cremona,Piacenza,Casal , e molte altre . Lodate pur voi , disse Helena , qual fiume vi piace , che io per me faccio più stima della mia cara Brenta , che d’ogn’altro , laqual oltra , che è il più vicino , che sia ; passa per la nobilissima , e antichissima nostra Padoa , che è così degna , e gloriosa Città , madre de gli studi , alunna di tanti belli ingegni , abondante di così bei giardini , ricca d’honoratissime famiglie, e ripiena di cose belle , e virtuose gentildonne , che è un paradiso l’habitarvi . Egli è’l vero, disse all’hora Cornelia , e a ragione lodate voi questa vostra Brenta, perché vi havete le vostre possessioni , e ve la godete la metà dell’anno . Se non fusse altro , rispose ridendo Lucretia , come faressimo la state in quei gran secchi quando non piove, e non havemo acqua ne i pozzi,se non fusse l’acqua di Brenta ? Voi burlate , rispose Helena , ma anco questo importa assai . Et io, disse Leonora,ho in gratia l’Adice,perché quando fui a Verona col Regimento ne presi un gran solazzo in quel fiume con molte gentildonne , che eravamo in compagnia . Certo, disse la Regina,che ancor quella è una degna, e honorata città, come anco Vincenza,per cui passa il gentil fiume Bachiglione, che per non esser molto grande,è populatissima , e ricca , è copiosa di belle fabriche , e di gratiosi giardini ; ma la città de Verona è antichissima , e fu al tempo de quelli antichi Romani, de quali fu Colonia, e ancor vi, si serbano alcune vestigie,come la Rena,che si nomava Anfitheatro, e altri assai edifici ; e benché sia stata molte volte rovinata da Barbari , è però al presente più che mai in fiore;presso laquale è notabile il Lago di Garda famoso per gli carpioni , liquali si dice, si pascono d’oro . Dite pur voi altre ciò,che vi aggrada,disse all’hora Cornelia, che a me par molto floridissima, e abondantissima la città di Brescia fra l’altre d’Italia, e è fertilissimo il suo territorio, dove fui già ancor io in Regimento con mio avolo , e è quel paese molto delicato , benché habbia da una parte le mon-

 

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montagne , e è ripien di molte castella , e fortezza d’importanza , per mezzo del quale vi passano I fiumi , Navilio , Mola , Oglio,e Sperchio,molto nominati;e questi fiumi inondano anco molti altri luoghi circonvicini ; e spetialmente l’Oglio , el quale passando per molte terre trà li confini , bagna frà gli altri il paese di Pontevigo , de I Orzi novi , e del gentilissimo Soncino, nobilissima fortezza;e patria di molti eccellentissimi ingegni. Vi è poscia il Menzio, che formando quasi un lago contiene,in se la nobil città di Mantoa famosa per molte degne qualità, e spetialmente per essere patria di Virgilio . Il Thesin poscia è fiume,che passa per la gentilissima Città di Pavia, ancor ella residenza di virtù, dove e quel honoratissimo studio , che in se ha sempre contenuto elevatissimi ingegni , e è antica, ma non tanto quanto è Milano , il qual diviso dal fiume . . . Fu al tempo de quei primi Romani fabricato prima da Brenno nel mezo della Lombardia e dopò distrutto da Beloveso Francese , poscia ampliato , e rifatto molte volte , come l’altre città d’Italia . Il fiume Arno disse Cornelia, e pur degno d’esser nominato più di tutti . Signora si, rispose Corinna per esser quel fiume tanto celebrato , che divide quella bellaCittà,nella qual fiorirono tanti maravigliosi intelletti ; Dante,Boccaccio , e il sopranominato Petrarca,e altri passati e che sono al presente,de quali faria longo farne mentione ; Oltrache al presente è così sontuosa di honoratissime fabriche , di bellissimi giardini , e de cittadini illustrissimi che si può dir che non habbia par al mondo . Il fiume Ombrone passa per la giocondissima città di Siena,ancor ella capo di studio, celebre per l’Academie , che vi fioriscono , e per molte altre dignissime parti che non cede punto a molte altre città per famose, che siano : Ma l’Imperial Tevere avanza tutti in dignità , come quello , che già tanti secoli ha veduto tante maraviglie della sua antichissima Roma ; che a voi , che le sapete come me , non accade raccontarne . Hor infiniti sono I fiumi , che s’alzano , come si è detto , dal mare , e ritornano a calarsi in esso come si è detto. Mi par molto stranio disse Lucretia,per tornar al proposito,che l’acqua,essendo di sua natura greve,possi , come havete detto , sorgere così in alto,che per le sommità d’I monti diano origine ad essi fiumi . Oh vi par tanto gran cosa , disse Leonora , fatte conto di veder gli huomini,che essendo inferiori a noi,e per ciò dovendo essi star bassi, e humili, vedete come s’inalzano, come ci soprasTano

 

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prastano contra ogni ragione , contra ogni giustitia , però non vi maravigliate se l’acqua , elemento basso . anch’ella presume d’ascendere all’altezza di molti , ma pur ella torna ad abbassarsi di nuovo , dove che gli huomini stanno sempre fermi nel lor rigore , e ostinatione . Non è dubbio , disse Corinna , che l’acqua elemento greve , e insieme mobile , par cosa strania , che possa andar in alto , tuttavia questo è instinto di natura , che qualche volta contrafa a se stessa , e e di tal forza, che se mirate bene è più maraviglioso , che di terra , e dal mare si levi la humidità,e si converte in aria, dove si formano le nebule, che non è il levarsi il mare fin sopra I monti . Hor qual cosa è più lieve del foco , e che più abhorisca lo star per sua natura al basso ; tuttavia per altro modo , e disposition naturale consente di star in terra , che è l’elemento più basso di tutti,anzi convertendosi co’l tempo l’uno elemento nell’altro , trovasi che la terra à poco à poco sì resolve in acqua , l’acqua in aria , e l’aria in foco . Et all’incontro il foco si tramuta in aria,l’aria in acqua,e l’acqua ritorna in terra.La terra disse Leonora,essendo di forma rotonda,e circondata dall’aria,come si sostiene ella? Da se, e per sua natura , rispose Corinna , come dispose il motore senz’altro aiuto ; e nel suo centro stabilità , come greve , e soda si contenta di esser il più humile elemento di tutti . E appresso di qualità fredda , e secca , e è madre antiqua di tutte le cose create per la sua fermezza . Havendo la terra il più angusto spatio di tutti gli altri elementi , disse Cornelia , ha molto che fare in generare tanti animali , per produr tante herbe , e per mantenire , e contenir in se tante materie. Così è , disse Corinna , e se mirate bene la diversità di tanti animali che vi si creano , e notriscono,è una maraviglia a pensarvi ; e impossibile a contarne la millesima parte . Credolo rispose Cornelia , ma pochi deono esser I domestici in comparation de I salvatichi . Non è dubbio , disse Corinna , Anzi disse Leonora , vi sono più de’ domestici. che voi altre non pensate , ma non si conoscon tutti. Tacete , in vostra bon’hora , disse la Regina . Oh Signora , disse Leonora,quanti leoni, quante tigri, quanti orsi vi sono, che non si mettono a conto con gli altri ? anzi che sono più crudeli , e terribili ? il sò ben io. Hor lasciate andare , che vi intendo ben io , soaggiunse la Regina , ò poveri huomini con voi . Anzi poveri noi con loro , rispose ella , che ci perseguitano tanto . Io ho udito

 

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udito dire, che’l leone di natura generosa ha sempre risguardo a i più humili, e non gli nuoce, e che veggendo un’huomo, e una Donna insieme , più tosto lascia la Donna , e la vuole con l’huomo, quasi che per natural instinto conosca la nostra humiltà,e inocenza, e ci habbia pietà , egli che , è fiera terribile , e in humana . Di modo che la fiera fa con noi officio d’huomo , e l’huomo,che tante volte ci nuoce a torto , si dimostra incontra noi crudelissima fiera. Ma Helena per interromperla ; Parmi haver inteso,disse,che’l leone con tutta la sua fierezza teme la voce del Gallo, e egli il vero ? Così dicono gli historici dice Corinna, e anco la vista del foco , con tutto ciò il leone è chiamato Rè di tutti ginimali per la sua fortezza, e generosità, benché ve ne siano di maggiori, come l’elefante, di più crudeli come la tigre, di più feroci come il cinghiale, e simili.La tigre , disse Lucretia , e’l pardo non è egli una medesma cosa ? Signora nò , rispose Corinna, ma vi è ben gran similitudine sì nella pelle,come nella crudeltà, e leggerezza; perciò che essa di velocità supera ogn’altro animale, e mi par haver letto a questo proposito, che li cacciatori hanno una gran dificoltà in levar I suoi figliuoli del nido, che benché osservino, che ella vi sia lontana, e pigliandoli li portino sù correnti cavalli, e si dilunghino con gran avantaggio,tuttavia dicono li scrittori , che ella accorgendosene corre lor dietro con tal prestezza,che immediate gli giunge; Di modo che per salvarsi essi , c’hanno tal pratica sono astretti a gittarle uno de suoi figliuoli incontra , il qual preso ella, è di tal velocità, che ritorna indietro , e ripostoselo nel nido , da capo perseguita gli cacciatori per rihaver gli altri, e li giunge, e essi fanno l’istesso, finché giungendo essi a qualche porto di mare s’imbarcano , e così scappano dal suo furore . E cosa poi notoria la stolidità, e iracondia dell’orso , le cui carne sono buone a mangiare, e nascendo,nasce materia animata senza forma, la qual a poco a poco co’l tempo, e industria della madre và pigliando la sua natural figura . Il cervo , disse Lucretia , non è anch’egli velocissimo come la tigre ? e però disse quel Poeta .

                       I Dì miei più legger , che nessun cervo.

Il cervo,disse Corinna,oltra la leggerezza,è animal di lunghissima vita,per molti secoli,rinova le corna , e il pelo , variandolo di bigio in bianco; non se gli truova siele, salvo che nelle budella , e ha l’osso nel cuore . La serpe anco è animal , che vede molte

 

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molte età , e oltra ciò e vigilantissimo, e dalla natura dotato di essemplar prudenza nella sua qualità . Si fanno (di certa spetie però di essi ) molti medicamenti utili al corpo humano , e ve ne sono ancor di quelle , che son buone a mangiare . Mi fate ben ridere , disse Helena , io per me non ne mangierei , ben mangierei d’una vittella di latte , che fusse grffetta , che ne dite voi Verginia ? Ancor io disse Verginia . Sapete voi, disse la Regina,che al mio gusto mi piace così la carne d’un bue giovane,che sia buona , come anco quella di vittello ; Signora sì, disseLucretia, ancor io son del vostro parere . Ma oltra di ciò, che dite voi Corinna di questo animale ? Che volete, che io dica , disse Corinna , al mio parer egli è’l più utile animale che ci habbiamo dalla natura , perché vivendo è utilissimo così nel lavoro de campi,come (parlando delle femine) nel dispensarci tante forte di latticiniutili, e bnecessar al vivernostro;morto poi qual parte è in lui, che non sia buona a qualche cosa ? la pelle si sà di quanto utile sia in vari lavori; la carne a mangiare,le corna e l’unghie a diverse operationi ; è appresso animal mansueto , tardo, e di maninconica natura , è a sua carne buona, saporita al gusto, ma grave da digerire per gli stomachi gentili , e delicati , per ciò , mentre è vitello è in più pretio , per esser di più lieve digestione , e miglior nutrimento . Si dice del vitello , disse Cornelia, che il suo piede posto in decottione per quaranta giorni , e risolto in acqua ha virtù di scacciar le rughe della faccia , e lisciar la pelle come di giovene di quindici anni . Il capretto è sano , ma non già l’agnello per la sua molta humidità ; le carni de salvatici come del Cervo, che sopradiceste, disse Lucretia,e Damme,e caprioli sono elle più,ò meno gravi da digerire de gli domestici? Più lieve, rispose Corinna,e di buono nutrimento . Mi piace tanto l’udir a ragionar disse Lucretia, ch’io per ascoltarvi lascerei di buona voglia il dir male de gli huomini,se le altre lo permettessero, per intender da voi alcuna cosa, che mi è incognita , poscia che I difetti de gli huomini sono pur troppo noti à ciascuna di noi . Anzi disse Corinna, non son tanto noti come bisogneria, che ci sapressimo più schermire , che non sappiamo; e possiamo meglio intendere la proprietà de gli animali irragionevoli , ancor che ci dovria esser più occolta per esser tanto diversa dalla nostra, e anco perché non sanno essi parlare . Che quella di questi falsi a noi simili di natura , ma diversi si qualità, e volontà,che mai

 

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Mai ci dicono il vero. Voi mi fate disperare,disse Leonora a Lucretia , con parlar tutt’hoggi fuora del caso , e mi maraviglio della nostra Regina , che ciò vi comporti , oltre la sua licenza . Oh disse la Regina , io comporto loro , che tal’hor si servano di tale ragionamento , sentendo,che voi non ne uscite mai,e tal vi portate , che supplite a bastanza in quel che mancano esse . Io rispose Leonora,se dico il male,dico il vero, e dico quello, che io sento nel cuore, per non essere come gli huomini, c’hanno le parole dolci , e poi nel resto son tutti veneno – E di che sorte , disse Cornelia , che non vi giovarebbe quanta tiriaca fanno gli speciali , ne quanta virtù è nel corno dell’ Alicorno per ripararci a tanta malignità . Egli è ben, disse Helena una maravigliosa proprietà di quell’animal , che vaglia così nel corno, contra I veneni : Anco contra molte infirmità è egli utile , disse Corinna,che opprimono le parti cordiali , e scrivono gli Historici , che egli ama tanto le fanciulle vergini, che volontieri s’addormenta loro in grembo,con la qual occasione rimangono presi da cacciatori. Ma non sò se voi mai vedeste la sua favola . Io non l’ho mai intesa , rispose Helena, e così l’altre Donne dissero , pregandola insieme, si ella l’havea in memoria,che di gratia là contasse loro. Et ella così incominciò . Scrivono I Poeti,che essendo caduto il fulminato Fetone figliolo del Sole , e di Climene , e trasformate le sorelle di esso in pioppi , e la misera madre disperata tapinando pel mondo . regnava in quell’istesso tempo nelle parti di Oriente in una nobil Città dell’India detta Felicia Alcitheo minor figliolo dell’istesso Apollo , ma d’un’altra sua amica generato , e stava in tante allegrezze , e così splendida , e nobil corte tenea , che da tutti I principali dell’ Asia era egli visitato,e honorato, e per la sua virtù , e gentil maniera lo veniamo a servire i più degni Principi , e i più eccellenti cavallieri, che in quel tempo si trovassero . Trà li altri dunque , che la pellegrina fama di costui trasse alla sua corte per honorarlo, fù il Principe Lioncorno di Frigia , il quale da lui con sommo honore ricevuto,e in breve contrato seco una cara amicitia , perciò che molto si assimigliavano trà loro di virtù , e cortesia , tanto era l’amor , che si portavano insieme, che raro l’uno dall’altro separar si vedeva . Havea Alcitheo una bellissima sorella , da marito detta Biancarisa , la qual di raro ad occhio humano si lasciava mirare;Hor avvenne un giorno , che giocando Alcitheo con Lioncorno

 

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Corno al disco , gli viene gettata la palla a caso dentro una finestra della sorella , la quale con le sue donzelle in feminil lavoro occupata,levò la palla di terra, ne sapendo di chi si fosse, così per suo piacer si accostò alla finestra; venne intanto Lioncorno correndo per ricuperar la sviata palla , e mirando la bella giovene, e ella lui , subito il crudel amore operò il suo solito nel cuor d’mbidue , che ferendo l’uno , e l’altro di uno istesso dardo,gli lasciò freddi, pallidi, muti, e fuor di sentimento; in questo modo si cominciò l’amore frà questi nobilissimi amanti , e come accade non passò molto che Lioncorno trovò via di scoprir il suo pensiero alla giovene,la quale non potendo far resistenza all’ardente foco , che di continuo per Lioncorno la struggea , se gli mostrò benigna, e tutta amorevole , e fù la conclusione tale frà loro , che si promisero di secreto di esser l’uno l’altro marito, e moglie. Alcitheo non sapendo alcuna di queste cose , continuava trà tanto nell’amore, che portava al suo caro amico Lioncorno , e insieme non cessava di tener corte , ricevendo , e alloggiando con molta cortesia i forestieri , che alla terra venivano; e tanta era la sua buona sorte , che’l padre Apollo tutto lieto d’un tal figlio a poco a poco si era scordato il dolor , che la morte di Fetone gli haveva prima causato nel cuore;ma quivi arrivando un giorno la sconsolata Climene , e ben ricevuta da Alcitheo,invidendo alla sua tanta felicità,e considerando la sua miseria nel fulminato figliuolo con l’allegrezza del Sole , che con la buona fortuna de Alcitheo s’havea già scordato del precedente infortunio ; ò quanto si dolse, ò quanto si ramaricò trà se stessa , e tanto pote in lei questo cordoglio, e l’invidia, e la gelosia,che ne prese , che deliberò trà se medesima non lasciar via,che da estinguer,e esterminar Alcitheo in dispregio di Apolo, venuta in mente opportuna le fusse . Et,perciò che era ottima maestra di veneni , rispetto che dal già caro Apollo assai della proprietà dell’herbi havea costei nella memoria raccolta,trattò con un scelerato servo, che per gran cupidigia di promesso guadagno acconsentì nel tradimento del suo signore , di levar con veneno la odiosa vita all’innocente giovene . Così tolto ella il carico d compir il beveraggio,dato ordine del mondo,e disposto il termine alla sua tornata , pigliò licenza, e partisi . Frà tanto l’innamorato Lioncorno havea tant’oltre impetrato dalla sua signora, che ella vinta dal grande amore sotto titolo però di sposa

 

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sposa s’era contentata d’introdurlo nella sua Camera ; e posto trà essi l’ordine a una certa hora , che deputarono , si nascose Lioncorno in un camerino, che vicino alla stanza di Biancarisa era ; quando nel punto istesso, e nel medesimo loco essendo arrivata la perfida Climene con la mortifera bevanda si ravolse a parlamento co’l fallace servo , senza avedersi del giovene, che stando nascoso udì , e intese il tutto , e datogli il vase , che ad Alcitheo con destra maniera lo porgesse , lo informò , e inanimò, e conlarghe speranze,a commettere il crudele effetto;e partitosi l’un dall’altro , rimase il giovene Lioncorno così smarito, e pieno di confusione, che parevagli di sognare; e benché da un lato l’ardentissimo desiderio di trovarsi con l’amata giovane l’accendesse, tuttavia considerando l’importanza del caso, ogni poco,che tardato havesse , prevalse la ragion l’appetito, e più amando la vita del caro amico , che’l piacer proprio,immediate corse alla camera d’Alcitheo , il qual pur all’hora,così persuaso dall’ingrato servo , che fidel si credeva , apunto si havea levato alla bocca il picciol vaso , che gli apparecchiava la morte ; sgridollo Lioncorno, che non bevesse,e con pronta mano egli stesso gli trasse la tazza dalle dita, e gittò a terra , e ruppe , e sparse il veneno. Et scoperto il fatto,e il tradimento ordito,fece Alcitheo in quell’instante prender loscelerato venefico , il quale smarito nè seppe nè potè fuggire, ma posto a tortura confessò il tutto , e fù condennato per giustitia . La sventurata Climene veduto il negotio non pur scoperto , ma impedito affatto , el servo castigato, e ella stessa posta in pericolo di provar la giustissima ira d’Alcitheo,si pose piangendo a fuggir per le vicine selve, e esclamando con calde lagrime all’ascoltante Venere così rivolta mandò li scelerati preghi . Deh gratiosa Dea,tù sai quanto io ti sono stata sempre fedel seguace , e quanto io habbia venerato I tuoi santi fuochi;ma ecco l’ingrato Apollo mentre io l’amo fedelmente , mi tradisce , e inganna , ricevendo in mio cambio novella amante,con cui havendo generato l’orgoglioso Alcitheo , si è del misero mio figliuolo Fetone, e di me scordato . Deh se non ti move il mio interesse a procurar qualche vendetta di tanta offesa , movati generosa Dea , il danno , e l’honor tuo proprio. Ben sai quanto ti ha offerto il Sole nostro commune nemico , nè si poteva meglio castigarlo , che con la morte del figliuolo Alcitheo : in questo consisteva tutta la nostra

 

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stra vendetta, e la nostra gloria, e ben haveva io preparato il negotio , ben haveva disposto, e accommodato il fatto, ma il crudel Lioncorno ci ha di maniera sturbati,che non vi è più speranza di remedio. A costui adunque per vendetta almeno della vendetta , ò benigna Citherea , porgi immediate il meritato castigo, acciò sia essempio a gli altri, che non si occupino in desturbar le pratiche altrui; Venere, che dall’un canto amava assai Lioncorno per esserle così fedel soggetto, e dall’altro odiava molto il Sole,dal quale havea ricevuto si notabile oltraggio, e perciò anco tutta la sua stirpe,udendo I preghi di Climene stette alquanto in dubbiò ; alla fin prevalse l’antico sdegno, e arridendo alla malvaggia Donna aspettò, che il giovene tutto lieto della sturbata sceleratezza,sen ritornasse all’aspettante giovene;laqual con palpitante cuore,sperando di ricever il caro amante,stavasi tutta pensosa , e temeva , e non sapeva di che . Et ecco l’adirata Dea con importuno furore lo soprapende,e gittandoli una certa polvere sopra , e dicendo alcune parole , quando egli crede felice la desiata sposa fruire , sentesi all’improviso tutto mutar di forma,ma non di animo;le braccia (ahi fiero impedimento ) che doveano cinger l’amato collo divenner gambe, e in subito le man piedi ; la veste,che portava candida in bianco pelo si converse , e la gratiosa faccia in strano capo di animale armato di forte corno,non dette spatio alla cupida bocca di tor l’ultima licenza almeno, nè dar gli estremi bacci alla stupida e infelice moglie. Io vi lascio , ò pietose Donne,considerar da per voi,in che termine , e in che guisa rimanesse costei , vistosi così miseramente privar di tutte le sue speranze , e lo miserando spettacolo del caro marito , che con occhi pietosi , con guardo humano parea, che più dell’esser di lei privo tra se stesso si dolesse, che della propria miseria ; Egli furono tanti I suoi ramarichi, e le lagrime,che ne sparse, che quel suono de’ suoi dolenti sospiri trsse tutta la famiglia , e trà gli altri Alcitheo , a cui la sorella pietosamente espose tutto il successo de suoi amori,e insieme il misero caso del trasformato giovene con tanto cordoglio di tutti , che for a lungo a raccontarlo , e spetialmente di Alcitheo , che lo pianse per lungo tempo dirotissimamente,considerando per lui haver salva la vita, e ella mai più dopò volse rimaritarsi per honor suo , e del suo caro amante , che non le parea , che fusse nè vivo,nè morto.Egli dopò alquanto si ritirò nelle vicine selve per prove-

 

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Provedersi d’appropriato cibo, e nella nuova forma riserbò l’antiquo costume , che nella sua posterità ancor si serba. Ancor la dolce sua,e benigna natura ha instinto,e virtù particolare contra il veneno , che come ho detto , il suo corno giova mirabilmente in simil casi, e se ne sono vedute notabile esperienze. Medesimamente egli ancor serba memoria de suoi dolci amori, è vezzoso quando gli vien veduta alcuna fanciulla vergine volentier se le accosta , e addormenta nel seno,ricordandosi della sua Biancarisa , dalla cui dolce compagnia s’era così crudelmente separato. Tirarono gli pietosi accidenti dello sventurato giovene molte volte le lagrime a gli occhi alle gratiose Donne , e disse a questo proposito Leonora. Questa è ben una bella novella, ma par che sia più in favor de gli huomini, che delle Donne. Fate conto, rispose Corinna,d’haver udito una favola . Si si disse Lucretia, però diteci pur così di qualche altro animale, ne restate,benche dite mal delle Donne , che in ogni modo il ben de gli huomini , come’l mal delle Donne non si può dir se non in favola . Che volete , che vi dica , rispose Corinna , s’io volessi contarvi della destrezza del cavallo , dell’ingordigia del lupo , della mansuetudine della pecora , dell’astutia della volpe , della patientia del gatto , della timidità della lepre , della fedeltà del cane,saria cosa più tosto da scrivere , che da ragionarne ; e tanto più che si di questi , come d’infiniti altri Plinio , e altri Auttori ne trattano diffusamente : benché anco da altri autori fedeli si raccolgano molte cose degne di memoria. Egli è gran tempo disse Helena m ch’io desidero di saper , che inimicitia occolta s’habbia il lupo con l’agnelo, il leon con la pecora, la volpe co’I polli, il topo con la gatta , e altri animali così aerei , come acquatici trà loro ; e donde sia nata questa lor gran discordia, che sempre l’un perseguita,e l’altro fugge . Questa, rispose Corinna, non è nimicitia dalla parte più potente , ma proprio instinto , che la natura le ha dato di pascersi di quello ; e però non perseguita ò mangia la sua preda per odio , che le porti , ne per disamicitia,che s habbi seco , ma solo perché conosce , che quello è il pasto datole dalla natura . All’incontro il meno potente, che è per essempio la pecora,fugge il leone,non perché l’odi , ma perché teme,sapendo anco essa per natural instinto,che quel tale è suo persecutore a tal fine di mangiarlo , e cibarsi di esso, e perciò come nemico mortale lo fugge , e s’allontana dalla sua morte.

 

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morte. Almanco, disse Leonora : ancor tutte le Donne havessero questa cognitione , e inclinatione di fuggir anch’esse I lor persecutori , e la lor morte , che non ne perirebbon tante,ò non stenterebbono,come fanno.Ma ò semplicette,che anzi gli vanno cercando , e poi quando vi si trovano colte , non giova il pentirsi . Voi pur sete là à spada tratta contra gli huomini,disse Verginia , e non pote far che non ridesse , e seguì poi; non vi sarebbe qualche rimedio di gratia per farli deventar un poco buoni? io trovo pur, che se si ha un cattivo in casa, con metterli del buono sopra molte volte si rinova , se si ha una veste trista , racconciandola ci scusa per buona,se vi è una cattiva vivanda,mettendoci del bottiro , e delle spirierie si fà deventar saporita . Eh sorella mia , disse Leonora, che a questi mali huomini , io non saprei che sapor farci per farli perder quel cattivo gusto c’hanno ; perché son come gli arbori vecchi , c’hanno fatto radici , e son sempre ad un modo; Ancora à gli arbori, disse Corinna, si ponno, incalmandoli , far mutar natura , ma de gli huomini non sò , che mi dire , che rare volte mutan proposito , se non di male in peggio . Saria più miracolo , che diventassero essi migliori,disse Cornelia,e che essendo cattivi producessero opere buone , che non è mostruoso , ch’un arbore parturisce de gli uccelli . Anzi.disse Corinna , quell è impossibile , e questo è vero , che in un paese di là di Holanda , come riferiscono gli scrittori , vi è una sorte di piante maravigliose , che in vece di frutti producono uccelli come anitre . Oh che mi dite voi , disse la Regina , questo è ben uno effetto maraviglioso in natura ; ma deve forse esser vero quel , che si dice ancor de gli arbori dell’Hesperide,che facessero pomi d’oro. Eh Signora nò,disse Corinna,questo è ben favola. E quegli arboretti,che stillano il balsamo , disse Lucretia , non è già bugia. Anzi è verissimo , disse Corinna, e si trovano nell’Arabia felice, dove anco si raccoglie la manna , che è una rugiada celeste, e vi nascono tanti aromatici , come il cinnamomo , l’aloè , il nardo , il zenzero , la noce moscata , e tante altre sorti di spetierie di natura calide in più , e manco gradi secondo la lor proprietà,delle quali si serbono tutte le parti del mondo ; e la lor virtù è diversa , e infinità,come anco di tante altre sorte d’arbori , che nascono nelle altre parti della terra , c’hanno radici , semi , soglie , fiori , e frutti di varia proprietà, perché tutte le parti d’una pianta non sono buone ad una

 

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una cosa , che ve ne sono de tali , la cui radice per essempio sarà di natura fredda,e li frutti saranno caldi. Disse all’hora la Regina in quanti modi la divina providenza ha provisto a I nostri bisogni , ponendo in fin tal virtù nelle piante , perché ci giovassero nelle nostre infirmità, ò quanto gli siamo noi obligati . In questo si conosce anco , disse Leonora , quanto siamo noi disobligate a gli huomini , e questo perché mancano essi verso di noi , poiché essendo tutte le cose create a beneficio loro , e nostro , e poi anco essi per nostro aiuto particolare , essi non pur sono da meno de gli arbori, e delle altre creature insensate,che mai mancano del lor debito ; in questo vagliono per noi non ci governando, anzi offendendoci,ma cercano anco di levarci ogni sorte di bene , che potessimo ricever senza di loro , le facoltà , la libertà , la fama , la gratia,e’l credito appresso tutte le creature del mondo . Deh lasciate dir Corinna , disse Lucretia , ch’in ogni modo parlate contra di voi secondo quel,c’havete di sopra detto, se ben mi ricordo,che la Donna è nata dopò dell’huomo per suo aiuto, e però noi siamo obligate à governar loro, e non essi noi. Se questo è vero, disse Leonora, che essi habbino bisogno del nostro aiuto , essendo noi in ogni qualità , e sostanza simili a loro , adunque sono essi inferiori a noi , e ci dovriano cedere : ma non niego , che non doviamo governar loro per amor, essendo essi una carne stessa con noi , ma mi doglio , e lamento , che essi così per amor non vogliono scambievolmente aiutar , favorir , e governar noi , e non ci tengono in quel conto , che dovriano tenerci ; e pur come ho detto , tutte le altre creature, ci riconoscono tanto per patrone , quanto essi , se non più. Voi rispose Lucretia, già poco fà diceste, che non vi era acqua al mondo , che potesse haver virtù per guarirli delle indispositioni , c’hanno in loro , provate un poco se poteste trovar almeno alcuna herba,che lor giovasse, poiché ci dite la virtù stà nell’herbe . Il Blsamo , disse Cornelia si dice pur che guarisse di tutte le infirmità . Il vero balsamo , disse Corinna , che si coglie da certi arboretti nell’Arabia con coltellini d’avorio , senza con trafarsi , è liquor divino , ottimo ne’ corpi nostri , poiché gustandosi ricrea li spiriti smariti, ritrorna la virtù, e rinfranca la vita ; mantien la sua ontion ne i vivi la freschezza della gioventù nella faccia , e preserva I morti dalla putredine,e coruttione;insomma è perfettissimo ad ogni cosa , eccetto a questo,che dite . Io

 

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Io credeva , che la manna fusse la più ottima cosa del mondo , poiché non si può trovar cosa più dolce,che la manna,disse Lucretia . Se ben fusse la più dolce , disse Corinna , non è però la più perfetta:casca sopra certa herba, aperitiva, e si coglie come il mele; è calda,ehumida temperatamente,e più bianca è la migliore, è dolcissima, ha gran virtù di mondificar il sangue , e va nelle febre acute insieme con la cassia, la qual similmente giova al gran servor del sangue , e dispone il ventre alla purgatione. Io ho udito , disse Cornelia , dopò l’ardor delle febre laudar molto il revbarbaro. Si nelle terzine simplici, come doppie,rispose Corinna , perché è proprio contra la colera ; e à far che giovi , bisogna , perché è proprio contra la colera ; e à far che giovi , bisogna elegger ( perché è una radice , che nasce in India ) che sia piena , e di buon peso , e quando si rompe ha le vene separate, alcune rosse, alcune bianche,nel masticar lascia il colore,e è amaro al gusto : è caldo , e secco nel secondo grado , come la fiena , e è quasi simile al revpontico. La fiena disse Lucretia , non è buona à maninconici ? Alla maninconia , rispose Corinna, all’opilation del fegato ; alla quartana è buona meschiata con la coloquiati da,laqual giova anco alla durezza della milza cioè la sua medolla con acqua di scolopendria ; la sua decoyttion al dolor de I denti con aceto, il suo empiastro alli vermi, ma non è da adoprarsi sola , perché è venenosa . Debbe esser disse Leonora, quest’herba come l’huomo , che solo è mortifero , ma la compagnia della Donna è la sua teriaca . Io non trovo il miglior rimedio , disse Lucretia , per I vermi quanto l’aloè, che ne ho fatto tante volte la prova . L’aloè , disse Corinna , è caldo e secco in secondo grado , e è succo d’un herba così detta ; laqual è di tre spetie , il miglior si chiama cicotrino , e si conosce , che è di color di zaffrano . L’aloè purga la colera , e la stemma , e la maninconia , conforta I nervi , giova a gli hidropici , e oppilati ; giova a chiariscar la vista con acqua rosata . L’aloè è molto amaro , e di acutissimo odore , ma non mai più amaro dell’agarico . Io disse Lucretia, ho udito dire gran cose di esso : Si dà, ripiglio Corinna, per gravi infermità,ma principalmente purga la stemma , e poi la maninconia , e giova molto a I mali che sono infistoli e alli dolori illiaci ; benché anco a questo vale molto il zaffrano , che è caldo , e secco in primo grado , e giova anco a confortar lo stomaco , e è cordiale , e odorifero . Per confortar lo stomaco alla digestione , disse Lucretia , io conosco

 

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nosco una gentildonna che usa molto la noce moscata,e il macis , che è la sua più sottil scorza , e ne loda molto . La noce moscata , aggiunse Corinna , giova molto alle Donne gravide , e aiuta li stomachi deboli alla digestione , come anco il pevere , il zenzero , il cinnamomo , il cardamomo , il garofolo , e si fatti,che sono utili per le complessioni frigide:ma non son da usar molto per li colerici , e sanguinei . Li tamarindi purgando la colera , e mondisicano il sangue . La scamonea ancor essa attrahe la colera delle vene , e è medicina cordiale mista con sandali rossi . Oh Dio, disse Leonora, non havete ancor trovato la medicina , che io dico : Voi trovate tanti rimedi contra il mal sangue , e la colera; e pur questi stomachi , e questo sangue di questi huomini non si purga mai, che sempre sono infermi del cuor, e del cervello ; ò almanco si trovasse una medicina , per guarir noi dalla simplicità , dalla pietà , e dall’amore, che indegnamente portiamo a questi nostri amalati : Non la scrive Galeno questa medicina, ne altro auttore l’ha mai trovata , disse Corinna, ò se l’ha trovata non la lasciò scritta , che non era il fatto suo , perché lupo non mangia di lupo , troppo conoscono il lor danno gli huomini se noi non gli amassimo guai a loro . Scrivono pur alcuni , disse Lucretia , che vi son molti rimedi per guarir dell’amore , come la pelle fresca d’una pecora , la polvere , ove sia rivoltata una mula , oltre la fonte , c’havemo detta di sopra ; e anco dar à bere del sangue della persona amata all’amante, e molte altre cose, ma io credo , che sian tutte novelle;che quando amor entra da buon senno nel cuore, penso che solo la morte sia il suo proprio cauterio , e medicamento , ma non parliamo di questo solo , ma di ogni sorte di benevolenza, perché noi siamo tanto, come si è detto amorevoli . Io trovo scritto, disse Corinna , à questo proposito , che se un’huomo porterà al lato manco gli intestini dell’ Hiena , che di certo , qualungue Donna mirerà , infiammarà del suo amore stranamente. Hor lasciamo andar queste favole ; è medicina molto cordiale lo galangà, e’l calamo aromatico;si come la liquiritia giova incredibilmente ad ogni indisposition del petto , e il simile fanno le semenze di lino, ungendo di fuora via con butiro . e tolta anco ne I cibi. Io son tanto fatolla di questi vostri medicamenti , disse Leonora , ch’io per me vorrei esserne a digiuno.Parmi che mi augurate che mi habbia presto ad ammalare,di gratia se non trovate cosa al

 

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sa al nostro proposito , facciamo fine , che egli è pur troppo lunga diceria. Se la lasciate dire,seguì Lucretia , potria esser,che ne trovasse alcuna, ma voi siete troppo fastidiosa , che ad ogni passo la interrompete.Horsù con questi patti seguite , disse Cornelia , ma mi dubito, che sia di quelle promesse,che si fanno à fanciulli , perché vadino volentieri à scola , le quali non s’attendon mai . La Mirra, ancor essa , ripigliò Corinna , mista con lo storace calamita giova molto al petto , e conforta lo stomaco alla digestione . Io in somma , disse la Regina , non sò la miglior medicina per confortar il petto , e lo stomaco , quanto il buon vino dolce , e la malvagia moscatella ; che ne dite voi altre ? Si certo dissero ridendo , le altre Donne ; la malvagia è buona a digiuno così un pochetto per li stomachi deboli,e frigidi . All’hora , disse Corinna, e il vino anco è ben ottimo , però a i sani , e tolto misuratamente , massime il vermiglio , e il bianco , benché il bianco è ventoso , il negro è duro da digerire; ma bevutone troppo di,che qualità esser si voglia , genera molte indispositioni alla testa,alli nervi, gonfia il ventre, impedisce il digerire, e abbruscia il fegato : Sono di quelli, disse Cornelia, che fanno bollire dell’herbe nel vino , che dicono giovarli molto . Si suole bollirvi del rosmarino , disse Corinna , ch’e’l meglio di tutto, e in vero è cosa mirabile a molte infirmità. Il vino de pomi granati , disse Lucretia , non lo lodate voi ? Sì per quelli , c’hanno la febre, rispose Corinna, parlando de gli acetosi, li qual frutti sono anco buoni a restringere, come li cottogni:Li cottogni, disse Cornelia , non mi ponno gustare salvo cotti con l’una. Lasciamo andar questo , disse Corinna, son ben buoni a molte cose,che giovano a saldar le ferite,e è il suo olio contra lo sputo del sangue,e contra il vomito,e ammorza la sete mirabilmente.Gli pomi domestici sono poi di più forte , ma tutti sono humidi , e ventosi , e giovano cotti con zuccaro ad allargar il petto , e il siroppo di essi vale alla quartana;Li peri mi piacciono assai , disse la Regina , e penso che siano più soavi . Sono, cotti,molto stomacali , ma crudi vogliono il vino dopò . Li pruni , disse Helena, di che qualità sono essi?perché ne ho mangiati tanti quest’anno fuori , ch’io non sò se mi haveranno fatto male, ò bene. Sono , disse Corinna , freddi , e humidi ; alcuni sono negri , alcuni rossi; li negri son buoni per chi ha la febre, perché hanno virtù di rifrigerar , e lenir, come li mirabolani . Oh disse Lucretia,

 

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Tia , quelli son ben ottimi da dovero, e ho udito dire frà li altri , che la sua polvere mista con polvere d’aloè vale a I capelli , che cascano . Giovano , disse Corinna, a purgar la flemma, e la maninconia cotti con radici esula , e fiena . Gli armelini , e’I persichi , disse Verginia , mi son più grati, che frutto che sia . Son buoni rispose Corinna , ma gli armelini presto si corrompono nel stomaco , gli persichi son cordiali , e la sua scorza , e midolla leva loro ogni nocumento . Dicono , che ove prima si sono trovati , son venenosi , ma trasportati ne I nostri paesi , perdon quella malignità, e riescon così buoni. Di quanti frutti li mangiano , disse Cornelia a me non piacciono più , quanto l’uva , i fichi, e I meloni ; L’uva , aggiunse Corinna, è di molte sorti , e molto gustevole ; quando è ben matura non nuoce molto se non che è alquanto humida , e ventosa . Ella ha virtù lentitiva,e I suoi ciotti , ò granelli sono costrettivi . I fischi ancor essi leniscono, giovano al petto,e al polmone . Il simile fà l’uva passa, e le pigne. Io non ho mai mangiato pignoli freschi,disse Lucretia , come si fanno le amandole,e noci,ma penso che siano pur gustevoli , e così I pistachi . è da vedere , rispose Corinna , ma perché vengono da lontano non si ponno haverli se non così secchi . Mi piacciono quelle noci fresche , rispose Cornelia, ma par, che mi faccino sempre doler il capo quando io ne mangio. Fanno doler il capo,disse Corinna le noci,e nocivole,e sono di durissima digestione, ma le noci sono poi giovevoli contra il veneno , e sono quasi della natura delle castagne , benché esse siano più frigide . le mandole dolci sono di sostanza , e dure da padire,e le amare giovano nelle medicine.Lodato sia Iddio,disse all’hora Leonora,da poi che trovarete anco da contardelle castagne ; manca che voi diciate appresso della fava , e delle celegie : questa mi par la favola dell’occa , che non si finisce mai , credo che io facciate per burlarmi , e per farmi dir qualche cosa io . Di queste disperationi di Leonora ridevano tanto Helena , e Verginia , che si smascellavano dalle risa ; e la Regina così sogghignando le disse ; lasciate di gratia, che dichi un poco Corinna, se per mangiar troppo meloni questa estate , io mi apparecchio una buona quartana per questo inverno , poiché dicono, che nasce da molte humidità , e frigidità. Se non volete altro , ritolse Corinna , sono ben essi humidi, e frigidi però mangiandone moderatamente,e che siano buoni, non fanno molto nocu-

 

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nocumento: e così sono frigide le zucche, cocomeri, cedri , angurie , e si fatti, quali da medici son detti semenze fredde, e giovano nelle febre ardenti , e specialmente I cedri , che son molto vittuosi , il suo fiore , il frutto , I semi , e il suo odore è tutto cordiale ; la scorza è calida , il bianco temperato , e la midolla temperata , I semi refrigerano parimente , e è perfetto rimedio per uccider I vermi,la sua foglia stà sempre verde , come apunto quella del lauro sacro ad Apollo, e alle muse; e l’Arancio è quasi di simil natura . Oh il lauro disse Cornelia fatteli riverentia che egli è.

L’Arbor vittoriosa , e trionfale ,

Honor d’Imperadori ; e de Poeti .

Anch’esso, seguì Corinna, è utile nelle medicine; si fa olio delle sue pomelle molto sofficiente per riscaldar , per esser di natura calda , e secca, e giova à molte infirmità della testa per causa fredda . Al simile è verde tutto l’anno il bosco , e la morrella arbor di Venere , e il pungente ginebro . Se ben durano sempre verdi questi arboscelli, che voi dite, disse Lucretia, ( non parlo di cedri ) non fanno però ne frutti , ne fiori. Signora nò,disse Corinna, ma voi così trovarete de gli arbori, che fanno frutti, e non fiori, come il fico , altri che producon fiori , ma non frutti , come il Rosaio . Dire , disse Leonora , come gli huomini , c’hanno belli fiori d’appartenenza , ma in effetto riescono senza frutto , e la lor bella vista dura si poco , come la rosa . La rosa veramente,disse la Regina, è notabile, e singolar in bellezza, e odor sopra tutti I fiori . Signora sì, rispose Corinna e è notabile né medicamenti , per il che è posta in molte medicine per rifrescar,e solvere;è fiore di Venere ; sono di molte spetie, si fanno di essi siloppi con mele si fa zuccharo,olio,aceto,unguento,unto,e acqua rosata, si fa bagno delle secche al dolor di nervi ottimo, fresche sono humide. In somma non è il più soave, e delicato odore quanto quel della rosa. Le viole,disse Cornelia, non sono così soavi , ma si denno haver in pregio per esser le prime ad aprir la stagione . Delle viole , disse Corinna,oltra la lor bellezza, si fanno anco molte medicine , perché hanno virtù di lenir, e humettar ; giovano al dolor del capo,inducon sonno,e valeno alla tosse con zuccharo . Voi non parlate , disse Helena, del narciso , e giacinto , de quai l’historia è così nota ? Il narciso,il giacinto, il gelsomino , il garofolo , replicò ella, sono fiori di più acuto odore , gli dui primi passano presto, gli altri durano più ; Et hanno tutti

 

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tutti particolar virtù , le quali io non conto per abbreviarla, accioche Leonora non s’adiri meco; così del giglio bianco, e del celeste, c’hanno virtù d’aprir , e riscaldar . Ma vi è un fiore trà gli altri,che quando gli altri fioriscono , esso stà secco , e sotterato , e poi al seccar de gli altri , egli esce fuori , e spunta prima delle foglie ; Anch’esso è di maravigliosa virtù , e si chiama ciclamino , ò pan porcino . Questa è ben gran cosa , disse la Regina ; ma lasciando di questi fiori odoriferi , poco fà,parmi,che dicesti , I fiori del rosmarino esser molto giovevoli nel vino . Quanto a ciò, riprese Corinna , sono utilissimi, massime per debolezza di stomaco, e di di membra,e chi usa ogni giorno tor una certa misura , dicono , che guarisce di molte infirmità ; sono anco utili quei di malva , e d’altre herbe , de’ quali si fanno pretiose conserve con zuccaro: ma in somma ogni herba ha la sua virtù , così le radici , come I fiori, e le foglie, benché alcuni molto siano in se diferenti ; perché la salvia , l’abrotano , e l’aneto son caldi e secchi, giova l’uno al petto , e l’altro alla milza , l’altra è calda , e humida , vale a posteme , e a I capelli , che cascano, l’atanasia al polmone, l’appio dificoltà dell’orina, cappari alla milza , camamilla al capo , al fegato , al fianco , capilvenere al petto , alla febre , alla milza ; cinque foglie trovata a caso,dicono,che fà la persona amabile,e gratiosa. Ho udito anco dire , disse Cornelia , dell’herba cento capi , c’ha la radice di due forme maschio, e femina, se l’huomo portarà adosso il maschio si farà amabile , e la Donna la femina . Dicesi anco, che l’herba Egittia,ditta Hepente,lieva ogni maninconia; Il finocchio è ottimo per gli occhi ; anco l’eufragia è buona per gli occhi , e se ne fa composta pretiosa con aceto , sale, e pevere ; magiorana , felino , cardi , artichipcchi , persemolo ( tutte queste herbe calide , e secche ) sparesi aperitivi ; anisi , coriandoli scacciano la ventosità : boragine , bugolosa , acetosa, radicchio , endivia, lattuga , tutte quest’herbe refrescative , come è noto a tutti , si danno nelle febri in decottione ; ma faria troppo lunga diceria voler contar la virtù di tutte le herbe . Le verze bianche, ò cardi , disse Cornelia, che s’usano il verno cotte con gli uccelli, mi vanno più a gusto , che queste vostre decottioni , e medicine. Le veze , ritolse Corinna , non son molto sane , che generano colera negra, e mettono humidità , e ventosità nello stomaco: le biete son miglior minestra a chi sono a grado . A me piacciono

 

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non tutte le minestre , disse Lucretia , ma li risi sopra tutte ; Et io , disse Cornelia , mangio più volontieri bacelli , e l’orgio . I risi, aggiunse Corinna, sono sani,nutriscono, e restringono, I bacelli , e la fava son saporiti , ma ventosi , e duri da digerire, ma l’orgio è ben sano , e rifrescativo ; anzi è medicina a gli ammalati , per causa calida , e insieme vivanda ottima. Il pancion non mi piace , disse Lucretia , ne’l formento , salvo nel far pane . Anco il pan de miglio è saporito quando è fresco con la sua uva damaschina per entro; Mangiatevelo pur voi, disse Cornelia,ch’io per me non voglio cercar meglio pan che di formento . Il miglio, disse Corinna, dà poco nutrimento, e giova a restringer il ventre, e alla difficoltà dell’orina ; il sorgo è astrettivo. O Dio , disse la Regina , come fanno questi poverini di gratia , massime fuora nelle ville , che convengono mangiar d’ogni sorte di queste biave minute , e pur n’havessero a bastanza , massime questi anni di questa carestia ? parmi un gran miracolo , che possino sostentarsi, ma il Signor gli aiuta . Oime,disse Lucretia, bisogna pur haverli qualche compassione , quando non pagano tutto il fitto , perché in vero non si raccoglie al presente la metà delle biade, che si solea; gli anni a dietro ; pur questo ricolto , lodato

Iddio , è stato miglior de gli altri. Donde pensate voi , cara Corinna , disse all’hora Cornelia , che si causino questi così tristi raccolti , che vanno alle volte ? Son molte cause, disse ella , onde può venir la sterilità , ò scarsa prodottion del grano ; prima può esser,perché le terre non siano ben disposte,e coltivate,overo perché non è seminato in tempo; nasce anco dall’intemperie dell’aria , che manda alcune volte caligini , e vapori ardenti al basso , che toglie , e secca il grano su’l fiorire . Altre volte vien da I gran secchi,e dalle soverchie pioggie , fuori di tempo , per il che il formento và tutto in herba , ò marcisce . Procede spesso anco, che nascendo il formento nel verno,essendo troppi sirocchi , si generano certi vermicelli , che lo rodono inanzi che cresca ; la tempesta poi,quando è fatto il grano, è la ultima rovina, ma questa non fà carestia se non per chi la tocca . A molte di queste inconvenientie si può rimediare , e a molte nò, bisogna perciò ricorrer , e rimettersi a sua divina Maestà , così di biade , arbori,e herbe,come di tutte le altre cose. Con tutto che’l danno di noi altri,disse Lucretia, sia notabile,tuttavia patiscon molto più quei poveri contadini , che s’affatican tutto , l’anno , se’l racol-

 

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racolto non riesce secondo la speranza loro . Quest’anno,disse Helena , spero che si caverà assai grano per quanto si può vedere hora , ch’io sono stata in villa a far l’acqua rosata . Non mi piace andar in villa da questi tempi, disse Cornelia,piacemi l’andarvi d’Agosto , e’l Settembre ; che quei sono i veri tempi , che si prende solazzo . Io vado , disse la Regina , quest altro mese, e vi starò poi fino all’ultimo di Settembre per rispetto del ricolto, che s’io non son sopra quei lavoratori,I poveri huomini si vorran rifar de’ danni passati , e io non havrò nulla. Questi son mesi di utile , disse Lucretia, e quei di spasso . Ancor da questi si cava spasso disse Verginia , che con quei caldi si veggion la festa quelle pastorelle tutte garbate,lascivette andar al ballo , che non si può veder meglio . Noi v’andamo ogni festa in carrozza con altre gentildonne nostre vicine, che questo poi è’l vero intertenimento , perché senza l’haver qualche pratica de suoi pari , incresce troppo lo star in villa . A me disse Corinna , piace molto lo starci da questo tempo, che vi è stata Helena,per goder della vaghezza dell’herbe, e de fiori , e la soavità de gli uccelli con mille altre delitie della gioconda Primavera . Ma voi non dite poi,aggiunse Helena,che spasso si piglia a veder quelle capre,e pecorelle andar al pascolo,quali lattanti co I vezzosi caprettini , e bellanti agnellette , che van saltando per li prati, con la gran utilità che si cava de I latticini, e di lane di animali si fatti . I latticini son ben gustevoli a mangiar certo , disse all’hora Corinna,ma sono frigidi, e ventosi, però il latte , e la riccota : il butiro è utile per allargar il petto ; il cascio è duro da digerire mangiato in quantità , nuoce allo stomaco , e al cerebro . In somma disse Lucretia, la State per tanti spassi, e tanti frutti la villa è un paradiso , ma l’inverno è un inferno , poiché è privo di tutti I suoi thesori così di spasso , come di utile . Almanco disse Verginia, si potessero serbar li frutti tutto l’anno, come si fanno l’altre cose . Li frutti,aggiunse Corinna , son à nostri tempi più per diletto del gusto , che per necessità del vivere , però vedete , che quello , che più importa , il Signor ha voluto che si conservi,come le biade, li vini, e tutte le sorte di herbe ; si perché possiamo con sostentarci , come anco per poterci medicar , e agiutarci nelle tante infirmità , che ci avvengono. Non dite così disse all’hora Lucretia, che ancor tutte le cose si ponno in qualche maniera conservar per qualche tempo almeno . Sì aggiunse

 

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se Cornelia , eccetto la fede,e l’amor de gli huomini : Oh Dio , disse all’hora Leonora, che odo,che sento hoggi ? che sciochezza è la vostra,e che patientia è quella di noi altre. Io stò pur aspettando la vostra discretione, e veggendo il gran salto, che havete fatto hoggi, è poi forza che io rida al fine. Fate conto, che sete stata un’altro Fetone , che di cielo sete cascata nell’acqua, ma quanto è stato di bene è,che non vi sete poi affogata,com’egli fece,ma con bel modo sete ritornata a riva , e smontata aterra ; e mentre dovevate ragionar secondo il nostro proposito, sete entrata in gerondio d’animali , di arbori, di herbe, e di medicine, e non mirate, che sono sonate 21 . hora , e non havemo detto niente di quel che importa : Che è al aso nostro di gratia il discorrer sopra cose tali ? Siamo noi medici ? lasciateli parlar loro di filoppi , di empiastri , e si fatte pratiche , che è una vergona, che noi ne trattiamo . Anzi, rispose Lucretia, è bene che noi ne impariamo per tenir da noi , acciò non habbiamo bisogno dell’aiuto loro ; e saria ben fatto , che vi fussero anco delle Donne addottrinate in questa materia , acciò essi non havessero questa gloria di valer in ciò più di noi , e che convenimo andar per le man loro . Dio ne guardi pur , disse Helena , di haverne bidogno, che alle volte ci bisogna haver di gratia da dovero . Io per me , disse Verginia , tutte quelle volte , ch io sono stata amalata son guarita senza medico , ne medicina, e così spero far per l’avenire. Io non posso dir cotesto, disse la Regina, che se non era prima il Sig.Dio, e poscia il valor , e diligentia del nostro medico , vi prometto,che sarei morta mille volte. Ancor io aggiunse Cornelia , che certo son molto obligata al nostro di casa ; e è buon dire a chi non ha havuto mal da buon senno . Il nostro, disse Lucretia,ha fatto maraviglie in casa nostra . Chi è il vostro medico , disse Cornelia ? già ci serviva , ella rispose , il nobilissimo Massaria, prima che andasse a Padoa, il qual è ben raro certo , e degno di esser chiamato da qualunque parte per lo suo gran valore ; hora si valemo dell’opra dell’eccelentissimo Zarotti . Oh che honorato soggetto ; è valoroso certo nella sua professione, ripigliò la Regina , oltra che è de gli amorevoli , e diligenti , ch’io vedessi mai , non è però il nostro medico, ma serve in casa d’alcuni miei amici , e parenti . Io non voglio medico, disse Leonora: sono ancor io del parer di Verginia, chiamateli pur voi altre quanto vi piace . E voi , Cornelia che dite ? Io, disse

 

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disse ella, sono di quelle , che quando ho male mi piace ricorrer al medico, e non so come si faccian gli altri . Chi vi medica voi, disse Lucretia . Havemo noi rispose ella, l’eccelentissimo Signor Oratio Guarguanti , che certo è un dsoggetto maraviglioso ; Vi prometto , che ha ben egli operato le meraviglie in casi, che da altri eccelenti medici sono stati tenuti disperatissimi , così in casa nostra, come di molti nostri amici,e conoscenti. Oh, il Guarguante , rispose la Regina , io non lo conosco per vista, ma hollo così udito commendare per giudiciosissimo, e pieno di tutte quelle honorate qualità, che a gentil spirito si convengono. Eh, vi dico, ripigliò Cornelia, egli è la dottrina, e la esperienza istessa, e molto amorevole de suoi ammalati. Io,disse la Regina,nelle occasioni mi vaglio delperitissimo Stabile nell’una,e nell’altra scienza cioè di Fisico , e di Cirugico . Ho udito, disse Lucretia , molte volte lodarlo per valorosissimo, e di notabile esperientia. Conoscete, disse Helena, il nostro Amaltheo ? come disse la Regina , egli è un soggetto glorioso , e una degna , e nobilissima pratica,e la sua fama è celebre, e ammirabile, e la singolar sua virtù degna di laude eterna. Che mi dite , disse all’hora Lucretia dell’eccelentissimo Signor Benetto Flangini ? Il Flangini, rispose Corinna , è persona ancor egli di raro ingegno in questo essercitio , e è gentilissimo , gratioso , e molto diligente , e merita qualonque honoratissima laude. Sò chi volete dire,aggiunse Cornelia , e non si può lodar tanto , che più non meriti . Ma il famoso Parifan , il pregiato Sassonia , e il dotto Scarn , vi sò dir , che sono ancor essi di primi , e non cedon punto a gli altri di valor , e diligentia , e son ben conosciuti per tali in questa Città. Ho udito nominarne molti altri , disse Corinna , che son non meno famosi , e segnalati, ma non me ne ricordo il nome. Hor quest’arte veramente della medicina è sopranaturale , e è saper quasi divino , poiché tutte l’altre tendono ad accumular le facoltà , commodi , e piaceri appartenenti alla vita , e questa è propria per conservar la vita istessa , cioè mantener l’anime nei corpi , il che solo da Dio havemo ; perché si ponno ben gli huomini generar quanto a I corpi senza l’anime co’l mezo humano , ma quanto all’anime niuno le infonde se non Dio solo , ch’in questa parte si ha riservato l’operar da per sè,nè ha voluto, che l’huomo vi s’interponga;Essendo mò la scienza del medicar di tanto valore, che quelle anime , che Iddio da se stesso ha in fuso

 

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fuse ne i corpi , può mantenervi per lungo tempo mal grado dell’indispositioni , che riducendo i corpi in estremità , e mancamento di virtù,lor danno combiato per uscirne ; di qui è che questa tale opera di mantenerlevi per esser imitrice,e seguente alla prima della infusion di esse , viene ad esser , e può meritamente chiamarci ( piamente parlando ) una seconda quasi divinità , un miracolo consueto,una gratia sopra humana , anzi una virtù celeste humanata ne I cuori, e intelletti nostri . Certo,disse la Regina, che voi discorrete ottimamente , ne si può trovar la più degna , nè la più utile , nè la più necessaria virtù di questa contra la opinione di molti , che biasimano I medici , e le medicine ; ma questi tali non ne debbon haver gran bisogno , e però preghiamo Dio di non ne haver mai ; che se ben vi sono di quelli, che non operano quest essercitio così giudiciosamente, non però si denno biasimar quei , che sanno , e molto manco l’arte in se stessa , che è data da Dio a beneficio nostro ; che non havrebbe egli posto tante virtù nell’herbe, e nelle pietre , come si vede chiaramente , se non fosse il nostro bisogno , e che ci è di necessità il servirsi di esse. Il fatto stà,disse Lucretia,che questi Signori medici per esser tali, che ci giovino, e non faccin torto alla medicina;bisogna,che habbino un gran giudicio,e una gran memoria,e che non cessino però di studiar,ne si fidino della lor età , e esperientia , havendo à ricordarsi tante cose per diverse persone in diversi tempi . Signora sì , rispose Corinna , perché non solamente hanno da sapere la virtù de medicamenti,ma conoscer le malatie, e le cause di esse , e bisogna, c’habbino questo giudicio di appropriar le medicine a I mali,e non solo a I mali, ma anco all’età,e alle complessioni ; perché se ben siamo tutti composti di quattro elementi,li quali in noi generano le quattro sostanze, ò dispositioni principali,contraria l’una all’altra, cioè la flemma dall’aria , il sangue dall’acqua , dal foco la colera , e dalla terra la maninconia;se per essempio l’uno di questi humori predomina gli altri in un corpo,bisogna , che lo conoschino , e sappino trovar rimedio opportuno , e proprio per risolverlo , ò quietarlo ; che quel rimedio che sarà buono per uno , non è sempre buono per l’altro ; perché si come le complession de’corpi sono varie, e l’età differenti , così hanno essi da variar , alterar , ò minuir le medicine , e questa cognition è difficile;però è da schivar l’aviso sciocco di molti , che non fanno profession de

 

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de medici , nè intendon filosofia , ma perché havranno udito , che’l tal rimedio ha giovato alla tal persona per il tal male, così anco credono,che debba giovar à tutti,e non considerano queste conditioni ; e certo quando si trova haver un buon medico , che appresso l’intelligentia governi con diligenza , e amorevolezza l’infermo, merita di esser riconosciuto notabilmente; perché,qual maggiorbeneficio può ricever l’huomo dall’altro huomo,quanto che per esso gli sia recuperata la sanità,e la vita ? Nè si dovria cercar di tor tanti medici ne I bisogni,perché spesse volte le varie,e incerte opinioni de diversi medici sono causa della certa morte delli poveri ammalati. Basta disse Cornelia,voi parlate benissimo, ma ritornando al caso nostro , con tutto ciò , che si è ragionato di stelle,di aria,di uccelli,di acque,di pesci,e di tante qualità di animali,di herbe, e di piante , non si ha già ritrovato cosa ancora di tal virtù , che potesse far mutar animo a questi huomini per tenir conto di noi , e per amarci di buon core come meritamo. O , disse Lucretia, si dice che la virtù stà non solo nelle herbe , ma anco nelle pietre , e nelle parole . Le pietre anco , disse Corinna,hanno ben certo particolar proprietà per oprar diversi maravigliosi effetti , ma à questo che dite , non credo già,che vaglia alcuna di esse. Hò udito dire disse Lucretia che la pietra detta Helitropio rende la persona invisibile , credetelo voi ? Lasciamo le favole , rispose Corinna . Molte sono le pietre virtuose . Il corallo rosso, o bianco ha occolta virtù contra il morbo caduco , stagna il sangue del naso postavi la sua polvere con draganti, e acqua d’orzo,e contra il flusso bevuta, e tolta in pillole giova a quelli che sputano sangue. La pietra lapis lazuli è molto ottima contra la maninconia,alla passion del core,e alla milza . ll diamante è di frigidissima natura,e tale che è neneno , e è così forte , che niuna cosa lo spezza , salvo che il sangue del becco.Et il diaspro aggiunse la Regina, non è buono a stagnar il sangue? Signora sì rispose Corinna. La pietra Ama tites ancora è ottima medicina per stagnar il flusso del sangue del naso e anco del ventre . Disse all’hora Helena, parmi haver inteso , che la pietra siderite , mette pace ove si trova discordia . Così si legge seguì Corinna.Horche debbo dire della pietra aquilina , c’ha tante singolari virtù ? perché principalmente è contra il veneno , e perciò l’aquila , da cui prende il nome la porta nel nido per assicurarsi dalle serpi . Ella ha virtù portata al braccio

 

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cio sinistro di far che le Donne gravide non si sconcino , e all’hora del parto levata, e posta alla coscia sinistra agiuta a partorire mirabilmente , giova a I vermi , alle vertigini , e altri mali . Vi è ancola pietra di tucia che molto vale a defeccar , e saldar , e spetialmente giova a gli occhi con acqua rosata. Il zaffiro,disse Cornelia , ho esperimentato esser molto giovevole alla vista , guardandosi in esso . Le perle , aggiunse la Regina, non sono anch’esse di gran virtù? Sono, risposte Corinna, oltra la lor bellezza,di ottima sostanza per gli infermi , ò debili, dissolvendoli nei cibi con loro , il qual più notabile de tutti i metalli , e più nobile è cagion della vita, e spesso anco della morte dell’huomo,poiché n’è tanto ingordo , che per lui si mette à far cose indegne d’huomo savio , e nato per hereditar le ricchezze del Cielo . Gli altri metalli disse Lucretia, credo che sieno più da adoperarsi in varie forme per bellezza , e commodità , che per troppa virtù , che s’habbino . Non dite così , disse Corinna;che ancor essi hanno pur qualche proprietà , e mass il mercurio, che ha virtù de disolver , e incider; il litarghirio,che è la spuma dell’oro , e sdell’argento purifica , e stringe , e sana le piaghe , e vale al panno de gli occhi con acqua rosata, e se ne fà acqua da lavar , e far bella la faccia : così gli altri hanno altrre virtù,che sarai lungo a contare. Hora che parlate d’oro , e d’argento, che vi par,disse all’hora Cornelia,di quel nuovo Mida , che ci voleva far tutti d’oro ? E stata , disse la Regina , una burla , che ha fatto assai ragionare , e una piacevolezza da ridere senza danno de niuno . Che volete , ch’io vi dica , ripigliò Corinna , ch’io non ho mai creduti questi miracoli , ne meno a costoro , che trattano di Alchimia, perché credo che ciò sia un’humore,una frenesia da far, che l’huomo si riduca di qualcosa in niente , più tosto che di niente faccia qualcosa; e non sò io che più bella alchimia per far oro , e argento si possa trovar quanto che l’huomo studi, e s’affatichi per imparar virtù , e che con le sue giuste fatiche sia solecito ad acquistarsi le facoltàe le ricchezze, che questa è una alchimia, che non falla mai. Oh quanti si sono impazziti, disse la Regina , dietro queste sciochezze di alterar , e trasformar I metalli . In somma il mondo non si contenta mai , di star in un esser : Egli è disse Cornelia , che molti vorriano star commodi senza moversi , nè affaticarsi , e con questi giuochi , ò giunti chi con far l’alchimia , chi l’astrologo , e chi l’herbolato , e chi’l lapi-

 

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Lapidario cercano di levar il danaro di borsa a I creduli , e corrivi , e per ciò è buono allargarsi da queste pratiche di ciarlatani , e non dar loro punto di fede . Ma a proposito di pietre , si dice pur , disse Lucretia , che la calamita nera tira a se il ferro, e la bianca dicesi , che ha virtù d’attraher gli cuori ad amare; questa dovria pur esser al nostro proposito. Deh , Signora , rispose Cornelia , secondo I cuori hanno virtù le pietre ; penso ben io , che poca forza vi vuole a mover un cor di Donna per bene,e virtuosamente amare ; ma nè virtù di pietra calamita può vincer quel dell’huomo , nè calamita di Donna può moverlo ad haver compassion di lei, che non solo non la conforta ne suoi travagli, nè la soccorre ne suoi bisogni , ma sopra mercato non crede , ò finge non creder il suo male, e si burla , e ride di stratiarla; nè altrimente si gode , e abbellisse delle sue lagrime , che si faccian le tenere herbette sotto la minuta pioggia d’Aprile. Come volete voi , aggiunse Corinna, che possino alcuna di queste pietre in loro,poscia che hanno essi il cuor di pietra, e di più duro metallo , che non produce la terra ? e però non si moverebbono per pietre,salvo se noi non le facessimo lor provare, come fece quel l’hortolao a clui , che gli robbava I frutti sù l’arbore . Almanco , disse Leonora , si movessero per forza di parole , che mi sforzarei far loro una oratione publicamente in genere demostrativo , lodandogli , e facendoli ogni sorte d’amorevolezza,pur che ci valesse , O , disse, Corinna , che piacer sarebbe l’udirvi , andareste di gratia alla presentia di tanti sindici , di tanti strasavii , di tanti , che stanno se non fu’l notar , fu’l beffar , e fu’l dar la burla ? Io non credo già , che vi giovasse alcun argomento di logica, alcun filogismo di dialetica , ne alcun color di retorica; non vi valeria formar concetti, vestirli di vaghe parole , alterar la voce , variar lo stile , nè accomodar le figure , per produr le ragioni , per provar le leggi , per ricordar gli essempi ; vi perdereste fu’l bel principio, e havendo a pena incominciato il prohemio , vi trovareste haver fornito la narration, e l’epilogo. Io ho un grand’animo, rispose Leonora , e sò ben io , che pur che mi valesse, saprei ben dir le mie ragioni. Sì , rispose Cornelia , ma sete troppo furiosa , non havreste troppo buona gratia. O che bella Oratrice, disse Helena, di gratia fate conto , che noi siamo gli huomini,e cominciate un poco : come direste ? Sarebbe meglio, che voi parlaste , disse Corinna , in genere deliberativo,

 

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tivo , persuadendo gli huomini in nome di tutte le Donne , che ci amino , e tenghino conto di noi . Si certo, aggiunse Helena; Hor date principio vi prego . Che sò io, disse ella , che non ho studiato , ne pensatovi sopra ; Volete cogliermi all’improviso ? Ma voi non sapete , disse Cornelia, che quel Poeta disse.

Molti consigli delle Donne sono

                       Meglio improviso ch’a pensarvi usciti.

Hor ascoltatemi dunque , replicò Leonora , ch’a punto voglio incominciare. Dite pure il peggio , che sapete, ritolse Cornelia, e tutte le Donne , che con fatica si tenevano di ridere , le s’acconciarono intorno , e ella così incominciò.

Carissimi , e amatissimi huomini ; voi sete così prudenti , e amorevoli, che son certa, che voi tutti volentieri ascoltarete me sola in nome de tutte le Donne , poiché non si può udir più d’uno per volta , e che tutte l’altre per lor bontà hanno dato tal carico à me sola , benché sii la minima fra tutte,di parlarvi di cosa , che tanto a tutti importa . Per tanto ecco che io vi porto la più giusta causa , e le più sante ragioni , che voi udendole , e rimossa ogni passion dal cuor vostro, non ho dubbio,che voi, non come parte interessata , ma come giustissimi Giudici , darete la sentenza in favor nostro . La causa è questa;Che voi,come ben sapete , fino hora ci sete stati sempre così contrari , che sempre havete cercato di abbassare, e offenderci à tutto vostro potere in parole , e in fatti : e perché non vi habbiamo colpa alcuna,nè vi diamo occasione di esserci tali; vogliamo però persuadervi , che mediante la nostra innocentia , e I nostri meriti pur troppo da voi conosciuti , ma dissimulati , e l’obligo che ci havete, con I preghi , e l’oblation,che siamo per farvi , e altre ragion che havemo , voi vi moviate hormai a degna pietà di noi, e ci teniate in quella stima,che richiede la grande istima,che noi facciamo di voi , e il grande , e vero amor , che vi portamo . Però voi ben sapete , prima , che noi siamo nate delle istesse sostanze , e qualità , che voi ancora sete nati , e che vi siamo state date per compagne in questa vita , e non per ischiave ; e sapete anco , che per nostra naturale humiltà , e perché vi amano tanto,vi servimo e seguimo , e siamo ossequiose , obedienti, e patienti , e tutte vostre care,e fidelissime , vivendo vi accompagnamo alla morte in fin alla sepoltura , e quante sono morte con voi , e per voi ? Per ilche deh carissimi , che ragione havete per

 

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per non amarci ? Deh padri amorevoli , che cagion vi move (non dico solo ad incrudelir nel vostro sangue come molti han fatto)ma se havete figliuoli maschi ò femine,à beneficar più loro , che noi ? non siamo noi forse tanto sangue , e carni vostre quanto gli maschi ? perché non vi ricordate ancor di noi ò in vita, ò alla morte ? Deh fratelli amaissimi e voi,perché spesso sete tanto crudeli verso le povere vostre sorelle, che non le governate,se ben per mancamento d i padri, ò della fortuna son prive della robba ? perché non vi pigliate voi carico di locarle , acciò non vadino le poverine di male ? Deh di gratia se si allevano , e fansi le spese a gli animali brutti ; a cani , gatti , uccelli , e simili, perché non a noi , che siamo nate d’un ventre con voi di quell’istessa carne e sangue , che sete voi ancora ? Deh figliuoli dilettissimi, e voi perché causa non istimate le madri vostre,che tanto hanno sofferto per voi? siete pur usciti delle nostre viscere, havete pur preso il latte , primo vostro alimento , dalle nostre mamelle , vi havemo pur fatto tanta servitù in allevarvi,e sofferto tante fatiche , e tanti travagli ? Deh per quel sangue,che havemo in voi, per quelle fatiche , che tanto volontieri havemo sopportato per notrivi , per darvi creanza ,per guardarvi da pericoli , e in somma per ridurvid esser huomini, come voi siete , habbiateci qualche compassione, e teniate qualche conto di noi,non ci sprezzate, non ci abbandonate, e imaginatevi , che voi siete huomini, perché noi siamo Donne. E voi mariti dolcissimi,deh non isprezzate le vostre povere mogli,già voi sapete che sete una carne istessa con noi, e che solo la morte può separarvi dalla nostra compagnia; perché di gratia ci abbandonate? perché spesso ci spogliate di nostri Beni ? e non ci trattate come è il debito vostro ? Oime che tanta servitù, che vi facciamo, con tanto amor che vi portamo,e tanto ossequio, che vi prestamo non vi può volgere per far che voi siate un corpo , e un’anima con noi come dovreste esser ? Ne vi attribuite ragione?perché alcuna di noi qualche volta vi offenda, perché non deve patire il più per lo meno , nè l’universale per lo particolare , e poi dell’error di queste tali siete pur cagion voi altri , che v’insidiate voi stessi le mogli l’un l’altro , onde per tanta molestia , e per lor mala sorte le meschine s’inciampano ; e voi mariti sete spesso ancora causa di far pericolar le mogli,perché dando lor mala vita,le ponete in disperatione di far il peggio,che fanno. Però deh carissimi,

 

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carissimi , e inseparabili amici , tutte le leggi divine , e humane vi fanno nostri,come noi siamo vostre . Deh fateci buona e amorevol compagnia ; dateci buon essempio;che se ci amareti, noi vi amaremo, se ci tenirete per mogli noi vi teniremo per mariti, e anco patroni, non per obligo,ma per amore. E voi amanti insidiosi , e molesti alla nostra libertà, e honestà. Deh vi prego in nome di tutte le Donne , che facciate un buon pensiero, e vi risolviate di mutar costume per non esser causa della nostra ruina . Deh di gratia , se voi ci amate di buon cuore non cercate di danneggiarci nell’honore, nella vita,e nell’anima,che è cosa da nimico,e non d’amante. Se anco ci burlate,perché cercate far si notabil danno à chi non vi offese mai?questa è troppo gran crudeltà . Di gratia lasciateci stare , e in tutti I modi rimanetevi di più offendeterci, molestarci, e ingannarci, che noi non vi vogliamo,anzi vi rifiutamo in tutto , e per tutto quanto ad assentire alle vostre volontà, rimanendovi nel resto assai buone amiche ma di lontano. Essendo noi dunque,giustissimi, e prudentissimi huomini così à voi simili di sostanza , di figura , e di qualità naturali, come è detto , e come ben sapete ; e se ogni cosa ama il suo simile,deh di gratia perché ancor voi non amate noi? e havendo per legge divina,per decreto humano , per obligo di natura , e per legge di gratia , voi obligo di amarci, e di tenerci care, donde nasce, che voi non amate noi ? e se noi vi amamo, e se amore à nullo amato amar perdona , deh perché non amate noi ? A ciò instando ancora la nostra humiltà , patientia, e bontà con tanti altri meriti, per li quali ragionevolmente doviamo esser amate:con l’oblation,che al presente vi facciamo di rimetterci,e dimenticarci tutte l’offese passate,e di esservi più che mai per l’avenir amorevoli, e soggette, per amore però , e non per forza . Ch’amor regge suo imperio senza spada . Là onde vi pregamo, e supplicamo , e in ciò vi facciamo voi stessi giudici , benché siate parte , e si rimettiamo in tutto a voi, che date loco alla giustitia , approvando le nostre ragioni , e sententiando contra di voi, ma sarà in vostro favore si certo ; fattelo huomini , che vi trovarere ogni dì più contenti ; essequite le domande nostre, levandoci l’occasione di più querellarci di voi,come sò che per vostra bontà, e prudenza sarete,acciò viviamo quel breve tempo, che’l Signor ci ha dato in questa vita , perché ci amiamo,e conversiamo insieme in pace,in carità,e amore;e con gli effetti mostrare te la

 

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te la verità di così giusta sententia. Di questo ragionamento di Leonora si presero le Donne un grandissimo solazzo,e molto dopò se ne risero. Et la Regina disse , certo , che voi Leonora parete assai buono così tra noi Donne a dir le vostre raioni , perché tutte tengon da voi , ma non sò poi come reuscireste tra gli huomini. Che pensate replicò Leonora che io facesse , come accaddè a quel figliuolo delpentolaio? Che fù di costui,disse la Regina , dite vi prego . Un pentolaio, seguì ella, mando già un suo figliuolo in studio con pensiero che riuscisse intelligente , e col tempo di addottorarlo . Hor essendo in capo di alcuni anni venuto questo tempo così desiderato, il paadre,si fe un giorno venir questo suo figliuolo a casa,e ragionando sopra questo addotroramento , gli dimandò il padre se glidava il cuore di riuscirella prova, e di saper ben rispondere alle dimande, e questioni, che gli sariano state proposte , e rispondendo il giovene de sì . Horsù , aggiunse il padre , ecco che io voglio prima udir io alquanto delle tue virtù per saper se riuscirai,facciamo così tra noi un poco di sperientia,e ridotolo in una camera, dove erano molte di quella massaritie , che di sua mano fabricava , tolse molti di quei vasi , e postili sù una tavola così per ordine, e egli appresso , disse al figliuolo . Hor poniti qui all’incontro , e fà pensiero che questi siano gli ascoltanti , e questi sono I Dottori, che ti hanno da dimandare. Comincia hora à dir le tue ragioni . Il giovene all’hora s’acconciò la dottrina per lo miglior verso,che seppe,e disputando, e filostocando assai suoi avilupati argomenti , parve al padre , che tanto s’intendeva di logica,e di altra dottrina quanto l’asino di sonar di lira , che molto acconciamente il figliuolo argomentasse, e risolvesse quello, che egli non intendeva punto,e c’havesse più il capopien di filosofia,che egli non haveva la bottega di pentole , e di bocali , per il che tutto lieto dopò che egli hebbe finito ; Và disse, che tu sei molto pratico , e sai più che cento Dottori , hor andiamo , che io non voglio più metter indugio à questo negotio così andaro,e posto l’ordine conveniente co I Dottori , e ridotisi un giorno con gran moltitudine di popolo per udire il giovene , presente il padre anco alla prima dimanda,che gli fu fatta,in guisa egli si perdè,e confuse, che non seppe , nè potè formar parola,per rispondere à cosa alcuna . Di che il padre tutto smarrito,e dolente,rivoltatosigli ; come, disse , quando eravamo in camera dinanzi à quelle pento-

 

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pentole,e bocali,tu pur disputavi,e rispondevi, che mi parevi un Tullio, come hora così ti perdi , e non sai dir nulla . Oh messer padre , rispose all’hora il giovene , sappiate che gli huomini non son mica bocali . Hor costui si rimase da un bue, ma non penso io già , che così à me intervenisse . Con molto riso udirono le Donne la piacevolezza di Leonora, e disse Cornelia , Dunque Leonora , ci volete noi Donne poner in comparation di bocali. Oh , aggiunse Leonora ridendo , intendetela sanamente , non quanto al merito nostro , ne quanto al saper , ma per modo di parlar quanto alla dimestichezza , e convenienza , che havemo tra noi, e così la comparation sarà propria,e ragionevole . Basta vi dico,che non temerei per ciò che mi mancasse l’animo per diranco meglio ch’io non ho detto,pur che io sperassi di far frutto con questi huomini . Fù già un da dovero, disse Lucretia,che riducendosi in presentia di alcuni gentil huomini per ragionar loro sopra una certa facenda d’importanza , si perdè di maniera, e si smarì in modo la memoria , che mai non seppe dar principio, dove che non sapendo altro che dire,tutto confuso disse loro. Carissimi Signori io haveva ben pensato di dirvi una bella cosetta , ma per hora non me la ricordo , e tolse licentia , e s’andò via. Io senti già à dir d’un’altro,aggiunse Corinna,che s’havea scritto tutti I capi del suo ragionamento dentro della bretta , e essendo comparso dinanzi a I Signori , e trattosi la beretta per modo di creanza , e mirandovi così sott’occhio per cominciare , volse la disgratia , che vi smarìil principio , ne per molto voltar, e rivoltar che si facesse di lei in mano , mai potè trovar la prima parola del prohemio,dove che non sapendo, che farsi per manco male, fatto un bel inchino si tornò la beretta in capo, e s’andò con Dio . In vero disse la Regina , quest’arte oratoria chi ben considera,è di gran travaglio,e bisogna che gli avocati habbino un grand’animo , dovendo così esporsi in publico alla censura di tanti , che ascoltano più per notar I falli che si fanno , che le ragion , che si dicono . Così è,disse Corinna, però si dice che Demostene orator illustre si perdè inanzi Filippo Macedone. Ma che direte voi della memoria, che si ricerca loro ? Bisogna , c’habbino à mente le leggi, le pratiche del palazzo,le ragioni del principale , e li casi seguiti per non uscir del termine, per non errar nell’ordine,per non perder nel merito,e per non mancard’essempio. Bisogna loro studiar ben le scritture, intender ben le ragioni

 

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gioni,formarne,e produrne di nuovo,spiar le cautelle dell’Aversario,far mine,contra mine, consigliar la causa con altri avocati, e ecco quì maggior disturbo,e disordine, perché ben spesso non son d’accordo , e chi ha una opinion , e chi n’ha un’altra , e ad accordarsi bisogna tornarà pensarvi , lambicarsi il cervello , e in fine quando si ha pigliato un buon termine, conviene prepararsi à parlar dinanzi à Tribunali , e quivi haver grand’animo , gagliarda voce,pronta memoria, vive ragioni , gratificar il Giudice, sostentar il rigor della giustitia,la pietà, ò necessità del caso, è l’honestà della dimanda , ò della risposta . Con tutto ciò , disse Lucretia , si perdon tante cause. Che volete far rispose Corinna , e forza , che un perda , e l’altro guadagni ; ma sapete cosa fà danno spesso a I litiganti, la troppa loro importunità, e’l non fidarsi d’un solo, quando si conosce, che procede lealmente con diligentia,e con amore, perché come il vario parer de diversi medici(come si è detto ) fà spesso tuor di mezo l’amalato , così la diversa opinion delli avocati, amazzan le cause. Si dice pur,disse Helena , che’l mondo è de I soliciti . Sì, rispose Corinna , ma con discretione , e in tempo opportuno. Certo , disse Lucretia , che frà le molte miserie di questea misera vita , reputo molto notabile quella de i poveri litiganti , che mai vivono un’hora in riposo, e io l’ho provato à mio costo, che nel tempo, che io feci lite, stetti sempre in pena , nè tanto mi travagliava la continova spesa , quanto il continuo travaglio, che apporta seco questo tedioso negotio . La vinceste poi ? disse Helena. Signora sì rispose ella, per gratia del Signor, e del nostro eccellentifs. Avocato. Chi fù egli disse la Regina . Fù, e è, replicò Lucretia l’eccellentifs. Usper, il qual sò che tutte, conoscete , com’egli è de I primi di questa città, e quanta sia la sua scienza , e eloquenza, che ha pochi pari al mondo,e gli sono molto obligata . Nelle nostre cause disse, la Regina,si havemo sempre servito dell’honoratissimo Balbi,ilqual e ben raro anch’egli di virtù , e scienza maravigliosa; e non solo in questa professione , ma in molte altre è singolare, e notabile . Io disse Cornelia,in una causa , c’hebbe mio padre , lo senti molto lodar il Trento , e il Vincenti , che questi erano gli nostri avocati, per doi delli migliori,che havesse il palazzo . Così è disse Corinna , e oltra il valor in quest’arte , sono amorevoli, gratiosi, e molto diligenti Vi è il Marino,il Bardelini,il Pincio,lo Squadron,disse Corinna,tutti segnalati,e principali ,

 

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Pali , e altri infiniti di singolar merito , di cui saria lungo à contarvi . Vi serve alcun di questi ? disse la Regina , Signora no ella rispose,mi difende l’honorato Signor Filippo Georgi, il qual è anco Avocato fiscal nell’officio Illustrifs. dell’acque,e la sua diligentia fedeltà , e prontezza è ben conosciuta da questo eccellentifs Senato; Et certo se ben non è di tanta fama rispetto all’età, che è giovene , è però conosciuto di tal virtù,bontà, e integrità , e è così soecito e s’affatica tanto nelle cause volontieri , che co’l merito di queste parti è tenuto in gratiosa stima ; oltra che in ben ordinar una causa non cede ad alcuno de gli altri . Io l’ho udito ben nominar per tale , disse Leonora , e certo se io mi dovessi mai servir di huomini in questo caso di lite non vorrei altri che lui . Gli Avocati , disse la Regina,doveriano studiar di esser più brevi , e raccolti che lor sia possibile, perché il lungo parlare (oltra che è causa di far far qualche errore ) suol tediar il Giudice . Oh mi dispiaccion pur anco a me , disse Lucretia,questi tali, che vanno allunganfdo il parlar fuori del caso , e che vanno come I Pedanti ad ogni passo sù I punti della Gramatica . S’hanno da schivar,disse Corinna,di proferir le sentenze latine gli oratori , che è cosa all’antica , e non si usa più tra noi . Egli è ben gran cosa, disse Cornelia,che hora non si faccia molta stima d’un Dottor in Gramatica,e pur non si può far, che la prima cosa,che si fà imparar a I fanciuli è questa utilissima scienza,per cui se apre la porta alle altre . Se gli huomini , disse Leonora, andassero anch’essi all’antica , cioè che fussero men cattivi , come erano pur quei primi padri,mi provarei di far loro un prohemio all’antica, che se non mi giovasse il volgare,mi servirei del latino, ma penso, che in niun modo non occore che io mi affatichi,poiché essi così suggirebbono d’ascoltarmi , sapendo, c’havrei da dir solo la verità.

Com’Aspide suole

                                   Che per star empio il canto udir non vuole.

E poi , disse Corinna , la vostra Gramatica non si consarebbe con la loro,perché essi nel lor latino errano le concordanze,non accordano mai il relativo con l’antecedente , che se hieri vi fecero buon viso , e vi diedero buone parole , hoggi discordano dal passato,e vi si mostrano nemici . Hanno il passivo del primo verbo , ma non l’attivo , che è proprio di noi ; perché noi amamo , e essi sono amati ; hanno le note delle lor colpe , ma son senza

 

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senza regola nè loro apetiti; de’generi hanno il mascolino, e l’incerto ; dei casi l’accusativo è loro , perché sempre ci accusano . Il Dativo,perché tall’hor anco ci percuotono, l’Ablativo perché mpre rimovono loro stessi, e ogni bn da noi . Ma all’incontro noi havemo il noinativodel nomarlion honore, Il genitivo dell’esser tutte di loro , e’l Vocativo del chiamarli sempre con amore . Voi la potate per una via , disse la Regina,che essi non la intendono, come volete poi , che ci amino , se sempre diremo mal di loro ? sapete perché ? aggiunse Leonora perché .

                       L’ossequio gli amici , e la verità partorisce odio .

E poi in prima essi ci hanno offeso che noi si siamo lamentate,prima hanno detto mal di noi,che noi diciamo di loro. Proviamo un poco hora noi à tacere, disse Helena,e forse muteranno stile . Si è taciuto pur troppo , replicò ella , e più che si tace , essi fanno peggio,anzi per mover il Giudice à dar giusta sentenza bisogna dir liberamente la verità, e non tacer alcuna delle sue ragioni; che se per caso uno doverà haver dinari da tale,che non si curi pagarlo,e egli si tace,colui che non ha discrettione,non lo satisferà mai , male se parla, se dimanda , s si querela al Giudice , ecco che pur tardi , ò per tempo vien satisfatto . Ma se’l Giudice dovesse egli dare,disse Cornelia , non sò se vi desse la sentenza in favore , come vi pensate. Sarebbe ingiusto,e crudele, replicò Corinna , perché il vero Giudice non deve esser appassionato, ne lasciarsi vincere dall’affettion del proprio interesse , ma giudicar rettamente anco contra se medesimo . Certo disse la Regina,bisogna anco, che questi Signori Giudici, habbino un gran giudicio , e siino di pura conscientia per giudicar le parti con lealtà , e discretione , e quando il Giudice vien conosciuto per tale , non può, nè deve alcun dolersi , se ben gli vien fatto contra . In tutti li Regni,e Republiche , disse all’hora Lucretia,credo ben, che vi siano leggi , e giudici per ben regger i popoli , ma non meglio quanto in questa nostra gloriosa città , dove son leggi santissime , degne di esser abbracciate,e essequite, da qualonque Dominio , non altramente che si facessero i Antichi tempi quelle della prudentissima Atene . De nostri senatori,che giudicano poi non si può esprimer con lingua humana la prudenza , la giustitia , e la benignità. Sì certo, aggiunse la Regina, ma dite purdella bontà , e gentilezza singolare di tutta la noniltà di questa Terra . Ben se ne può ella gloriare,e anco di Cittadinanza certo,

 

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to,e popolo all’incontro fedele,e amorevole. Ma che diremo poi,disse Corinna , già ch siamo in questo ragionamento, delle tante divine eccellentie del nostro Serenissimo Prencipe ? Oh,riprese la Regina , è cosa impossibile accettarne pur la millesima parte . Ogni volta, ch’io veggio, disse Lucretia, e che ammiro quella venerabil presenza, che move gli animi de’suoi sudditi anzi pur di ciascuno, ad amarlo, e riverirlo insieme, fammi sovvenire di quella famosa Vittoria , nella qual riuscì egli così segnalato, che l’honorata sua spada ha perciò cangiato in quel glorioso corno Ducale. O felice ricordatione la Regina rispose e ben degna di perpetua historia,e degno egli, che’l suo grido famoso risuoni per tutte le parti in ciascuna etade, poi che’l nome celebre di PASQUAL CICOGNA Prencipe di Venetia apporra sempre con tal memoria ( oltra gli altri suoi meriti ) honor , e allegrezza notabile a questa Republica . Egli è pur il bel veder, disse Verginia , quando passa egli per gir a qualche solennità , accompagnato con tutta la pompa , e corte de gli Ambasciatori stranieri , di Senatori gravissimi,e di nobilissimi Secretari . Imaginatevi,disse Corinna, di veder tante gemme pretiose e il maggior thesoro di questa patria. Questi son quelli , che la governano, che la sostentano , e che,dopò Dio la provedono d’ogni cosa necessaria . Questi sono la fortezza,il conseglio, la sapientia, la scienza, l’intelletto , la pietà, e il vero timor di Dio, per li quali si mantiene l’esser , e il ben esser di tanta Republica . Questi benché siano Signori , tuttavia come padri amorevoli sempre studiano , sempre si affaticano , e sempre si ingegnano per giovar a tutti,non guardando a spesa , ne a fatica alcuna per commun beneficio . Questi servono la giustitia,soccorrono a poveri,premiano i benemeriti , e castigano,ma con pietà ( imitando in ciò la divina clemenza ) i delinquenti, oltra che sempre proveggiono il ben publico diligentemente , e hanno continua cura si della Laguna , e de luoghi più lontani , come delle fortezze , e delle fabriche utili, e necessarie a questa Città. Sono oltra ciò benigni a tutti , amano tutti , e fanno stima di tutti ; e quando gli altri dormono , essi pensano,e sotto l’ali loro , come figliuoli sotto i padri , e le madri , i loro sudditi sicuri , e spensierati si riposano ; O santi pensieri , ò santi ordini , ò sante leggi, ò santi Padri ; ben è misero , e sciocco quello , che non sà viver sotto si santa , e felice protettione . Deh disse Cornelia,che voi dite pur trop-

***N.B. MANCANO LE PAGINE – 122 e 123 ***

 

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concetti proposti con largo flusso di parole proprie , e accommodate alla materia, di cui si tratta, ò siano in viva voce spiegati, od in iscritto vagamente raccolti . Veramente disse all’hora Lucretia , questi,che scrivono le historie con gratiosa prosa sono molto da commendare , ma molto più pare à me, che siano da commendare , e da riverire insieme quei , che riescono in rima felicemente. Il verso , disse Cornelia, è cosa di tanta dignità,che affermano i savi, che l vero Poeta sia mosso da furor divino,poiché è saper celeste, e sopranaturale , e virtù, con che l’huomo nasce ; e però si dice per proverbio, che i Poeti nascono, e gli oratori si fanno . I versi, disse Cornelia, mi piacciono sommamente , però quelli , c’anno sostanza , e che sono spiegati con leggiadria , e dignità insieme , e che essendo facili serbino anco il decoro e la grandezza; che lor si richiede . E ben vero disse Corinna , che tutti i versi non sono di una sorte , poiché secondo i soggetti bisogna variar lo stile ; nelle materie grani, ò in casi dolenti , ò in lode di Prencipi , devesi trattar con versi interi , e pieni di gravità, ma in soggetti piacevoli , parlando di cose allegre, si ricercano concetti,e parole facili , e leggiadre ; ma sia poi che materia esser si voglia,i versi deono tutti esser pieni , e non languidi , e le parole molto scelte , e gli epiteti molto propri , e che siano spogliati d’ogni asprezza, e durezza,la qual li fà parer non solo sforzati, ma goffi,e senza nissun garbo: In conclusion poi disse Leonora , se ben un poeta gratioso è atto a trattar d’ogni materia felicemente , tuttavia à far cosa,c’habbi gratia, e sia ottima da dovero , parmi che siconvenga haver degna materia da discorrere . Così è disse Corinna , e se poi vogliamo noi giudicarrettamente,qual più degna, e più gratiosa materia si può trovar ( parlando di cose mondane ) della bellezza, gratia, e virtù delle Donne ? perché,se ben alcun tratta le lodi di alcun Prencipe , ò persona illustre , che habbia in se rare , e maravigliose qualità , ben è degno d’udirsi , ben diletta nel leggersi , ma per la gravità,che se li conviene , la qual più tosto ricerca un’elegante prosa , che la dolcezza del verso, non ha in se quella vivacità,quella forza di robbar i sensi, di appartar l’anime da i corpi, di far levar lo spirito in essi come una propria,e polita descrittione della bellezza ò esteriore , ò interiore di alcuna gentile , e valorosa Donna , che apporta al diligente poeta la dolce varietà di mille belle inventioni . Hor che dite voi , disse Lucretia , a proposito di

 

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Di questa materia , che sia più da commendare,la forma interna dell’anima proportionata nelle sue potenze, ò l’apparenza del corpo ben disposta nelle qualità de lineamenti,delle fattezze , e dei colori ? Dico,rispose Corinna, che è da stimar molto la perfetta disposition della forma apparente corporale , come quella che è la prima ad appresentarsi all’occhio , e intendimento nostro , e in un punto è vista , amata , e desiderata per nostro instinto,e proprietà naturale ; ma è poi di molto maggior eccellenza , e dignità la bellezza dell’animo , e dell’anima , per esser non solo risposta in parte più nobile , ma per esser ella di quella stessa nobiltà , e dignitàancor partecipe ; poiché a guisa di fior caduco , che nel matin nascente s’apre tenero , e fresco, e al cader del Sole , ò prima per furor di pioggie,e venti casea fracido , e secco ; così la bellezza del corpo,ò per infirmità , ò travaglio, ò per molti anni invecchiando viene a perdersi a fatto , e resta di nissun merito degna , ma quella , che intrinsicamente è posseduta dall’huomo , che è la virtù in più forme distinta,è non solo infinita , ma incomprensibile , e immortale , e non si ponno così facilmente esprimere i suoi divini ornamenti, ne in prosa , ne in verso ; e perciò non è degno, che alcun gentil spirito si perda ( come molti fanno ) acciccato da una bella vista dietro questi frali apparenze , amando con troppo disordine quella parte,che non è così meritevole , e che presto manca , non havendo risguardo a quella,che più importa, e che è più degna d’esser amata. Oh,disse la Regina non dite così,che un bel viso ha una gran forza per traher gli animi, e accender le viscere , e parmi , che la virtù de due begli occhi sia bastante a volger un monte , non che un cuore di vago giovene, che sia disposto a questi accidenti, e passioni d’amore; oh quanto importa quel,che si vede,molto più di quel , che non si vede . All’hora disse Corinna , voi dite il vero,che in un improviso cosa,che piace,e che si vede,ha molto più forza di quel,che non si vede così in un subito, ma dato tempo all’huomo , e occasion di praticar con la bella di corpo , e con la bella di mente in un tempo istesso ,non è dubbio,che,se ben a prima giunta gli piacerà più la prima , tuttavia scoprendola poi di sciocche maniere , ignorante , ò superba , e sfacciata, non è dubbio dico con tutta la sua bellezza ; che non potrà , o non dovrà amarla di caldo, e sviscerato amore . Dove all’incontro coversando con la men bella di viso , pur che non si un mo-

 

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Mostro , e comprendendola di gentil natura,e di bello intelletto , savia, accorta, e bene accostumata : ò signora,che mi direte voi d’una tal creatura ? che se non sarà bella sarà tutta gratia , e questa gratia haverà tal forza, che gli occhi non belli farà parer bellissimi , e la bocca proferendo belle parole con gratioso soriso , parrà bellissima, e così per la vivacità dello spirito, che in lei si trova pronto , e svegliato , riesce costei tutta acconcia , e garbata , e se non in un subito però di hora in hora si và scoprendo riccha di bellezze interiori, di modo che si veggiono ancor esse benché col tempo , e nelle parole , e ne gli gesti , e nelle opere virtuose ; le quai bellezze mai mancano , mai invecchiano , ma durano quanto dura la vita,e anco per fama dopò morte. Certo , disse Lucretia , che Corinna parla bene , e ragionevolmente , e credo che ogni persona giuditiosa molto più sia sforzata ad affettionarsi a tale , che alla bella solamente di corpo , e che simil amore habbia fondamento per non mancar così presto, poiché quello,che è per cagione della bellezza apparrente,come presto venne, così presto manca, ò alla più lunga fin che ella dura. In questo caso di amare , disse la Regina , si puol ben dar consiglio,ma è difficile andar contra la inclinatione naturale delle creature,perché chi amarà la bella di corpo,chi la bella di mente , e chi tale , che non havrà alcuna di queste bellezze, e pur gli piacerà sommamente; così tal Donna si affettionarà ad huomo , che farà sconvenevole in tutte le parti, e pur, ò sia così la sua inclinatione,ò la sua volontà , li anderà più a gusto , che alcun altreo, che farà bello, e gratioso tenuto . Non sapete di Hiparchia, donzella nobilissima quanto s’invaghì di quel filosofo , benché stiancato , e sparuto , che pareva un mostro ? Questo è nulla , ch’almeno costui era virtuoso , disse Cornelia , ma non è troppo, che mi è stato detto per cosa vera di una giovene assai bella, e garbata essersi inamorata di un spacciacamino il più brutto, e sozzo , che si possa veder , co’l qual essendo fuggita , e vivendo beata,e contenta, è stato non sò chi , a cui è venuto capriccio di scaturire fuori a questo proposito un piacevole madrigaletto, il qual pensando , che voi non habbiate udito voglio ancor io recitarvelo per non ester da meno di Corinna. Et così disse.

Gionta à spino pungente

                          Fresca rosa ridente ;

                          Et or lucido , e terso

 

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Giacer nel fango immerso

Vidi , e stupi , veggendo in gran piacere

Del fango , e spin la rosa , e l’or godere.

Allor diss’io , qual più sprezzato core

Piagnerà per Amore?

S’ei fà in virtù di sua potente face ,

Che spesso il bello annoia , e’l brutto piace ,

Piacque molto alle Donne il nuovo Madrigaletto lor recitato dall’accorta Cornelia , e la Regina disse . Queste sono estravagantie, e miracoli di questa crudel passion d’amore, c’ha tanta forza ne i cuori nostri , che ci abbaglia l’intelletto , e ci priva d’ogni ragione ragione ; e però si dice , che Amor non ha legge , e che egli è forte come la Morte ; ma tornando al caso nostro , parmi in somma, che Corinna la intende meglio di me, e così approvo ragionevolmente,parlando,che sia molto più amabile la bellezza interiore , che l’apparente . Egli è ben vero, disse Corinna quando si trovano queste due sorti di perfettion accopiate insieme,l’una adorna l’altra di maniera,che il soggetto, che in se contiene due così segnalate gratie ha più tosto del divino , che dell’humano ; ma perché di raro occorre il trovarsi tale eccellente congiuntione in una sola persona , però havendo da amarli , e l’una , e l’altra di queste perfettioni , parmi che dell’uno , e dell’altro sesso più debba esser accetta la persona non bella , ma savia , e virtuosa , che la bella , ma sciocca, e sfacciata . Ma per tornar al nostro proposito,ciascuna di queste bellezze è materia nobile,e molto dispositiva per aguzzar l’intelletto,e disponer la mente del poeta a trovar concetti novi, parole gratiose , e verigustevoli , pieni di forza , e di spirito , perché naturalmente par che diletti più,che alcun altro,questo soggetto. Voi errate disse Cornelia , per rispondervi a quel che diceste prima , che non vi siano molte Donne insieme belle,e virtuose nel mondo, poiché solo in questa nostra città ve ne sono di tali , e in gran numero , che ben sono degno soggetto di più dotte rime. Come disse la Regina , ne conosco io molte , e vele nomarei a una a una , ma non ho in memoria tutti li nomi loro , salvo di alcune poche, di cui ho più pratica , come la Clarissima Signora Marina Pisana , degna consorte del Clarissimo Signor Tomaso Contarini, nobilissima coppia , e meritevole d’ogni honorate lodi per le sue rare e virtuose qualità, il che è ben noto a ciascuno , le bellezze

 

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lezze apparenti della qual Signora vanno con le interne di paro, e sono di tanta eccellentia , che non è bastante humana lingua ad esprimerle . Io la conosco , rispose Corinna , e anco le due sue nobilissime sorelle di altretanta bellezza , gratia , e virtù , che maggior non si potrebbe imaginare . La Signora Cecilia degna consorte del Clarissimo Signor Nicolò Sanuto,gentil’huomo di raro spirito , e di soprema gentilezza , e virtù dotato , e ella notabile per la bellezza,e rara honestà , e cortesia nelle cui felicissime nozze fù fatto un sonetto da un gentil huomo oltra molte altre rime, il quale per esser mio conoscente me lo ha lasciato vedere. Tutte le Donne all’hora pregarono Corinna , che se lo haveva in memoria lo recitasse loro,e ella doppò haver prima pensato alquanto,come cortese,così loro lo espose.

Insolita beltà , ch’ascosa ogn’hora

     Si stette, qual Thesor guardato , e caro ,

     Folgorò d’improviso , e’l Sol men chiaro

     Parve dinan i a si lucente Aurora

Al suo vago apparir quando uscì fuora,

       S’allegrò il mondo , e del miracol raro,

       Leggiadro sposo , e di lei degno à paro

     Amante , e possessor divenne all’hora

A tal atto del Mar le rive , e l’onde

     S’empier di gioia , e’l grido alto,e sonoro

       Mosse Adria , e i dolci cigni al canto arguto .

Proteo ogni ben promise e dalle sponde

     Eda gli antri di gemme , e conche d’oro,

     Eco PISANA rimbombò, e SANUTO.

Con molta lor satisfattione ascoltarono le Donne il recitato sonetto , e lo comendorono assai , e Corinna seguì . Ma che debbo dir poi della gentilissima Signora Isabetta loro terza sorella , e consorte del Clarissimo Signor Daniele Dolfino , dignissimo,e felicissimo possessor d’una tanta gloria ? qual lode , qual pregio , qual nuovo honore di maravigliosa bellezza, e di ogni altra rara dote può attribuirsi a così eccellente creatura,che non sia indegna dei suoi alti, e nobilissimi meriti ? Certo lingua humana , e pensier mortale non potrebbe esprimere,ne imaginarsi la millesima parte delle celesti qualità di questa eccellentissima signora . Io per me le sono così affetionata , e inamorata , che mai mi trovo satia di servirla , e vorrei haver mille lingue per po-

 

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poter essaltar i suoi leggiadri sembianti , e amorosi costumi . La Regina , e tutte l’altre , che ben conoscevano questa gentildonna , approvarono il detto di Corinna , e aggiunsero molte altre parole in lode di essa. Corinna all’hora spiegò loro un’altro sonetto , qual fù composto nelle nozze di lei che diceva così.

Questa leggiadra giovenetta accorta

                             C’hor esce in luce , e appar sposa novella

                            Co’l suo bel viso,e sua dolce favella

                              A’l mondo gaudio , e meraviglia apporta.

Ogni cor mesto in lei si riconforta ,

                              Ogni virtù per lei si rinovella ,

                             Ogni Donna , ogni Ninfa , et ogni stella

                             Le cede , e riverenza , e honor le porta.

Degna è tanta beltà dialteri honori,

                              C’honestàtene in se chiusa , qual suole

       Gemma in or , sol in nube , e fiore in cespo.

Benché à begli occhi suoi cede hoggi il Sole,

                            Et alle guanze i più leggiadri fiori,

                           E l’oro agguaglia il crin lucido , e crespo .

Furono dalle vaghe Donne date convenevoli lodi all’ascoltato sonetto; e Lucretia disse . Queste tre gentilissime sorelle ben dimostrano esser degne figliuole di quella tanto honoratissima madre , qual è la Clarissima Signora Benetta Pisani , specchio di valore,di prudenza , di santità, e d’ogni bella,e maravigliosa virtù,e nben degna consorte di tal Illustre Senator,qual è il chiarissimo Signor Andrea Dolfin , Procurator di San Marco dignissimo,e essempio al mondo di nobil grandezza , d’animo regio , liberalità, sapienza , e cortesia infinita, così il Signor Dio gli lasci ancora godere insieme lunga , e felicissima vita . Il che essendo confirmato da tutte le Donne , Corinna appresso seguì . Conoscete voi le altre due nepoti,l’una la Clarissima Signora Chiara Dolfin , maritata nel Signor Giovanni Corner , e la Signora Gracimana,consorte del Clarissimo Sign. Antonio Nani ? sono queste ancor esse dignissime di esser ammesse nel numero delle belle,così di corpo,come di mente , e con le loro gratiose, e stupende eccellentie pongono in dubbio al mondo, se son Done, o Dee . Fù anco nelle nozze della sudetta Signora Gracimana dato fuori un sonetto da un mio caro amico, che diceva, se ben, mi ricordo,in questa maniera.

 

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La più bella stagion di fior ridente ,

                  Con la fervida state luminosa ,

                 Del verno si ridea , che secca , e ombrosa ,

                   Havea la spoglia , e’l crin di neve algente ,

Quand’ei nel maggior freddo il più lucente ,

                 Sol se apparer , e così fresca rosa ,

                  V’aggiunse , e seco una qual cara sposa ,

                 Ch’à se diè gloria , et allegrò ogni mente .

            Coppia gentil,del divin merto vostro

                 Quando pompa spiega con maggior vanto

                 Fior più leggiadri , ò più gioconda spera ?

Se tal miracol dura,il secol nostro

                Bramerà’l Verno : hor che ei vince di tanto

     Il Sol di State, ei fior di Primavera .

Si dilettavano mmolto le vaghe Donne di udir così Corinna recitar loro , quando uno , e quando un’altro gratioso sonetto sopra materia così degna , e delicata , e havendo comendataolto , Lucretia le disse . o conosco , trà l’altre una gentildonna in questa città, che ben si può chiamar un’Idea,un miracolo , e un maraviglioso mostro di bellezze quasi angeliche,di gratie sopranaturali, e di virtù mirabilissime, la qual non è possibile, che voi altre ancora non conosciate essendo così notabile, e signalata . Chi è costei ? disse la Regina . E , ritolse Lucretia , la gratiosissima Signora Chiara Loredana moglie del Clarissimo Signor Giovanni Querini,valorosissimo gentil’huomo , di regal presenza , e di eccellenti costumi . Come ripigliò la Regina, voi non volete, che’l Sol sia noto ? ella è così Chiara d’ogni soprema gloria , e così ricca , e splendida di thesori celesti,così dell’anim,come del corpo , che senza che l’haveste nominata quasi sapeva apponermi de chi volevate inferire. Credolo aggiunseCorinna . Hor le fù fatto un sonetto da una persona sua molto intrinseca, e isviscerata , e che ama , e ammira molto la sua estrema bellezza,e le sue gratiose, e generose maniere , non sò se lvete alcuna di voi udito . Risposero di nò tutte le Donne , e la Regina disse , conviene , che voi , lo diciate , come havete fatti gli altri , tanto più, che io penso bene,che voi siate stata el gentil’huomo , c’havete composto tutti questi versi . Rise Corinna , e per non parer mal creata , disse molto volontieri , e cominciò .

 

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Quanto è dibeldi caro , e di gentile ,

     Frà noi , quanto può’l Cielo , e gli Elementi ,

     Tutto è in voi , Nobil Donna , e in Dio possenti

     Vi ser le stelle à voi sola simile .

Ridonvi nel bel viso i fior d’e Aprile ,

     Sembran dui Soli i begli occhi lucenti,

     Oro e’l crine , e trà perle , e rose ardenti

     Monete il dir , che avanza ogn’alto stile .

Ne i regali costumi havete inserto

     Un non sò che, che gli animi incatena ,

    E l’aria di più luce orna , e rischiara ,

Non giunge humana gloria al vostro merto,

   Idolo di beltà , del Ciel Sirena ,

   Per sangue, per virtù , per nome Chiara.

Gratiosissimo parve alle Donne, e molto vago quest’altro sonetto,che non haveano più udito,e molto ne lodarono Corinna, la qual di ciò arrossita per interromperle seguì. Non è già di minor laude degna in ogni honorata qualità , che à bella, e generosa matrona si convenga,la Clarissima Signora Laura sua sorella,e consorte del Clarissimo Signor Francesco Moresini gentil’huomo di essemplar bontà, prudenza, e valore , e anco la nobilissima Signora Laura Quirina , cognata d’ambedue, per esser moglie del Clarissimo Signor Lunardo Loredan loro fratello anch’egli generosissimo spirito , e ammirabile d’ogni eccellente virtù , e ella di stupenda bellezza così interiore come apparente. Sì certo, aggiunse Lucretia ( che anch’ella le conosceva ) ma la gratia beltà , e bontà , interpose Cornelia di quella Illustrissima giovenetta la Signora Helena Malta, maritata nel figliuolo dell’Illustrissimo Signor Giacomo Foscarini dignissimo Procuratore è di alti meriti , Io non credo già che si potesse aggiungere. Io le son molto affettionata,perché ne miei primi anni praticando seco , oltra mille altre sue belle , e gratiose parti , parvemi a punto conversar con un Angelo , una cosa quasi sopranaturale , di modo che e per interne, e per evidenti perfettioni ogni chiaro intelletto , e ogni diserta lingua l’è debitrice di eccelsament con immortale, e gloriosa historia celerarla . hi volesse aggiunse Corinna nomar ad una ad una tutte le belle, virtuose gentildonne di questa terra bisognarebbe conoscerle tutte per nome, e sarebbe una impresa da non finir mai ;

 

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Poiché ve ne son tante che non mancarebbe soggetto a quanti poeti sono stati , sono, e che verranno per compor volumi così alti in lor lode, come non mancarebbe mai soggetto da stancar tutte le penne per dir male de gli huomini . Veramente, disse, la Regina, non si può trovar, dica chi vuole, più bella,e degna materia di questa delle lodi feminili da comporre , questa è quella , che ( come ha Corinna affirmato ) appresenta al poeta tante belle occasioni da scrivere.Come sarebbe riuscito il divino Petrarca se le bellezze della sua cara Donna così dell’animo come del corpo , da lui con tanta felicità spiegate , non gli fussero state ampio soggetto per fargli strada all’immortalità ? Certo,benché habbia diverse altre bellissime opere composte , tuttavia per questa sola è asceso al culmine di tanta gloria , com’egli stesso in mille luoghi di suoi mirabili componimenti conferma , e così tanti altri pellegrini intelletti , che à tanto alto studio sono stati isposti e v’hanno fatto felicissima riuscita. Fiorirono certo in quei tempi antichi , disse Lucretia , de rari , e maravigliosi ingegni ; ma a giorni nostri , ò che l mondo và invecchiando, o gli huomini van peggiorando , non si trovan così fati soggetti . Come non rispose Corinna perdonatemi voi errate ; Ve ne sono de tali,che agguagliano quelli del tempo passato , se pur non gli eccedono. Ne dovete ben voi conoscere alcuno, disse Lucretia , che vi dilettate di questa professione . Io , rispose Corinna , ne ho udito nominar molti , ma ne conosco pochi , e ben hebbi già la cognitione d’uno frà essi, ch’era capo , e sostegno de gli altri , e fù, e farebbe allegrezza , e gloria di casa nostra,se l’avara morte non ce l’havesse così presto tolto . Sospirò ella con questo,e segni . Questo fù il Clarissimo Signor Domenico Veniero, di cui la memoria chiarissima vivrà immortale nel mondo , e fin che vivo mi starà sempre fissa nel cuore . Ma parlando de vivi . Vi è maraviglioso il Clarissimo Signor Orsato Giustiniano spirito egregio di poesia . Il Clarissimo Signor Georgio Gradenico elegantissimo ingegno, e singolar maestro delle Muse ; il gentilissimo Signor Celio Magno , che trà i gravi pensieri del carico di valorosissimo,e meritissimo Secretario di questo stato , e altre sue nobili , e degne qualità , scopre anco in questa gloriosa virtù la felicità del suo vivacissimo ingegno mirabilmente . Il molto illustre Signor Erasmo di Valuasone , che apre nuova Hippocrenne per le vaghe campagne del gentilissimo Friuli. Il Sig. Giu-

 

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Giulian Goselini , chiara cetra d’Appollo , e in ogni virtù celebratissimo. Evvi,ch’io conosca, il sapientissimo Signor Valerio Marcelino, che appresso tanti altri suoi chiari, e gloriosi studi, con pronta vena di scelte , e gratiose rime queste nostre acque false felicemente addolcisce. Vi è appresso il sopraditto Eccel. Signor Oratio Guarguante , che oltra la principal sua professione , c’havemo detto di filosofo , e medico perfettissimo , è anco chiaro , e gratioso poeta, e trà l’altre cose ha prodotto il suo divino ingegno un’opera di gran maraviglia,in cui descrive l’eccellenze del corpo, e dell’anima de MARIA Vergine nostra signora in ottava rima con si alti , e profondi senti , che a pena altro human discorso vi può penetrare . Io intendo disse Helena , che appresso ciò,è egli ancor musico eccelentissimo, laqual profession mi piace molto , e è l’anima de’ versi il cantarli soavamente,accordandoli all’armonia , e consonanza del suono , c’hanno per ciò così forza , ome disse il poeta , di far

                       Romper le pietre , e pianger di dolcezza.

Con tutto ciò disse Leonora , non potriano già quanti versi ; e musiche si trattano in Parnaso romper la malvagità de gli huomini , nè cavar loro una lagrima se non finta da gli occhi . Cosi è , ripigliò Corinna ; I lor a questo honoratissimo soggetto fù sopra l’opera , ch’io v’ho detto , composto un sonetto in sua lode, il qual diceva così .

Di si pronto , vivace , alto intelletto ;

       Che novella virtù spiega , et esprime ;

      Di spirito si profondo , et si soblime ,

      Certo era indegno human senso , e soggetto .

MARIA , bellezza eterna , honor perfetto

  Della prima cagion , delitie prime ,

   Sol degno scopo è à sue celesti rime

   Poiche d’Angelo ha stil, voce, e concetto.

Non mai chiaro Pittor d’ombre, e colori,

   Finse un volto si ben , com’ei cantando,

 L’alma figura , in cui Dio si compiacque.

Degno è perciò d’alti immortali honori ,

   Che’l suo ingegno altamente al ciel sacrando

   Molto ardì, molto seppe , e molto piacque.

Io non potrei dire quanto lodarono le Donne sopra tutti quest’altro sonetto di elegante stile, e molto concludente,e Lucretia disse in

 

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Se in materia di musica ho udito molto a comendar per gratioso l’eccell.Sig,Mario Belloni,che anco è Avocato di grande riuscita.

La musica , disse Corinna, la qual propriamente è una consonanza di voci , ò d’instromenti , ò di persone , ricerca varietà così nel suono , come mnel canto di stile , di voce , di tempo , di concenti , di articoli , e di battute , e è cosa veramente degna di esser abbracciata da ogni gentile spirito,come quella,che imita humanamente le melodie del Paradiso;e in un tempo diletta a chi l’essercita, e a chi l’ode; e, trattata da un solo,è goduta da molti insieme , e è di gran ricreamento a gli spiriti vitali . Anzi ho udito dire, disse Lucretia, che la musica raddoppia ben l’allegrezza nella persona,che si trova contenta , ma ne i malinconici accresce la malinconia . Egli è vero disse Corinna, ma ne gli accidenti , ò infirmità nostre è di gran giovamento . Non è cosa , disse Helena , che più mi dia gusto quanto il trovarmi in loco , ove si faccia qualche bel concerto di quattro , ò sei voci da persone, c’habbino l’arte,e la voce nella perfettion,che si ricerca , poiché l’una senzaaltra non riesce punto. Che più vi diletta, disse Lucretia il suono, ò il canto ? Il canto, rispose Cornelia, perché ha due parti in se, il senso diverso e la sovità delle voci , dove che il suono non ha se non una , che è la dolcezza dell’armonia,laqual poi non è da comprar con quella del canto quando è in perfettione . Veramente, disse la Regina io ho udito così talhor cantar da alcuni miei parenti giovani esperti di questa professione madrigali a quattro, ò sei voci , che mi pareva a punto di esser in Paradiso fra gli Angeli, e sarei restata di mangiar , e bere per ascoltarli ; in somma , come dice Cornelia,mi gusta molto questa musica . Ne udì già a cantar uno disse Cornelia , fatto sopra il cantar di una giovene , el quale , se me lo ricordassi , vorrei pur dirvelo . Oh si di gratia , disse Corinna , uscite un poco fuora ancor voi , che è una gran vergogna , che io sola tutto hoggi faccio il poeta senza gratia per piacer a voi altre . Hor udite , disse ella , che io dirò come saprò .

Leggiadra fanciulletta,

   Il tuo cantar d’amore

   Ci ha già trafitto il core :

   Ma se quel detto è vero ,

   Che l’uno contrario cura

   L’altro per sua natura a ;

   Deh ritorna à cantare ,

 

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Ma non d’amor , che dà ferite amare,

Canta d’odio , e di fiero

Sdegno , talche la dura

Piaga ne i petti humani ,

Che se’l primo cantar, l’altro risani.

Lodarono molto le Donne il recitato madrigale dalla gratiosa Cornelia , e disse Corinna : Dissi ben io che pur hora comincierà à venir il buono; e dovete ben saperne de gli altri.Non certo,rispose Cornelia ; ma dite voi un poco quel madrigale , che mi diceste quella volta, essendo in barca , che andavamo in villa. Quello forse in materia amorosa , disse Cornelia , che mi fù dato da dovero da un gentil’huomo mio parente ? Quel,rispose Cornelia , ditelo vi prego . Corinna all’hor recandoselo a memoria spiegò loro il seguente madrigale.

Voi mi affligete a torto ,

     E volete ch’io taccia ,

     Et io che di piacervi hò sol desio

     Sofro il gran dolor mio,

     E morrò volontier,quando vi piaccia ;

     Anzi morendo havrò gioia , e conforto ,

     Pur che sappiate poi ,

     Crudel , che al fin sarò morto per voi.

Tutte le sorte de compositioni disse Cornelia , ricercano per mio giudicio una conclusion di molta sostanza, ma sopra tutte questi madrigali vogliono haver,si può dir concetti,che parole, e che siano molto concludenti . Voi la intendete , disse Corinna ; ma uditene un’altro a questo proposito .

Deh,come cieco io sono

     Della mente , foss’io de gli occhi ancora

     Per non veder oime quel, che mi accora :

     O pur , si come io veggio

     Pur troppo , oime,con gli occhi de la fronte

     Le luci havess’io ancor de l’alma pronte

   Che così amore , ò degno

   Di me compita havrebbe intera palma

   Sendo Argo , ò Talpa tutta , e d’occhi , e d’alma.

Questi regressi, ò corrispondentie,disse Leonora , hanno molto del buono nelli versi; ma parriano molto meglio ne gli huomini verso di noi, e saria questa la più bella, e dolce musica , se si accor-

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Accrdassimo un tratto, e facessimo questa santa pace insieme, di altra, che si potesse udire nel mondo, Così pare anco à me, disse Corinna : Ma Elena soggiunse , mi accodo pur io con lo mio sposo, se non havete havuto voi altre mò questa gratia, è colpa della vostra disaventura , e non di loro. Oh tacete per vostra fe disse Leonora, che mi farete dir qualche cosa hoggi : non è molto, che voi confessaste, che egli è geloso,e perciò non vi accordavate insieme , nel resto poi pensate à quel verso .

Che raro à bel principio il fin risponde .

In vero disse Cornelia, che gli huomini non dovrebbono studiar d’imparar altra musica (come dice Leonora) che di accordarsi con noi, perché dalla discordanza, che hanno con le Donne , udite che tristo suono ne riesce loro , che non si ode se non biasimo, vergogna,dispreggio, e mille mali, che siamo sforzate à trattar di essi con bestemmiarli , maledirli, e dishonorarli contra il nostro genio , costume , e volontà , che è solita di sofferir ogni cosa, e passar con silentio le nostre calamità , ma sono essi tanto infesti , e importuni , che al fine ci fanno perdere in gran parte la patientia . Sapete ben, disse Leonora , che una sola corda , ò voce falsa pone in disordine tutta la musica , però noè , però non è maraviglia, se tanti animi falsi,e discordanti de gli huomini non si confanno con noi Donne, che per la gran diferentia , che è trà noi, e loro, penso , che se ben volessero non potriano accordar mai tanta malitia loro, e tanta bontà nostra. Si sà bene,aggiunse Cornelia : ma udite à proposito di queste corrispondenti una ottava , che già mi fù data da un gentilissimo spirito, laqual credo non vi spiacerà , e dice così .

Arsa dal crudo Amor , che la tormenta ,

     Orenia , che nel mar supero nacque ,

     Mentre è tutta al suo ben volta , ed intenta

     Con le fiamme , c’ha in sen, consuma l’acque ;

     Teme , e duolsene il Mar , che si ramenta .

     Fetone , e’l foco , ond’arso in fondo giacque ,

     Et ella : Alcun timor già non vi tocchi ,

     Quanto vi toglie il cor , vi rendon gli occhi .

Hebbero molto grato le Donne udir la sopradetta stanza , e tanto lor piacque, che se la fecero un’altra volta replicar da Cornelia , e la Regina disse . Questo comporre certo ha una particolar , e la Regina disse. Questo comporre certo ha una particolar preminenza,parmi,sopra l’altre virtù, perché oltra che,come si

 

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me si è detto , è gratia divina , con che nasce l’huomo , ha questo di più, che abbraccia in se tutte l’altre scienze; perché un poeta è habile a parlar d’ogni cosa,e riesce in tutto assai bene, e gratiosamente . Parmi , disse Lucretia , che il poeta habbia gran conformità co’l pittore , perché,si come quel và con lo stile dipingendo , e variando disegni , e colori , con pieni , vacui , ombre, linee,impressi , e rilievi, così il dotto poeta con la penna và figurando con varie parole i bei disegni , che ha nelle mente imaginari , e concetti . Voi discorrete benissimo,disse Corinna, anzi à così propria la comparatione, che non le si può opponere. Oh disse Cornelia non dite così , perché il veder un bel ritratto cavato dal naturale per man di alcun eccellente pittore , dove si comprenda vivamente tutta la forma,aere , lineamenti , e fattezze della imagine , che par che spiri,che parli, e che habbia senso , e moto , credo io , che molto più vaglia , e sia molto miglior opera,che il vedere scritto dieci righe,ancor che fussero in tutta perfettione. Voi v’ingannate assai bene, disse Corinna,perché fate conto,che la pittura sia un corpo estinto, e il verso sia l’anima senza il corpo , quanto dunque è più nobile l’anima del corpo , tanto è più la composition delle parole della composition dei colori . Così, disse Cornelia , la pittura sarebbe corpo della poesia,e la poesia anima della pittura. Tanto,è,disse Corinna , ma lasciamo andar questo ; egli è pur anco una gran virtù questa, per la qual si conserva l’imagine vivva alla memoria dei posteri doppo la morte delle persone . Si,disse la Regina, ma occorre, che il pittore sia in tutta eccellentia, che non faccia torto all’arte. Chi havemo a nostri tempi disse Cornelia , che sia degno di nominarsi per raro , e famoso pittore ? Ho udito , disse Lucretia , nominar il Sig. Giacomo Tentoretto , e una sua figliuola di stupendo valore . Il Sig. Paolo Veronese , disse la Regina , fa miracoli in questa professione per quel ch’io ho veduto con gli occhi miei proprii. All’hora, disse Helena, io confesso,che la pittura è un’arte maravigliosa, ma parmi che la scoltura ancor sia molto da commendare, e quasi più bella della pittura, come quella , che ha il rilievo, che molto importa, e perciò rapresenta più propriamente la qualità , e forma d’una imagine, che non la pittura, laqual con tutto che per forza dell’ombre accenni il rilievo, tuttavia non si scorge così spiccato,e così pronto come fa nella scoltura ; Voi non la intendete molto,disse Co-

 

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se Corinna , perché la pittura è d’assai maggior dignità in tutti i modi , e è numerata frà le arti liberali , e è di più nobile efficacia, che la scoltura ; perciò che ancora , che la scoltura habbia il rilievo , che voi dite , la pittura non è senza , come havete confessato ; e non vi parlo quanto al tatto , ma quanto alla vista, e ha poscia di più la vivacità di colori per più nobile espressione , e perfettione dell’opera . In quei tempi antichi, rispose Helena , usavano pur quei prudenti Romani d’immortalarsi piùco’l mezo delle scolture le loro imagini, e memorie, che con la pittura;di che ancor si scorgono tante ruinate reliquie per tutta la città di Roma . Forse , aggiunse Corinna , perché giudicarono , che più durasse la fattura di una pietra , che d’una tela , ò tavola; tuttavia non lasciarnono da parte quest’altra . Deh, si potesse, disse Leonora, trovar un pittor , ò scoltore di tanta eccellentia, che sapesse rifare dal naturale la forma intrinseca degli huomini , si,che si potesse scorgevi chiaramente tutto il secreto de cuori loro, acciò non potessero essi con apparenza ingannar più la nostra semplicità; perché se bene alcune di noi, come disse Lucretia, ancorche comprendano la lor malitia, non ponno restar di amarli , e soffrono di esser beffate da loro , ve ne sariano molte, che non patirebbono tanti torti, e villanie, che loro usano con tante fraudi , e colorate menzogne . Deh Dio il volese , ripigliò Verginia ; E seguì Corinna , hoggidi par , che sia molto più in pregio la pittura,e pochi si servano della scoltura,se non in caso di honorar qualche persona d’importanza, come Prencipe , signore , ò Capitano illustre, a cui per gli meriti del suo valore si soleno drizzar ststue, colonne , e simili edifici a perpetua memoria della sua fama , come molte volte in varie occasioni hanno fatto anco questi nostri signori per la gloria di lor benemeriti soldati , e cittadini . Degnamente certo , disse Lucretia , si denne tali honori à si fatti personaggi , e di statue , e di pitture, e di poesie immortali,come quelli,che spendendo la lor vita per la patria , o Principe, son degni, che lor sia restituita in qualche maniera , come fece a nostri rempi quel gloriosissimo Sig. Gio. Thomaso Costanzo , cavaliero di maravigliosa virtù, e valore , la cui vita fù molto essemplare , la morte molto pianta, e la fama molto chiara ; le cui ossa di Fiandra ridotte in Padova,honorate di marmi , e lodi infinite , riposano con molta gloria delle tante fatiche,e la sua rara militia celebrata da molti degni

 

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degni spiriti , lascia essempio a posteri di bene , e virtuosamente operare. Io l’ho udito ricordar , dice la Regina, con estrema laude, e parmi , che gli si fabricasse un’opera trà l’altre a suo nome molto stupenda intitolata il Mausoleo . Et io ho veduto , disse , Corinna alcune rime appartate pure in questa materia tra le quali mi posi a mente un sonetto , che se ben mi ricordo parmi , che dicea così.

Leggiadro spirto in pretioso velo ,

    Che arrichì Dio di gratie , e sdi favori,

    Scese da l’alto Empireo, e frutti , e fiori

   Di valor , di beltà portò dal Cielo ;

Sue divine virtù l’armar di Zelo

   Religioso, e i giovenili ardori ,

   Onde ei Marte d’invidia arse , e i furori

     Di Marte vinse, e di Fortuna il telo .

Fur l’opre in somma angeliche , e la forma ,

     E pendea’l Mondo, in si mirabil manto

     S’egli era eletto spirito , od huom morale.

Ma troppo , ahime, d’honor seguend’ei l’orma

     More, e morto per lui , che’l fe immortale

     Trasse il mondo di dubbio , e’l pose in pianto.

Fanno molto da prudenti, disse la Regina,a venerar così la vita, e la fama di tali lor benemeriti, poiché danno per ciò animo a gli altri di non risparmiar la lor vita con si generosa speranza ; ma lasciando star i morti , vive a i nostri dì l’Illustrissimo , e Eccell. Signor Gio. Battista Borbone Marchese del Monte Santa Maria , che hà pochi pari nel Mondo , così per guidare bene uno essercito in Campagna , come per saper custodire qualonque Città , che sotto il suo Regimento si difendesse . L’artigliarie , e li archibugi in somma , disse la Regina , sono la rovina de valorosi Cavalieri de i nostri tempi , che per questo impedimento non possono dimostrar chiaramente il lor valore, nell’animo, ne le forze per grandi che siano vi ponno resistere . Al manco al tempo antico , disse Cornelia , potevano essercitarsi senza questi rispetti ; e come dovevano parer buono , come si legge , quei cavalieri , che con la fortezza del cuore, e la gagliardia delle braccia si acquistavano la vittoria: Vorrei , che fusse quel tempo , disse Leonora , che vorrei , che noi Don-

 

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Donne tutte si armassimo come quelle antiche Amazzone , e andassimo à combattere contra questi huomini , in ogni modo è opinion commune , che vi siano al mondo più Donne , che huomini; e in quello,che mancarebbe la nostra delicatezza,per non vi esser avezze , suppliressimo co’l maggior numero . Certo , disse la Regina che quanto a me vi lasciarei ben andar sola a questa impresa,perché son Donna di pace ; Egli è , disse Corinna , perché noi non si degneressimo di far battaglia con nostri minori, che quanto al resto se ben siamo più deboli di forze,per la ragion, che havemo dal canto nostro,la vittoria sarebbe certa per noi . Credolo, disse Lucretia,ma che impresa di gratia, cara Leonora , portareste a questa gran guerra . Porterei sopra l’elmo la Fenice, disse ella : Et Elena aggiunse : Voi vorreste imitar quella gran Marfisa, di cui era la Fenice insegna,e di cui parlando quel leggiadro poeta , disse in tale proposito.

O sia per sua superbia, dinotando

     Se stessa unica al mondo in esser forte ,

     O’ pur sua casta intention lodando

     Di viver sempremai senza consorte .

Che colori voresti portar > Disse Verginia, e che livrea farebbe la vostra ? Vorrei disse Leonora, haver l’arme, e sopravesta bianca da novel cavagliero , e nello scudo un giogo d’oro rotto nel mezo , che significasse libertà . Quella candidezza , disse Cornelia,havrebbe ben del buono a dimostrar la semplicità,e purità nostra : ma parmi, che’l color verde vi si converebbe molto meglio , per arreccarci speranza della vittoria , e che perciò l’impresa del lauro saria più a nostro proposito , secondo quel verso.

Arbor vittoriosa , e trionfale .

         e quell’altro.

A la vittoriosa insegna verde.

Basta, disse Leonora,fussimo pur ne i termini, ch’io dico , che poi all’hora faressimo l’elettione di quel che vi paresse il meglio. Il color verde, e gialo insieme misto disse Corinna,più tosto saria conforme , e proportionato alla nostra condition per la poca speranza , che havemo di mai acquistar la gratia de gli huomini, essendo così ostinati, e perversi contra di noi; che se ben ci fusse dato d’acquistar le lor persone per forza mai non acquisteressimo la lor volontà per amore . Et però, disse Lucretia, saria

 

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ria meglio , che vestissimo il vermiglio, chiaro a dinotar la desiderata vendetta contra di loro ; con l’impresa del Sole confuso trà la nebbia, che stesse per ispuntar fuori , e col moto , che dicesse ; In nube spero . Anzi, seguì Helena , perché il desiderio della vendetta non regna in magnanimo cuore , come asserimo esser il nostro, faressimo bene a portar il rosso scuro, significando l’allegrezza non pur della sperata vittoria , ma di far gli huomini tutti nostri ; perché vorrei , che dopò il vincerli di valore, gli vincessimo anco di cortesia, e gli usassimo clemenza per raddoppiar la nostro gloria. Parmi,disse Verginia, che non sarebbe inconveniente, se noi havessimo l’arme nere tutte sparse di bianche colombe per alluder alla fermezza , con che noi amamo questi huomini, e allo schietto, e semplice amore, che lor portiamo . Piacemi molto , disse Lucretia , la invention di queste imprese : ma si ricerca loro oltra la vaghezza delle figure anco la vivezza del motto , senza ilqual è muta , e morta . Sonovi diversi libri, disse Corinna, chew trattano di questa materia, liquali voi ben dovete haver veduto , però lasciamo star questo. Questa varietà , e colori , disse la Regina , e come un linguaggio , che s’intende senza parlare , e con cui l’huomo fa sapere l’intrinseco del suo cuore gratiosamente , però disse quel poeta parlando de Cavalieri, che si preparavano alla Giostra .

Chi sopra l’elmo , ò nel dipinto scudo

Disegna Amore se l’ha benigno , ò crudo.

Molti sono i lenguaggi , che s’intendono senza parlare , disse Leonora: ma quello delli sospiri penso io, che sia più efficace di tutti ; però disse un gentil spirito in una Canzone , parlando in questa materia.

Certo non così puote

Diserta lingua in note

Di profonda eloquenza in prosa,ò in rima

Mover un cor, quant’alma , che ben ami ,

E mercè muta sospirando chiami .

Dica chi voglia , disse Cornelia , che a mio giudicio stimo io sopra tutto quello de gli occhi, iquali ben si può dir, che parlino, e che scoprano con gli sguardi l’intrinseco dei cori. O che eloquenti oratori sono gli occhi per narrar la lor causa, che valenti soldati per ferire i lor nemici, e che dolci lusinghieri per allertar gli cori amici ; da questi intendete odio , amore, speranza, paura,

 

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ra, dolor , allegrezza, sdegno , vergogna, e tutti gli accidenti, e passion dell’animo nostro . Si,quando vogliono, ripigliò Corinna, ma spesso anco ingannano, mostrando una cosa per un’altra : ma li sospiri non errano mai,perché da bon senno, quando uno non ha voglia di sospirare , può ben fingere : ma si conosce troppo bene la sua falsità . Deh, disse Leonora , che negli huomini , ogni cosa è finita , e sguardi , e sospiri , e colori , e parole , e opere , ne mai si discopre la verità del lor animo, ne quando oprano cosa alcuna di cuore, se non quando ci fanno qualche oltraggio , e dispiacer notabile . A punto egli è così , disse Cornelia , ma redo ben io , che voi non vi lasciarete più ingannar in nissun verso da loro. Certo non , disse ella , ma m’incresce , che vorrei , che ne ancor voi altre vi lasciate da lor finitioni convincere ; e per dir a proposito di colori , quanti vestono l’incarnato , ò’l verde per far gli inamorati, che lor starebbe più convenevole il berettino , ò nero secondo la fraude, è l’esperto inganno, che stà loro nel core. In questa città nostra, disse la Regina, non si usa da gli huomini,da una certa età in sù,portar habiti colorati , come fanno fuora , ma e sempre di negro anco le Donne fuori di casa non si veggono troppo andar vestite di colori,salvo inanzi che siano sposate. Quasi disse Lucretia, il negro apporti un non so che di riputatione, e honore più che gli altri. Certo, disse Cornelia che in questa terra sono più belle che altrove , parlando degli habiti ; mirate di gratia , se non par che il vestir nostro sia veramente feminile ; poiché dimostra una certa gratia , e delicatezza, che solo è proprio della Donna; dove all’incontro l’habito delle Donne forestiere,par che sia più da maschio , che da femina , Sopra tutto , disse Helena , questa usanza di portar i capelli biondi , ha non solamente del Donnesco e del gentile , ma porge un’aria nobile , e in somma , che ha una bella testa bionda , le vien dato titolo d’una bella Donna . Oh, disse Cornelia , se gli huomini ci udissero favellar de si fatte cose quanto si riderebbero essi di noi , poiché dicono, che non siamo buone per altro , che per polirsi , e lisciarsi . Lasciateli pur dire , rispose Corinna , che per ciò non ci ingiuriano essi , che la gentilezza , e politezza nostra procede dalla nobiltà del nostro animo , a diferentia delle rustiche, e vili persone , non dico tanto di sangue,quanto di animo e di costumi,le quali se ne vanno così alla grossolana;e chi sà quali pen-

 

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li pensieri nutrisca tale sprezzatura di habito e di membra ? Ben sapete voi quel che giudicò Lucio Silla di Giulio Cesare,quando disse a Senatori Romani,che si guardassero bene da quel giovane mal cinto . Stà bene , disse la Regina , ma quei ricci , quei corni, che tanto danno che dire a gli huomini, che ne dite voi ? mi spiace anco à me questa usanza . Dico: rispose Corinna , che ancor essi si ponno,non pur sopportar,ma concedere,e lodare non meno che si faccia ogni altro attilamento di noi Donne , perché questo non è altro , che un modo , una usanza,e un passatempo nostro : e quando è fatto con giudicio , e con maniera mediocre apporta molta gratia al viso. Ma che hanno di gratia da impacciarsi gli huomini , se noi si volgemo i capelli più ad un verso , che ad un’altro ? e se si ingegnamo di parer belle in tutti i modi , facendo dei nostri capelli ciò che ne piace, poi che siamo nate per allegrar , e adornar el mondo ? Vi son ben di quelle , disse Lucretia , che non paiono buono con tal foggia di ricci , ma credo , che ciò avenga non dalla creanza , ma dal lor poco giudicio, che non si fanno acconciare secondo il lor viso , si come anco di quelle,che non si fanno accommodar le vesti intorno , che par che gli caschino da dosso , e gli bracciali , che gli vadino fino al comito o si fatte innavertenze,che le fanno parer sgarbate , e disconcie fuor di modo ; perché in ogni cosa dovemo fuggir gli estremi più che si puote : come e anco di quelle , che vestono colori , che non si confanno alla lor carnagione, nelle qual cose alcuna tal’hor manca ben di giudicio, e porge occasion di rider alla gioventù , che non ha altro, che far , che burlar , e farsi beffe di noi . Egli è il vero, rispose Cornelia , ma ogni Donna non può esser perfetta in ogni cosa ; e poi quelle, che ciò fanno,deono haver altri pensieri per capo di maggior importanza; e benché desiderino di seguir l’uso delle altre, e di parer buono , tuttavia non vi mettono molto studio , non vi pensano troppo ; Oltrache molte volte la colpa vien anco da gli huomini a chi sono elle soggette, che non si curano , ò non comportano , che si governino, e vadino polite ; tal che bisognando loro acconciarsi ò in fretta , ò fuoridi tempo , e con rispetto , non fanno poi quel , che si fanno , e lor casca la voglia, e vanno poi , come possono. Vi sono ben poi di quelle , aggiunse la Regina , che perdono gran tempo in polirsi, e mi riccordo io al mio tempo , che mi dilettava molto di parer bella , e riusciva

 

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sciva benissimo per quel,che diceva ogni uno,ma par che al presente le Donne vadino più che mai sù la galantaria , e si fanno di gran foggie nove . Anoi delicate di core non si disconviene , rispose Corinna , accompagnar tale nostra natura con l’habito , e ornamento feminile; e benché dichino gli huomini,che tanti strisci danno inditio di cattivo animo,e che ci nuocciono spesso , s’ingannano di gran lunga,come ho detto, che mai ci nuocerebbon essi,se gli huomini molesti ci lasciassero in pace;e che sia vero ; Quanto senza conparation è maggior il numero delle Donne di basso stato , lequal,si può dir senz’alcuna sorte de attilamento,si rompono il collo,mosse dalla importunità de gli huomini, che non è quello delle gentildonne con tutti i loro strisci , perciò che non li fanno esse a fin di male , ma come hò detto per galanteria, e per seguir l’uso della città . Sogliono anco molti a questo proposito , seguì Leonora, prohibir alle lor Donne l’imparar à legger, e scriver , allegando ciò esser ruina di molte Donne,quasi che dalla virtù ne segua il vitio suo contrario, e pur non si aveggiono, che,come voi havete detto del pulirsi, così, e con più ragione si dee dir dell’imparar alcuna scienza , poiché è da creder, che più facilmente possi cascar in errore un ignorante , che un saputo, e intelligente ; poiché si vede per esperienza , esser molto più le impudiche ignoranti, che le dotte , e virtuose . Quante serve, che non fanno leggere , quante contadine , e semine plebee sono,che si lasciano con poca guerra vincere da gli amanti loro, per esser in esse la semplicità maggiore, che in noi, che per li essempi letti , per li avertimenti raccolti , e per amor della virtù , se ben havessimo qualche tentatione dai sensi, si sforzamo di astenersene, e rare si lasciano trasportar da loro apetiti, e quelle poche , che traboccano , così farebbono anco non sapendo leggere,come sapendo, poiché non mancano mai mezi facili per mal operare a chi vuole , e si dispone di satisfar i suoi desideri . Egli è una gran cosa, disse all’hora Cornelia, che infin nel far bene gli huomini ci vogliono dar l’emenda . E possibile, che non si potrebbe un tratto metterli un poco da banda con tutti i loro scherni, è soie, che si fanno di noi, si che non ci dessero più noia ? non potressimo noi star senza loro ? procacciarsi el viver , e negotiar da per noi senza il loro aiuto ? Deh di gratia svegliamoci un giorno , e ricuperamo la nostra libertà , con l’honor , e dignità , che tanto tempo ci tengono usurpate . Forse che

 

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che se si mettiamo ci mancarà l’animo per difenderci, forza per sostentarci,e virtù per acquistarsi le facoltà : facciamo un tratto da generose,e lasciamo che si emendino quanto fanno e riusciscane ciò, che vogliono, pur che non habbino da comandarci, che all’hora andando la cosa dal pari, potremo ancor noi beffar loro , stando su’l nostro avantaggio , e dir ancor noi di essi , che spendon mille anni in pettinarsi quattro capelli , c’hanno in capo , e tre pelli di barba , e che hora portano il colaro così alto, e longo , che può iscusar loro per isciugatoi , e per mocichini ; hora così stretti intorno il collo, che paiono tanti burattini, e che tal hora usano di portar li giupponi così lunghi , e le branghesse così strette , che sembran tanti rannochi , hora così larghè , che vi potriano saltar entro senza fatica ; e di più,che molti di essi hanno cominciato a levar le pianelle poco meno alte di quelle di noi Donne , che sogliono essi tanto biasimarci , e mille altre vanità e sciocchezze loro , che saria lungo a cuntare . Mi fate ridere , disse Helena , con dire, che gli huomini si burlino intorno a i nostri ornamenti , io per me non lo credo, più tosto penserei, che si burlassero, se ci udissero favellare di certe cose , c’habbiamo così discorso trà noi, di cui lor pare, che non si convenga,se non à loro il trattarne; che quanto a i nostri habiti,e politie non hanno essi da pigliarsi fastidio , come di cosa , che è solo nostra propria . Quando all’haver noi ragionato sopra diverse materie rispose Corinna , non havriano anco essi da burlarsi , si perché ne havemo parlato , anzi accennato così a caso , e alla sfuggita , e non per tenersi di saperne , si anco perché possiamo ragionarne ancor noi come essi,che se ci fusse insegnato da fanciulle( come già dissi ) gli eccederessimo in qual si voglia scienza, e arte , che si venisse proposta . Io in somma disse Verginia, ne ho udite tante hieri, e ne odo tante hoggi, di questi huomini,che son quasi convertita alle tante ragioni di Leonora , e di quest altre , che mi hanno posto il cervello a partito, si che penso di non voler altrimenti farmi soggetta ad huomo veruno , potendo star liberamente in pace . Non dir così figliuola mia , disse la Regina, che egli è forza che io ti mariti ; Ben ti prometto, che quando sia il tempo, cercarò tanto,che vedrò di trovarmi compagnia, con la quale tù viverai consolata ; perché studierò di trovar uno nobile , savio , e virtuoso più tosto che ricco , delicato , e vagabondo . Deh Signora madre , disse Verginia , che io starò assai meglio

 

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meglio con voi: e s’egli fusse superbo che farò io? E tù vagli con humiltà,disse la Regina; perché poi che pur convenimo di star loro soggette, è di necessità andar loro con le carezze ; Eh disse Leonora, che’l più di loro veramente sono di testa broncina, e voglion fare a suo modo ; Tuttavia se ne trovano,disse la Regina , di quelli,che son più , e manco , e secondo il proceder delle Donne si vanno essi anco volgendo , e tanto più se questo tale sarà nobile , se non di sangue , almen di animo,e di creanza,non ti dubitare : perché la humiltà stà propriamente nella nobiltà. E se egli fusse rigoroso , e terribile , come farei ? disse Verginia , E tù patiente,e tacita lo soporta , ripigliò la madre. Non vale disse Leonora, che ancor tacendo noi, essi ci offendono . Essendo savio , disse la Regina , facilmente,e presto darà loco alla ragione , tanto più se tu non irriti , rispondendogli,la sua ira a maggior furore;E se fusse geloso, come haverei da governarmi? aggiunse la figlia. Non gli darai occasione di esservi disse la Regina ; e poi che non hai da piacer ad altri che a lui, se egli non volle, che tu lisci, e tu rimanti di farlo ; se non vuole , che tu esci di casa , e tu contentalo : potrai con questi mezi mover così l’animo suo , e affidarlo di maniera , che ti lasciasse poi far tutto quello che tu volessi. Un geloso,disse Leonora,non si muta mai . Si muta; rispose la madre , con queste prove , e se è nobile, e savio, per honor suo, e per sua prudenza lo farà. Se egli non si mutasse,disse Verginia, troppo amara vita sarebbe la mia . Se questa vita non ti piace , ripigliò la Regina , imaginati , che se non ti marito, medesimamente ti converrà star sempre in casa, e vestir sobria senza tanti strisci,nè pratiche,come fai hora , poiché non è lecito a una donzella , che non voglia accasarsi , far altrimente ; e sarai priva di quella compagnia, che nel rimanente potrebbe esser tutto il tuo bene . E se egli fusse vitioso, che rimedio vi havrei ? disse Verginia . A questo disse la Regina ; bisogna con gran giudicio, e destrezza , che tu procuri di sviarlo dalle male pratiche ; ricordarli destramente il timor de Dio , e l’honor del mondo porgerli essempio de altri suoi pari , che si governan bene , riprendendo,e toccando con essempio altrui i suoi propri difetti . Questo nò, disse Leonora perché a tal modo , si farebbe tor in odio , e egli farebbe peggio . S’egli sarà virtuoso , rispose ella, non può durar il vitio contra la virtù : essendo nobile , e savio parimente, si leverà dalle cattive inclinationi,

 

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tioni,che potesse haver per natura,e se così ti trovi di star bene, ringratia pur il Signore:e se anco non ti contenti, confortati , che un si fatto marito è miglior de gli altri , e che tu starai meglio di molte altre.Io dico,disse Corinna che egli è assai meglio star ben sola , che male accompagnata ; Et Io dico, aggiunse Lucretia, che con tutto che gli huomini havessero tutte le imperfettioni , che si son dette , stando il viver del mondo nei termini , che si trova, è assai meglio l’haver il governo , e la compagnia loro , che’l starne senza, perché ci ocorrono alla giornata mille accidenti, mille oppressioni , ch’insidia la robba , chi l’honor , e chi la vita a noi misere Donne, di modo che è meglio haverne uno almanco per amico , che si difenda da gli altri , che stando sole haverli tutti per nemici . Ma se per caso , che pur l’aviene , che’l marito sia buono , ò in sua qualità havendo ricevuto buona dispositione nel suo nascere , somigliando molto la madre, overo diventi per l’havuto creanza tale,che sia essempio a gli altri di virtù , e bontà, non si può poi imaginare quanta sia la felicità della Donna in questo mondo,unita a talcompagnia,che inseparabile dura fin alla morte ; però figliuola mia non vi perdete d’animo , poiché ancor non sapete qual ventura Iddio v’habbia apparecchiata . S’ella potesse esser certa , disse Leonora , di trovarne un tale , la consiglierei bene ad accettarlo , ma son così pochi i buoni , che per non errare, non potendo poi ridirsi , la esshorto , e amonisco a guardarsene più che dal fuoco . Et mi raccorda haver udito in alcune bellissime stanze da Corinna, la causa, perché specialmente in questi , che ci mostrano di amare, non sia hora quell’amore così grande , come già abantico soleva esser, che si occidevano da se stessi per l’amata lor donna ; lequali se volesse hora per cortesia raccontare mi sarebbe, e sò che ancora a tutte voi altre dovrà essere, una grandissima gratia , e di non poco diletto . Non accade , ch’io mi ponga, disse Corinna, a questa impresa , conciosia che, essendo troppo la materia lunghetta , ne verebbe a farsi sera , non ancora fornita . Deh di gratia fattele udire , la Regina all’hor disse , che in questo anco ponendovi della mia autorità , vel commando di farlo : Alla quale , essendo massime,che tutte erano dell’istesso parere, e d’ogni canto l’importunavano, repigliò Corinna, dicendo . Poscia che vi veggio tutte così unite in desiderio d’ascoltarle, non è giusto, che ove io posso, manchi mai di concedervi

 

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dervi ogni maniera di sodisfattione; e però senza altro comento , dechiarandosi per la narration la cosa , state quelle ad udire.

Dal ben composto , e splendido suo Tempio

   Di dorirci archi, e di gemmati fregi ,

   Mosso era Amor , superbo in vista, ed empio ,

   Onusto, e altier d’almi trionfi egregi ;

   Poi che , nel Ciel più non trovava essempio ,

   Che cedea Giove à’ suoi più rari pregi ,

   Con maggior facilità prese speranza

   Ch’alla sua quì cedesse ogni possanza.

 

Sparse , e spiegò le ventilanti penne ,

   E scese , e venne à innamorar la Terra ;

   E com’era il desio l’effetto ottenne ,

   Con dolce , interna, e faticosa guerra .

   Ogni cosa creata amar convenne ,

   Gli huomini , gli animai , l’acqua , e la terra :

   E mentre vince Amor queste , e quell’Alme

   Orna il bel Tempio suo d’illustri palme .

 

Non era cuor di qualità sì dura ,

   Ch’al suo possente stral non desse loco ;

   Nè petto di sì rigida natura ,

   Che non ardesse il suo cocente foco ;

   Però accadea , ch’una gentil figura

   (Quantunque fusse il suo merito poco)

   Havea tal forza in mente alta , e proterva ,

   Che’l Rè sposava , e’l Prencipe la serva ?

 

Inganno , falsità , villan pensiero

   Nell’animo de’ gioveni non era ;

   Il lor’affetto ardente era , e sincero ,

   E la lor servitù costante , e vera ;

   Beata , chi patia sotto il suo Impero ,

   Si riputava ogni pena aspra , e fiera .

   Nè l’huom restava mai d’esser fedele ,

     Benché la Donna fusse empia , e crudele .

 

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Questo , perché l’aurato , acuto dardo

   Lor trafigea profondamente il core .

   E’l dolor della piaga era gagliardo ,

   Nè mai scemava , anzi crescea l’ardore ,

   Era poi mercè degna un dolce sguardo

   D’un lungo, ardente, e ben provato amore ;

   O mio fiero destin , malvagio, e rio ,

   Perché non nacqui à si bel tempo anch’io ?

 

Quei, c’haveano’l desio corrispondente

   Al desiato fin giungeano tosto ;

   Mà ad alcuno accadea d’amar sovente

   Tal,c’havea in altri il suo disegno posto

   E perch’era l’amor vero , e servente,

   E’l dolor rendea l’animo indisposto,

   I rivali venian con dura sorte

   Spesso ad arme , à ferite, à sangue, à morte .

 

Quivi occorrea , ch’Amor, si come il Sole

   Penetrando co’ rai dentro il terreno,

   Gli dà virtù , che concepir vi suole

   Fior delicati , e fresche herbette à pieno :

   Tal egli con sue fiamme interne , e sole

   Penetrando de gli huomini nel seno

   Lor porgea tal valor , che d’honor degni

   Fea germogliar mille felici ingegni .

 

Questi s’udian con chiari , e dolci stili

   Del cor gli affetti esprimere diversi ,

   Fiorian da questi l’opere gentili ,

   Le dolci rime , e i leggiadretti versi.

   Lontani da pensieri ingrati , e vili

   Gli intelletti purgati erano , e tersi ;

   Che ciascun per gradire à chi più amava

   A gara honori , e meriti acquistava .

 

Per le floride piaggie , e nell’herbose

   Rive de i chiari , e liquidi cristalli,

   Al cantar delle Naiade amorose

   Guidavan le Napee vezzosi balli ;

 

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Queste di gigli , e d’odorate rose ,

   Quelle ornate di perle , e di coralli ,

   Ciprigna bella in mezo lor si serra ,

   Che co’begliocchi fà fiorir la terra.

 

Sempre in lor compagnia star si vedea

   De’ pastorelli una ridente schiera ,

   Chi canta , chi contempla la sua Dea ,

   Chi fior le dona , e chi la chiama altera .

   V’era Aci , e la fugace Galathea,

   Che del crudel Ciclope si dispera .

   V’era Mopso , e Tirrenia, e Tirse, e Filli ,

   E Titiro , e la sua dolce Amarilli .

 

Se le forze amorose in piani, e monti

   Eran possenti , e sviscerate à pieno :

   E così elle selve , e lle fonti

   Frà satirelli , e nimfe albergo havieno :

   Per le città volar veloci , e pronti

   Per dardi suoi vedevansi non meno,

   E trappassar de’ molli giovenetti ,

   E delle Donne i delicati petti .

 

Da cagion si gagliarda , e si possente

   Spinta la gioventù degna , e reale ,

   Non guardava nè à parente,

   Ch’à sua condition non fusse eguale :

   Mà per dar loco alla sua fiamma ardente

   Celebrava Himeneo santo , e leale ;

   Tanto ch’in breve Amor scacciò dal mondo

   L’ambition’ , e l’Avaritia al fondo .

 

Quell’altier , ch’i suoi dì tutti havea spesi

   In mercar dignità, gradi , et honori ;

   E per gara de’ ciò molti offesi ,

   Nè pur mirar degnava i suoi maggiori ;

   Trafitto à mezo il cuor da strali accesi

   Di questo Rè , per mitigar gli ardori

   Una vil Donna, ancor che bella prende

   Per consorte legitima , e si rende .

 

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Quell’altro avaro , ingordo di tesoro

   Tutta la vita sua stratia , e patisce ,

   Non veste mai,non si dà alcun ristoro,

   A’ pena che scacciar la fame ardisce :

   Poi tocco dallo stral di costui d’oro

   Le sue ricchezze in pochi dì finisce ,

   O’ contradote , ò spesa altra,ch’importa,

   Per goder la sua Dea di far comporta .

 

Felici voi , che con si amanti

   Donne vi ritrovaste à quella atade ,

   Dove per non haver doti bastanti

   Non invecchiava mai vostra beltade ,

   Nè con false lusinghe , e finti pianti

   Vi cercavan por macchia all’honestade :

   Mà con debito mezo , honesto , e grato

   Godeano il fin da lor tanto bramato.

 

Già dall’Orto , all’Occaso Amor lasciava

   Del suo invitto valor chi **______ i Trorofei:               ** N.B.- illegibile

   Sù l’are il foco pio morto restava ,

   E la Religion de gli altri Dei :

   La vitima à lui sol si consacrava ,

   E l’odorato incenso de’ Sabei ;

   Et , era ancor per dilatar più il regno,

   S’alla gelosa Dea non venia à sdegno.

 

Giunon d’invidia , e di superbia piena ;

   Di rabbia , di furor , di gelosia ,

   Veggendo Amor condotto alla terrena ,

   E prima alla celeste Monarchia ,

   Tal cordoglio ne sente , e sì gran pena ,

   Ch’ad implacabil sdegno apre la via ,

     E perché vendicarsi al fin conchiude ,

   Nella secreta camera si chiude .

 

Iri seco hà la sua fedele amica ,

   Con cui si sfoga , e seco parla, e dice :

   Dunque preposta è Venere impudica

   A’mè,che son del Cielo Imperatrice ?

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Dunque la stella à me crudel nimica ,

Mi vol far sempre vivere infelice ?

Dunque per sempre Amor pres’hà partito

Di far, ch’altra sì goda il mio marito ?

 

Non per una cagion , per mille deggio

     Vendicarmi di lui , che si m’offende ;

   La terra , e’l Ciel soggetto essergli veggio

   Obedienza ogni mortal gli rende ,

   Il nostro culto và di mal in peggio ,

   La fiamma al nostro altar più non risplende,

   Che più voglio aspettar ? ch’un dì s’opponga ,

   E mè di questo mio seggio deponga ?

 

Poi c’hebbe dato loco al gran lamento

   Con lunga , et acerbissima querela .

   Per isfogar il suo fiero tormento

   In fosca nebbia il chiaro aspetto cela .

   Sempre ad alta vendetta ha’l cor intento,

   Nè pur’ ad Iri il suo pensier rivela ,

   In terra scende sconsolata , e mesta ,

   Et Iri in Ciel Locotenente resta .

 

Per aspra, incolta , e disusata via

   Con gran dolor la Dea và caminando ,

   E la Superbia incontra , che fuggia

   A cui del mondo havea dato Amor bando ,

   E l’Avaritia era in sua compagnia ,

   La Dea se le venne approssimando ,

   E dove elle di gir s’havean proposto

   Lor fè dimanda , onde le fù risposto .

 

Dannate siam disse , in perpetuo essiglio,

   L’ampia superbia, all’adirata Dea,

   Dal maladetto , e scelerato figlio

   Della malvaggia, e brutta Citerea ;

   Il qual con certo suo soave artiglio

   Gli animi tira alla sua voglia rea ,

   E se’l mondo terrà troppo il suo stile

   In breve diverrà povero , e vile .

 

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Come che gravi sian nostri dolori

   Che tenevamo in terra il primo loco

   E stavam nelle corti de’Signori ,

   Anzi nel cuor , più che in ogni altro loco ;

   Via più c’incresce de’ nostri Maggiori ;

   Ch’ad Amor come veggio a poco , a poco,

   Giove obedisce, e le sante Alme , vinte

   Da certe sue dolcezze amare , e finte.

 

 

A questo dir Giunon di rabbia accesa

   Ne gli occhi , e più nel cor sfavilla , et arde

   E le risponde; son d’ogni mia offesa

   Le vendette maggior , più che son tarde.

   Gran tempo hò comportato esser offesa ,

   Non , che le forze mie non sian gagliarde ;

   Mà mi parea viltà d’usarle seco ,

   Essendo vil fanciullo , ignudo, e cieco .

 

Ma poi ch’è divenuto si arrogante

   Che voi discaccia, et osa offender noi.

   Per noi trè insieme ; ancor che sia bastante

   Io sola a far quel, che farete voi :

   vada all’ingiuri a la vendetta inante .

   Sieno tutti spuntati i strali suoi .

   Il parer della Dea fù a tutte caro ,

   E subito nel mondo ritornaro.

 

L’assunto à l’avaritia ne fù dato

   Di condur ad effetto il lor pensiero :

   Ella , c’ha’l tempo commodo appostato,

   Ritrova Amor di sue vittorie altero;

   Co’l sembiante di Venere a lui grato

   Se gli appresenta , e copre il volto fiero,

   E l’invita a posar , com’ella suole ,

   Nel suo perfido sen con tai parole .

 

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Dolce mia speme , in così fervid’hora ,

   Che’l Sol ci offende , e sei sudato , e stanco ,

   Cessa di saettar , vieni a quest’ora ,

   E nel mio sen riposa il tuo bel’ fianco .

   Le consente l’incanto , e in grembo à Flora ,

   Getta il bel corpo suo tenero , e bianco ,

   E nel sen di chi offenderlo propone ,

   La bionda testa , e innanellata pone .

 

Il sonno entrò ne’begli occhi amorosi,

   Che la fatica fà’l riposo grato .

   La brutta Harpia , che i strali luminosi

   Nella farestra ha visti al manco lato;

   Perché’l dolce Cupido a i suoi famosi

   Nomi dia fine , e più non sia pregiato ,

   Con l’empia , ingorda man, ch’egli non sente ,

   Gli la dislaccia , e leva pianamente .

 

La gelosa Giunon tutta contenta

   Con la superbia allor si fece inante ;

   E perché sia d’Amor la gloria spenta ,

   Fè nascer ivi un monte di diamante ,

   In cui l’empia superbia s’argomenta ,

   Di spuntar le saette invitte , e sante .

   E poi che ben l’effetto lor successe ,

   Furo al loco , ove tolte , ancor rimesse.

 

Sparir poi tutte , e solo il bel Cupido

   Lasciar frà fiori à canto alle fresch’onde.

   Che poi svegliossi , e con vezzolo grido

   Chiama la madre sua, che non risponde ,

   Stimando, che sia gita in paso , ò in Gnido

   O in altro loco , più non si diffonde,

   Ma spiega l’ali al ciel di più colori,

   E torna ad impiagar mill’altri cori .

 

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Il suo gran danno il misero non vede ,

   Che chiusi gli occhi tien d’un velo schietto .

   E perché acuti i suoi strali esser crede ,

   Spera , che debbian far l’usato effetto .

   Incurva l’arco , e com’hò detto riede

   A ferir , come suol , questo , e quel petto ,

   Mà non che penetrar possan nell’osse

   A pena i panni segnan le percosse .

 

Da questo avvien , ch’al mondo hor non si puote ,

   Nè vera fè , nè ver’amor trovarsi .

   Nè un vero par di fide alme divuote ,

   Che d’interno fervor possa vantarsi ,

   Poi che Cupido in van fere , e percuote ,

   E sono i colpi suoi deboli , e scarsi ;

   Egli , che la cagion non può sapere ,

   In van si duol, che manca il suo potere .

 

Per questo cade ogni gentil costume ,

   Ogni pregiato , e generoso gesto .

   Un leggiadro pensier più non presume ,

   Di far suo nido in petto , che sia honesto .

   Le preclare virtù co’l lor bel lume ,

   Escon del mondo , e’l lascian cicco , e mesto .

   Quella al ciel si ritornano , e in lor vece ,

   Moltiplicano i vitii à diece à diece .

 

Però voi Donne a questi, che sapete ,

   Che ri chiamano ingrate , empie , e crudeli

   Gli occhi , gli orecchi , e’l cor sempre chiudete ,

   Poi che non son più gli huomini fedeli.

   Cercan di farvi cader nella rete ,

   E di voi si lamentano , e d’i cieli.

   E quando pur gli usate alcun favore ,

   Per tutta la Città s’ode’l romore

 

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E poi che nè virtù , nè gentilezza ,

   Può del misero Amor scontare i danni ,

   Nè vostra gratia , e natural bellezza

   Può crear nè lor petti altro, che inganni ;

   Cingete il vostro cor d’aspra durezza ,

   Sì, che lor falsità mai non v’inganni ,

   Che son del vero Amor le forze dome ,

   E sol riman d’Amor nel mondo il nome .

 

Per non far dunque error , si ch’a pentire ,

   Non ve ne habbiate poi con danno, e scorno

   Sdegnate il loro instabile servire ,

   Nè la pietà con voi faccia soggiorno .

   E rivolgendo il vostro alto desire ,

   A’miglior opre , e à più bei studi intorno ,

   Ornatevi d’un nome eterno , e chiaro

   A’ onta d’ogni cuor superbo, e avaro .

Non potria lingua alcuna esprimere quanto fossero da ciascuna di quella compagnia aggradite le recitate stanze, si per la bellezza loro, come per la poetica memorabile inventione, e non fu alcuna, che non bramasse di volerne la copia . Ma I Ielena per seguire il tralasciato ragionamento a Leonora rivolta , con tutto questo disse , e con tutto quello,che fin’hora habbiamo udito , mi credo pure , che concederete , che si possi ritrovare alcun di buono tra gli huomini . Lo concedo , rispose Leonora , ma indovinatelo voi . Basta disse la Regina , io cercherò tanto inanzi che mi risolva , che almen lo trovarò tale , quale ho disegnato ; il che dalle sue pratiche ( le quali tutte andrò investigando ) si potrà cognoscere facilmente. Voi parlate da saggia , rispose Lucretia, perché veramente così la Donna , come l’huomo non dovrebbe cercar tante ricchezze,ne tante bellezze; che questa vanità, dietro la quale molti si perdono,è la rovina principale delli mariti , e delle magli . Certo,disse Leonora , che essendo gli huomini la più parte cattivi, ciascuna Donna dovrebbe , come disse la Regina , studiar in trovar, quel che più le importa , e che è più dificile da trovarsi , che è la bontà loro . State pur sù le vostre disse Helena , e non cedete punto . Oh se gli huomini vi conoscessero quando andate per strada, io mi dubito che

 

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to , che non andresti troppo sicura , sapendo essi il mal animo che havete contra di loro.Anzi,disse Leonora,c’hanno causa di honorarmi,e favorirmi, perché tutto quello in somma , ch’io ho detto , non è stato per offender i buoni,ma per convertire i cattivi , se essi mi udissero ; di che dovriano anzi havermene obligo ; poiché non ho detto per odio , che lor porti , ma per zelo di carità,e per la compassion,che mi fanno molte tribolate Donne, che io conosco, le quali si trovano mal satisfatte , chi di padre , chi di fratello , chi di marito , chi di figliuolo, e così di ciascuna sorte di compagnia d’huomo, con cui pratica,e vive; poiché molti havendo solamente questa mira per tale indebito abuso , che son fatti superiori alle Donne, ne pensando più oltra,par loro , che sia lor lecito di usarci ogni sorte di tirannia , e crudeltà;ma restando con ciò avertiti del loro errore forsi che potriano emendarsi, perché si deve considerare esser l’huomo non meno obligato a giovar altrui , che a se stesso , essendo nati così l’uno per l’altro in questo mondo, come si è detto inanzi ; di modo che io non penso con ciò haver offeso alcun di loro , quando ben anco havessi parlato pubblicamente in loro presenza . Oh quante Donne,disse Cornelia, ne haveriano consolatione si per gli avertimenti, che havete lor dato di guardarsi da molti errori , come per haver così ben persuaso a gli huomini , i quali mancano del lor debito , che si emendino, e divenghino buoni . Così ragionando , disse la Regina , noi si siamo tanto gratiosamente intertenute , che ancor hoggi prima ci è mancato il tampo , che le parole per ragionar di questi huomini ; e penso bene , che vi voriano non solo gli giorni interi , ma gli mesi e gli anni prima che si finisce di favellare in questa materia , e che’l vostro animo rimanesse satisfatto. Per non andar dunque in infinito poiché il giorno è giunto già al suo termine , serà buono , che io hormai renontii la mia signoria alla buona gratia di voi altre, con ringratiarvi molto dell’obedientia, e fedeltà prestatami , e con pregar Leonora che mutan dosi d’animo, poiché ancora è così giovanetta , procuri anch’essa di trovarsi una degna, e gratiosa compagnia,con la qual viva,e mora consolatamente , e non porga occasione a maldicenti di ragionar di lei cosa, che non si deve . Prima,disse Leonora,veggiamo accasata Verginia , che è fanciulla , e tra tanto vi penserò sopra , e forse che mi disporrò ad accettare il vostro consiglio con quelli

 

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quelli saggi , e santi ricordi , che voi mi havete dati . Con ciò si levarono le Donne , che era già il Sole per tramontare, e con quel fresco postesi a camminare alquanto per lo giardino ; Corinna , e Verginia si misero a cantare il seguente madrigale .

S’ornano il ciel le stelle ,

   Ornan le Donne il Mondo,

   Con quanto è in lui di bello, e di giocondo.

   E come alcun mortale

   Viver senz’alma , e senza cor non vale,

   Tal non pon senza d’elle

   Gli huomini haver per se medesime aita ;

   Che è la Donna de l’huom cor , alma , e vita.

Il qual finito di cantare, tolsero tutte comiato l’una dall’altra, e se ne andarono alle loro case.

 

IL FINE.